Napoli. Tra i profughi sbarcati ieri 97 minori non accompagnati. Il Comune: non hanno nulla, portate maglioni e scarpe

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Napoli. Impauriti, occhi persi nel vuoto e, alla fine, un balzo sulla terraferma con la certezza di essersi salvati dopo il viaggio avventuroso nelle acque del Mediterraneo. A Napoli sono sbarcati 97 minori non accompagnati, «molti di più del previsto, contrariamente alle prime informazioni», dicono all’assessorato alle Politiche sociali. Sono ragazzi e ragazze fra i 15 e 17 anni, la stessa età delle migliaia che da mesi sbarcano a Palermo, Siracusa e Reggio Calabria, le tre città del Sud maggiormente coinvolte nell’emergenza dei minori non accompagnati. Il Comune ha disposto l’accoglienza nel centro a Discesa Marechiaro, civico 80. Hanno bisogno di tutto questi ragazzi e ragazze e il Comune lancia una gara di solidarietà. Per loro necessitano capi di abbigliamento comodi come tute, maglioni, oltre che il materiale necessario per l’igiene personale. Per alcuni giorni cinquanta minori saranno ospitati presso il centro Polifunzionale «San Francesco» a Marechiaro mentre un altro gruppo sarà ospitato in comunità convenzionate tra Napoli e l’area metropolitana grazie alla Rete di solidarietà e di accoglienza creata da Palazzo San Giacomo. Un altro piccolo gruppo sarà ospitato a Salerno. Il Centro di Marechiaro finora non ha mai accolto i minori migranti e l’emergenza si è raddoppiata. Non hanno nulla questi bimbi. Per loro occorrono non solo abiti ma anche scarpe (da 39 in poi per i maschi e fino alla stessa misura per le ragazze), oltre alla biancheria intima. Le porte del centro sono pronte ad accogliere gesti di solidarietà, fin da stamattina, a partire dalle 9. Ormai stiamo superando la quota di 20.000 minori accolti in Italia. Di qui le indicazioni del Viminale che garantisce per ogni minore che sbarca in Italia una diaria di 45 euro pro capite al giorno, oltre la copertura finanziaria per aprire centri per minori non accompagnati (fino a 50 minori per ogni struttura), che possono autonomamente decidere i prefetti. Questo sbarco a Napoli è solo l’ultimo di una lunga serie che, a partire dal 1998, si registra in Italia. Preoccupa la concentrazione dei minori stranieri non accompagnati in alcune regioni del Sud. In alcune realtà come Palermo, Messina, Augusta, Reggio Calabria, Pozzallo, esiste una condizione insopportabile, non solo per i sindaci, ma anche per una corretta gestione e per dare la speranza di un futuro a questi giovani. L’anno di svolta nella gestione del fenomeno dei minori è stato il 2014, quando il Governo decise di spostare il capitolo di bilancio per i minori dal ministero del Welfare a quello dell’Interno. È questa la ragione che ha spinto il governo – dicono al Viminale – ad inserire un emendamento nel decreto legge enti locali, con cui sarà favorita una distribuzione omogenea in tutte le regioni di quote di minori che arrivano in Italia. Nel corso dell’ultima audizione alla commissione parlamentare Schengen del prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento Immigrazione, è stato anche raccontato il percorso che – per quanto riguarda alcune nazionalità – conduce i migranti minori in Italia: «Gli albanesi fanno il loro Erasmus in Italia: la famiglia porta il figlio al centro, lo saluta e torna in Albania. Per cui – ha spiegato il prefetto – abbiamo decine di albanesi e istituzioni regionali e locali infuriate perché ci sono troppi ragazzi albanesi che evidentemente hanno scelto per motivi economici di costruire il loro futuro all’interno del nostro welfare. Le famiglie egiziane, invece, si indebitano per fare in modo che il figlio possa arrivare in Sicilia: il ragazzo deve inviare i soldi a casa perché la famiglia deve ripianare il debito, per cui deve guadagnare subito e va a fare lavori in nero». (Antonio Manzo – Il Mattino) 

Napoli. Impauriti, occhi persi nel vuoto e, alla fine, un balzo sulla terraferma con la certezza di essersi salvati dopo il viaggio avventuroso nelle acque del Mediterraneo. A Napoli sono sbarcati 97 minori non accompagnati, «molti di più del previsto, contrariamente alle prime informazioni», dicono all’assessorato alle Politiche sociali. Sono ragazzi e ragazze fra i 15 e 17 anni, la stessa età delle migliaia che da mesi sbarcano a Palermo, Siracusa e Reggio Calabria, le tre città del Sud maggiormente coinvolte nell’emergenza dei minori non accompagnati. Il Comune ha disposto l’accoglienza nel centro a Discesa Marechiaro, civico 80. Hanno bisogno di tutto questi ragazzi e ragazze e il Comune lancia una gara di solidarietà. Per loro necessitano capi di abbigliamento comodi come tute, maglioni, oltre che il materiale necessario per l’igiene personale. Per alcuni giorni cinquanta minori saranno ospitati presso il centro Polifunzionale «San Francesco» a Marechiaro mentre un altro gruppo sarà ospitato in comunità convenzionate tra Napoli e l’area metropolitana grazie alla Rete di solidarietà e di accoglienza creata da Palazzo San Giacomo. Un altro piccolo gruppo sarà ospitato a Salerno. Il Centro di Marechiaro finora non ha mai accolto i minori migranti e l’emergenza si è raddoppiata. Non hanno nulla questi bimbi. Per loro occorrono non solo abiti ma anche scarpe (da 39 in poi per i maschi e fino alla stessa misura per le ragazze), oltre alla biancheria intima. Le porte del centro sono pronte ad accogliere gesti di solidarietà, fin da stamattina, a partire dalle 9. Ormai stiamo superando la quota di 20.000 minori accolti in Italia. Di qui le indicazioni del Viminale che garantisce per ogni minore che sbarca in Italia una diaria di 45 euro pro capite al giorno, oltre la copertura finanziaria per aprire centri per minori non accompagnati (fino a 50 minori per ogni struttura), che possono autonomamente decidere i prefetti. Questo sbarco a Napoli è solo l’ultimo di una lunga serie che, a partire dal 1998, si registra in Italia. Preoccupa la concentrazione dei minori stranieri non accompagnati in alcune regioni del Sud. In alcune realtà come Palermo, Messina, Augusta, Reggio Calabria, Pozzallo, esiste una condizione insopportabile, non solo per i sindaci, ma anche per una corretta gestione e per dare la speranza di un futuro a questi giovani. L’anno di svolta nella gestione del fenomeno dei minori è stato il 2014, quando il Governo decise di spostare il capitolo di bilancio per i minori dal ministero del Welfare a quello dell’Interno. È questa la ragione che ha spinto il governo – dicono al Viminale – ad inserire un emendamento nel decreto legge enti locali, con cui sarà favorita una distribuzione omogenea in tutte le regioni di quote di minori che arrivano in Italia. Nel corso dell’ultima audizione alla commissione parlamentare Schengen del prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento Immigrazione, è stato anche raccontato il percorso che – per quanto riguarda alcune nazionalità – conduce i migranti minori in Italia: «Gli albanesi fanno il loro Erasmus in Italia: la famiglia porta il figlio al centro, lo saluta e torna in Albania. Per cui – ha spiegato il prefetto – abbiamo decine di albanesi e istituzioni regionali e locali infuriate perché ci sono troppi ragazzi albanesi che evidentemente hanno scelto per motivi economici di costruire il loro futuro all’interno del nostro welfare. Le famiglie egiziane, invece, si indebitano per fare in modo che il figlio possa arrivare in Sicilia: il ragazzo deve inviare i soldi a casa perché la famiglia deve ripianare il debito, per cui deve guadagnare subito e va a fare lavori in nero». (Antonio Manzo – Il Mattino)