GIUSEPPE CAPPIELLO IL LIUTAIO DI PIANO

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Dai racconti del lunedì di Ciro Ferrigno

Pubblichiamo volentieri questo racconto della serie del lunedì per il suo essere storia vera, storia nostra, alla mianiera di Lucien Febvre, dissetarsi nei rigagnoli della cronaca.Quando si parla di violini la mente corre a Cremona, ebbene,questo personaggio ci permette di sederci al tavolo dei grandi maestri liutai internazionali.

 

Doveva averla veramente nel sangue la vocazione per gli strumenti a corde Giuseppe Cappiello, se, a soli sedici anni, riuscì a costruire un mandolino, partendo da un semplice pezzo di legno, come se ne trovano tanti in natura.Tutti restarono a bocca aperta nel constatare che suonava veramente!
Fu un amore grande che lo accompagnò per tutta la vita e gli consentì di giungere, da autodidatta, a traguardi insperati. Poco alla volta, nei ritagli di tempo libero, cominciò a costruire violini, con una cura attenta per i più minuziosi particolari, e produsse con le sue mani anche tutti gli arnesi che di volta in volta riteneva necessari per portare a compimento il lavoro. Gli strumenti diventano la sua vocazione ed il suo tormento, teso, com’era, alla ricerca di quella perfezione che è propria di un artigiano che si innalza alle sfere dell’arte più autentica. 
Non so quali armonie abbiano accompagnato il suo lavoro negli anni spesi alla ricerca della perfezione, certo è, che produsse un centinaio di pregiati violini. In tante opere verdiane il suono di questi strumenti è preludio di morte e fu proprio il trapasso di un caro congiunto a procurargli seri problemi al cuore. Nel 1980 non ancora sessantenne, era nato a Piano nel 1922, infartuato, dovette abbandonare il lavoro che svolgeva, da anni, in una importante ditta per il commercio degli agrumi. 
Il maestro Giuseppe cominciò a dedicarsi a tempo pieno alla passione della sua vita, partecipò a mostre in tutta Italia ricevendo ovunque ammirazione e consensi. Aveva la bottega di liutaio in casa a Trinità, in via Meta-Amalfi 3, ma spesso si recava in Trentino, per acquistare il legno della foresta di Paneveggio ideale per fabbricar violini. Dotato di fantasia ed inventiva, amava dare un’impronta tutta sua allo strumento e lo decorava con tipici intarsi sorrentini, usando ebano, madreperla ed avorio. Al plauso popolare fece seguito quello delle grandi stelle. Violinisti come Dino Asciolla, Rocco Filippini, Angelo Stefanato e Uto Ughi ebbero modo di suonare i suoi violini in occasione di alcune manifestazioni importantissime, come le celebrazioni del 1987 per i 250 anni dalla morte di Antonio Stradivari all’Auditorium di Napoli ed il Concorso nazionale di Liuteria a Baveno, in Piemonte.
La bravura e la creatività gli consentirono di inventare una tecnica per montare in modo super rapido la corda del “La”, seconda del violino, modalità riconosciuta e protetta da un brevetto depositato. Si tratta di un semplice foro col bordo d’oro, praticato sul retro della cassetta dei piroli.
Certo fu un suono di violino a rapirlo dalla vita nel 1992, spegnendo un’esistenza straordinaria, ammirevole per la sua originalità. Lasciò un vuoto incolmabile, in particolare nei suoi cari, privati allo stesso tempo della sua presenza e della magica musica dei suoi violini. 
Il racconto del lunedì di Ciro Ferrigno

Ringrazio vivamente le signore Rosa Alberino e Fortunata Castellano, rispettivamente vedova e nuora del compianto Giuseppe Cappiello, per le foto stupende che mi hanno fornito e che ho potuto utilizzare a corredo di questo racconto.

 

Dai racconti del lunedì di Ciro Ferrigno

Pubblichiamo volentieri questo racconto della serie del lunedì per il suo essere storia vera, storia nostra, alla mianiera di Lucien Febvre, dissetarsi nei rigagnoli della cronaca.Quando si parla di violini la mente corre a Cremona, ebbene,questo personaggio ci permette di sederci al tavolo dei grandi maestri liutai internazionali.

 

Doveva averla veramente nel sangue la vocazione per gli strumenti a corde Giuseppe Cappiello, se, a soli sedici anni, riuscì a costruire un mandolino, partendo da un semplice pezzo di legno, come se ne trovano tanti in natura.Tutti restarono a bocca aperta nel constatare che suonava veramente!
Fu un amore grande che lo accompagnò per tutta la vita e gli consentì di giungere, da autodidatta, a traguardi insperati. Poco alla volta, nei ritagli di tempo libero, cominciò a costruire violini, con una cura attenta per i più minuziosi particolari, e produsse con le sue mani anche tutti gli arnesi che di volta in volta riteneva necessari per portare a compimento il lavoro. Gli strumenti diventano la sua vocazione ed il suo tormento, teso, com’era, alla ricerca di quella perfezione che è propria di un artigiano che si innalza alle sfere dell’arte più autentica. 
Non so quali armonie abbiano accompagnato il suo lavoro negli anni spesi alla ricerca della perfezione, certo è, che produsse un centinaio di pregiati violini. In tante opere verdiane il suono di questi strumenti è preludio di morte e fu proprio il trapasso di un caro congiunto a procurargli seri problemi al cuore. Nel 1980 non ancora sessantenne, era nato a Piano nel 1922, infartuato, dovette abbandonare il lavoro che svolgeva, da anni, in una importante ditta per il commercio degli agrumi. 
Il maestro Giuseppe cominciò a dedicarsi a tempo pieno alla passione della sua vita, partecipò a mostre in tutta Italia ricevendo ovunque ammirazione e consensi. Aveva la bottega di liutaio in casa a Trinità, in via Meta-Amalfi 3, ma spesso si recava in Trentino, per acquistare il legno della foresta di Paneveggio ideale per fabbricar violini. Dotato di fantasia ed inventiva, amava dare un’impronta tutta sua allo strumento e lo decorava con tipici intarsi sorrentini, usando ebano, madreperla ed avorio. Al plauso popolare fece seguito quello delle grandi stelle. Violinisti come Dino Asciolla, Rocco Filippini, Angelo Stefanato e Uto Ughi ebbero modo di suonare i suoi violini in occasione di alcune manifestazioni importantissime, come le celebrazioni del 1987 per i 250 anni dalla morte di Antonio Stradivari all’Auditorium di Napoli ed il Concorso nazionale di Liuteria a Baveno, in Piemonte.
La bravura e la creatività gli consentirono di inventare una tecnica per montare in modo super rapido la corda del “La”, seconda del violino, modalità riconosciuta e protetta da un brevetto depositato. Si tratta di un semplice foro col bordo d’oro, praticato sul retro della cassetta dei piroli.
Certo fu un suono di violino a rapirlo dalla vita nel 1992, spegnendo un’esistenza straordinaria, ammirevole per la sua originalità. Lasciò un vuoto incolmabile, in particolare nei suoi cari, privati allo stesso tempo della sua presenza e della magica musica dei suoi violini. 
Il racconto del lunedì di Ciro Ferrigno

Ringrazio vivamente le signore Rosa Alberino e Fortunata Castellano, rispettivamente vedova e nuora del compianto Giuseppe Cappiello, per le foto stupende che mi hanno fornito e che ho potuto utilizzare a corredo di questo racconto.