Crotone -Napoli una vittoria per scacciare la crisi.Lo dice la storia

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2  ko di fila in serie A  
Il Napoli ha perso due partite consecutivamente in campionato per la prima volta nella gestione Sarri

4 precedenti   Due vittorie per il Napoli, un pareggio e un successo per il Crotone nei quattro precedenti in Serie B tra campani e calabresi

630 passaggi per hamsik  

 Marek Hamsik è il giocatore che ha effettuato più passaggi in questa Serie A in queste prime nove giornate di campionato, ben 630

 
Allenatore: Nicola.  
 
A disposizione:5 Festa, 95 Cojocaru, 17 Ceccherini, 23 Dussenne, 31 Sampirisi, 15 Mesbah, 18 Barberis, 6 Rohden, 9 Nalini, 12 Stoian, 99 Simy, 29 Trotta. Indisponibili: -. Squalificati: -. Diffidati: -.
 
Allenatore: Sarri. A disposizione: 22 Sepe, 1 Rafael, 11 Maggio, 21 Chiriches, 3 Strinic, 62 Tonelli, 4 Giaccherini, 20 Zielinski, 30 Rog, 77 El Kaddouri, 24 Insigne, 8 Jorginho. 
Indisponibili: Albiol, Milik. Squalificati: -. Diffidati: –
 
CROTONE Stadio Scida, ore 15 
 
ARBITRO: Mazzoleni di Bergamo. Arbitri d’area: Banti e Chiffi. Guardalinee: Di Liberatore e Schenone. Quarto uomo: Paganessi. Prezzi: 120, 110, 90, 80, 30. Tv: Sky calcio 2 HD e Premium calcio 2.

 

La Storia racconta: che è successo altre volte – e magari succederà negli anni – e che i campionati, naturalmente, reclamano il proprio tempo. I numeri hanno sempre un’anima, e fa niente se possa sembrare il contrario, ma nel calcio del Terzo Millennio, in cui le statistiche rappresentano suggerimenti, anche gli apparentamenti con il passato servono per trarre ispirazioni, per demolire luoghi comuni sullo stress ambientale, sulle pressioni (ch’esistono) d’una città esigente: è capitato, eccome, che andasse persino peggio, ed era la stagione 2012-2013, quando il volo spedito di quella squadra allenata da Mazzarri s’interruppe pericolosamente in Europa League, con il Psv Eindhoven, poi a San Siro (con l’Inter) e per ben due volte – consecutive – al San Paolo con il Bologna, che in 72 ore passeggiò con leggerezza a Fuorigrotta, vinse in campionato, si qualificò in coppa Italia e spalancò una crisetta mica da poco, con quattro sconfitte consecutive e quell’alone di mistero che accompagna il buio. Cadere, rialzarsi: è il calcio (anzi, la vita) e in dieci settimane, 5 vittorie ed altrettanti pareggi servirono per leccarsi le ferite, per riprendere la corsa verso il secondo posto e la Champions, afferrate nel delirio.  
Le analogie hanno un senso o possono offrire la sensazione che ci sia: quel Napoli giocava diversamente, in maniera speculativa, e questo invece è straripante nella sua intraprendenza; ma a quel Napoli, come a questo, non è mai mancata – pur nelle difficoltà – la credibilità d’una città che soffre e che però non s’irrigidisce: in campo, vanno anche gli umori, che distraggono o alterano o inquietano. Il Napoli di Sarri ha già attraversato un suo momento cupo, ed era l’inizio del campionato scorso, due pareggi ed una sconfitta, sei reti subite e la (ancora) torbida dimensione del proprio calcio, impregnato dei dubbi che appartengono all’avvio di qualsiasi progetto, quando non si è ancora consapevoli del proprio ruolo e della consistenza di sé. Ma i numeri dicono molto altro (pure): che nel Mondo partenopeo di Sarri, alla sua prima annata, entrarono sei sconfitte in campionato, una in Europa League, una in Coppa Italia. E quel Napoli «prima maniera» ne sapeva meno di questo (di tridente). La Storia ne ha di cose da raccontare, di messaggi da inviare. 

Passerà la nottata (quella di Champions)? Perché quando le certezze, ed erano tante, cominciano a sgretolarsi, nulla sembra più come prima: eppure, tra le pieghe d’un incubo, d’una partita talmente folle da non somigliare al Napoli, c’è rimasto molto calcio e l’«Idea», che costituisce la diversità, va tenuta viva: 4-3-3, però nel modo in cui si arrivò a tanto, cioè vice-campione d’Italia (per dirla con enfasi) alle spalle della Juventus, giocando il più bel calcio d’un Paese che ha osservato Sarri come un marziano. Il tridente, sempre, stavolta più largo, seguendo lo schema e la natura preferita, mettendoci gamba e anche peso, provando ad esorcizzare quel filo di terrore (anche ambientale) scatenato dalle tre sconfitte consecutive: mica può esser già evaporato il fluido? 

 
SI CAMBIA. C’è un ribaltone negli angoli della vigilia, nei pensieri sparsi d’un allenatore «rivoluzionario» già di suo, con un football verticale che ha perso Albiol (ma tornerà presto, tra non molto), che s’è visto strappare Milik dall’area di rigore altrui (e bisognerà farsene una ragione) ma ch’è rimasto vivo, elegante, magari illanguidito nelle accelerazioni e di certo sfibrato nelle distanze tra reparti: però si cambia ovunque, in qualsiasi settore, ma non per rimettere in discussione gli uomini, semmai per concedere attimi di riflessione a chi s’è ritrovato zavorrato dalla fatica e per permettere all’acido lattico di defluire. Un distillato d’energia che aiuti a ritrovare il Napoli brillante del 28 settembre, quello che a venti minuti dalla fine ne aveva fatti quattro al Benfica. 
 
PENNELLATE. E’ stato un turn-over appena appena accennato, però in queste due settimane in cui ci sarà in palio (quasi) tutto, il ruolo da recitare in campionato e l’opzione sugli ottavi di Champions League, Crotone diviene lo spartiacque in cui Maurizio Sarri si lancia per scoprire il «suo» Napoli, raccolto nei trenta metri che facendo spettacolo, poi capace di stringere il campo ed allargarlo secondo le esigenze d’una partita inedita: ne escono (almeno) in cinque, perché a occhio nudo s’è notato lo sfilacciamento (soprattutto fisico) e chi entra sa che non dovrà badare a spese, dovrà spendersi ovunque, perché questa rinfrescata alle pareti lasci spazio. 
 
ECCOLI. Ci sono segnali che arrivano dal passato (Hysaj torna a fare il fluidificante di destra e Allan il mediano per l’interdizione); ci sono aggiornamenti al software utili per essere agili e sempre moderni (Diawara in mezzo, al posto di Jorginho); ci sono le tracce d’uno studio che rimane (Mertens di nuovo a sinistra, Gabbiadini da centravanti come da copione) e poi restano i dubbi che appartengono all’umanità: Maksimovic sembra in vantaggio su Ciriches, che però si lascia preferire per la capacità di giocarla sempre; Ghoulam è un filo avanti a Strinic. 
 
GIVE ME FIVE. Si ondeggia tra i cinque e i sei avvicendamenti, ma in quel nebbione di mercoledì sera (e non era fumo di sigaretta) a Sarri è rimasta la garanzia di avere una squadra con connotati tecnico-tattici sviluppati, nonostante la sconfitta e gli errori e gli orrori e quei vuoti insoliti tra i reparti e mille altre cose ancora, annotate nel libro bianco e nelle chiacchierate con toni sempre moderati, oltre agli episodi è stata ricordata la natura di se stessi: «Niente paura, ragazzi, noi siamo fatti per giocarcela sempre, per vincere». Vincere una partita ed anche quel pizzico di paura: passano le nottate, affrontando le tenebre… 

fonte:corrieredellosport  michele de lucia

 

 

2  ko di fila in serie A  
Il Napoli ha perso due partite consecutivamente in campionato per la prima volta nella gestione Sarri

4 precedenti   Due vittorie per il Napoli, un pareggio e un successo per il Crotone nei quattro precedenti in Serie B tra campani e calabresi

630 passaggi per hamsik  

 Marek Hamsik è il giocatore che ha effettuato più passaggi in questa Serie A in queste prime nove giornate di campionato, ben 630

 
Allenatore: Nicola.  
 
A disposizione:5 Festa, 95 Cojocaru, 17 Ceccherini, 23 Dussenne, 31 Sampirisi, 15 Mesbah, 18 Barberis, 6 Rohden, 9 Nalini, 12 Stoian, 99 Simy, 29 Trotta. Indisponibili: -. Squalificati: -. Diffidati: -.
 
Allenatore: Sarri. A disposizione: 22 Sepe, 1 Rafael, 11 Maggio, 21 Chiriches, 3 Strinic, 62 Tonelli, 4 Giaccherini, 20 Zielinski, 30 Rog, 77 El Kaddouri, 24 Insigne, 8 Jorginho. 
Indisponibili: Albiol, Milik. Squalificati: -. Diffidati: –
 
CROTONE Stadio Scida, ore 15 
 
ARBITRO: Mazzoleni di Bergamo. Arbitri d’area: Banti e Chiffi. Guardalinee: Di Liberatore e Schenone. Quarto uomo: Paganessi. Prezzi: 120, 110, 90, 80, 30. Tv: Sky calcio 2 HD e Premium calcio 2.

 

La Storia racconta: che è successo altre volte – e magari succederà negli anni – e che i campionati, naturalmente, reclamano il proprio tempo. I numeri hanno sempre un’anima, e fa niente se possa sembrare il contrario, ma nel calcio del Terzo Millennio, in cui le statistiche rappresentano suggerimenti, anche gli apparentamenti con il passato servono per trarre ispirazioni, per demolire luoghi comuni sullo stress ambientale, sulle pressioni (ch’esistono) d’una città esigente: è capitato, eccome, che andasse persino peggio, ed era la stagione 2012-2013, quando il volo spedito di quella squadra allenata da Mazzarri s’interruppe pericolosamente in Europa League, con il Psv Eindhoven, poi a San Siro (con l’Inter) e per ben due volte – consecutive – al San Paolo con il Bologna, che in 72 ore passeggiò con leggerezza a Fuorigrotta, vinse in campionato, si qualificò in coppa Italia e spalancò una crisetta mica da poco, con quattro sconfitte consecutive e quell’alone di mistero che accompagna il buio. Cadere, rialzarsi: è il calcio (anzi, la vita) e in dieci settimane, 5 vittorie ed altrettanti pareggi servirono per leccarsi le ferite, per riprendere la corsa verso il secondo posto e la Champions, afferrate nel delirio.  
Le analogie hanno un senso o possono offrire la sensazione che ci sia: quel Napoli giocava diversamente, in maniera speculativa, e questo invece è straripante nella sua intraprendenza; ma a quel Napoli, come a questo, non è mai mancata – pur nelle difficoltà – la credibilità d’una città che soffre e che però non s’irrigidisce: in campo, vanno anche gli umori, che distraggono o alterano o inquietano. Il Napoli di Sarri ha già attraversato un suo momento cupo, ed era l’inizio del campionato scorso, due pareggi ed una sconfitta, sei reti subite e la (ancora) torbida dimensione del proprio calcio, impregnato dei dubbi che appartengono all’avvio di qualsiasi progetto, quando non si è ancora consapevoli del proprio ruolo e della consistenza di sé. Ma i numeri dicono molto altro (pure): che nel Mondo partenopeo di Sarri, alla sua prima annata, entrarono sei sconfitte in campionato, una in Europa League, una in Coppa Italia. E quel Napoli «prima maniera» ne sapeva meno di questo (di tridente). La Storia ne ha di cose da raccontare, di messaggi da inviare. 

Passerà la nottata (quella di Champions)? Perché quando le certezze, ed erano tante, cominciano a sgretolarsi, nulla sembra più come prima: eppure, tra le pieghe d’un incubo, d’una partita talmente folle da non somigliare al Napoli, c’è rimasto molto calcio e l’«Idea», che costituisce la diversità, va tenuta viva: 4-3-3, però nel modo in cui si arrivò a tanto, cioè vice-campione d’Italia (per dirla con enfasi) alle spalle della Juventus, giocando il più bel calcio d’un Paese che ha osservato Sarri come un marziano. Il tridente, sempre, stavolta più largo, seguendo lo schema e la natura preferita, mettendoci gamba e anche peso, provando ad esorcizzare quel filo di terrore (anche ambientale) scatenato dalle tre sconfitte consecutive: mica può esser già evaporato il fluido? 

 
SI CAMBIA. C’è un ribaltone negli angoli della vigilia, nei pensieri sparsi d’un allenatore «rivoluzionario» già di suo, con un football verticale che ha perso Albiol (ma tornerà presto, tra non molto), che s’è visto strappare Milik dall’area di rigore altrui (e bisognerà farsene una ragione) ma ch’è rimasto vivo, elegante, magari illanguidito nelle accelerazioni e di certo sfibrato nelle distanze tra reparti: però si cambia ovunque, in qualsiasi settore, ma non per rimettere in discussione gli uomini, semmai per concedere attimi di riflessione a chi s’è ritrovato zavorrato dalla fatica e per permettere all’acido lattico di defluire. Un distillato d’energia che aiuti a ritrovare il Napoli brillante del 28 settembre, quello che a venti minuti dalla fine ne aveva fatti quattro al Benfica. 
 
PENNELLATE. E’ stato un turn-over appena appena accennato, però in queste due settimane in cui ci sarà in palio (quasi) tutto, il ruolo da recitare in campionato e l’opzione sugli ottavi di Champions League, Crotone diviene lo spartiacque in cui Maurizio Sarri si lancia per scoprire il «suo» Napoli, raccolto nei trenta metri che facendo spettacolo, poi capace di stringere il campo ed allargarlo secondo le esigenze d’una partita inedita: ne escono (almeno) in cinque, perché a occhio nudo s’è notato lo sfilacciamento (soprattutto fisico) e chi entra sa che non dovrà badare a spese, dovrà spendersi ovunque, perché questa rinfrescata alle pareti lasci spazio. 
 
ECCOLI. Ci sono segnali che arrivano dal passato (Hysaj torna a fare il fluidificante di destra e Allan il mediano per l’interdizione); ci sono aggiornamenti al software utili per essere agili e sempre moderni (Diawara in mezzo, al posto di Jorginho); ci sono le tracce d’uno studio che rimane (Mertens di nuovo a sinistra, Gabbiadini da centravanti come da copione) e poi restano i dubbi che appartengono all’umanità: Maksimovic sembra in vantaggio su Ciriches, che però si lascia preferire per la capacità di giocarla sempre; Ghoulam è un filo avanti a Strinic. 
 
GIVE ME FIVE. Si ondeggia tra i cinque e i sei avvicendamenti, ma in quel nebbione di mercoledì sera (e non era fumo di sigaretta) a Sarri è rimasta la garanzia di avere una squadra con connotati tecnico-tattici sviluppati, nonostante la sconfitta e gli errori e gli orrori e quei vuoti insoliti tra i reparti e mille altre cose ancora, annotate nel libro bianco e nelle chiacchierate con toni sempre moderati, oltre agli episodi è stata ricordata la natura di se stessi: «Niente paura, ragazzi, noi siamo fatti per giocarcela sempre, per vincere». Vincere una partita ed anche quel pizzico di paura: passano le nottate, affrontando le tenebre… 

fonte:corrieredellosport  michele de lucia