Salerno La Città cambia editorie e torna il primo direttore storico Andrea Manzi i comunicati

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Ecco come presenta il quotidiano la nuova nomina , dalla redazione di Positanonews gli auguri più sinceri al neo direttore Andrea Manzi

SALERNO. II quotidiano “la Città” cambia proprietà: dopo vent’anni con il gruppo Finegil-Espresso è stato acquistato dalla Edizioni salernitane srl, che ha rilevato il relativo ramo d’azienda ed ha scelto come nuovo direttore Andrea Manzi, che dette il via alla storia del quotidiano fondandolo appunto vent’anni fa e dirigendolo fino a novembre del 2002. Il comunicato dell’editore Edizioni salernitane srl, avendo rilevato il relativo ramo d’azienda da Finegil editoriale spa, edita da oggi il quotidiano “la Città”, con l’obiettivo di consolidare e valorizzare un’iniziativa editoriale che è riuscita in vent’anni a diventare leader nella provincia e che presenta, a nostro avviso, ampi margini di miglioramento e di penetrazione. Ringraziamo il Gruppo l’Espresso per il lavoro compiuto fino a ieri, che costituirà la base su cui costruire un giornale interamente pensato e realizzato a Salerno. Con la nostra iniziativa, infatti, “la Città” torna al territorio e si candida a diventare un polo informativo di più ampi e visibili orizzonti. Per raggiungere i nostri risultati, abbiamo affidato la direzione del quotidiano ad Andrea Manzi, giornalista salernitano di vasta esperienza che, nel 1996, lo ha fondato e poi diretto per sei anni, riuscendo a traghettarlo verso il Gruppo l’Espresso e a farlo diventare punto di riferimento informativo e diffusionale. Gli siamo grati per aver deciso di accogliere questa importante sfida. Entro il 31 gennaio presenteremo il piano industriale, che stabilirà la tempistica degli interventi di riorganizzazione, rilancio e sviluppo. Un augurio di buon lavoro ai giornalisti, ai poligrafici e a tutti gli addetti che hanno contribuito a centrare gli obiettivi raggiunti e che da oggi vivranno questa nuova fase professionale. Ringraziamo la concessionaria di pubblicità “A. Manzoni & C.” del Gruppo editoriale l’Espresso, che ha accettato di continuare ad operare per “la Città”, affiancando la nostra gestione. Un grazie particolare ai lettori, che costituiscono il nostro patrimonio più prezioso e, siamo certi, diventeranno sempre più numerosi.

L’editoriale del direttore

Ci sono giornali che guardano verso le istituzioni per capire cosa dire ai cittadini, e giornali che guardano i cittadini per capire che cosa chiedere alle istituzioni. Un compianto direttore editoriale delle testate locali del Gruppo l’Espresso, Maurizio De Luca, fece di questa seconda filosofia informativa un’esigenza irriducibile. Ebbi un rapporto conflittuale con lui, nel corso della mia prima direzione de “la Città” (1996-2002), ma aderii con slancio a questo suo metodo, che era, tra l’altro, nelle mie corde e cancellava il giornale istituzionale, prevedibile, freddo, teso a rafforzare il consenso del padrone di turno. “Nomen omen”, scrivevano d’altra parte gli antichi, e “la Città” conteneva nel proprio la prefigurazione di questa sua “missione”. Grazie a quell’idea, furono infatti liberate molte energie professionali e nacque un’azienda editoriale che, nel volgere di pochissimi anni, è diventata leader nel Salernitano, vincendo ogni confronto con lo storico quotidiano del Mezzogiorno. Va da sé che la convinzione di Maurizio De Luca (e mia) aborriva, per estensione concettuale, anche lo sprezzante giornale anti-istituzionale, che è l’altra faccia del racconto del potere. Andrea Manzi: “Un giornale di comunità” Il saluto ai lettori del nuovo direttore de “la Città” di Salerno, che torna alla guida del giornale che ha fondato nel 1996 e diretto fino a novembre 2002 (video di Fabio Di Donna) L’occhio collerico e risentito di chi scrive, in quei casi, si concentra quasi esclusivamente sul palazzo e sui suoi abitanti, ne contesta i riti, spesso legati alla perduta regalità della politica. È proprio su questi scenari che ha troppo indugiato, di recente, “la Città”, con la rigidità di un monotono leit-motiv e di un astratto j’accuse. Si è così confuso il ruolo del quotidiano d’informazione con quello di un “drone” puntato contro un obiettivo sensibile. È un giornalismo schierato, questo, che degenera fatalmente nel radicalismo ideologico, prevedibile e poco efficace se non supportato da riferimenti a fatti concreti. Non è stato dunque un caso se molti lettori del nostro quotidiano hanno progressivamente preso le distanze da questa modalità di rappresentazione (tipica dei blog e dei social), non riconoscendola come voce di quell’informazione equilibrata che è nel DNA della storia de “la Città”. Vedremo di recuperarli correggendo il tiro, chiudendo con le sterili “rivoluzioni” delle parole, per dare piuttosto corpo a un giornalismo propositivo, lucido e critico verso il potere, ma prima di tutto rivolto al disagio vissuto dei diritti negati, siano essi civili, sociali, politici o di terza generazione. È dalle aree depresse, dalle frontiere del nostro difficile presente che tenteremo di risalire alle deformazioni democratiche, alle inefficienze e alle omissioni amministrative. I cambiamenti “top-down”, invocati o strillati, non spezzano i circoli viziosi di processi plurisecolari che ancora oggi bloccano la storia delle nostre comunità. Occorre scendere, piuttosto, nelle frustrazioni croniche dei territori “invisibili”, attraversare le frontiere della solitudine e dei bisogni, dar voce a quanti non pensano più né alla ribellione né al riscatto. Solo una coscienza democratica, sostenuta e coltivata con il supporto di un’informazione “dal basso” pacatamente incisiva, potrà rovesciare i sistemi di potere inquinati. Pasolini riconosceva la propria autorevolezza di giornalista nel non averne alcuna e nel non essere fedele a nessun patto, se non a quello con il lettore. Una convinzione, questa, che alimenta anche la mia idea di giornalismo e che orienterà il futuro de “la Città” verso un nuovo corso, trasformandola in un “giornale di comunità”, che offra notizie, eventi, occasioni di incontro, proposte interattive multiculturali, in un’officina democratica di confronto per i cittadini dell’attuale società del rischio. La prima riunione del nuovo direttore… La prima riunione del nuovo direttore con la redazione (foto Luigi Pepe) Una trasformazione che, in realtà, riporta questo giornale alle sue origini: già nei primi anni di vita, “la Città” è stata al centro di una vasta operazione di recupero, che restituì dignità e visibilità sociale a un sommerso inabissatosi nel corso di decenni. Con centinaia di iniziative – dallo sport al costume, alla cultura, alla scuola, all’università – il quotidiano divenne fulcro di una rete di servizi, non soltanto immateriali, occupando una buona fetta dello spazio lasciato libero dalle istituzioni. Fu una “primavera” che ancora si ricorda. I salernitani si ritrovarono intorno alla loro testata. Fu un’occasione nata dalle esigenze di una seconda modernità, quella delle idee-guida, del capitale virtuale, delle certezze condizionate dai modelli e dalle relazioni globali. L’intento riuscì grazie al lavoro di una squadra (la stessa di oggi) dall’alto profilo tecnico e ideativo. La rovinosa crisi dei nostri giorni impone ai giornali di accelerare sulla definizione del proprio ruolo, trasformandosi in cercatori di senso, entrando nel cuore della città, ascoltando e rilanciando con lealtà le voci di chi la abita e la vive ogni giorno. Per stringere quest’alleanza c’è bisogno di idee, inventiva quotidiana, rapporti simmetrici: eccolo, il giornale-comunità. È qui che si rivela la forza di un confronto civico e democratico, capace di denunciare le iniquità ma anche di andare oltre, offrendo occasioni, sostegni, patrocini a chi voglia cooperare per la costruzione di una compagine sociale rinnovata. Il provocatorio allestimento di una Banca Dati dei disoccupati salernitani, alla fine degli anni ’90, consentì a “la Città” di creare occasioni di lavoro (a tempo indeterminato) per circa cinquanta giovani. Un giornale che creava ed otteneva lavoro segnò una strada del tutto innovativa per quel tempo. Ed è sui percorsi del servizio quotidiano al cittadino-lettore che vogliamo tornare a muoverci, recuperando i sentieri prematuramente interrotti e rimuovendo le gabbie informative allestite, negli anni, da chi ha puntato sull’economia di scala e sui giornali fotocopia, per abbattere il costo medio unitario di produzione. I giornali di una catena editoriale rispondono a questa rigorosa logica di mercato, dalla quale “la Città” è uscita per incontrare finalmente quello stesso territorio in cui nacque vent’anni fa e dove ora sarà interamente prodotta. È un obiettivo ambizioso, volto a ricondurre un patrimonio giornalistico alla sua terra d’origine, complessa, inquieta, storicamente e geograficamente eterogenea. Questa sfida parte da un editore che promette di puntare lontano e già immagina la nascita di un polo informativo da costruire in tempi ragionevolmente brevi. È un atto di coraggio, peraltro in un momento di grave stallo, che delinea all’orizzonte un primo segno di quella città europea che attendiamo di vedere da anni e che fino ad oggi si è materializzata solo nei proclami. Il comunicato del Comitato di redazione La redazione del quotidiano “la Città” dà il bentornato al direttore Andrea Manzi che dal numero di oggi firma nuovamente il giornale. La sua storia professionale e la sua esperienza di giornali e giornalisti sono la migliore garanzia che il nuovo editore, sulla cui capacità imprenditoriale confidiamo, potesse offrirci per consentire a “la Città” di proseguire il proprio percorso nel segno di una presenza attiva e critica sul territorio e di una difesa della leadership sul mercato editoriale. Allo stesso tempo, la redazione, che offrirà come sempre professionalità e competenza, saluta e ringrazia il direttore uscente, Stefano Tamburini, e gli augura nuovi successi professionali.

Ecco come presenta il quotidiano la nuova nomina , dalla redazione di Positanonews gli auguri più sinceri al neo direttore Andrea Manzi

SALERNO. II quotidiano "la Città" cambia proprietà: dopo vent'anni con il gruppo Finegil-Espresso è stato acquistato dalla Edizioni salernitane srl, che ha rilevato il relativo ramo d’azienda ed ha scelto come nuovo direttore Andrea Manzi, che dette il via alla storia del quotidiano fondandolo appunto vent'anni fa e dirigendolo fino a novembre del 2002. Il comunicato dell'editore Edizioni salernitane srl, avendo rilevato il relativo ramo d’azienda da Finegil editoriale spa, edita da oggi il quotidiano “la Città”, con l’obiettivo di consolidare e valorizzare un’iniziativa editoriale che è riuscita in vent’anni a diventare leader nella provincia e che presenta, a nostro avviso, ampi margini di miglioramento e di penetrazione. Ringraziamo il Gruppo l’Espresso per il lavoro compiuto fino a ieri, che costituirà la base su cui costruire un giornale interamente pensato e realizzato a Salerno. Con la nostra iniziativa, infatti, “la Città” torna al territorio e si candida a diventare un polo informativo di più ampi e visibili orizzonti. Per raggiungere i nostri risultati, abbiamo affidato la direzione del quotidiano ad Andrea Manzi, giornalista salernitano di vasta esperienza che, nel 1996, lo ha fondato e poi diretto per sei anni, riuscendo a traghettarlo verso il Gruppo l’Espresso e a farlo diventare punto di riferimento informativo e diffusionale. Gli siamo grati per aver deciso di accogliere questa importante sfida. Entro il 31 gennaio presenteremo il piano industriale, che stabilirà la tempistica degli interventi di riorganizzazione, rilancio e sviluppo. Un augurio di buon lavoro ai giornalisti, ai poligrafici e a tutti gli addetti che hanno contribuito a centrare gli obiettivi raggiunti e che da oggi vivranno questa nuova fase professionale. Ringraziamo la concessionaria di pubblicità “A. Manzoni & C.” del Gruppo editoriale l'Espresso, che ha accettato di continuare ad operare per “la Città”, affiancando la nostra gestione. Un grazie particolare ai lettori, che costituiscono il nostro patrimonio più prezioso e, siamo certi, diventeranno sempre più numerosi.

L'editoriale del direttore

Ci sono giornali che guardano verso le istituzioni per capire cosa dire ai cittadini, e giornali che guardano i cittadini per capire che cosa chiedere alle istituzioni. Un compianto direttore editoriale delle testate locali del Gruppo l'Espresso, Maurizio De Luca, fece di questa seconda filosofia informativa un'esigenza irriducibile. Ebbi un rapporto conflittuale con lui, nel corso della mia prima direzione de "la Città" (1996-2002), ma aderii con slancio a questo suo metodo, che era, tra l'altro, nelle mie corde e cancellava il giornale istituzionale, prevedibile, freddo, teso a rafforzare il consenso del padrone di turno. "Nomen omen", scrivevano d'altra parte gli antichi, e "la Città" conteneva nel proprio la prefigurazione di questa sua "missione". Grazie a quell'idea, furono infatti liberate molte energie professionali e nacque un'azienda editoriale che, nel volgere di pochissimi anni, è diventata leader nel Salernitano, vincendo ogni confronto con lo storico quotidiano del Mezzogiorno. Va da sé che la convinzione di Maurizio De Luca (e mia) aborriva, per estensione concettuale, anche lo sprezzante giornale anti-istituzionale, che è l'altra faccia del racconto del potere. Andrea Manzi: "Un giornale di comunità" Il saluto ai lettori del nuovo direttore de "la Città" di Salerno, che torna alla guida del giornale che ha fondato nel 1996 e diretto fino a novembre 2002 (video di Fabio Di Donna) L’occhio collerico e risentito di chi scrive, in quei casi, si concentra quasi esclusivamente sul palazzo e sui suoi abitanti, ne contesta i riti, spesso legati alla perduta regalità della politica. È proprio su questi scenari che ha troppo indugiato, di recente, “la Città”, con la rigidità di un monotono leit-motiv e di un astratto j’accuse. Si è così confuso il ruolo del quotidiano d'informazione con quello di un “drone” puntato contro un obiettivo sensibile. È un giornalismo schierato, questo, che degenera fatalmente nel radicalismo ideologico, prevedibile e poco efficace se non supportato da riferimenti a fatti concreti. Non è stato dunque un caso se molti lettori del nostro quotidiano hanno progressivamente preso le distanze da questa modalità di rappresentazione (tipica dei blog e dei social), non riconoscendola come voce di quell’informazione equilibrata che è nel DNA della storia de “la Città”. Vedremo di recuperarli correggendo il tiro, chiudendo con le sterili “rivoluzioni” delle parole, per dare piuttosto corpo a un giornalismo propositivo, lucido e critico verso il potere, ma prima di tutto rivolto al disagio vissuto dei diritti negati, siano essi civili, sociali, politici o di terza generazione. È dalle aree depresse, dalle frontiere del nostro difficile presente che tenteremo di risalire alle deformazioni democratiche, alle inefficienze e alle omissioni amministrative. I cambiamenti “top-down”, invocati o strillati, non spezzano i circoli viziosi di processi plurisecolari che ancora oggi bloccano la storia delle nostre comunità. Occorre scendere, piuttosto, nelle frustrazioni croniche dei territori “invisibili”, attraversare le frontiere della solitudine e dei bisogni, dar voce a quanti non pensano più né alla ribellione né al riscatto. Solo una coscienza democratica, sostenuta e coltivata con il supporto di un'informazione “dal basso” pacatamente incisiva, potrà rovesciare i sistemi di potere inquinati. Pasolini riconosceva la propria autorevolezza di giornalista nel non averne alcuna e nel non essere fedele a nessun patto, se non a quello con il lettore. Una convinzione, questa, che alimenta anche la mia idea di giornalismo e che orienterà il futuro de “la Città” verso un nuovo corso, trasformandola in un “giornale di comunità”, che offra notizie, eventi, occasioni di incontro, proposte interattive multiculturali, in un’officina democratica di confronto per i cittadini dell'attuale società del rischio. La prima riunione del nuovo direttore… La prima riunione del nuovo direttore con la redazione (foto Luigi Pepe) Una trasformazione che, in realtà, riporta questo giornale alle sue origini: già nei primi anni di vita, “la Città” è stata al centro di una vasta operazione di recupero, che restituì dignità e visibilità sociale a un sommerso inabissatosi nel corso di decenni. Con centinaia di iniziative – dallo sport al costume, alla cultura, alla scuola, all'università – il quotidiano divenne fulcro di una rete di servizi, non soltanto immateriali, occupando una buona fetta dello spazio lasciato libero dalle istituzioni. Fu una “primavera” che ancora si ricorda. I salernitani si ritrovarono intorno alla loro testata. Fu un’occasione nata dalle esigenze di una seconda modernità, quella delle idee-guida, del capitale virtuale, delle certezze condizionate dai modelli e dalle relazioni globali. L’intento riuscì grazie al lavoro di una squadra (la stessa di oggi) dall’alto profilo tecnico e ideativo. La rovinosa crisi dei nostri giorni impone ai giornali di accelerare sulla definizione del proprio ruolo, trasformandosi in cercatori di senso, entrando nel cuore della città, ascoltando e rilanciando con lealtà le voci di chi la abita e la vive ogni giorno. Per stringere quest’alleanza c’è bisogno di idee, inventiva quotidiana, rapporti simmetrici: eccolo, il giornale-comunità. È qui che si rivela la forza di un confronto civico e democratico, capace di denunciare le iniquità ma anche di andare oltre, offrendo occasioni, sostegni, patrocini a chi voglia cooperare per la costruzione di una compagine sociale rinnovata. Il provocatorio allestimento di una Banca Dati dei disoccupati salernitani, alla fine degli anni ’90, consentì a “la Città” di creare occasioni di lavoro (a tempo indeterminato) per circa cinquanta giovani. Un giornale che creava ed otteneva lavoro segnò una strada del tutto innovativa per quel tempo. Ed è sui percorsi del servizio quotidiano al cittadino-lettore che vogliamo tornare a muoverci, recuperando i sentieri prematuramente interrotti e rimuovendo le gabbie informative allestite, negli anni, da chi ha puntato sull’economia di scala e sui giornali fotocopia, per abbattere il costo medio unitario di produzione. I giornali di una catena editoriale rispondono a questa rigorosa logica di mercato, dalla quale “la Città” è uscita per incontrare finalmente quello stesso territorio in cui nacque vent'anni fa e dove ora sarà interamente prodotta. È un obiettivo ambizioso, volto a ricondurre un patrimonio giornalistico alla sua terra d’origine, complessa, inquieta, storicamente e geograficamente eterogenea. Questa sfida parte da un editore che promette di puntare lontano e già immagina la nascita di un polo informativo da costruire in tempi ragionevolmente brevi. È un atto di coraggio, peraltro in un momento di grave stallo, che delinea all'orizzonte un primo segno di quella città europea che attendiamo di vedere da anni e che fino ad oggi si è materializzata solo nei proclami. Il comunicato del Comitato di redazione La redazione del quotidiano “la Città” dà il bentornato al direttore Andrea Manzi che dal numero di oggi firma nuovamente il giornale. La sua storia professionale e la sua esperienza di giornali e giornalisti sono la migliore garanzia che il nuovo editore, sulla cui capacità imprenditoriale confidiamo, potesse offrirci per consentire a “la Città” di proseguire il proprio percorso nel segno di una presenza attiva e critica sul territorio e di una difesa della leadership sul mercato editoriale. Allo stesso tempo, la redazione, che offrirà come sempre professionalità e competenza, saluta e ringrazia il direttore uscente, Stefano Tamburini, e gli augura nuovi successi professionali.

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