TRAMONTI: TRA NATURA ED ARTE NEL REGNO DEL …TINTORE

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Sto recuperando tutto quello che ho scritto su Tramonti negli ultimi anni e mi è capitato sottomano un

bell’articolo in cui descrissi una serata carica di emozioni nella casa/cantina di Alfonso Arpino,

medico:vignarolo a Monte delle Grazie, in compagnia di Peter Ruta, grande pittore giramondo, lucidissimo

anche se quasi centenario e della sua compagna di arte e di vita, Susanna. Quel ricordo è anche un canto

d’amore per la bellezza di Tramonti nella stagione della vendemmia.

Lo lasciai sui banchi di scuola, al Liceo Classico di Amalfi, studente intelligente e motivato. Me lo ritrovo

medico di base nella sua Tramonti. Lo riabbraccio dopo trent’anni e passa e mi colpisce per la stessa

vivacità intellettuale, l’identico sorriso contagioso, l’immutata gioia di vivere, la inguarbile passione per la

politica. L’appuntamento è a Corsano, nel verde dei vigneti, che gonfiano umori alle pigne già

pigmentate.La vitivincoltura è la nuova passione di Alfonso Arpino, che mi mostra con orgoglio i suoi vitigni

di “tintore”, che debordano a margine di strada e vantano esemplari bicentenarii su di un terrazzamento in

lieve pendio vegliato dalla chiesetta della Madonna del Carmine a solitaria preghiera sulla fertile

campagna, con il sottofondo litaniante di un noce fronzuto sbrigliato dalla lieve brezza vespertina. Qualche

kilometro di macchina tra interpoderali asfaltate e qualche ardita scalata su sentiero in terra battuta ed

eccoci a Monte di Grazia all’incanto di una cantina con tutte le sofisticate strumentazioni della vinificazione

moderna. Assaggio di rito eternato in foto da Sabine Cretella, una tedesca naturalizzata costierasca, come

rivela la simpatica cadenza della parlata..amalfitana che attutisce ed ingentilisce la rasposità della lingua di

origine. Si occupa di accoglienza e comunicazione ed ha preso una bella ..cotta per la pastosità e la

luminosità perlacea del..tintore. Volitiva com’è, riuscirà a piazzare sui mercati stranieri tutta la produzione

limitata, ma proprio per questo pregiata, di Arpino, medico vitivinicultore enologo.

Sullo spiazzale della cantina, rigorosamente in pietra viva, una cagnetta irrequieta protesta per la insolita

intrusione di estraneii, mia mogglie ed io, nella serenità del suo regno ed i latrati trasmigrano sui tralci,

pettinano le colline e si frantumano sfumati a fondovalle. Invece una gatta color champagne s’inarca

vanitosa e fa le fusa e reclama carezze.Un gallo impettito nella cresta rossa difende le favorite del suo

pollaio, come se fosse Villa Certosa. Fossi pittore ne tirerei fuori una tela colorata. Ma con i pennelli non ci

so fare.Invece li maneggia con padronanza e destrezza Peter Ruta,uno splendido novantenne, artista a

tutto tondo, che porta negli occhi profondi le emozioni di un secolo di storia travagliata vissuta in prima

persona, tra incidenti ed accidenti di salute, ma soprattutto tra meritati successi che squillano nelle tele

conservate ed apprezzate nei musei di mezzo mondo. Gli è compagna di vita e di arte Susanna, una brava

narratrice, che trova ispirazione e spunti per la scrittura creativa nell’eremitaggio di una casa di campagna

con un ampio terrazzo spalancato sull’infinito verde di vallate e pianori dei Lattari, là dove arrivano sfocati i

rumori delle macchine che dal Chiunzi caracollano verso il mare di Maiori.

Vivono abitualmente negli Stati Uniti, a New York, e nelle loro frequenti visite in Italia soggiornano tra

Positano e Tramonti, a captare emozioni da trasferire sulle tele, l’uno, da ossificare sulla pagina, l’altra. La

loro conoscenza è una straordinaria scoperta che mi arricchisce e mi esalta. Dal terrazzo di una casa di

campagna di Corsano faccio appena in tempo a godermi lo spettacolo di una nuvola, bambace migrante

sui picchi del Falerzio all’incendio di un tramonto di agosto, prima di incantarmi al racconto di Peter, che,

con voce lenta e carezzevole, mi materializza la storia della pittura di buona parte del Nocecento europeo

ed americano. E l’emozione si fa intensa e forte al godimento in anteprima di un numero consistente di tele

sparse con nonchalance sul letto di una stanza disadorna, che, per miracolo, si accende della luce della

grande arte come la sala di esposizione di un Grande Museo. E riconosco scale, vicoli e loggiati di Positano

nei delicati colori pastello o le piazze ed i casali di Tramonti nel verde tenero degli alberi di campagna

vivacizzati dal rosso/rosa di un oleandro allo scialo della fioritura. Miracolo delle perforazioni a penetrazione

di cuore, anima e pensieri della grande arte!

Hanno i profumi dei secoli gli affettati dei Lattari e sanno della forza del sangue generoso della terra le

sorsate del..tintore nella cena consumata nella impagabile convivialità della calda amicizia.Sono i miracoli

dell’altra Costiera, quella delle zone interne non ancora omolagate ed in parte ..imbarbarite dal turismo

pretenzioso di vecchi e nuovi ricchi e dove è ancora possibile abbandonarsi a confidenze nel clima da relax

ed otium creativo.

Alla distanza Gete è un presepe: ricamo di luci, lucciole a richiamo d’amore nel pianoro arioso,dove

nell’incavo della montagna i monaci eremiti si maceravano nella preghiera e nella meditazione in un

santuario rupestre e dove Gigino Reale ha creato un tempio dell’enogastronomia di qualità tra vitigni

secolari di Cardamone.

E’ notte fonda quando riconquisto il lungomare della Costa ancora nei veleni del traffico nonostante l’afa

appiccicaticcia di mezzo agosto,

 

Giuseppe Liuccio

Sto recuperando tutto quello che ho scritto su Tramonti negli ultimi anni e mi è capitato sottomano un

bell’articolo in cui descrissi una serata carica di emozioni nella casa/cantina di Alfonso Arpino,

medico:vignarolo a Monte delle Grazie, in compagnia di Peter Ruta, grande pittore giramondo, lucidissimo

anche se quasi centenario e della sua compagna di arte e di vita, Susanna. Quel ricordo è anche un canto

d’amore per la bellezza di Tramonti nella stagione della vendemmia.

Lo lasciai sui banchi di scuola, al Liceo Classico di Amalfi, studente intelligente e motivato. Me lo ritrovo

medico di base nella sua Tramonti. Lo riabbraccio dopo trent'anni e passa e mi colpisce per la stessa

vivacità intellettuale, l'identico sorriso contagioso, l'immutata gioia di vivere, la inguarbile passione per la

politica. L'appuntamento è a Corsano, nel verde dei vigneti, che gonfiano umori alle pigne già

pigmentate.La vitivincoltura è la nuova passione di Alfonso Arpino, che mi mostra con orgoglio i suoi vitigni

di "tintore", che debordano a margine di strada e vantano esemplari bicentenarii su di un terrazzamento in

lieve pendio vegliato dalla chiesetta della Madonna del Carmine a solitaria preghiera sulla fertile

campagna, con il sottofondo litaniante di un noce fronzuto sbrigliato dalla lieve brezza vespertina. Qualche

kilometro di macchina tra interpoderali asfaltate e qualche ardita scalata su sentiero in terra battuta ed

eccoci a Monte di Grazia all'incanto di una cantina con tutte le sofisticate strumentazioni della vinificazione

moderna. Assaggio di rito eternato in foto da Sabine Cretella, una tedesca naturalizzata costierasca, come

rivela la simpatica cadenza della parlata..amalfitana che attutisce ed ingentilisce la rasposità della lingua di

origine. Si occupa di accoglienza e comunicazione ed ha preso una bella ..cotta per la pastosità e la

luminosità perlacea del..tintore. Volitiva com'è, riuscirà a piazzare sui mercati stranieri tutta la produzione

limitata, ma proprio per questo pregiata, di Arpino, medico vitivinicultore enologo.

Sullo spiazzale della cantina, rigorosamente in pietra viva, una cagnetta irrequieta protesta per la insolita

intrusione di estraneii, mia mogglie ed io, nella serenità del suo regno ed i latrati trasmigrano sui tralci,

pettinano le colline e si frantumano sfumati a fondovalle. Invece una gatta color champagne s'inarca

vanitosa e fa le fusa e reclama carezze.Un gallo impettito nella cresta rossa difende le favorite del suo

pollaio, come se fosse Villa Certosa. Fossi pittore ne tirerei fuori una tela colorata. Ma con i pennelli non ci

so fare.Invece li maneggia con padronanza e destrezza Peter Ruta,uno splendido novantenne, artista a

tutto tondo, che porta negli occhi profondi le emozioni di un secolo di storia travagliata vissuta in prima

persona, tra incidenti ed accidenti di salute, ma soprattutto tra meritati successi che squillano nelle tele

conservate ed apprezzate nei musei di mezzo mondo. Gli è compagna di vita e di arte Susanna, una brava

narratrice, che trova ispirazione e spunti per la scrittura creativa nell'eremitaggio di una casa di campagna

con un ampio terrazzo spalancato sull'infinito verde di vallate e pianori dei Lattari, là dove arrivano sfocati i

rumori delle macchine che dal Chiunzi caracollano verso il mare di Maiori.

Vivono abitualmente negli Stati Uniti, a New York, e nelle loro frequenti visite in Italia soggiornano tra

Positano e Tramonti, a captare emozioni da trasferire sulle tele, l'uno, da ossificare sulla pagina, l'altra. La

loro conoscenza è una straordinaria scoperta che mi arricchisce e mi esalta. Dal terrazzo di una casa di

campagna di Corsano faccio appena in tempo a godermi lo spettacolo di una nuvola, bambace migrante

sui picchi del Falerzio all'incendio di un tramonto di agosto, prima di incantarmi al racconto di Peter, che,

con voce lenta e carezzevole, mi materializza la storia della pittura di buona parte del Nocecento europeo

ed americano. E l'emozione si fa intensa e forte al godimento in anteprima di un numero consistente di tele

sparse con nonchalance sul letto di una stanza disadorna, che, per miracolo, si accende della luce della

grande arte come la sala di esposizione di un Grande Museo. E riconosco scale, vicoli e loggiati di Positano

nei delicati colori pastello o le piazze ed i casali di Tramonti nel verde tenero degli alberi di campagna

vivacizzati dal rosso/rosa di un oleandro allo scialo della fioritura. Miracolo delle perforazioni a penetrazione

di cuore, anima e pensieri della grande arte!

Hanno i profumi dei secoli gli affettati dei Lattari e sanno della forza del sangue generoso della terra le

sorsate del..tintore nella cena consumata nella impagabile convivialità della calda amicizia.Sono i miracoli

dell'altra Costiera, quella delle zone interne non ancora omolagate ed in parte ..imbarbarite dal turismo

pretenzioso di vecchi e nuovi ricchi e dove è ancora possibile abbandonarsi a confidenze nel clima da relax

ed otium creativo.

Alla distanza Gete è un presepe: ricamo di luci, lucciole a richiamo d'amore nel pianoro arioso,dove

nell'incavo della montagna i monaci eremiti si maceravano nella preghiera e nella meditazione in un

santuario rupestre e dove Gigino Reale ha creato un tempio dell'enogastronomia di qualità tra vitigni

secolari di Cardamone.

E' notte fonda quando riconquisto il lungomare della Costa ancora nei veleni del traffico nonostante l'afa

appiccicaticcia di mezzo agosto,

 

Giuseppe Liuccio