Positano I Moti dell’anima 2016 , la Poesia come chiave della felicità. Vito Bellomo e Valentina Carleo VIDEO

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La Poesia come chiave della felicità. Ci sono tante definizioni di Poesia, che può essere anche sofferenza,  ma anche attraverso la sofferenza si fa un percorso di crescita e di catarsi, come nel caso di Valentina Carleo, con “Sguardo”  la sua poesia di intensa spiritualità vissuta che richiama le Confessioni di Sant’Agostino, mentre Vito Bellomo “Amor amar” ha travolto tutti con la sua allegria spassionata di una straordinaria poesia in vernacolo che ci ricorda Il Guarracino, entrambe le poesie frutto di lavoro , non nate a caso, ma tutte erano davvero belle e significanti emozionante anche il premio a Benito Ferraro di Vico Equense , l’artista del Faito, pittore delle nevi,  che ha ricevuto ilpremio della critica per la poesia “La montagna”, una montagna che ha amato con la pittura, con la poesia e anche con un pregevole libro, a ottanta anni un meritato riconoscimento nella Positano che ama. Questa sera a Positano, perla della Costiera amalfitana, ci è sembrata una chiave della felicità. Quaranta poeti da tutta Italia, dalla Sicilia alla Sardegna fino a Torino, e tutti di grande qualità e inelligenza ci hanno fatto inorgogliere e motivare ancora di più per la scelta fatta otto anni fa di sostenere con Positanonews, come media partnership, l’iniziativa dell’Associazione Posidonia, ideata e curata da Maria Rosaria Manzini, che sta riscuotendo sempre più successo. Bravissima la Giuria guidata dalla professoressa Laura Franco mentre il Comune di Positano ha dimostrato il suo apprezzamento con la presenza del vicesindaco Francesco Fusco, dell’assessore Giuseppe Guida e di Rosario Cuomo responsabile feste. Sulla nostra pagina Face Book  POSITANONEWS alcuni video della serata messi in maniera estemporanea con il back stage dei poeti e alcuni momenti della manifestazione . I video per vederli più agevolmente bisogna andare sul canale you tube di Positanonews TV  Che stanno caricando presumibilmente in rete entro domenica pomeriggio

FOTO DELLA SERATA POTETE TROVARLE AL SEGUENTE LINK

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 17:56POSITANO. I MOTI DELL’ANIMA 2016

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Ecco uno altri si stanno caricano 

Vincitori del premio di poesia “I Moti del’Anima” Città di Positano VIII Edizione 2016

CLASSIFICA

1° Classificato Vito Bellomo (Bari) Amòr amàr …

2° Classificata Carleo Valentina (Pontecagnano Faiano Salerno) Sguardo

3° Classificati ex aequo Rosa Bizzòzzaro (Caserta) Fiori di ghiaccio Giuseppe Guidolin (Vicenza) Crune

4° Classificato Franco Masu (Alghero Sassari) Macchie

1° Classificato

Vito Bellomo di Bari

con la poesia:

AMORE AMARO…..

In un mare di tristezza, vidi un amo,

eri tu la pescatrice e pensai: –  Mi ama! ” –

Io ti vedevo come una stella marina

e abboccai, come una lutrina.

 

A me, all’inizio, sembravi una razza,

che puoi cucinartela a tuo piacimento!

Tanto buona, quell’aria così tranquilla…..

Ma, piano piano, sei diventata anguilla:

 

mi sfuggi dalle mani, mi fai fesso,

mi sbatti come un polpo, mi fai lesso;

quando ti arrabbi, tu, sembri una bavosa

e sei graffiante come un gambero!

 

Io sono diventato un totano, così innamorato,

e tu pungi sempre, come un pesce spada!

Ti voglio bene, per me sei la migliore,

ma i miei occhi sono tristi, sembro una triglia.

 

E devo sentire anche mamma che dice:

“Ma non vedi come è magra, cos’è, un’alice?  ”

E se le dico che la tua  linea è perfetta,

risponde :- Beh, se non è alice, è zanchetta!

 

Hai detto :- Voglio pensarci, per qualche giornata – .

Ma io vorrei stringerti, almeno per un’orata;

ti vedo passare, a me si alza… la pressione,

io arrossisco e tu mi tratti da goggione.

 

Eppure, te ne ho fatte, di creanze:

ricci di mare, seppioline, ostriche e paranze;

ed io,  che ero sano e forte come il tonno,

ogni giorno che passa me ne vado a fondo.

 

Una cosa è certa, come una cozza mi hai succhiato

e poi, come un guscio vuoto, mi hai gettato….

Mi sei costata una barca, di soldi: vestiti, cene, balli…

Per questo amore… amaro, io, sono diventato un baccalà!                                                                               

 

2° Classificata

Valentina Carleo di Pontecagnano Faiano (Salerno)

con la poesia:

Sguardo

Con ansia cammino ubriaca di vuoto,

su strade consumate da pensieri appassiti;

sfinita trascino misera la vita,

inciampando nelle viscere delle mie iniquità.

E con anima nuda resto,

dinanzi la croce,

mentre sento l’aria pungente tagliare il mio volto stanco

e i pensieri scivolare colpevoli sui sentieri delle tue ferite.

Legata,

come i tuoi polsi al legno della passione,

ho invocato il tuo nome;

curva,

come i rami di un albero spoglio

nel cielo grigio di un giorno di pioggia,

ho gridato, piangendo,

la tenerezza delle tue mani.

E come spina che si insinua bevendo il sangue del tuo capo,

così il bianco soave della rugiada

avvolge la mia pelle nei suoi atri sicuri,

posandosi soffice sull’intimo.

In Te la mia anima è nelle anime del mondo,

nelle lacrime impaurite dalla guerra,

nei corpi straziati dalla fame,

nei respiri divini stroncati dalle acque.

Arresa al tuo tormento, sogno,

quei passi assordanti scendere dalla croce

e i miei piedi danzare come libellule

su cristalli trasparenti dell’aria.

Mi ritrovo distesa su un prato di petali verdi,

a respirare lo Spirito che mi consacra.

Ed ecco,

i tuoi occhi incontrare il mio essere.

 

3° Classificata ex aequo

Rosa Bizzòzzaro di Caserta

con la poesia:

Fiori di ghiaccio

Briciole di tempo, lucciole vaganti

costellano il buio della mente;

percorrono sentieri ormai reconditi

di fiori vivi nel sole di un sorriso

o foglie vizze nel mondo di una lacrima.

 

Sono i ricordi che bussano alla porta,

si posano su immagini dipinte

e parlano su al silenzio di quest’anima

che aspetta l’attimo infinito di uno sprazzo

che dissipar l’angoscia della notte.

 

E torna nuova vita a sussultarmi dentro

fatta di ombre fragili, di sogni ormai passati

che ridiventan vivi su ali di farfalle

libere e sovrane in spazio imponderabili

ove tutto rimane per sempre incorruttibile.

 

E’ troppo caldo l’amore del vissuto,

è troppo fredda questa solitudine;

fiori di ghiaccio spuntano dovunque;

formano un bosco, nel buio che mi circonda,

meravigliosa e fragile, mondo senza palpiti.

 

Magnificenza eterea, inganno dello spirito

all’avanzar del giorno s’arrenderà impotente,

si sfalderà alla luce dell’astro lucente,

e lascerà il rimpianto del correre del tempo

sul crepitio del ghiaccio che si dissolve lento.

 

3° Classificato ex aequo

Giuseppe Guidolin di Vicenza

con la poesia:

Crune

Recidendo i ricordi

lungo nodi sfalsati

sui contorni del tempo

 

si sanguina sul filo

tra fossili incuranti

di piante d’affetti

insensibili alle radici

 

e non esiste respiro

natura di parola

che possa riecheggiare

dal fondo dei pensieri

 

dove scuce un velcro

nell’anima

la malinconia

 

4° Classificato

Franco Masu di Alghero

con la poesia:

Macchie

Tra vecchie foto dell’anima

ne ho trovato una

trascurata per anni

colori stinti insidiano tratti morbidi

ma il sorriso dolce  resiste e

ne rivela la silenziosa presenza

e ti sembra di sentire

le carezze del suo profumo

come quando respiravi

la sua complicità

un tempo scontata

un ricordo che  scatena

vibrazioni  capaci 

di  cancellare solo ora

bucce di egoismo

dalla memoria del cuore

 

Premio della critica in italiano 

La mia montagna

di Benito Ferraro Vico Equense(NA)

Ti ammiro tutti i giorni,

ogni momento, ogni istante,

come la mia donna preferita.

Sei sempre la stessa da sempre

ma ogni volta scopro qualcosa.

Ti conosco come migliore amica

che non mente mai;

conosco ogni anfratto, ogni collina, ogni insenatura.

Vorrei volare sulle tue rupi,

volteggiare come un uccello,

sfiorarti, accarezzarti.

Vorrei toccare tutte le tue pietre,

rotolarmi nei tuoi spiazzi erbosi,

sedermi sul costone più alto

e spalancare gli occhi sull’infinito,

per guardare il mare lontano.

Voglio vedere ogni istante le tue vette,

le tue grotte, gli alberi, i promontori.

Vorrei cibarmi delle tue erbe,

dei tuoi semi, delle tue radici.

Vorrei cullarmi nella tua dolce aria

della nostra stagione più bella.

Vorrei dormire sotto la tua grotta preferita

e stare lontano dal frastuono quotidiano.

Vorrei vagare senza meta

nelle tue selve oscure,

nei tuoi boschi ombrosi.

Dolce montagna amica,

sei la mia montagna,

nessuno mi può togliere

il mio amore per te.

Motivazione:

Entro e non oltre le molteplici apparenze della montagna/amata si staglia la capacità di conoscere se stessi, l’altro e la natura: dote rara che merita di essere presa a modello.

 

Crune

di  Giuseppe Guidolin (Vicenza)

Recidendo i ricordi

lungo nodi sfalsati

sui contorni del tempo

 

si sanguina sul filo

tra fossili incuranti

di piante d’affetti

insensibili alle radici

 

e non esiste respiro

natura di parola

che possa riecheggiare

dal fondo dei pensieri

 

dove scuce un velcro

nell’anima

la malinconia

Motivazione:

Attraverso le Crune passa una altalena scorticante e sanguinante di sensibilità soavi. Pregevole tentativo di tessere l’impervio rapporto tra il fondo dei pensieri e l’assente natura di parola.

 

A sera, se sara’

di Francesco Palmisano (Torino)

 Ai garruli scricchi del rondò dei rosignuoli 

la bianca magnolia

si schiude e sorride

tra i verdi platani cui immemore dà vita 

il placido Po

si scaglia e sorride

in provvidi voli ai sacri tetti tornando 

la libera rondine

soddisfatta sorride.

Solo tu

su uno sfondo di secco muro assorta 

nel lungo mattino inerte

tra bianchi letti di morte

non sorridi:

« Tutta la mia vita, 

mio Dio,

si deve perdere

come si perde il dolce suono delle fronde?> >

Alla antica domanda 

che prima della risacca 

per l’ignoto dopo 

l’onda ferma

straniera in patria non odi

nel soddisfatto fruscio

il coro dei trilli dei rondinini in nido

nel placido mormorio

il lieve fremito di ringraziamento delle assetate fronde

nel sereno biancheggio

la millenaria melodia della misurata collina:

« La vita si vive vivendo dal! ‘alba al tramonto. 

A sera, se sarà,

penseremo alla sera ».

Nel garrulo rondò fluente di corolle in volo

-come la bianca magnolia 

il placido Po

la soddisfatta rondine-

sorrido alla vita e nulla chiedo.

Motivazione:

Consolante commosso intreccio di serenità e dolorosa attesa: A sera, se sarà, penseremo alla sera … ci abbiamo pensato con chi abbiamo amato, ci penseremo quando la nostra vita si perderà come si perde il dolce suono delle fronde.

 

Premio della Critica in vernacolo

Erani juarni

di Angelo Canino Acri(CS)

 Erani juarni tristi e ccupi,

i festi, nemmeni i ccanuscìamu

cammisi arripezzèati, quazuni chjin’e grupi,

ccu lla notti, a ffatighèari, jìamu.

 

Chi ccu nna mantra a ppàsciari,

chi ccu nna zappa, a botèari stantu,

i pìcciudi aiutèati a ccriscìari,

e tèata, ccu d’amuru, propiu tantu.

 

A guerra e du quaranta,

avìa pportèatu morti e ppezzentìa,

a fèama tanni era ttanta,

alla cheasicella duv’e mmia.

 

Nu pèanu e nnu stùazzu e dardu ammuccèati,

intr’u paglièaru, sutta sutta a paglia,

ppecchì passàvani i surdèati

e mmèravani ugne gaglia.

 

A sira, ni ricoglìamu tutti,

a cchilla pittirilla cheasicella,

assiboglia ca ci stàvamu ‘ncutti,

era rrijunta chilla famiglia bella.

 

Nu tròccanu e ditiarnu allu fuacu,

e nnua, tutti lla arrotèati

ppe nnua era llu stessi e nu jùacu,

a ssèntari chilli fatti cuntèati.

 

E tèata e dde tèatu,

nu jùarnu cupu, si sentìani i botti,

quanni è jjutu surdèatu

e d’è ppartutu ppe lla guerra e du diciotti.

 

Erani jùarni dannèati,

e ssu ‘mpressi ppe ssempri intra ssa menti,

tant’anni mo, suni passèati,

su ccangèati d’usanzi e lli genti.

 

E mmo, a famiglia u nn’è cchiù cumi na vota,

i valori e da vita, un ci su cchiù

u munnu, ha ffattu na sbota,

e d’è ccangèata tutta a gioventù.

 

Mo c’e llu divertimenti, ccu llu buanustèari,

u sordu intr’a sacca, e ttuttu chilli chi unu vò,

poca è lla fatiga e poca, a voglia e fatighèari,

jùarni cupi èrani chilli, juarni cupi chiss’e mò.

 

Motivazione:

Scorre fluido il racconto di un secolo tra guerre, miseria, amore, famiglia e animali, fino a culminare in un illuminante/cupo endecasillabo tronco finale.

 

Amòr amàr …

di Vito Bellomo (Bari)

Jìnd a nu mar d’tristèzz, vdìbb nu’am,  

jìv tu, la pizzcatrìscj, e pnzàbb:- Mi’àm! – 

Jì t’vdèv com a na stella marìn 

e abboccàbb, accòm a na lutrìn.

 

A’mmè, all’inìzj, m’parìv na ràscj,

ca tu accòm la uè….T’la fàscj!

Bona bon, chedd’àrj’ acksì tranquìll…….

Ma, chiàn chiàn, sì dvndàt n’anguìll:    

 

m’sfùscj dall man, m’pìgghj p’fèss,

m’sbatt  accòm o’pulp, m’fàscj a’llèss;

acquànn t’ngàzz, tu, pàr na vavòs

e ammìn a’ràscjk, accòm a na plòs!

 

Jì sò dvndàt nu tòdr, ca m’sò ‘nnamràt,

e tu ste semb a pòngj, a iùs d’pèscj spàd!

T’vògghj bbèn e p’mmè sì la chiù mègghj,

ma l’ècchj mì sò trist, pàrgh’a vdè na trègghj….

 

E ià sndì pur a mamm, ca semb dìscj:

 “Ma non vid c’iè ‘mazz, e ci’iè, n’alìscj? ”                                                                                                 

E ci jì gj digh ca la linea tò iè perfètt,

rspònn:- Meh, ci nonn’è alìscj, iè zanghètt! –

 

Si ‘dìtt: – Gj’vògghj pnzà, p’qualche scjrnàt –  .

Ma jì  t’vless strèngj, almèn p’n’oràt…..

T’vèggh d’passà, a me s’iàlz…la pressiòn,

m’fazz russ russ e tu m’pìgghj a ckggiòn.

 

Eppùr, t’n’sò fatt, d’criànz:

rizz, allìv, iòstrck e parànz;

e jì, ca ièv san e fort accòm o’ttùnn,

ogne dì ca pass, m’n’vògh a’ffùnn.

 

Na còs iè cert, com a na cozz, m’sì srchiàt   

eppò, com a na scorza vacànd, m’sì scjttàt……..

M’sì ghstàt na varck, d’trrìs : vstìt, cen, a ballà…….

P’cuss’amòr  a…mar, jì, sò dvntàt nu baccalà

Motivazione:

Un dialogo ironico e giocoso ci fa sorridere tra scaramucce d’amore,rime e frasi idiomatiche: il tutto dominato da padronanza della lingua e del ritmo.

 

Luna mariòlä

di Annunziata Terracciano Marigliano (NA)

Oi luna luna, luna mariòlä

t’ è arrubbàtä ‘a lucë d’ ‘o solë

e c’ ‘a scusä ca si’ d’argientö

vai dicènnë  ca nun e’ fattö nientë.

 

Luna lunellä 

dammë ‘nu piattö ‘e maccarunciellë

~io të dicevö quann’erö nennellä~

 

Luna lunellä

dammë ‘nu fazzulèttö ‘e lucë

p’ arravuglià ‘o corë ca nun trovä  pacë,

ma tu lucènnë vajë, ianca e sulàgnä

a pittà ‘o marë, a pittà ‘a muntagnä,

 

e’ fattö ‘argientö  pur’ ‘e rose sanguegnë

‘e stu  ciardinö mio  c’ ‘a perz’ ‘a vocë.

Sti lacrëmë  ‘ca tremmänö ppe ll’aria

tu ‘e sientë, t’ ‘e port’ ‘o vientö

 

ma tu iancä e sulàgnä vaje 

e nun  truovö  abbientö.

 

Òi luna luna, luna mariòlä

 

Motivazione:

Monologo affettuoso di una nennella che continua a parlare alla luna con maturità e ironia. Su un tema non certo insolito si srotolano immagini cariche di tenerezza.

Sul blog di Massimo Capodanno Positano My Life alcune  foto dei premiati . Sul blog imotidellanima.blogspot.com  tante informazioni anche sulle precedenti edizioni che Positanonews ha sempre seguito .

 

La Poesia come chiave della felicità. Ci sono tante definizioni di Poesia, che può essere anche sofferenza,  ma anche attraverso la sofferenza si fa un percorso di crescita e di catarsi, come nel caso di Valentina Carleo, con "Sguardo"  la sua poesia di intensa spiritualità vissuta che richiama le Confessioni di Sant'Agostino, mentre Vito Bellomo "Amor amar" ha travolto tutti con la sua allegria spassionata di una straordinaria poesia in vernacolo che ci ricorda Il Guarracino, entrambe le poesie frutto di lavoro , non nate a caso, ma tutte erano davvero belle e significanti emozionante anche il premio a Benito Ferraro di Vico Equense , l'artista del Faito, pittore delle nevi,  che ha ricevuto ilpremio della critica per la poesia "La montagna", una montagna che ha amato con la pittura, con la poesia e anche con un pregevole libro, a ottanta anni un meritato riconoscimento nella Positano che ama. Questa sera a Positano, perla della Costiera amalfitana, ci è sembrata una chiave della felicità. Quaranta poeti da tutta Italia, dalla Sicilia alla Sardegna fino a Torino, e tutti di grande qualità e inelligenza ci hanno fatto inorgogliere e motivare ancora di più per la scelta fatta otto anni fa di sostenere con Positanonews, come media partnership, l'iniziativa dell'Associazione Posidonia, ideata e curata da Maria Rosaria Manzini, che sta riscuotendo sempre più successo. Bravissima la Giuria guidata dalla professoressa Laura Franco mentre il Comune di Positano ha dimostrato il suo apprezzamento con la presenza del vicesindaco Francesco Fusco, dell'assessore Giuseppe Guida e di Rosario Cuomo responsabile feste. Sulla nostra pagina Face Book  POSITANONEWS alcuni video della serata messi in maniera estemporanea con il back stage dei poeti e alcuni momenti della manifestazione . I video per vederli più agevolmente bisogna andare sul canale you tube di Positanonews TV  Che stanno caricando presumibilmente in rete entro domenica pomeriggio

FOTO DELLA SERATA POTETE TROVARLE AL SEGUENTE LINK

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Ecco uno altri si stanno caricano 

Vincitori del premio di poesia "I Moti del'Anima" Città di Positano VIII Edizione 2016

CLASSIFICA

1° Classificato Vito Bellomo (Bari) Amòr amàr …

2° Classificata Carleo Valentina (Pontecagnano Faiano Salerno) Sguardo

3° Classificati ex aequo Rosa Bizzòzzaro (Caserta) Fiori di ghiaccio Giuseppe Guidolin (Vicenza) Crune

4° Classificato Franco Masu (Alghero Sassari) Macchie

1° Classificato

Vito Bellomo di Bari

con la poesia:

AMORE AMARO…..

In un mare di tristezza, vidi un amo,

eri tu la pescatrice e pensai: –  Mi ama! " –

Io ti vedevo come una stella marina

e abboccai, come una lutrina.

 

A me, all’inizio, sembravi una razza,

che puoi cucinartela a tuo piacimento!

Tanto buona, quell’aria così tranquilla…..

Ma, piano piano, sei diventata anguilla:

 

mi sfuggi dalle mani, mi fai fesso,

mi sbatti come un polpo, mi fai lesso;

quando ti arrabbi, tu, sembri una bavosa

e sei graffiante come un gambero!

 

Io sono diventato un totano, così innamorato,

e tu pungi sempre, come un pesce spada!

Ti voglio bene, per me sei la migliore,

ma i miei occhi sono tristi, sembro una triglia.

 

E devo sentire anche mamma che dice:

"Ma non vedi come è magra, cos’è, un’alice?  ”

E se le dico che la tua  linea è perfetta,

risponde :- Beh, se non è alice, è zanchetta!

 

Hai detto :- Voglio pensarci, per qualche giornata – .

Ma io vorrei stringerti, almeno per un’orata;

ti vedo passare, a me si alza… la pressione,

io arrossisco e tu mi tratti da goggione.

 

Eppure, te ne ho fatte, di creanze:

ricci di mare, seppioline, ostriche e paranze;

ed io,  che ero sano e forte come il tonno,

ogni giorno che passa me ne vado a fondo.

 

Una cosa è certa, come una cozza mi hai succhiato

e poi, come un guscio vuoto, mi hai gettato….

Mi sei costata una barca, di soldi: vestiti, cene, balli…

Per questo amore… amaro, io, sono diventato un baccalà!                                                                               

 

2° Classificata

Valentina Carleo di Pontecagnano Faiano (Salerno)

con la poesia:

Sguardo

Con ansia cammino ubriaca di vuoto,

su strade consumate da pensieri appassiti;

sfinita trascino misera la vita,

inciampando nelle viscere delle mie iniquità.

E con anima nuda resto,

dinanzi la croce,

mentre sento l’aria pungente tagliare il mio volto stanco

e i pensieri scivolare colpevoli sui sentieri delle tue ferite.

Legata,

come i tuoi polsi al legno della passione,

ho invocato il tuo nome;

curva,

come i rami di un albero spoglio

nel cielo grigio di un giorno di pioggia,

ho gridato, piangendo,

la tenerezza delle tue mani.

E come spina che si insinua bevendo il sangue del tuo capo,

così il bianco soave della rugiada

avvolge la mia pelle nei suoi atri sicuri,

posandosi soffice sull’intimo.

In Te la mia anima è nelle anime del mondo,

nelle lacrime impaurite dalla guerra,

nei corpi straziati dalla fame,

nei respiri divini stroncati dalle acque.

Arresa al tuo tormento, sogno,

quei passi assordanti scendere dalla croce

e i miei piedi danzare come libellule

su cristalli trasparenti dell’aria.

Mi ritrovo distesa su un prato di petali verdi,

a respirare lo Spirito che mi consacra.

Ed ecco,

i tuoi occhi incontrare il mio essere.

 

3° Classificata ex aequo

Rosa Bizzòzzaro di Caserta

con la poesia:

Fiori di ghiaccio

Briciole di tempo, lucciole vaganti

costellano il buio della mente;

percorrono sentieri ormai reconditi

di fiori vivi nel sole di un sorriso

o foglie vizze nel mondo di una lacrima.

 

Sono i ricordi che bussano alla porta,

si posano su immagini dipinte

e parlano su al silenzio di quest'anima

che aspetta l'attimo infinito di uno sprazzo

che dissipar l'angoscia della notte.

 

E torna nuova vita a sussultarmi dentro

fatta di ombre fragili, di sogni ormai passati

che ridiventan vivi su ali di farfalle

libere e sovrane in spazio imponderabili

ove tutto rimane per sempre incorruttibile.

 

E' troppo caldo l'amore del vissuto,

è troppo fredda questa solitudine;

fiori di ghiaccio spuntano dovunque;

formano un bosco, nel buio che mi circonda,

meravigliosa e fragile, mondo senza palpiti.

 

Magnificenza eterea, inganno dello spirito

all'avanzar del giorno s'arrenderà impotente,

si sfalderà alla luce dell'astro lucente,

e lascerà il rimpianto del correre del tempo

sul crepitio del ghiaccio che si dissolve lento.

 

3° Classificato ex aequo

Giuseppe Guidolin di Vicenza

con la poesia:

Crune

Recidendo i ricordi

lungo nodi sfalsati

sui contorni del tempo

 

si sanguina sul filo

tra fossili incuranti

di piante d’affetti

insensibili alle radici

 

e non esiste respiro

natura di parola

che possa riecheggiare

dal fondo dei pensieri

 

dove scuce un velcro

nell’anima

la malinconia

 

4° Classificato

Franco Masu di Alghero

con la poesia:

Macchie

Tra vecchie foto dell'anima

ne ho trovato una

trascurata per anni

colori stinti insidiano tratti morbidi

ma il sorriso dolce  resiste e

ne rivela la silenziosa presenza

e ti sembra di sentire

le carezze del suo profumo

come quando respiravi

la sua complicità

un tempo scontata

un ricordo che  scatena

vibrazioni  capaci 

di  cancellare solo ora

bucce di egoismo

dalla memoria del cuore

 

Premio della critica in italiano 

La mia montagna

di Benito Ferraro Vico Equense(NA)

Ti ammiro tutti i giorni,

ogni momento, ogni istante,

come la mia donna preferita.

Sei sempre la stessa da sempre

ma ogni volta scopro qualcosa.

Ti conosco come migliore amica

che non mente mai;

conosco ogni anfratto, ogni collina, ogni insenatura.

Vorrei volare sulle tue rupi,

volteggiare come un uccello,

sfiorarti, accarezzarti.

Vorrei toccare tutte le tue pietre,

rotolarmi nei tuoi spiazzi erbosi,

sedermi sul costone più alto

e spalancare gli occhi sull'infinito,

per guardare il mare lontano.

Voglio vedere ogni istante le tue vette,

le tue grotte, gli alberi, i promontori.

Vorrei cibarmi delle tue erbe,

dei tuoi semi, delle tue radici.

Vorrei cullarmi nella tua dolce aria

della nostra stagione più bella.

Vorrei dormire sotto la tua grotta preferita

e stare lontano dal frastuono quotidiano.

Vorrei vagare senza meta

nelle tue selve oscure,

nei tuoi boschi ombrosi.

Dolce montagna amica,

sei la mia montagna,

nessuno mi può togliere

il mio amore per te.

Motivazione:

Entro e non oltre le molteplici apparenze della montagna/amata si staglia la capacità di conoscere se stessi, l'altro e la natura: dote rara che merita di essere presa a modello.

 

Crune

di  Giuseppe Guidolin (Vicenza)

Recidendo i ricordi

lungo nodi sfalsati

sui contorni del tempo

 

si sanguina sul filo

tra fossili incuranti

di piante d’affetti

insensibili alle radici

 

e non esiste respiro

natura di parola

che possa riecheggiare

dal fondo dei pensieri

 

dove scuce un velcro

nell’anima

la malinconia

Motivazione:

Attraverso le Crune passa una altalena scorticante e sanguinante di sensibilità soavi. Pregevole tentativo di tessere l'impervio rapporto tra il fondo dei pensieri e l'assente natura di parola.

 

A sera, se sara'

di Francesco Palmisano (Torino)

 Ai garruli scricchi del rondò dei rosignuoli 

la bianca magnolia

si schiude e sorride

tra i verdi platani cui immemore dà vita 

il placido Po

sscaglia e sorride

in provvidi voli ai sacri tetti tornando 

la libera rondine

soddisfatta sorride.

Solo tu

su uno sfondo di secco murassort

nel lungo mattino inerte

trbianchi letti di morte

non sorridi:

« Tutta la mivita, 

mio Dio,

si deve perdere

comsi perde il dolcsuondellfronde?>

Alla anticdomanda 

che primdella risacca 

per l'ignoto dopo 

l'onda ferma

stranierin patrinon odi

nel soddisfatto fruscio

il coro dei trilli derondinini in nido

nel placido mormorio

il lieve fremitdi ringraziamentdelle assetate fronde

nesereno biancheggio

lmillenarimelodia della misurata collina:

« La vita svive vivenddal! 'alba atramonto. 

sera, ssarà,

penseremalla ser».

Nel garrulo rondò fluentdi corollin volo

comla bianca magnoli

il placido Po

la soddisfattrondine

sorridalla vita nulla chiedo.

Motivazione:

Consolante commosso intreccio di serenità e dolorosa attesa: A sera, se sarà, penseremo alla sera … ci abbiamo pensato con chi abbiamo amato, ci penseremo quando la nostra vita si perderà come si perde il dolce suono delle fronde.

 

Premio della Critica in vernacolo

Erani juarni

di Angelo Canino Acri(CS)

 Erani juarni tristi e ccupi,

i festi, nemmeni i ccanuscìamu

cammisi arripezzèati, quazuni chjin’e grupi,

ccu lla notti, a ffatighèari, jìamu.

 

Chi ccu nna mantra a ppàsciari,

chi ccu nna zappa, a botèari stantu,

i pìcciudi aiutèati a ccriscìari,

e tèata, ccu d’amuru, propiu tantu.

 

A guerra e du quaranta,

avìa pportèatu morti e ppezzentìa,

a fèama tanni era ttanta,

alla cheasicella duv’e mmia.

 

Nu pèanu e nnu stùazzu e dardu ammuccèati,

intr’u paglièaru, sutta sutta a paglia,

ppecchì passàvani i surdèati

e mmèravani ugne gaglia.

 

A sira, ni ricoglìamu tutti,

a cchilla pittirilla cheasicella,

assiboglia ca ci stàvamu ‘ncutti,

era rrijunta chilla famiglia bella.

 

Nu tròccanu e ditiarnu allu fuacu,

e nnua, tutti lla arrotèati

ppe nnua era llu stessi e nu jùacu,

a ssèntari chilli fatti cuntèati.

 

E tèata e dde tèatu,

nu jùarnu cupu, si sentìani i botti,

quanni è jjutu surdèatu

e d’è ppartutu ppe lla guerra e du diciotti.

 

Erani jùarni dannèati,

e ssu ‘mpressi ppe ssempri intra ssa menti,

tant’anni mo, suni passèati,

su ccangèati d’usanzi e lli genti.

 

E mmo, a famiglia u nn’è cchiù cumi na vota,

i valori e da vita, un ci su cchiù

u munnu, ha ffattu na sbota,

e d’è ccangèata tutta a gioventù.

 

Mo c’e llu divertimenti, ccu llu buanustèari,

u sordu intr’a sacca, e ttuttu chilli chi unu vò,

poca è lla fatiga e poca, a voglia e fatighèari,

jùarni cupi èrani chilli, juarni cupi chiss’e mò.

 

Motivazione:

Scorre fluido il racconto di un secolo tra guerre, miseria, amore, famiglia e animali, fino a culminare in un illuminante/cupo endecasillabo tronco finale.

 

Amòr amàr …

di Vito Bellomo (Bari)

Jìnd a nu mar d’tristèzz, vdìbb nu’am,  

jìv tu, la pizzcatrìscj, e pnzàbb:- Mi’àm! – 

Jì t’vdèv com a na stella marìn 

e abboccàbb, accòm a na lutrìn.

 

A'mmè, all’inìzj, m’parìv na ràscj,

ca tu accòm la uè….T’la fàscj!

Bona bon, chedd’àrj’ acksì tranquìll…….

Ma, chiàn chiàn, sì dvndàt n’anguìll:    

 

m’sfùscj dall man, m’pìgghj p’fèss,

m’sbatt  accòm o’pulp, m’fàscj a’llèss;

acquànn t’ngàzz, tu, pàr na vavòs

e ammìn a’ràscjk, accòm a na plòs!

 

Jì sò dvndàt nu tòdr, ca m’sò 'nnamràt,

e tu ste semb a pòngj, a iùs d’pèscj spàd!

T’vògghj bbèn e p’mmè sì la chiù mègghj,

ma l’ècchj mì sò trist, pàrgh’a vdè na trègghj….

 

E ià sndì pur a mamm, ca semb dìscj:

 "Ma non vid c’iè ‘mazz, e ci’iè, n’alìscj? ”                                                                                                 

E ci jì gj digh ca la linea tò iè perfètt,

rspònn:- Meh, ci nonn’è alìscj, iè zanghètt! –

 

Si ‘dìtt: – Gj’vògghj pnzà, p’qualche scjrnàt –  .

Ma jì  t’vless strèngj, almèn p’n’oràt…..

T’vèggh d’passà, a me s’iàlz…la pressiòn,

m’fazz russ russ e tu m’pìgghj a ckggiòn.

 

Eppùr, t’n’sò fatt, d’criànz:

rizz, allìv, iòstrck e parànz;

e jì, ca ièv san e fort accòm o’ttùnn,

ogne dì ca pass, m’n’vògh a’ffùnn.

 

Na còs iè cert, com a na cozz, m’sì srchiàt   

eppò, com a na scorza vacànd, m’sì scjttàt……..

M’sì ghstàt na varck, d’trrìs : vstìt, cen, a ballà…….

P’cuss’amòr  a…mar, jì, sò dvntàt nu baccalà

Motivazione:

Un dialogo ironico e giocoso ci fa sorridere tra scaramucce d'amore,rime e frasi idiomatiche: il tutto dominato da padronanza della lingua e del ritmo.

 

Luna mariòlä

di Annunziata Terracciano Marigliano (NA)

Oi luna luna, luna mariòlä

t' è arrubbàtä 'a lucë d' 'o solë

e c' 'a scusä ca si' d'argientö

vai dicènnë  ca nun e' fattö nientë.

 

Luna lunellä 

dammë 'nu piattö 'e maccarunciellë

~io të dicevö quann'erö nennellä~

 

Luna lunellä

dammë 'nu fazzulèttö 'e lucë

p' arravuglià 'o corë ca nun trovä  pacë,

ma tu lucènnë vajë, ianca e sulàgnä

a pittà 'o marë, a pittà 'a muntagnä,

 

e' fattö 'argientö  pur' 'e rose sanguegnë

'e stu  ciardinö mio  c' 'a perz' 'a vocë.

Sti lacrëmë  'ca tremmänö ppe ll'aria

tu 'e sientë, t' 'e port' 'o vientö

 

ma tu iancä e sulàgnä vaje 

e nun  truovö  abbientö.

 

Òi luna luna, luna mariòlä

 

Motivazione:

Monologo affettuoso di una nennella che continua a parlare alla luna con maturità e ironia. Su un tema non certo insolito si srotolano immagini cariche di tenerezza.

Sul blog di Massimo Capodanno Positano My Life alcune  foto dei premiati . Sul blog imotidellanima.blogspot.com  tante informazioni anche sulle precedenti edizioni che Positanonews ha sempre seguito .