Ravello, omicidio Attruia svolta nelle indagini per Giuseppe Lima complicità con Vincenza Dipino

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ULTIMORA Patrizia Attruia, la 47enne di Scafati rinvenuta cadavere il 27 marzo scorso in una cassapanca dell’appartamento di Ravello in Costiera amalfitana non sarebbe stata uccisa solo da  Vincenza Dipino.  Per il giudice delle indagini preliminari Sergio De Luca a quell’omicidio partecipò anche il compagno della vittima, Giuseppe Lima. Per questo il gip non ha accettato il rito abbreviato chiesto dall’imputato per l’accusa di falsa testimonianza e occultamento di cadavere, e ha restituito gli atti al pm Cristina Gigli perché formuli un nuovo capo d’imputazione. «Il fatto è diverso da come contestato» scrive nell’ordinanza, sviscerando gli elementi investigativi che concorrono ad accusare Lima di concorso in omicidio. Innanzitutto i filmati delle telecamere che testimoniano la sua presenza in casa al momento del delitto, le percosse ricevute dalla Attruia prima di essere stordita con gli ansiolitici e soffocata, la forza necessaria per sollevare il corpo e metterlo nella cassapanca dove è poi stato ritrovato. «Può escludersi con ragionevole certezza – scrive il giudice – che l’azione possa essere stata portata a compimento dalla sola Dipino, senza che il Lima si accorgesse di quanto stava accadendo». L’omicidio sarebbe avvenuto per gelosia, nell’abitazione in cui Dipino ospitava la coppia. Si sarebbe invaghita di Lima, forse ricambiata, e l’ennesimo litigio sarebbe sfociato nell’omicidio. Intanto per il 3 ottobre è prevista la prima udienza in Corte d’ Assise d’ Appello per Vincenza Dipino tuttora unica indagata per l’omicidio Padre e sorella della vittima si sono costituiti parte civile tramite l’avvocato Carlo De Martino.

ULTIMORA Patrizia Attruia, la 47enne di Scafati rinvenuta cadavere il 27 marzo scorso in una cassapanca dell'appartamento di Ravello in Costiera amalfitana non sarebbe stata uccisa solo da  Vincenza Dipino.  Per il giudice delle indagini preliminari Sergio De Luca a quell’omicidio partecipò anche il compagno della vittima, Giuseppe Lima. Per questo il gip non ha accettato il rito abbreviato chiesto dall’imputato per l’accusa di falsa testimonianza e occultamento di cadavere, e ha restituito gli atti al pm Cristina Gigli perché formuli un nuovo capo d’imputazione. «Il fatto è diverso da come contestato» scrive nell’ordinanza, sviscerando gli elementi investigativi che concorrono ad accusare Lima di concorso in omicidio. Innanzitutto i filmati delle telecamere che testimoniano la sua presenza in casa al momento del delitto, le percosse ricevute dalla Attruia prima di essere stordita con gli ansiolitici e soffocata, la forza necessaria per sollevare il corpo e metterlo nella cassapanca dove è poi stato ritrovato. «Può escludersi con ragionevole certezza – scrive il giudice – che l’azione possa essere stata portata a compimento dalla sola Dipino, senza che il Lima si accorgesse di quanto stava accadendo». L’omicidio sarebbe avvenuto per gelosia, nell’abitazione in cui Dipino ospitava la coppia. Si sarebbe invaghita di Lima, forse ricambiata, e l’ennesimo litigio sarebbe sfociato nell’omicidio. Intanto per il 3 ottobre è prevista la prima udienza in Corte d' Assise d' Appello per Vincenza Dipino tuttora unica indagata per l'omicidio Padre e sorella della vittima si sono costituiti parte civile tramite l’avvocato Carlo De Martino.

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