Vaccini in calo, l’appello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a seguire la scienza ufficiale

0

L’Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato l’allarme: la diffidenza si sta diffondendo come un epidemia, nel mondo un neonato su cinque non riceve le vaccinazioni di base e un milione e mezzo di bambini muore ogni anno per malattie che potrebbero essere prevenute con i vaccini già esistenti. Accade anche in Italia, all’inizio era una resistenza silenziosa ora movimento che propugna la pericolosità della profilassi. Contro il quale si schiera il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con un deciso no all’anti-scienza. E’ «sconsiderato», afferma, chi critica le vaccinazioni sulla base di affermazioni prive di fondamento scientifico. Il Capo dello Stato, nell’annuale cerimonia dedicata all’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, usa parole dure contro chi sostiene teorie suggestive prive di alcun riscontro scientifico. Dice il Presidente: «Occorre contrastare con decisione gravi involuzioni come accade, ad esempio, quando vengono messe in discussione, sulla base di sconsiderate affermazioni prive di fondamento, vaccinazioni essenziali per estirpare malattie pericolose e per evitare il ritorno di altre, debellate negli anni passati». Ed ancora: «Lo stesso contrasto va posto quando, con scelte causate soltanto da ignoranza, si negano a figli o altri familiari cure indispensabili. O ancora quando ci si affida a guaritori o a tecniche di cui è dimostrata scientificamente l’inutilità». Sulla salute pubblica, ammonisce Mattarella, «occorre essere rigorosi e usare fermezza». Perché i dati pubblicati dalla direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute mostrano come dal Duemila, dopo un andamento in crescita, il numero dei vaccini somministrati sia rallentato. In tema di profilassi eravamo un Paese virtuoso: l’esavalente, somministrata ai neonati per il ciclo di base, aveva superato il 95%, soglia raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità per la cosiddetta immunità di popolazione. Se infatti almeno il 95% della popolazione è vaccinata, si proteggono indirettamente coloro che, per motivi di salute, non lo sono. Dal 2013 invece si sta registrando un progressivo calo, con il rischio di focolai epidemici di grosse dimensioni per malattie attualmente sotto controllo e addirittura ricomparsa di malattie non più circolanti nel nostro Paese. Nel 2015 la media per le vaccinazioni contro polio, tetano, difterite, epatite B, pertosse e Hib è stata del 93,4% (era il 96,1% nel 2012). Pur con notevoli differenze tra le regioni, solo sei superano la soglia del 95% per la vaccinazione anti-polio, mentre undici sono sotto il 94%. Preoccupanti, secondo i medici, sono i dati di copertura per morbillo e rosolia precipitati all’85,3% dal 90,4% del 2013, incrinando anche la credibilità internazionale dell’Italia impegnata dal 2003 in un Piano globale di eliminazione dell’Oms. Ora rischia di farlo fallire, poiché il presupposto per dichiarare l’eliminazione di una malattia infettiva da un’area è che tutti i Paesi membri siano dichiarati liberi. Il direttore scientifico dell’istituto Spallanzani di Roma Giuseppe Ippolito a margine della conferenza per la Giornata Nazionale delle Vaccinazioni ha dichiarato: «Quando una persona parla, soprattutto una persona che ha un ruolo e una visibilità internazionale, dovrebbe considerare quali sono i rischi di affermazioni di questo tipo – ha sottolineato Ippolito – Perché per fare queste affermazioni c’è bisogno di prove scientifiche e studi pubblicati, e per quanto ne so io non mi risulta che ci siano studi pubblicati in questo senso e quindi diventa allarme se non allarmismo». (Claudia Guasco – Il Mattino)

L’Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato l’allarme: la diffidenza si sta diffondendo come un epidemia, nel mondo un neonato su cinque non riceve le vaccinazioni di base e un milione e mezzo di bambini muore ogni anno per malattie che potrebbero essere prevenute con i vaccini già esistenti. Accade anche in Italia, all’inizio era una resistenza silenziosa ora movimento che propugna la pericolosità della profilassi. Contro il quale si schiera il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con un deciso no all’anti-scienza. E’ «sconsiderato», afferma, chi critica le vaccinazioni sulla base di affermazioni prive di fondamento scientifico. Il Capo dello Stato, nell’annuale cerimonia dedicata all’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, usa parole dure contro chi sostiene teorie suggestive prive di alcun riscontro scientifico. Dice il Presidente: «Occorre contrastare con decisione gravi involuzioni come accade, ad esempio, quando vengono messe in discussione, sulla base di sconsiderate affermazioni prive di fondamento, vaccinazioni essenziali per estirpare malattie pericolose e per evitare il ritorno di altre, debellate negli anni passati». Ed ancora: «Lo stesso contrasto va posto quando, con scelte causate soltanto da ignoranza, si negano a figli o altri familiari cure indispensabili. O ancora quando ci si affida a guaritori o a tecniche di cui è dimostrata scientificamente l’inutilità». Sulla salute pubblica, ammonisce Mattarella, «occorre essere rigorosi e usare fermezza». Perché i dati pubblicati dalla direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute mostrano come dal Duemila, dopo un andamento in crescita, il numero dei vaccini somministrati sia rallentato. In tema di profilassi eravamo un Paese virtuoso: l’esavalente, somministrata ai neonati per il ciclo di base, aveva superato il 95%, soglia raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità per la cosiddetta immunità di popolazione. Se infatti almeno il 95% della popolazione è vaccinata, si proteggono indirettamente coloro che, per motivi di salute, non lo sono. Dal 2013 invece si sta registrando un progressivo calo, con il rischio di focolai epidemici di grosse dimensioni per malattie attualmente sotto controllo e addirittura ricomparsa di malattie non più circolanti nel nostro Paese. Nel 2015 la media per le vaccinazioni contro polio, tetano, difterite, epatite B, pertosse e Hib è stata del 93,4% (era il 96,1% nel 2012). Pur con notevoli differenze tra le regioni, solo sei superano la soglia del 95% per la vaccinazione anti-polio, mentre undici sono sotto il 94%. Preoccupanti, secondo i medici, sono i dati di copertura per morbillo e rosolia precipitati all’85,3% dal 90,4% del 2013, incrinando anche la credibilità internazionale dell’Italia impegnata dal 2003 in un Piano globale di eliminazione dell’Oms. Ora rischia di farlo fallire, poiché il presupposto per dichiarare l’eliminazione di una malattia infettiva da un’area è che tutti i Paesi membri siano dichiarati liberi. Il direttore scientifico dell’istituto Spallanzani di Roma Giuseppe Ippolito a margine della conferenza per la Giornata Nazionale delle Vaccinazioni ha dichiarato: «Quando una persona parla, soprattutto una persona che ha un ruolo e una visibilità internazionale, dovrebbe considerare quali sono i rischi di affermazioni di questo tipo – ha sottolineato Ippolito – Perché per fare queste affermazioni c’è bisogno di prove scientifiche e studi pubblicati, e per quanto ne so io non mi risulta che ci siano studi pubblicati in questo senso e quindi diventa allarme se non allarmismo». (Claudia Guasco – Il Mattino)