Italia,I pregi e i difetti del ct azzurrro

0

 
Dopo 4 partite, pregi e difetti della squadra varata dal ct: a partire dalla sindrome Conte
 

 

Scherzava rasserenato, sull’aereo notturno di ritorno in Italia, il presidente Tavecchio: «Perdere sarebbe stata una sventura…». Siccome i risultati nel calcio sono come la ricchezza (nella vita non è tutto, ma di certo aiuta a vivere) bisogna pur tenerne conto. Altrettanto noto è che uno può raddrizzare una, due, tre partite ma se poi non risolve i problemi di fondo alla lunga paga pegno. Ventura chiede tempo. E’ giusto, purché non si riduca tutto a questo, perché anche chi lo ha preceduto ha dovuto fare i conti con penuria di spazi operativi.  
 
I MENO. Meglio cercare di capire quel che non funziona in questa nuova Nazionale. Intanto in questi primi due mesi venturiani la squadra ha sempre avuto problemi di tenuta. Lasciando stare la sconfitta amichevole con la Francia, sia a Haifa che nelle ultime due partite l’Italia ha sofferto troppo, indipendetemente dal valore dell’avversario. Vero, come sostiene Ventura, che in tutte e tre le occasioni, i guai seri sono arrivati da errori individuali (Chiellini con Israele, Buffon con la Spagna, Verratti-Bernardeschi con la Macedonia) ma pure alcune scelte iniziali del tecnico hanno messo la squadra in difficoltà. Soprattutto a Skopje l’Italia era sbagliata in partenza, con un centrocampo poco equilibrato. E qui si viene a uno dei nodi principali. Il nuovo ct ha ereditato lo schema di gioco di Conte, il 3-5-2, per motivi pragmatici (ottenere in fretta punti qualificazione) mentre strategicamente il suo punto di caduta è il 4-2-4. Ora, detto in sintesi, dire modulo contiano, prima come adesso, è sostanzialmente riferirsi al peso che esercita il blocco difensivo juventino nelle scelte del ct. Finché “vivono” Buffon; Barzagli-Bonucci-Chiellini, la Nazionale (come la Juve del resto) si conforma a loro. Il problema si pone in caso di assenze o cali di forma, naturali anche per dei totem come loro. Meglio lavorare subito anche su un’idea di gioco diversa e alternativa, che consenta di sfruttare anche le qualità di altri calciatori, virtualmente non adatti al 3-5-2. Inoltre il passaggio di testimone non sembra aver mantenuto in casa azzurra la stessa compattezza tra giocatori e staff forgiata in Francia. Il caso Pellè ne è stata la prova più lampante. Non è mai stato facile per un allenatore ereditare una squadra che ha fatto bene, soprattutto sul piano morale. Non è colpa di Ventura se questo è successo. Però per parte sua il ct ha scherzato per primo col fuoco, giocando sul suo rapporto storico con Conte, salvo poi sentirsene prigioniero, eppure continuando ad evocare raffronti col suo predecessore, ricordando che anche quella bella Italia è diventata tale grazie ai 40 giorni di preparazione pre europea mentre prima aveva conosciuto momenti molto bassi. Un’osservazione doppiamente pertinente (giusto due anni fa a Malta, per fare un esempio, la prima Italia di Conte vinse giocando malissimo), a patto di non scaricare solo sulla squadra le colpe delle prestazioni a tratti sconcertanti di questo periodo.  
 
I PIU’. Ventura ha comunque anche una serie di elementi positivi nel suo album azzurro. Intanto la classifica, come già ricordato: primato nel girone appaiato a Lopetegui, in linea con i suoi predecessori. Il calendario del 2016 gli offre la possibilità di consolidare questo primato, a novembre nel Liechtenstein. Eppoi a marzo arriverà il confronto interno con l’Albania. I suoi 7 punti sono arrivati grazie a tre finali di partita tutti ben giocati, a partire dai cambi. E’ successo ad Haifa, con l’ingresso di Immobile, pur con l’Italia in inferiorità numerica; si è ripetuto a Torino con la Spagna (dentro Immobile e Belotti) fino a Skopje, con la vittoria propiziata dagli ingressi riequlibratori di Parolo e Soriano. Ma il dato più significativo è il ricambio già avviato dal ct, che ha ereditato l’Italia con l’età media più alta dell’intera storia azzurra (oltre 30 anni): i debutti di Donnarumma, Rugani, Romagnoli, Belotti, la scelta di un gruppo di under 25 sempre più nutrito, associata alla rinascita di Immobile gli vanno messi in conto positivamente. 

Fonte:corrieredellosport

 
Dopo 4 partite, pregi e difetti della squadra varata dal ct: a partire dalla sindrome Conte
 

 

Scherzava rasserenato, sull’aereo notturno di ritorno in Italia, il presidente Tavecchio: «Perdere sarebbe stata una sventura…». Siccome i risultati nel calcio sono come la ricchezza (nella vita non è tutto, ma di certo aiuta a vivere) bisogna pur tenerne conto. Altrettanto noto è che uno può raddrizzare una, due, tre partite ma se poi non risolve i problemi di fondo alla lunga paga pegno. Ventura chiede tempo. E’ giusto, purché non si riduca tutto a questo, perché anche chi lo ha preceduto ha dovuto fare i conti con penuria di spazi operativi.  
 
I MENO. Meglio cercare di capire quel che non funziona in questa nuova Nazionale. Intanto in questi primi due mesi venturiani la squadra ha sempre avuto problemi di tenuta. Lasciando stare la sconfitta amichevole con la Francia, sia a Haifa che nelle ultime due partite l’Italia ha sofferto troppo, indipendetemente dal valore dell’avversario. Vero, come sostiene Ventura, che in tutte e tre le occasioni, i guai seri sono arrivati da errori individuali (Chiellini con Israele, Buffon con la Spagna, Verratti-Bernardeschi con la Macedonia) ma pure alcune scelte iniziali del tecnico hanno messo la squadra in difficoltà. Soprattutto a Skopje l’Italia era sbagliata in partenza, con un centrocampo poco equilibrato. E qui si viene a uno dei nodi principali. Il nuovo ct ha ereditato lo schema di gioco di Conte, il 3-5-2, per motivi pragmatici (ottenere in fretta punti qualificazione) mentre strategicamente il suo punto di caduta è il 4-2-4. Ora, detto in sintesi, dire modulo contiano, prima come adesso, è sostanzialmente riferirsi al peso che esercita il blocco difensivo juventino nelle scelte del ct. Finché "vivono” Buffon; Barzagli-Bonucci-Chiellini, la Nazionale (come la Juve del resto) si conforma a loro. Il problema si pone in caso di assenze o cali di forma, naturali anche per dei totem come loro. Meglio lavorare subito anche su un’idea di gioco diversa e alternativa, che consenta di sfruttare anche le qualità di altri calciatori, virtualmente non adatti al 3-5-2. Inoltre il passaggio di testimone non sembra aver mantenuto in casa azzurra la stessa compattezza tra giocatori e staff forgiata in Francia. Il caso Pellè ne è stata la prova più lampante. Non è mai stato facile per un allenatore ereditare una squadra che ha fatto bene, soprattutto sul piano morale. Non è colpa di Ventura se questo è successo. Però per parte sua il ct ha scherzato per primo col fuoco, giocando sul suo rapporto storico con Conte, salvo poi sentirsene prigioniero, eppure continuando ad evocare raffronti col suo predecessore, ricordando che anche quella bella Italia è diventata tale grazie ai 40 giorni di preparazione pre europea mentre prima aveva conosciuto momenti molto bassi. Un’osservazione doppiamente pertinente (giusto due anni fa a Malta, per fare un esempio, la prima Italia di Conte vinse giocando malissimo), a patto di non scaricare solo sulla squadra le colpe delle prestazioni a tratti sconcertanti di questo periodo.  
 
I PIU’. Ventura ha comunque anche una serie di elementi positivi nel suo album azzurro. Intanto la classifica, come già ricordato: primato nel girone appaiato a Lopetegui, in linea con i suoi predecessori. Il calendario del 2016 gli offre la possibilità di consolidare questo primato, a novembre nel Liechtenstein. Eppoi a marzo arriverà il confronto interno con l’Albania. I suoi 7 punti sono arrivati grazie a tre finali di partita tutti ben giocati, a partire dai cambi. E’ successo ad Haifa, con l’ingresso di Immobile, pur con l’Italia in inferiorità numerica; si è ripetuto a Torino con la Spagna (dentro Immobile e Belotti) fino a Skopje, con la vittoria propiziata dagli ingressi riequlibratori di Parolo e Soriano. Ma il dato più significativo è il ricambio già avviato dal ct, che ha ereditato l’Italia con l’età media più alta dell’intera storia azzurra (oltre 30 anni): i debutti di Donnarumma, Rugani, Romagnoli, Belotti, la scelta di un gruppo di under 25 sempre più nutrito, associata alla rinascita di Immobile gli vanno messi in conto positivamente. 

Fonte:corrieredellosport