Città Metropolitana a Napoli vince Peppe Tito, terzo degli eletti nel PD. Incassa i voti di tutta la penisola sorrentina

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Aggiornamenti al 10 ottobre . Città Metropolitana a Napoli vince Peppe Tito, terzo degli eletti nel PD. Il sindaco di Meta di Sorrento incassa i voti di tutta la penisola sorrentina e non solo, arriva a ben 3.000 punti.  Al voto  il 94% degli aventi diritto, rispetto al 90,7% di due anni fa 1450 dei 1537 aventi diritto tra sindaci e consiglieri dei 92 Comuni dell’area metropolitana sono andati a votare. .

CONSIGLIO METROPOLITANO DI NAPOLI. LAURO: L’ELEZIONE DI GIUSEPPE TITO, SINDACO DI META, RAPPRESENTA UNA BELLA PAGINA UNITARIA DELLA PENISOLA SORRENTINA Raffaele Lauro ha formulato le sue più vive felicitazioni e gli auguri di buon lavoro a Giuseppe Tito, sindaco di Meta, eletto al Consiglio Metropolitano di Napoli. “Questa elezione – ha dichiarato Lauro – rappresenta una bella pagina unitaria della Penisola Sorrentina, il cui merito va anche ai sindaci e ai consiglieri comunali di Sorrento, di Vico Equense, di Massa Lubrense, di Piano di Sorrento, di Sant’Agnello e di Meta, che l’hanno sostenuta con coerenza”.

Napoli 9/10/2016 Si vota oggi per l’elezione dei consiglieri della città metropolitana di Napoli, domani ci sarà lo spoglio e si conoscerà il risultato di un consiglio che copre tutta la provincia di Napoli ma ha già il Presidente nella persona del sindaco di Napoli De Magistris e verrà votato solo dai consiglieri comunali e sindaci dei comuni della provincia e non dal popolo, a dimostrazione che le riforme mirano a ridurre di fatto l’estensione della democrazia . A ribaltare sulla scena mediatica  è sicuramente il sindaco di Meta Peppe Tito che punta a diventare consigliere di questa che  è l’ex Provincia, un ente di un aborto di riforma che avrebbe dovuto sopprimere le province, Tito nel PD subentra in una specie di staffetta al sindaco di Agerola Luca Mascolo, anche se nessuno lo scrive, Tito non è l’unico a candidarsi, con lui in Penisola Sorrentina si presenta anche Salvatore Mare del Movimento Cinque Stelle, consigliere comunale di Piano di Sorrento. Tito ha fatto parlare per aver cercato la convergenza della Penisola Sorrentina sul suo nome e così ha avuto gli ok dal sindaco di Sant’Agnello Piergiorgio Sagristani, da quello di Sorrento Giuseppe Cuomo, Balduccelli Vico Equense, Iaccarino a Piano di Sorrento e Buonocore a Vico Equense, ma questa becera riforma centralista è fatta in modo tale che anche tutti i comuni uniti non riusciranno a esprimere un consigliere se non avrà l’appoggio di qualche voto di sostanza a Napoli , ed è quello che Tito dovrebbe avere grazie all’appoggio di Amato e altri nel PD.

A Palazzo Matteotti è stato allestito un seggio elettorale articolato in due sottosezioni, una nella sala “Mariella Cirillo” e, l’altra nella sala “Paolo Borsellino”. 1536 gli aventi diritto al voto, tra sindaci e consiglieri comunali dei 92 comuni dell’area metropolitana, che potranno recarsi alle urne per scegliere i 24 consiglieri dell’Assemblea di Santa Maria la Nova, tra gli 87 candidati appartenenti alle 6 liste ammesse. Sono eleggibili alla carica di consigliere metropolitano, i Sindaci e i Consiglieri dei Comuni compresi nel territorio della Città Metropolitana in carica alla data corrispondente al termine finale fissato per la presentazione delle liste. Lo spoglio delle schede elettorali avrà inizio alle ore 8 di lunedì 10 ottobre e proseguirà fino al completamento delle operazioni.

  IL COMMENTO di Massimo Villone su Repubblica.  Un evento che riguarda la vita di oltre tre milioni di persone, e che dunque assume grande rilievo politico e istituzionale. Eppure, non se ne parla, e m larghissima parte i cittadini interessati persino ignorano che debba avere luogo. Perché? La risposta è nel chi vota. Gli elettori sono infatti solo 1536: consiglieri comunali e sindaci dei 92 comuni che fanno parte dell’area metropolitana. Siamo di fronte a una elezione di secondo grado (legge 56/2014). Per risparmiare sono stati infatti cancellati i consigli provinciali elettivi, affidando il compito di scegliere i consiglieri metropolitani alle assemblee elettive e ai sindaci dei Comuni nel proprio ambito. Nell’area interessata vive in parte prevalente la popolazione campana, e i problemi – dall’economia, all’ambiente, alla salute, alla mobilità, alla sicurezza – sono enormi. Sono in competizione sei liste, ma i programmi- se esistono – nessuno li ha visti, esaminati, discussi. Ci sono state le solite polemiche sui candidati, su questo o quello che ha cambiato a sorpresa affiliazione e casacca politica, ed è finita lì. Potrebbe essere il sindaco metropolitano – che in attesa di una legge statale sull’elezione diretta attualmente coincide con il sindaco di Napoli – a presentare un progetto. E in effetti si trova in rete una “Relazione di inizio mandato” in data 24 settembre firmata da de Magistris. Ma è una esposizione burocratico-finanziaria elaborata dal segretario generate e dal ragioniere generale, imposta dalla legge. Manca qualsiasi indicazione di priorità negli obiettivi e nell’uso delle risorse. Manca la politica. Ci dice che la città metropolitana rimane bloccata dai vincoli sulla spesa pubblica e che la Regione Campania, invece di riallocare funzioni verso il basso – come pure dovrebbe – le ha concentrate tutte su sé stessa con la legge regionale 14/2015. Rimangono in capo alla Regione le funzioni per agricoltura, caccia pesca, politiche sociali, servizi inerenti l’istruzione e le politiche giovanili, la cultura, il turismo, lo sport e il tempo libero. L’unica competenza allo stato “delegata” all’ente è rappresentata dai servizi per il lavoro . n che, conoscendo gli attori, non sorprende affatto. Tutto era in larga parte prevedibile. Certo, i consiglieri comunali e i sindaci che ora si candida no sapevano, quando si sono presentati al voto popolare, che avrebbero potuto entrare a far parte del consiglio metropolitano. Ma potevano mai fare campagna elettorale in vista di una mera eventualità, e prospettare ai propri elettori quello che avrebbero fatto se fossero stati eletti in quella sede? Non meraviglia che nelle ultime elezioni napoletane della città metropolitana non si sia affatto parlato, se non per vaghi cenni. Ora bisognerebbe elaborare un programma ad hoc. Ma se i soggetti politici sono evanescenti e privi di luoghi di elaborazione progettuale, chi lo scrive? Chi lo valuta? Chi lo approva? È così che una elezione di secondo grado scivola fatalmente verso la bassa cucina degli scambi tra le forze politiche. Se continua così, siamo di fronte all’ennesima riforma fallita ancor prima di avviarsi. E preoccupa in particolar modo che il meccanismo in atto per l’elezione di secondo grado nel consiglio metropolitano sia molto simile a quello previsto dalla legge costituzionale Renzi-Boschi per il Senato, che sopravvive, mentre viene abolito il diritto dei cittadini di votare e scegliere i senatori. Ogni consiglio regionale elegge tra i propri componenti alcuni pochi – senatori, più un sindaco, che andranno a Roma senza un programma previamente esposto ai propri elettori, liberi di come vogliono e con le prerogative dei parlamentari per arresti , perquisizioni, intercettazioni. Possiamo aspettarci uno scenario uguale o peggiore di quello cui assistiamo oggi per la città metropolitana. Per il quale Renzi chiede a gran voce un sì nel referendum. Non si taglia un diritto fondamentalissimo come quello di voto solo per ragioni di spesa. E per di più con risparmi che la Ragioneria dello stato ufficialmente certifica nell’ottobre 2014 (!) per il Senato a meno di un decimo dei 500 milioni celebrati da Renzi, e definisce per le province come non quantificabili, e meramente eventuali. Spiccioli. Ma intanto il diritto di voto lo perdiamo.

 

Foto di Vincenzo Califano Tito  con Enza Amato consigliere regionale, il padre  Antonio, il Presidente del Consiglio comunale di Meta Michele Castellano e l’avvocato Luigi Alfano.

Aggiornamenti al 10 ottobre . Città Metropolitana a Napoli vince Peppe Tito, terzo degli eletti nel PD. Il sindaco di Meta di Sorrento incassa i voti di tutta la penisola sorrentina e non solo, arriva a ben 3.000 punti.  Al voto  il 94% degli aventi diritto, rispetto al 90,7% di due anni fa 1450 dei 1537 aventi diritto tra sindaci e consiglieri dei 92 Comuni dell'area metropolitana sono andati a votare. .

CONSIGLIO METROPOLITANO DI NAPOLI. LAURO: L’ELEZIONE DI GIUSEPPE TITO, SINDACO DI META, RAPPRESENTA UNA BELLA PAGINA UNITARIA DELLA PENISOLA SORRENTINA Raffaele Lauro ha formulato le sue più vive felicitazioni e gli auguri di buon lavoro a Giuseppe Tito, sindaco di Meta, eletto al Consiglio Metropolitano di Napoli. “Questa elezione – ha dichiarato Lauro – rappresenta una bella pagina unitaria della Penisola Sorrentina, il cui merito va anche ai sindaci e ai consiglieri comunali di Sorrento, di Vico Equense, di Massa Lubrense, di Piano di Sorrento, di Sant’Agnello e di Meta, che l’hanno sostenuta con coerenza”.

Napoli 9/10/2016 Si vota oggi per l'elezione dei consiglieri della città metropolitana di Napoli, domani ci sarà lo spoglio e si conoscerà il risultato di un consiglio che copre tutta la provincia di Napoli ma ha già il Presidente nella persona del sindaco di Napoli De Magistris e verrà votato solo dai consiglieri comunali e sindaci dei comuni della provincia e non dal popolo, a dimostrazione che le riforme mirano a ridurre di fatto l'estensione della democrazia . A ribaltare sulla scena mediatica  è sicuramente il sindaco di Meta Peppe Tito che punta a diventare consigliere di questa che  è l'ex Provincia, un ente di un aborto di riforma che avrebbe dovuto sopprimere le province, Tito nel PD subentra in una specie di staffetta al sindaco di Agerola Luca Mascolo, anche se nessuno lo scrive, Tito non è l'unico a candidarsi, con lui in Penisola Sorrentina si presenta anche Salvatore Mare del Movimento Cinque Stelle, consigliere comunale di Piano di Sorrento. Tito ha fatto parlare per aver cercato la convergenza della Penisola Sorrentina sul suo nome e così ha avuto gli ok dal sindaco di Sant'Agnello Piergiorgio Sagristani, da quello di Sorrento Giuseppe Cuomo, Balduccelli Vico Equense, Iaccarino a Piano di Sorrento e Buonocore a Vico Equense, ma questa becera riforma centralista è fatta in modo tale che anche tutti i comuni uniti non riusciranno a esprimere un consigliere se non avrà l'appoggio di qualche voto di sostanza a Napoli , ed è quello che Tito dovrebbe avere grazie all'appoggio di Amato e altri nel PD.

A Palazzo Matteotti è stato allestito un seggio elettorale articolato in due sottosezioni, una nella sala “Mariella Cirillo” e, l’altra nella sala “Paolo Borsellino”. 1536 gli aventi diritto al voto, tra sindaci e consiglieri comunali dei 92 comuni dell’area metropolitana, che potranno recarsi alle urne per scegliere i 24 consiglieri dell'Assemblea di Santa Maria la Nova, tra gli 87 candidati appartenenti alle 6 liste ammesse. Sono eleggibili alla carica di consigliere metropolitano, i Sindaci e i Consiglieri dei Comuni compresi nel territorio della Città Metropolitana in carica alla data corrispondente al termine finale fissato per la presentazione delle liste. Lo spoglio delle schede elettorali avrà inizio alle ore 8 di lunedì 10 ottobre e proseguirà fino al completamento delle operazioni.

  IL COMMENTO di Massimo Villone su Repubblica.  Un evento che riguarda la vita di oltre tre milioni di persone, e che dunque assume grande rilievo politico e istituzionale. Eppure, non se ne parla, e m larghissima parte i cittadini interessati persino ignorano che debba avere luogo. Perché? La risposta è nel chi vota. Gli elettori sono infatti solo 1536: consiglieri comunali e sindaci dei 92 comuni che fanno parte dell'area metropolitana. Siamo di fronte a una elezione di secondo grado (legge 56/2014). Per risparmiare sono stati infatti cancellati i consigli provinciali elettivi, affidando il compito di scegliere i consiglieri metropolitani alle assemblee elettive e ai sindaci dei Comuni nel proprio ambito. Nell'area interessata vive in parte prevalente la popolazione campana, e i problemi – dall'economia, all'ambiente, alla salute, alla mobilità, alla sicurezza – sono enormi. Sono in competizione sei liste, ma i programmi- se esistono – nessuno li ha visti, esaminati, discussi. Ci sono state le solite polemiche sui candidati, su questo o quello che ha cambiato a sorpresa affiliazione e casacca politica, ed è finita lì. Potrebbe essere il sindaco metropolitano – che in attesa di una legge statale sull'elezione diretta attualmente coincide con il sindaco di Napoli – a presentare un progetto. E in effetti si trova in rete una "Relazione di inizio mandato" in data 24 settembre firmata da de Magistris. Ma è una esposizione burocratico-finanziaria elaborata dal segretario generate e dal ragioniere generale, imposta dalla legge. Manca qualsiasi indicazione di priorità negli obiettivi e nell'uso delle risorse. Manca la politica. Ci dice che la città metropolitana rimane bloccata dai vincoli sulla spesa pubblica e che la Regione Campania, invece di riallocare funzioni verso il basso – come pure dovrebbe – le ha concentrate tutte su sé stessa con la legge regionale 14/2015. Rimangono in capo alla Regione le funzioni per agricoltura, caccia pesca, politiche sociali, servizi inerenti l'istruzione e le politiche giovanili, la cultura, il turismo, lo sport e il tempo libero. L'unica competenza allo stato "delegata" all'ente è rappresentata dai servizi per il lavoro . n che, conoscendo gli attori, non sorprende affatto. Tutto era in larga parte prevedibile. Certo, i consiglieri comunali e i sindaci che ora si candida no sapevano, quando si sono presentati al voto popolare, che avrebbero potuto entrare a far parte del consiglio metropolitano. Ma potevano mai fare campagna elettorale in vista di una mera eventualità, e prospettare ai propri elettori quello che avrebbero fatto se fossero stati eletti in quella sede? Non meraviglia che nelle ultime elezioni napoletane della città metropolitana non si sia affatto parlato, se non per vaghi cenni. Ora bisognerebbe elaborare un programma ad hoc. Ma se i soggetti politici sono evanescenti e privi di luoghi di elaborazione progettuale, chi lo scrive? Chi lo valuta? Chi lo approva? È così che una elezione di secondo grado scivola fatalmente verso la bassa cucina degli scambi tra le forze politiche. Se continua così, siamo di fronte all'ennesima riforma fallita ancor prima di avviarsi. E preoccupa in particolar modo che il meccanismo in atto per l'elezione di secondo grado nel consiglio metropolitano sia molto simile a quello previsto dalla legge costituzionale Renzi-Boschi per il Senato, che sopravvive, mentre viene abolito il diritto dei cittadini di votare e scegliere i senatori. Ogni consiglio regionale elegge tra i propri componenti alcuni pochi – senatori, più un sindaco, che andranno a Roma senza un programma previamente esposto ai propri elettori, liberi di come vogliono e con le prerogative dei parlamentari per arresti , perquisizioni, intercettazioni. Possiamo aspettarci uno scenario uguale o peggiore di quello cui assistiamo oggi per la città metropolitana. Per il quale Renzi chiede a gran voce un sì nel referendum. Non si taglia un diritto fondamentalissimo come quello di voto solo per ragioni di spesa. E per di più con risparmi che la Ragioneria dello stato ufficialmente certifica nell'ottobre 2014 (!) per il Senato a meno di un decimo dei 500 milioni celebrati da Renzi, e definisce per le province come non quantificabili, e meramente eventuali. Spiccioli. Ma intanto il diritto di voto lo perdiamo.

 

Foto di Vincenzo Califano Tito  con Enza Amato consigliere regionale, il padre  Antonio, il Presidente del Consiglio comunale di Meta Michele Castellano e l’avvocato Luigi Alfano.