Penisola sorrentina,sebbene sia vietata,continua la vendita di frutta e verdura esposta all’esterno.

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di Salvatore Caccaviello

Tra i tanti abusi non rilevati lungo il nostro territorio quella della esposizione estera, da parte dei commercianti ,di frutta e verdura, sebbene una sentenza della Corte di Cassazione lo vieti severamente, continua a non essere rilevata dalle Forze dell’Ordine preposte nonchè dai vertici delle amministrazioni comunali direttamente responsabili.

Sorrento – “La messa in commercio di frutta all’aperto ed esposta agli agenti inquinanti costituisce una violazione dell’obbligo di assicurare l’idonea conservazione delle sostanze alimentari e rispettare l’osservanza di disposizioni specifiche integrative del precetto”. Lo stabilisce la Corte di Cassazione confermando, con una articolata Sentenza (sezione terza, Pres. Teresi, relatore Ramacci, n. 6108 del 2014), la condanna inflitta ad un fruttivendolo dal Tribunale di Nola per aver detenuto per la vendita “tre cassette di verdura esposte all’aperto e, pertanto, a contatto con agenti atmosferici e gas di scarico dei veicoli in transito”.

La Legge richiamata dal Supremo Collegio è quella alimenti (n. 283/1962) il cui art. 5, lett. b), punisce, con l’arresto o con l’ammenda, l’impiego nella produzione, la vendita, la detenzione per la vendita, la somministrazione, o comunque la distribuzione per il consumo, di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione. – Il riferimento  è costituito da una lontana Sentenza della Cassazione a sezioni unite (n. 443 del 2002) la quale aveva chiarito che una tale disposizione tende a perseguire un autonomo fine di benessere, assicurando una protezione immediata all’interesse del consumatore affinché il prodotto giunga al consumo con le cure igieniche imposte dalla sua natura.

La giurisprudenza successiva aveva precisato che l’interesse protetto dalla norma è quello del rispetto del cosi detto  Ordine Alimentare, volto ad assicurare al consumatore che la sostanza alimentare giunga al consumo con le garanzie igieniche imposte per la sua natura; e pertanto, non è necessaria la prova di un danno alla salute ma è sufficiente accertare che le modalità di conservazione siano in concreto idonee a determinare il pericolo di un danno o deterioramento delle sostanze o che vi sia detenzione in condizioni igieniche precarie; escludendo, in proposito la necessità di analisi di laboratorio o perizie, ben potendo il giudice di merito considerare altri elementi di prova, come le testimonianze di soggetti addetti alla vigilanza, quando lo stato di cattiva conservazione sia palese e, pertanto, rilevabile da una semplice ispezione. – Per la condanna, quindi, si è ritenuta sufficiente la testimonianza della polizia giudiziaria, la quale ha evidenziato che tre cassette di verdura erano esposte all’aperto e, pertanto, a contatto con agenti atmosferici e gas di scarico dei veicoli in transito.

 “Tale diretto accertamento da parte della polizia giudiziaria risulta del tutto sufficiente a giustificare l’affermazione di penale responsabilità, evidenziando una situazione di fatto certamente rilevante a tal fine, la cui sussistenza risulta peraltro confermata dallo stesso ricorrente, laddove, nell’atto di impugnazione, si riconosce che la verdura era esposta per la vendita sul marciapiede antistante l’esercizio commerciale”.

L’abitudine dei commercianti di frutta e verdura  di esporre la merce all’esterno è rilevabile anche  lungo le strade del territorio sorrentino. Le quali come è noto sono quotidianamente affollate di automezzi, che scaricano una notevole quantità di ossido di carbonio che oltre a danneggiare direttamente la salute dei cittadini, si depone sui prodotti ortofrutticoli, esposti  lungo i marciapiedi, che successivamente finiranno sulle tavole dei cittadini. Quello della conservazione e tutela dei prodotti ortofrutticoli da parte dei commercianti comincia ad essere una tematica molto sentita in penisola. Un territorio che continua a registrare una notevole quantità di decessi per malattie spesso inguaribili. Oltre  al commercio fisso si continua a rilevare il commercio ambulante di tali prodotti, che dovrebbe effettuarsi a chiamata , mentre non èraro vedere camion fermi di frutta e verdura, il cui luogo di provenienza è ignoto. Una situazione  che , visto anche il fenomeno della terra dei fuochi, non dovrebbe assolutamente sfuggire all’Associazione Commercianti che altresì continua ad ignorarle. Proprio all’indomani di tale Sentenza si aspettava che le amministrazioni sorrentine, avessero preso delle precauzioni in tal senso. Purtroppo per la cittadinanza e di quei commercianti che rispettano le regole, oltre all’Associazione Commercianti sia  le Forze dell’Ordine preposte nonché i vertici delle Amministrazioni ,direttamente responsabili, continuano ad ignorare,quella che senz’altro potrebbe essere considerata,una grave situazione. –  02 novembre 2016 salvatorecaccaviello

di Salvatore Caccaviello

Tra i tanti abusi non rilevati lungo il nostro territorio quella della esposizione estera, da parte dei commercianti ,di frutta e verdura, sebbene una sentenza della Corte di Cassazione lo vieti severamente, continua a non essere rilevata dalle Forze dell’Ordine preposte nonchè dai vertici delle amministrazioni comunali direttamente responsabili.

Sorrento – “La messa in commercio di frutta all’aperto ed esposta agli agenti inquinanti costituisce una violazione dell’obbligo di assicurare l’idonea conservazione delle sostanze alimentari e rispettare l’osservanza di disposizioni specifiche integrative del precetto”. Lo stabilisce la Corte di Cassazione confermando, con una articolata Sentenza (sezione terza, Pres. Teresi, relatore Ramacci, n. 6108 del 2014), la condanna inflitta ad un fruttivendolo dal Tribunale di Nola per aver detenuto per la vendita “tre cassette di verdura esposte all’aperto e, pertanto, a contatto con agenti atmosferici e gas di scarico dei veicoli in transito”.

La Legge richiamata dal Supremo Collegio è quella alimenti (n. 283/1962) il cui art. 5, lett. b), punisce, con l’arresto o con l’ammenda, l’impiego nella produzione, la vendita, la detenzione per la vendita, la somministrazione, o comunque la distribuzione per il consumo, di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione. – Il riferimento  è costituito da una lontana Sentenza della Cassazione a sezioni unite (n. 443 del 2002) la quale aveva chiarito che una tale disposizione tende a perseguire un autonomo fine di benessere, assicurando una protezione immediata all’interesse del consumatore affinché il prodotto giunga al consumo con le cure igieniche imposte dalla sua natura.

La giurisprudenza successiva aveva precisato che l’interesse protetto dalla norma è quello del rispetto del cosi detto  Ordine Alimentare, volto ad assicurare al consumatore che la sostanza alimentare giunga al consumo con le garanzie igieniche imposte per la sua natura; e pertanto, non è necessaria la prova di un danno alla salute ma è sufficiente accertare che le modalità di conservazione siano in concreto idonee a determinare il pericolo di un danno o deterioramento delle sostanze o che vi sia detenzione in condizioni igieniche precarie; escludendo, in proposito la necessità di analisi di laboratorio o perizie, ben potendo il giudice di merito considerare altri elementi di prova, come le testimonianze di soggetti addetti alla vigilanza, quando lo stato di cattiva conservazione sia palese e, pertanto, rilevabile da una semplice ispezione. – Per la condanna, quindi, si è ritenuta sufficiente la testimonianza della polizia giudiziaria, la quale ha evidenziato che tre cassette di verdura erano esposte all’aperto e, pertanto, a contatto con agenti atmosferici e gas di scarico dei veicoli in transito.

 “Tale diretto accertamento da parte della polizia giudiziaria risulta del tutto sufficiente a giustificare l’affermazione di penale responsabilità, evidenziando una situazione di fatto certamente rilevante a tal fine, la cui sussistenza risulta peraltro confermata dallo stesso ricorrente, laddove, nell’atto di impugnazione, si riconosce che la verdura era esposta per la vendita sul marciapiede antistante l’esercizio commerciale”.

L’abitudine dei commercianti di frutta e verdura  di esporre la merce all’esterno è rilevabile anche  lungo le strade del territorio sorrentino. Le quali come è noto sono quotidianamente affollate di automezzi, che scaricano una notevole quantità di ossido di carbonio che oltre a danneggiare direttamente la salute dei cittadini, si depone sui prodotti ortofrutticoli, esposti  lungo i marciapiedi, che successivamente finiranno sulle tavole dei cittadini. Quello della conservazione e tutela dei prodotti ortofrutticoli da parte dei commercianti comincia ad essere una tematica molto sentita in penisola. Un territorio che continua a registrare una notevole quantità di decessi per malattie spesso inguaribili. Oltre  al commercio fisso si continua a rilevare il commercio ambulante di tali prodotti, che dovrebbe effettuarsi a chiamata , mentre non èraro vedere camion fermi di frutta e verdura, il cui luogo di provenienza è ignoto. Una situazione  che , visto anche il fenomeno della terra dei fuochi, non dovrebbe assolutamente sfuggire all’Associazione Commercianti che altresì continua ad ignorarle. Proprio all’indomani di tale Sentenza si aspettava che le amministrazioni sorrentine, avessero preso delle precauzioni in tal senso. Purtroppo per la cittadinanza e di quei commercianti che rispettano le regole, oltre all’Associazione Commercianti sia  le Forze dell’Ordine preposte nonché i vertici delle Amministrazioni ,direttamente responsabili, continuano ad ignorare,quella che senz'altro potrebbe essere considerata,una grave situazione. –  02 novembre 2016 salvatorecaccaviello