Pimonte violenza di gruppo a una quindicenne, negata la scarcerazione al parte del boss

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Dario Sautto , Il Mattino Pimonte, Monti Lattari  «È imparentato con il boss, può essere pericoloso per la vittima». Poche righe che confermano il nuovo provvedimento cautelare e lasciano in una comunità per minori uno dei sedicenni accusati della violenza di gruppo ai danni di una coetanea. Poche settimane fa, Pimonte il piccolo centro dei Monti Lattari si svegliò sconvolta da una vicenda assurda. Un branco di 12 minorenni, tra cui un solo 17enne e addirittura un 13enne, era stato accusato di aver abusato di una ragazzina di 15 anni, sotto la minaccia della diffusione di un video che la ritraeva durante un rapporto con il suo fidanzatino coetaneo. Tutti i giovanissimi protagonisti sono residenti tra Gragnano, Pimonte e Vico Equense, mentre la violenza si sarebbe consumata in una stalla pimontese (nella foto), nella Valle Lavatoio che ogni anno accoglie il noto presepe vivente. Due dei ragazzi, attraverso i loro legali, si erano rivolti al Tribunale del Riesame ed avevano ottenuto la scarcerazione. Dalla comunità per il recupero dei minori erano finiti ai domiciliari. Nel frattempo, però, il gip del tribunale dei Minori di Napoli aveva emesso una nuova ordinanza (eseguita dai carabinieri) contro un 16enne, imparentato con un elemento di spicco del clan camorristico dei Di Martino-Afeltra, perché sussisteva il pericolo che tornasse dalla giovane e la minacciasse, proprio in virtù dei suoi legami familiari. Una tesi che ha retto al nuovo intervento dinanzi al Riesame, la quale ha confermato la custodia cautelare lontana dal domicilio per il giovane rampollo. Il «tira e molla» giudiziario è durato un mesetto, con il verdetto arrivato ieri. Nel frattempo, però, in 5 hanno deciso di ammettere le proprie colpe. Sono stati accompagnati dai loro legali ed hanno confessato al pm minorile il loro coinvolgimento diretto nella vicenda. Si tratta di ragazzini di 15 e 16 anni, nessuno legato alle famiglie di camorra locali. Tutti hanno raccontato di avere temuto che un rifiuto li potesse lasciare fuori dal «gruppo» di amici, che nel frattempo però si era trasformato in branco. Per tutti i protagonisti, l’accusa potrebbe chiedere il giudizio immediato già nelle prossime settimane, arrivato ad un rapido processo. I giovani sono tutti accusati di concorso in violenza sessuale: durante le indagini, per tutti arrivò il sequestro dei telefonini dove fu trovato il video pronto per la diffusione nelle chat di gruppo.

Dario Sautto , Il Mattino Pimonte, Monti Lattari  «È imparentato con il boss, può essere pericoloso per la vittima». Poche righe che confermano il nuovo provvedimento cautelare e lasciano in una comunità per minori uno dei sedicenni accusati della violenza di gruppo ai danni di una coetanea. Poche settimane fa, Pimonte il piccolo centro dei Monti Lattari si svegliò sconvolta da una vicenda assurda. Un branco di 12 minorenni, tra cui un solo 17enne e addirittura un 13enne, era stato accusato di aver abusato di una ragazzina di 15 anni, sotto la minaccia della diffusione di un video che la ritraeva durante un rapporto con il suo fidanzatino coetaneo. Tutti i giovanissimi protagonisti sono residenti tra Gragnano, Pimonte e Vico Equense, mentre la violenza si sarebbe consumata in una stalla pimontese (nella foto), nella Valle Lavatoio che ogni anno accoglie il noto presepe vivente. Due dei ragazzi, attraverso i loro legali, si erano rivolti al Tribunale del Riesame ed avevano ottenuto la scarcerazione. Dalla comunità per il recupero dei minori erano finiti ai domiciliari. Nel frattempo, però, il gip del tribunale dei Minori di Napoli aveva emesso una nuova ordinanza (eseguita dai carabinieri) contro un 16enne, imparentato con un elemento di spicco del clan camorristico dei Di Martino-Afeltra, perché sussisteva il pericolo che tornasse dalla giovane e la minacciasse, proprio in virtù dei suoi legami familiari. Una tesi che ha retto al nuovo intervento dinanzi al Riesame, la quale ha confermato la custodia cautelare lontana dal domicilio per il giovane rampollo. Il «tira e molla» giudiziario è durato un mesetto, con il verdetto arrivato ieri. Nel frattempo, però, in 5 hanno deciso di ammettere le proprie colpe. Sono stati accompagnati dai loro legali ed hanno confessato al pm minorile il loro coinvolgimento diretto nella vicenda. Si tratta di ragazzini di 15 e 16 anni, nessuno legato alle famiglie di camorra locali. Tutti hanno raccontato di avere temuto che un rifiuto li potesse lasciare fuori dal «gruppo» di amici, che nel frattempo però si era trasformato in branco. Per tutti i protagonisti, l'accusa potrebbe chiedere il giudizio immediato già nelle prossime settimane, arrivato ad un rapido processo. I giovani sono tutti accusati di concorso in violenza sessuale: durante le indagini, per tutti arrivò il sequestro dei telefonini dove fu trovato il video pronto per la diffusione nelle chat di gruppo.