RAVELLO OMICIDIO ATTRUIA , ORARI E MODALITA’ INCERTI. LA CORTE DA INCARICO AI PERITI

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Ravello, Costiera amalfitana.  Potrebbe essere una perizia disposta dalla Corte d’Assise a chiarire cosa sia avvenuto con esattezza nell’abitazione di Ravello in cui Patrizia Attruia è stata ritrovata priva di vita. Nel corso del processo sono emersi ieri mattina dubbi e incongruenze tra le consulenze tecniche di accusa e difesa, contraddizioni che inducono il presidente della Corte, Massimo Palumbo, a valutare l’ipotesi di affidare a un collegio di periti la stesura di una nuova relazione. Imputata per l’omicidio è Vincenza Dipino, 55 anni, accusata di avere ucciso la 47enne di Scafati dopo l’ennesimo litigio per gelosia. Ospitava lei e il compagno Giuseppe Lima nella sua abitazione di Ravello, ma pare che con l’uomo fosse sorta una relazione e che lui stesso l’abbia poi aiutata a nascondere il cadavere in una cassapanca. Non solo. Per il giudice delle indagini preliminari, che a settembre ha rigettato l’abbreviato chiedendo di riformulare il capo d’imputazione, anche Lima avrebbe partecipato all’omicidio. Per ora dinanzi alla Corte d’Assise c’è solo Vincenza Dipino, difesa dagli avvocati Marcello Giani e Stefania Forlani che ieri hanno evidenziato discrasie nelle consulenze accusatorie. Innanzitutto non è chiara l’ora del delitto, prima compresa tra le 2 e le 6 del mattino e poi dilatata sino alla sera prima. I consulenti della difesa hanno poi confutato la tesi che la vittima sia stata stordita con il valium, che risulterebbe presente in percentuali compatibili con la mera assunzione di gocce per favorire il sonno. Inoltre non è chiaro se Patrizia Attruia sia stata strangolata in poco più di un minuto o trascinata a terra sringendole un braccio alla gola. Su un elemento sembrano però tutti d’accordo: le percosse ricevute prima della morte. (c.d.m.) La Città di Salerno 

Ravello, Costiera amalfitana.  Potrebbe essere una perizia disposta dalla Corte d’Assise a chiarire cosa sia avvenuto con esattezza nell’abitazione di Ravello in cui Patrizia Attruia è stata ritrovata priva di vita. Nel corso del processo sono emersi ieri mattina dubbi e incongruenze tra le consulenze tecniche di accusa e difesa, contraddizioni che inducono il presidente della Corte, Massimo Palumbo, a valutare l’ipotesi di affidare a un collegio di periti la stesura di una nuova relazione. Imputata per l’omicidio è Vincenza Dipino, 55 anni, accusata di avere ucciso la 47enne di Scafati dopo l’ennesimo litigio per gelosia. Ospitava lei e il compagno Giuseppe Lima nella sua abitazione di Ravello, ma pare che con l’uomo fosse sorta una relazione e che lui stesso l’abbia poi aiutata a nascondere il cadavere in una cassapanca. Non solo. Per il giudice delle indagini preliminari, che a settembre ha rigettato l’abbreviato chiedendo di riformulare il capo d’imputazione, anche Lima avrebbe partecipato all’omicidio. Per ora dinanzi alla Corte d’Assise c’è solo Vincenza Dipino, difesa dagli avvocati Marcello Giani e Stefania Forlani che ieri hanno evidenziato discrasie nelle consulenze accusatorie. Innanzitutto non è chiara l’ora del delitto, prima compresa tra le 2 e le 6 del mattino e poi dilatata sino alla sera prima. I consulenti della difesa hanno poi confutato la tesi che la vittima sia stata stordita con il valium, che risulterebbe presente in percentuali compatibili con la mera assunzione di gocce per favorire il sonno. Inoltre non è chiaro se Patrizia Attruia sia stata strangolata in poco più di un minuto o trascinata a terra sringendole un braccio alla gola. Su un elemento sembrano però tutti d’accordo: le percosse ricevute prima della morte. (c.d.m.) La Città di Salerno