Sorrento Cicero pro domo sua

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La locuzione “Cicerone in difesa della sua casa”, è il titolo di un’orazione tenuta da Marco Tullio Cicerone per riavere l’area e i fondi per rifabbricare la sua casa, confiscatagli durante l’esilio. Si cita volentieri all’indirizzo di chi difende con fervore una causa propria, o di chi si esalta nel far valere le proprie ragioni. Ebbene, niente di tutto questo: solo e semplicemente vi informo che è in edicola il mio libro: “Completo nella mia carne… Il valore salvifico della sofferenza”. Viviamo in uno stato confusionale tale che non riusciamo più a distinguere tra bisogni e valori per cui si è sviluppata una forma di egoismo che spinge a pensare a sé e schiacciare gli altri. Venendo a mancare i punti di riferimento, ognuno se ne crea uno. Già da tempo prevale il fare “quello che sento”, quello che mi piace e ciò non giova di certo al bene di tutti. Certo la modernità, il progresso, abbaglia i tanti che si affidano alle luci artificiali delle apparenze. I mezzi di comunicazione non fanno altro che proporci tipi da calendari. Ed ecco che il futile, il superfluo, l’apparire, diventa cultura. Quali modelli propor-re allora per incoraggiarci ad essere consapevoli della bellissima stagione che viviamo, per indurci ad aprire il nostro cuore, per farci intendere che non siamo soli? Lo dico nel mio libro: attingere da coloro che soffrono il valore della vita. Martin Luter King, Budda, Gandhi, sono ancora validi esempi e Gesù con una frase che non ammette divagazioni ha detto: «… chi ama la propria vita la perderà; chi perde la propria vita per causa mia la ritroverà». Il corpo, la salute, la bellezza, la simpatia, il fascino, sono tutti doni da non trascurare, ma non devono essere fine a se stessi, devono essere spesi, “perduti” per qualcuno, per qualcosa. Se si ascoltassero di più queste semplici parole si vivrebbe meglio e non ci sarebbero più in giro gli arrabbiati e gli scontenti ma, pur nella sofferenza, gente più serena che gusta la bellezza del vivere in questo mondo. A volte Dio sembra così disattento, eppure «il Padre… fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti» (Matteo 5,45). Dio non è per la sofferenza e la morte, ma è per la felicità e la vita. Vuole l’uomo vivo e chiede a ciascuno di affrontare il proprio destino. D’altra parte non basta conoscere il senso della vita per avanzare lungo la strada: molti sanno dare ottimi consigli, ma non sono capaci di fare un passo per migliorarla. Nascere è una lotta, ma una lotta per la vittoria. Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore, dice S. Giovanni della Croce, e amore significa donare, donare sempre, senza trattenere nulla. E allora, scusatemi, non trattengo un bacio che virtual-mente vi raggiunga tutti perché «Il rumore di un bacio non è come quello di un cannone, ma il suo eco dura molto più a lungo!» (O. W. Holmes).
Aniello Clemente.La locuzione “Cicerone in difesa della sua casa”, è il titolo di un’orazione tenuta da Marco Tullio Cicerone per riavere l’area e i fondi per rifabbricare la sua casa, confiscatagli durante l’esilio. Si cita volentieri all’indirizzo di chi difende con fervore una causa propria, o di chi si esalta nel far valere le proprie ragioni. Ebbene, niente di tutto questo: solo e semplicemente vi informo che è in edicola il mio libro: “Completo nella mia carne… Il valore salvifico della sofferenza”. Viviamo in uno stato confusionale tale che non riusciamo più a distinguere tra bisogni e valori per cui si è sviluppata una forma di egoismo che spinge a pensare a sé e schiacciare gli altri. Venendo a mancare i punti di riferimento, ognuno se ne crea uno. Già da tempo prevale il fare “quello che sento”, quello che mi piace e ciò non giova di certo al bene di tutti. Certo la modernità, il progresso, abbaglia i tanti che si affidano alle luci artificiali delle apparenze. I mezzi di comunicazione non fanno altro che proporci tipi da calendari. Ed ecco che il futile, il superfluo, l’apparire, diventa cultura. Quali modelli propor-re allora per incoraggiarci ad essere consapevoli della bellissima stagione che viviamo, per indurci ad aprire il nostro cuore, per farci intendere che non siamo soli? Lo dico nel mio libro: attingere da coloro che soffrono il valore della vita. Martin Luter King, Budda, Gandhi, sono ancora validi esempi e Gesù con una frase che non ammette divagazioni ha detto: «… chi ama la propria vita la perderà; chi perde la propria vita per causa mia la ritroverà». Il corpo, la salute, la bellezza, la simpatia, il fascino, sono tutti doni da non trascurare, ma non devono essere fine a se stessi, devono essere spesi, “perduti” per qualcuno, per qualcosa. Se si ascoltassero di più queste semplici parole si vivrebbe meglio e non ci sarebbero più in giro gli arrabbiati e gli scontenti ma, pur nella sofferenza, gente più serena che gusta la bellezza del vivere in questo mondo. A volte Dio sembra così disattento, eppure «il Padre… fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti» (Matteo 5,45). Dio non è per la sofferenza e la morte, ma è per la felicità e la vita. Vuole l’uomo vivo e chiede a ciascuno di affrontare il proprio destino. D’altra parte non basta conoscere il senso della vita per avanzare lungo la strada: molti sanno dare ottimi consigli, ma non sono capaci di fare un passo per migliorarla. Nascere è una lotta, ma una lotta per la vittoria. Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore, dice S. Giovanni della Croce, e amore significa donare, donare sempre, senza trattenere nulla. E allora, scusatemi, non trattengo un bacio che virtual-mente vi raggiunga tutti perché «Il rumore di un bacio non è come quello di un cannone, ma il suo eco dura molto più a lungo!» (O. W. Holmes).
Aniello Clemente.

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