“Quel fiume scorre ancora” il Sarno raccontato da Pietro Ernesto De Felice, giudice tecnico del Tribunale delle Acque

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(Giulia Asprino) – Decine di quintali i rifiuti sversati negli ultimi anni. Le cause, gli scarichi fognari dei trentanove comuni attraversati. Il fiume Sarno, con i suoi 500 chilometri quadrati di estensione, si aggiudica il primato di corso d’acqua più inquinato d’Europa. Dalle ricerche eseguite dall’ Università di Medicina di Salerno emerge che la mortalità per cancro è fortemente aumentata tra il 2010 e il 2014, superando la media italiana. Coincidenza o meno il quadro dipinto non è dei migliori. Basti pensare a come siano state condotte le opere di risanamento avviate nel 1973 e mai concluse.

Un quadro che fa male, che fa rabbia, che squarcia una ferita nel cuore di chi ha trascorso la propria infanzia sulle rive del Sarno. “La storia di questo fiume passa attraverso l’industrializzazione del paese, e dei luoghi da esso bagnati – spiega Pietro Ernesto De Felice, giudice tecnico del Tribunale delle Acque e presidente dell’Associazione Ingegneri di Napoli – da quando le sue acque sono servite per lo sviluppo del comparto tessile a Solofra, a quando era navigabile; ora non lo è più, non è più una via di comunicazione, ma c’è solo un degrado immenso.” Dall’analisi di De Felice si evince come lo Stato abbia peccato di assenza e poca lungimiranza nella tutela dell’ambiente, non operando le opportune bonifiche al territorio. Il Sarno rappresenta per eccellenza la metafora dello sviluppo incontrollato da parte dell’uomo, per sfruttare le risorse della natura. 

Una metafora che De Felice traccia nel suo libro “Quel fiume scorre ancora” attraverso una lucida e commovente analisi del corso d’acqua campano e della sua storia: partendo dal 1940, quando è considerato fonte di vita e sostentamento attraverso la pesca di anguille, carpe, volatili, oche e granchi. Il Sarno negli anni si è trasformato da luogo ameno per il divertimento dei giovani adulti di oggi a fonte di inquinamento, luogo invivibile, causa di tumori alle vie respiratorie a Scafati ed in tutte le zone circostanti; da creatore di concime per le terre, a fattore fortemente inquinante.

Sviluppo industriale e tutela dell’ambiente è dunque un binomio possibile oggi? Ai posteri (come sempre) l’ardua sentenza.

 

(Giulia Asprino) – Decine di quintali i rifiuti sversati negli ultimi anni. Le cause, gli scarichi fognari dei trentanove comuni attraversati. Il fiume Sarno, con i suoi 500 chilometri quadrati di estensione, si aggiudica il primato di corso d'acqua più inquinato d'Europa. Dalle ricerche eseguite dall' Università di Medicina di Salerno emerge che la mortalità per cancro è fortemente aumentata tra il 2010 e il 2014, superando la media italiana. Coincidenza o meno il quadro dipinto non è dei migliori. Basti pensare a come siano state condotte le opere di risanamento avviate nel 1973 e mai concluse.

Un quadro che fa male, che fa rabbia, che squarcia una ferita nel cuore di chi ha trascorso la propria infanzia sulle rive del Sarno. “La storia di questo fiume passa attraverso l’industrializzazione del paese, e dei luoghi da esso bagnati – spiega Pietro Ernesto De Felice, giudice tecnico del Tribunale delle Acque e presidente dell'Associazione Ingegneri di Napoli – da quando le sue acque sono servite per lo sviluppo del comparto tessile a Solofra, a quando era navigabile; ora non lo è più, non è più una via di comunicazione, ma c’è solo un degrado immenso." Dall’analisi di De Felice si evince come lo Stato abbia peccato di assenza e poca lungimiranza nella tutela dell'ambiente, non operando le opportune bonifiche al territorio. Il Sarno rappresenta per eccellenza la metafora dello sviluppo incontrollato da parte dell’uomo, per sfruttare le risorse della natura. 

Una metafora che De Felice traccia nel suo libro "Quel fiume scorre ancora" attraverso una lucida e commovente analisi del corso d'acqua campano e della sua storia: partendo dal 1940, quando è considerato fonte di vita e sostentamento attraverso la pesca di anguille, carpe, volatili, oche e granchi. Il Sarno negli anni si è trasformato da luogo ameno per il divertimento dei giovani adulti di oggi a fonte di inquinamento, luogo invivibile, causa di tumori alle vie respiratorie a Scafati ed in tutte le zone circostanti; da creatore di concime per le terre, a fattore fortemente inquinante.

Sviluppo industriale e tutela dell'ambiente è dunque un binomio possibile oggi? Ai posteri (come sempre) l'ardua sentenza.