Cava de Tirreni ginecologia chiusa per favorire i privati

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 Cava de’ Tirreni. «La chiusura del nostro reparto di ginecologia per favorire i privati. L’impennata dei parti nelle cliniche ed i reparti di Nocera e Salerno al collasso, sono il segno di politiche della salute assassine e scellerate. Basta passerelle per De Luca. Vogliamo che Cava ed il suo diritto alla salute vengano rispettati». Questo il messaggio, lanciato dai rappresentanti del comitato Diritto alla salute per Cava de’ Tirreni al corteo di contestazione, svoltosi lunedì pomeriggio a Napoli in occasione di un incontro sulla sanità al quale doveva partecipare assieme al governatore della Campania Vincenzo De Luca anche il ministro Beatrice Lorenzin (che però non è riuscita ad essere presente). Nonostante tardiva comunicazione dell’evento, e la scarsa partecipazione, i membri del comitato cavese così come di altri comuni della Regione, hanno raggiunto Napoli per inscenare la protesta. Una folta delegazione di cavesi, capeggiata da Davide Trezza, ha raggiunto l’hotel Continental, luogo dell’incontro e ha esposto in bella mostra il suo striscione: «Donne cavesi senza più un reparto. Cava vuole ginecologia». Un messaggio chiaro che, a differenza di quanto si potesse pensare nei primi atti di questa lunga battaglia, non è legato a quella che per molti è un’anacronistica tradizione di nascere in città, quanto piuttosto alla tutela del diritto alla salute e di conseguenza alla necessità di contrastare logiche affaristiche. «Non permetteremo che si facciano affari sulla nostra pelle – dicono dal comitato – in questi ultimi mesi stiamo assistendo allo smantellamento di ospedali, alla chiusura di reparti, all’aumento delle prestazioni a pagamento e del ticket». E aggiungono: «In particolare la chiusura del reparto di ginecologia ed ostetricia di Cava ha portato ad un’impennata dei parti nelle cliniche ed al collasso dei reparti di Nocera e Salerno sempre per favorire i privati. Basta passerelle per De Luca. Chiediamo il rispetto per il diritto alla salute. Riaprite ginecologia subito». Il presidio di contestazione ha consentito ai cavesi non solo di esprimere o meglio ribadire il loro sdegno per la chiusura del reparto di ginecologia, ma anche di tenere saldo il rapporto con i rappresentanti degli altri comitati dei comuni della Regione. «È stato importante rinforzare il nostro legame con i comitati di lotta degli altri comuni della Regione, instaurato nei mesi scorsi. Continueremo la nostra battaglia. Chiediamo a gran voce, come abbiamo fatto ieri, la partecipazione popolare alle decisioni che riguardano la nostra salute». Simona Chiariello , IL Mattino 

 Cava de' Tirreni. «La chiusura del nostro reparto di ginecologia per favorire i privati. L'impennata dei parti nelle cliniche ed i reparti di Nocera e Salerno al collasso, sono il segno di politiche della salute assassine e scellerate. Basta passerelle per De Luca. Vogliamo che Cava ed il suo diritto alla salute vengano rispettati». Questo il messaggio, lanciato dai rappresentanti del comitato Diritto alla salute per Cava de' Tirreni al corteo di contestazione, svoltosi lunedì pomeriggio a Napoli in occasione di un incontro sulla sanità al quale doveva partecipare assieme al governatore della Campania Vincenzo De Luca anche il ministro Beatrice Lorenzin (che però non è riuscita ad essere presente). Nonostante tardiva comunicazione dell'evento, e la scarsa partecipazione, i membri del comitato cavese così come di altri comuni della Regione, hanno raggiunto Napoli per inscenare la protesta. Una folta delegazione di cavesi, capeggiata da Davide Trezza, ha raggiunto l'hotel Continental, luogo dell'incontro e ha esposto in bella mostra il suo striscione: «Donne cavesi senza più un reparto. Cava vuole ginecologia». Un messaggio chiaro che, a differenza di quanto si potesse pensare nei primi atti di questa lunga battaglia, non è legato a quella che per molti è un'anacronistica tradizione di nascere in città, quanto piuttosto alla tutela del diritto alla salute e di conseguenza alla necessità di contrastare logiche affaristiche. «Non permetteremo che si facciano affari sulla nostra pelle – dicono dal comitato – in questi ultimi mesi stiamo assistendo allo smantellamento di ospedali, alla chiusura di reparti, all'aumento delle prestazioni a pagamento e del ticket». E aggiungono: «In particolare la chiusura del reparto di ginecologia ed ostetricia di Cava ha portato ad un'impennata dei parti nelle cliniche ed al collasso dei reparti di Nocera e Salerno sempre per favorire i privati. Basta passerelle per De Luca. Chiediamo il rispetto per il diritto alla salute. Riaprite ginecologia subito». Il presidio di contestazione ha consentito ai cavesi non solo di esprimere o meglio ribadire il loro sdegno per la chiusura del reparto di ginecologia, ma anche di tenere saldo il rapporto con i rappresentanti degli altri comitati dei comuni della Regione. «È stato importante rinforzare il nostro legame con i comitati di lotta degli altri comuni della Regione, instaurato nei mesi scorsi. Continueremo la nostra battaglia. Chiediamo a gran voce, come abbiamo fatto ieri, la partecipazione popolare alle decisioni che riguardano la nostra salute». Simona Chiariello , IL Mattino 

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