Mosul, nelle chiese croci divelte e basi usate dall’Isis per uccidere. Postazioni lanciarazzi nei templi profanati

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Erano diventate delle basi per uccidere. Avevano installato al loro interno postazioni per lanciare razzi. L’ultimo scempio va oltre l’immaginazione. Le chiese cristiane dei villaggi conquistati dall’Isis, nella piana di Ninive e in prossimità di Mosul, la città dell’Iraq del Nord roccaforte dei jihadisti, sono state abbandonate dai miliziani in fuga. E i soldati iracheni e i peshmerga curdi hanno suonato le campane delle chiese recuperate, perché il suono delle campane è un simbolo della cristianità, e suonarle ora è un messaggio alla tolleranza religiosa. Le prime campane a suonare sono state quella della chiesa ortodossa-siriaca di Bertella, che risale al primo secolo. Anzi, la prima campana, l’unica rimasta al suo posto. Il resto è devastazione. Croci divelte, libri bruciati, tabernacoli distrutti, statue demolite, perfino le tombe aperte e profanate. Con i resti dei corpi dei vescovi, che vi erano custoditi, sparsi per terra. Nei video diffusi dall’esercito iracheno i soldati recuperano con rispetto copie semidistrutte di libri sacri, lavorano per ripulire e ricomporre quanto era stato bruciato o demolito. I bollettini dell’esercito che sta avanzando riferiscono di essere a appena 6 km da Mosul. E l’Isis manda messaggi di ferocia: nove jihadisti, accusati di aver disertato la battaglia, sono stati bruciati vivi. Prima buttati con mani e piedi legati in una fossa, poi bagnati di petrolio, infine uccisi come torce umane. Solo ieri sono state attribuite all’Isis altre 23 esecuzioni di prigionieri nei pressi di un ospedale di Mosul. Gli altri bollettini di guerra, quelli dell’Isis e diffusi sul web, parlano di 819 tra militari iracheni e miliziani di supporto, uccisi nei villaggi verso Mosul. Uccisi nella battaglia, o a causa degli attacchi kamikaze (in una sola settimana di combattimenti ne sarebbero stati fatti 58). Sial’Isis che gli osservatori russi parlano poi di vittime civili colpite dai raid aerei della coalizione (e quindi, presumibilmente, dagli Stati Uniti). 41 civili morti secondo l’Isis, «oltre 60 civili uccisi» secondo il generale russo Serghei Rudskoi, capo operativo nello Stato maggiore delle forze armate russe, che critica l’operazione militare che sta vedendo coinvolte, a diverso titolo, diversi paesi occidentali, Italia compresa. «Non ci sono stati finora progressi sostanziali nella liberazione di Mosul – sostiene Rudskoi – Ci sono stati numerosi attacchi della coalizione a guida Usa contro aree residenziali e scuole». Da Mosul sarebbero riusciti a scappare circa quattromila residenti. (Fabio Morabito – Il Mattino) 

Erano diventate delle basi per uccidere. Avevano installato al loro interno postazioni per lanciare razzi. L’ultimo scempio va oltre l’immaginazione. Le chiese cristiane dei villaggi conquistati dall’Isis, nella piana di Ninive e in prossimità di Mosul, la città dell’Iraq del Nord roccaforte dei jihadisti, sono state abbandonate dai miliziani in fuga. E i soldati iracheni e i peshmerga curdi hanno suonato le campane delle chiese recuperate, perché il suono delle campane è un simbolo della cristianità, e suonarle ora è un messaggio alla tolleranza religiosa. Le prime campane a suonare sono state quella della chiesa ortodossa-siriaca di Bertella, che risale al primo secolo. Anzi, la prima campana, l’unica rimasta al suo posto. Il resto è devastazione. Croci divelte, libri bruciati, tabernacoli distrutti, statue demolite, perfino le tombe aperte e profanate. Con i resti dei corpi dei vescovi, che vi erano custoditi, sparsi per terra. Nei video diffusi dall’esercito iracheno i soldati recuperano con rispetto copie semidistrutte di libri sacri, lavorano per ripulire e ricomporre quanto era stato bruciato o demolito. I bollettini dell’esercito che sta avanzando riferiscono di essere a appena 6 km da Mosul. E l’Isis manda messaggi di ferocia: nove jihadisti, accusati di aver disertato la battaglia, sono stati bruciati vivi. Prima buttati con mani e piedi legati in una fossa, poi bagnati di petrolio, infine uccisi come torce umane. Solo ieri sono state attribuite all’Isis altre 23 esecuzioni di prigionieri nei pressi di un ospedale di Mosul. Gli altri bollettini di guerra, quelli dell’Isis e diffusi sul web, parlano di 819 tra militari iracheni e miliziani di supporto, uccisi nei villaggi verso Mosul. Uccisi nella battaglia, o a causa degli attacchi kamikaze (in una sola settimana di combattimenti ne sarebbero stati fatti 58). Sial’Isis che gli osservatori russi parlano poi di vittime civili colpite dai raid aerei della coalizione (e quindi, presumibilmente, dagli Stati Uniti). 41 civili morti secondo l’Isis, «oltre 60 civili uccisi» secondo il generale russo Serghei Rudskoi, capo operativo nello Stato maggiore delle forze armate russe, che critica l’operazione militare che sta vedendo coinvolte, a diverso titolo, diversi paesi occidentali, Italia compresa. «Non ci sono stati finora progressi sostanziali nella liberazione di Mosul – sostiene Rudskoi – Ci sono stati numerosi attacchi della coalizione a guida Usa contro aree residenziali e scuole». Da Mosul sarebbero riusciti a scappare circa quattromila residenti. (Fabio Morabito – Il Mattino)