Fondazione Ravello veleni su veleni . Maffettone a Londra evita il confronto con Di Martino

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Ravello Costiera amalfitanana. Il comune vuole avere la sua “centralità” , un territorio come Ravello e la Costa d’ Amalfi terra di dominio , addirittura neanche l’accesso agli atti , stando a quanto afferma Salvatore Di Martino,  intanto il Presidente della Fondazione Ravello consulente culturale del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca sta a Londra mentre si teneva il confronto all’ Auditorium Oscar Niemeyer con tutte le realtà sociali ed economiche della Città della Musica. L’ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca tace, la Fondazione Ravello non emana comunicati sulal vicenda mentre se ne interessa la stampa anche regionale. In particolare Il Mattino , giornale attento alle attività istituzionali del territorio, manda la prima firma Adolfo Pappalardo con un pezzo che è stato ripreso in prima pagina, come ieri fra l’altro ” Veleni su veleni. O forse anche incomprensioni. E una freddezza che manco la sciroccata forte di ieri sera riesce sciogliere un po’. Al centro ancora la fondazione Ravello e la sua gestione, soprattutto. Da un lato i vertici dell’ente, dall’altro il Comune della città sospesa sulla costiera amalfitana che reclama un cambio all’interno della governance dopo le ultime elezioni comunali. In sostanza il sindaco Salvatore Di Martino chiede che la nuova maggioranza uscita dalle urne abbia i suoi rappresentanti. «Altrimenti siamo tagliati fuori». Settimane e settimane di lettere e raccomandate. Con il primo cittadino che chiede gli accessi agli atti e il presidente della fondazione Sebastiano Maffettone che ribatte: «Non siamo un ufficio del Comune». Porte chiuse (o sbattute) da una parte e dall’altra. Mentre ieri sera si consumava quello che doveva essere un duello: un’assemblea pubblica nell’auditorium convocata dal primo cittadino. Ma manca l’altro duellante: «Avevo già comunicato al sindaco la mia impossibilità di essere presente a causa precedenti impegni. Come tutti, per partecipare a un evento devo essere avvisato per tempo, verificare la mia disponibilità e accettare l’impegno. Nel caso in questione, ciò non era per me possibile, e il sindaco ne era a conoscenza», dice Maffettone dall’Inghilterra. E gira, manco non fosse creduto, il testo della mail spedita via pec al sindaco giorni fa in cui ribadisce di non esserci ieri sera, perché oltre Manica, ma di essere disponibile al confronto. «Ho, come è normale, interesse a parlare dei temi di cui si occupa la Fondazione con i ravellesi e con le istituzioni che li rappresentano, ma – come tutti – non posso essere convocato in una data qualsiasi senza tenere conto di altri impegni. Sembra così che sia lei a non voler parlare con me, dato che – se davvero volesse – basterebbe mettersi d’accordo su una data in cui entrambi siamo disponibili», è l’incipit del testo. Poi sulle accuse di non rispettare i cittadini del paese costiero attacca. «In quanto al mio rispetto per i ravellesi, esso – come sanno tutti quelli che mi hanno parlato e incontrato a Ravello – è forte e chiaro, e sono convinto che la Fondazione che rappresento può portare al territorio solo benessere e bellezza. In quanto alla democrazia, credo di conoscerne i principi e i valori fondamentali, principi e valori che ho sempre praticato in tutta la mia vita e che nulla hanno a che fare con il tono aggressivo e minatorio che lei – rincara Maffettone – adopera e molto hanno a che fare invece con la mitezza e la gentilezza dei modi. Democrazia è innanzitutto dialogo, e un dialogo non si fa con ukase (editto, ndr), convocazioni e minacce ma cercando un accordo pacifico e ragionevole tra persone che partono da premesse diverse». Tocca così a Maurizio Pilone, segretario generale della Fondazione lo scontro diretto con il sindaco Di Martino nel gioellino costruito da Oscar Niemeyer. Con il sindaco arrivato armato. Di slide con numeri e cifre su quello che lui definisce il flop dell’ultima edizione del festival. Cifre su cifre che spiegano o, al contrario, non possono spiegare nulla, ragiona il segretario generale facendo presente come l’edizione di quest’anno sia stata diversa. «Meno concerti con artisti di grande richiamo come De Gregori, Piovani o Bollani ma eventi di altra natura per cercare una diversa cifra stilistica», è la risposta per rivendicare l’operato della fondazione. L’assise si chiude dopo ore di discussione ma senza arrivare a un epilogo. E in paese qualche preoccupazione serpeggia. Anche perché occorre organizzare il prossimo festival e, nel frattempo, è scaduto il contratto di villa Rufolo, la prestigiosa location di tutti gli eventi.”

Ravello Costiera amalfitanana. Il comune vuole avere la sua "centralità" , un territorio come Ravello e la Costa d' Amalfi terra di dominio , addirittura neanche l'accesso agli atti , stando a quanto afferma Salvatore Di Martino,  intanto il Presidente della Fondazione Ravello consulente culturale del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca sta a Londra mentre si teneva il confronto all' Auditorium Oscar Niemeyer con tutte le realtà sociali ed economiche della Città della Musica. L'ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca tace, la Fondazione Ravello non emana comunicati sulal vicenda mentre se ne interessa la stampa anche regionale. In particolare Il Mattino , giornale attento alle attività istituzionali del territorio, manda la prima firma Adolfo Pappalardo con un pezzo che è stato ripreso in prima pagina, come ieri fra l'altro " Veleni su veleni. O forse anche incomprensioni. E una freddezza che manco la sciroccata forte di ieri sera riesce sciogliere un po'. Al centro ancora la fondazione Ravello e la sua gestione, soprattutto. Da un lato i vertici dell'ente, dall'altro il Comune della città sospesa sulla costiera amalfitana che reclama un cambio all'interno della governance dopo le ultime elezioni comunali. In sostanza il sindaco Salvatore Di Martino chiede che la nuova maggioranza uscita dalle urne abbia i suoi rappresentanti. «Altrimenti siamo tagliati fuori». Settimane e settimane di lettere e raccomandate. Con il primo cittadino che chiede gli accessi agli atti e il presidente della fondazione Sebastiano Maffettone che ribatte: «Non siamo un ufficio del Comune». Porte chiuse (o sbattute) da una parte e dall'altra. Mentre ieri sera si consumava quello che doveva essere un duello: un'assemblea pubblica nell'auditorium convocata dal primo cittadino. Ma manca l'altro duellante: «Avevo già comunicato al sindaco la mia impossibilità di essere presente a causa precedenti impegni. Come tutti, per partecipare a un evento devo essere avvisato per tempo, verificare la mia disponibilità e accettare l'impegno. Nel caso in questione, ciò non era per me possibile, e il sindaco ne era a conoscenza», dice Maffettone dall'Inghilterra. E gira, manco non fosse creduto, il testo della mail spedita via pec al sindaco giorni fa in cui ribadisce di non esserci ieri sera, perché oltre Manica, ma di essere disponibile al confronto. «Ho, come è normale, interesse a parlare dei temi di cui si occupa la Fondazione con i ravellesi e con le istituzioni che li rappresentano, ma – come tutti – non posso essere convocato in una data qualsiasi senza tenere conto di altri impegni. Sembra così che sia lei a non voler parlare con me, dato che – se davvero volesse – basterebbe mettersi d'accordo su una data in cui entrambi siamo disponibili», è l'incipit del testo. Poi sulle accuse di non rispettare i cittadini del paese costiero attacca. «In quanto al mio rispetto per i ravellesi, esso – come sanno tutti quelli che mi hanno parlato e incontrato a Ravello – è forte e chiaro, e sono convinto che la Fondazione che rappresento può portare al territorio solo benessere e bellezza. In quanto alla democrazia, credo di conoscerne i principi e i valori fondamentali, principi e valori che ho sempre praticato in tutta la mia vita e che nulla hanno a che fare con il tono aggressivo e minatorio che lei – rincara Maffettone – adopera e molto hanno a che fare invece con la mitezza e la gentilezza dei modi. Democrazia è innanzitutto dialogo, e un dialogo non si fa con ukase (editto, ndr), convocazioni e minacce ma cercando un accordo pacifico e ragionevole tra persone che partono da premesse diverse». Tocca così a Maurizio Pilone, segretario generale della Fondazione lo scontro diretto con il sindaco Di Martino nel gioellino costruito da Oscar Niemeyer. Con il sindaco arrivato armato. Di slide con numeri e cifre su quello che lui definisce il flop dell'ultima edizione del festival. Cifre su cifre che spiegano o, al contrario, non possono spiegare nulla, ragiona il segretario generale facendo presente come l'edizione di quest'anno sia stata diversa. «Meno concerti con artisti di grande richiamo come De Gregori, Piovani o Bollani ma eventi di altra natura per cercare una diversa cifra stilistica», è la risposta per rivendicare l'operato della fondazione. L'assise si chiude dopo ore di discussione ma senza arrivare a un epilogo. E in paese qualche preoccupazione serpeggia. Anche perché occorre organizzare il prossimo festival e, nel frattempo, è scaduto il contratto di villa Rufolo, la prestigiosa location di tutti gli eventi."

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