Cava de Tirreni – Pompei furti di farmaci anti tumorali

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Tredici furti in farmacie ospedaliere del centro e nord Italia, altri sette in strutture diverse solo nel corso del 2014, per un danno di quasi tre milioni di euro. Il gruppo criminale, per il quale la Dda di Bologna ipotizza anche l’associazione a delinquere con l’aggravante di aver agito per agevolare un’associazione di tipo camorristico, prediligeva farmaci antitumorali ma, nel corso delle indagini, i carabinieri del Reparto operativo del comando provinciale di Ferrara, hanno ritrovato in un deposito di Cava de’ Tirreni anche medicinali di uso comune come la Tachipirina, il Tavor ed altri. I magistrati dell’Antimafia di Bologna ipotizzano anche legami di natura economica con clan del napoletano: secondo loro è difficile poter gestire un giro d’affari così ampio senza avere l’«autorizzazione» della malavita organizzata. Sedici le persone finite in carcere, una ai domiciliari. Undici degli arrestati sono campani. Ventiquattro quelle complessivamente indagate. Proprio in Campania, anzi tra Cava de’ Tirreni e Pompei, la centrale dell’organizzazione che, dopo aver rubato i medicinali, li «ripuliva» con certificati che ne attestavano la provenienza lecita e poi li rivendevano all’estero. Qui, però, arrivavano «inefficaci» perché scaduti o perché tenuti in pessimo stato di conservazione. Uno dei promotori dell’organizzazione, secondo i militari dell’Arma, è Eduardo Lambiase di Cava de’ Tirreni, imprenditore appartenente ad una famiglia di farmacisti. A casa sua, nel corso delle indagini, è stato trovato un deposito in garage nel quale custodia oltre due milioni di farmaci. Arrestato in prima battuta, una volta tornato libero, ha proseguito con la sua attività. In pratica Lambiase aveva creato una serie di società fantasma attraverso le quali ridava «verginità» alle medicine nascondendo con carte e certificati di provenienza, la loro origine furtiva. Il meccanismo prevedeva l’acquisto dei medicinali antitumorali attraverso appunto queste società inesistenti create soprattutto nei Paesi dell’Est e l’immissione sul mercato del Nord Europa. Le medicine di uso comune, di tipo A o C, erano invece destinate a farmacisti italiani, che ora rischiano di finire nei guai. Secondo gli inquirenti, sarebbe anche stato lui ad organizzare la banda di ladri che agivano in trasferta depredando (con la complicità in alcuni casi di dipendenti dell’ospedale) le farmacie del centro e del nord. Una volta ripulite, le medicine passavano attraverso società reali, con sede a Pompei e facenti capo ai fratelli Antonio e Settimio Caprini, un nome nel settore della commercializzazione dei medicinali. Questi, una volta avuti i certificati dall’estero, inviavano i medicinali nei Paesi europei dai quali arrivava la richiesta di acquisto. Ma spesso le medicine arrivavano scadute o in pessimo stato di conservazione. Quindi, se utilizzate, non servivano a curare la malattia. Impossibile al momento accertare da chi siano state utilizzate e se ci siano stati decessi per aver utilizzato medicinali che non avevano più i principi attivi che servono per curare la malattia. Costituito da campani anche il team di ladri che agiva in trasferta. Si tratta di Ernesto Pensilino di Caserta; Ciro Chiavarone di Villaricca; Salvatore De Simone di Melito; e dei napoletani Pasquale e Vincenzo Alfano; Franco Naddeo, Mario Omaggio, Salvatore Prospero e Marco Reina. Oltre a loro ci sono poi una serie di corrieri, ricettatori e intermediari. Ancora da quantificare l’ammontare complessivo del giro d’affari. Nel corso delle perquisizioni si è potuto accertare che in un anno riuscivano a custodire merce per due milioni e 300mila euro, come valore reale. Qualche elemento in più potrebbe venire fuori anche dall’esame dei conti correnti degli indagati. Soltanto ieri il tribunale di Bologna ha disposto il sequestro di ben tre conti correnti. Petronilla Carillo  Il Mattino

Tredici furti in farmacie ospedaliere del centro e nord Italia, altri sette in strutture diverse solo nel corso del 2014, per un danno di quasi tre milioni di euro. Il gruppo criminale, per il quale la Dda di Bologna ipotizza anche l'associazione a delinquere con l'aggravante di aver agito per agevolare un'associazione di tipo camorristico, prediligeva farmaci antitumorali ma, nel corso delle indagini, i carabinieri del Reparto operativo del comando provinciale di Ferrara, hanno ritrovato in un deposito di Cava de' Tirreni anche medicinali di uso comune come la Tachipirina, il Tavor ed altri. I magistrati dell'Antimafia di Bologna ipotizzano anche legami di natura economica con clan del napoletano: secondo loro è difficile poter gestire un giro d'affari così ampio senza avere l'«autorizzazione» della malavita organizzata. Sedici le persone finite in carcere, una ai domiciliari. Undici degli arrestati sono campani. Ventiquattro quelle complessivamente indagate. Proprio in Campania, anzi tra Cava de' Tirreni e Pompei, la centrale dell'organizzazione che, dopo aver rubato i medicinali, li «ripuliva» con certificati che ne attestavano la provenienza lecita e poi li rivendevano all'estero. Qui, però, arrivavano «inefficaci» perché scaduti o perché tenuti in pessimo stato di conservazione. Uno dei promotori dell'organizzazione, secondo i militari dell'Arma, è Eduardo Lambiase di Cava de' Tirreni, imprenditore appartenente ad una famiglia di farmacisti. A casa sua, nel corso delle indagini, è stato trovato un deposito in garage nel quale custodia oltre due milioni di farmaci. Arrestato in prima battuta, una volta tornato libero, ha proseguito con la sua attività. In pratica Lambiase aveva creato una serie di società fantasma attraverso le quali ridava «verginità» alle medicine nascondendo con carte e certificati di provenienza, la loro origine furtiva. Il meccanismo prevedeva l'acquisto dei medicinali antitumorali attraverso appunto queste società inesistenti create soprattutto nei Paesi dell'Est e l'immissione sul mercato del Nord Europa. Le medicine di uso comune, di tipo A o C, erano invece destinate a farmacisti italiani, che ora rischiano di finire nei guai. Secondo gli inquirenti, sarebbe anche stato lui ad organizzare la banda di ladri che agivano in trasferta depredando (con la complicità in alcuni casi di dipendenti dell'ospedale) le farmacie del centro e del nord. Una volta ripulite, le medicine passavano attraverso società reali, con sede a Pompei e facenti capo ai fratelli Antonio e Settimio Caprini, un nome nel settore della commercializzazione dei medicinali. Questi, una volta avuti i certificati dall'estero, inviavano i medicinali nei Paesi europei dai quali arrivava la richiesta di acquisto. Ma spesso le medicine arrivavano scadute o in pessimo stato di conservazione. Quindi, se utilizzate, non servivano a curare la malattia. Impossibile al momento accertare da chi siano state utilizzate e se ci siano stati decessi per aver utilizzato medicinali che non avevano più i principi attivi che servono per curare la malattia. Costituito da campani anche il team di ladri che agiva in trasferta. Si tratta di Ernesto Pensilino di Caserta; Ciro Chiavarone di Villaricca; Salvatore De Simone di Melito; e dei napoletani Pasquale e Vincenzo Alfano; Franco Naddeo, Mario Omaggio, Salvatore Prospero e Marco Reina. Oltre a loro ci sono poi una serie di corrieri, ricettatori e intermediari. Ancora da quantificare l'ammontare complessivo del giro d'affari. Nel corso delle perquisizioni si è potuto accertare che in un anno riuscivano a custodire merce per due milioni e 300mila euro, come valore reale. Qualche elemento in più potrebbe venire fuori anche dall'esame dei conti correnti degli indagati. Soltanto ieri il tribunale di Bologna ha disposto il sequestro di ben tre conti correnti. Petronilla Carillo  Il Mattino