Nocera Inferiore. Tagliano la corrente in una palazzina di via San Prisco: disabili e anziani prigionieri in casa

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Anziani e disabili come carcerati. Segregati in casa perché non è stata pagata la bolletta dell’energia elettrica condominiale. Grossi disagi nella palazzina H di via San Prisco, al rione Montevescovado di Nocera Inferiore. I residenti chiedono aiuto al Comune. Il debito accumulatosi nell’ultimo quinquennio è di 9.000 euro. Le 25 famiglie dicono di non aver ricevuto mai solleciti di pagamento. Le bollette si saranno però accumulate da qualche parte per arrivare a una simile somma. Fatto sta che il fornitore energetico ha staccato tutto da quindici giorni e le ripercussioni non si sono fatte attendere. Citofoni fuori uso, ascensore fermo, scale senza luci. Di sera serve la torcia per salire e scendere. Il portone resta aperto per evitare che si blocchi e in quel buio potrebbe acquattarsi qualche malintenzionato. Impossibile uscire di casa per gli anziani, nel palazzo ce ne sono tanti, ma pure per i disabili. Luigi Ferrentino è costretto su una sedia a rotelle per un infortunio sul lavoro: una scossa elettrica presa su un cantiere edile gli è costata un mese di coma e la paralisi parziale a vita. Ad accentuare questo disagio ora c’è anche il distacco elettrico. Luigi vive in un appartamento al terzo piano con la moglie, la figlia e un piccolo cane, ma ha bisogno di scendere di casa. «Abito da sei anni in questa palazzina – racconta – Non ho mai avuto problemi, ma da quindici giorni non posso scendere di casa perché hanno staccato la corrente». La bolletta spetta ai condomini, ma non tutti se ne preoccupano, «in passato è stato il comune a interessarsi della questione», ha aggiunto il signor Luigi. Una condizione che esaspera: «Sto in carcere, chiuso in casa. Non ce la faccio più. Tante volte penso di buttarmi giù per togliermi di mezzo. Ho chiamato i carabinieri, la polizia, dicono che non è compito loro. Ditemi cosa devo fare». A premere sui disagi anche la signora Annamaria Contaldo che abita al quarto piano: «Non riesco a salire e scendere perché mi viene l’affanno, ho le gambe operate e da quindici giorni sono in casa. Ho provato a uscire, ma quando arrivo su cado a terra dalla fatica. Noi non abbiamo ricevuto mai nulla. Il fornitore energetico ci doveva avvisare, ha sbagliato a staccare soprattutto perché penalizza quanti di noi siamo ammalati, allettati o in sedia a rotelle». (La Città)  

Anziani e disabili come carcerati. Segregati in casa perché non è stata pagata la bolletta dell’energia elettrica condominiale. Grossi disagi nella palazzina H di via San Prisco, al rione Montevescovado di Nocera Inferiore. I residenti chiedono aiuto al Comune. Il debito accumulatosi nell’ultimo quinquennio è di 9.000 euro. Le 25 famiglie dicono di non aver ricevuto mai solleciti di pagamento. Le bollette si saranno però accumulate da qualche parte per arrivare a una simile somma. Fatto sta che il fornitore energetico ha staccato tutto da quindici giorni e le ripercussioni non si sono fatte attendere. Citofoni fuori uso, ascensore fermo, scale senza luci. Di sera serve la torcia per salire e scendere. Il portone resta aperto per evitare che si blocchi e in quel buio potrebbe acquattarsi qualche malintenzionato. Impossibile uscire di casa per gli anziani, nel palazzo ce ne sono tanti, ma pure per i disabili. Luigi Ferrentino è costretto su una sedia a rotelle per un infortunio sul lavoro: una scossa elettrica presa su un cantiere edile gli è costata un mese di coma e la paralisi parziale a vita. Ad accentuare questo disagio ora c’è anche il distacco elettrico. Luigi vive in un appartamento al terzo piano con la moglie, la figlia e un piccolo cane, ma ha bisogno di scendere di casa. «Abito da sei anni in questa palazzina – racconta – Non ho mai avuto problemi, ma da quindici giorni non posso scendere di casa perché hanno staccato la corrente». La bolletta spetta ai condomini, ma non tutti se ne preoccupano, «in passato è stato il comune a interessarsi della questione», ha aggiunto il signor Luigi. Una condizione che esaspera: «Sto in carcere, chiuso in casa. Non ce la faccio più. Tante volte penso di buttarmi giù per togliermi di mezzo. Ho chiamato i carabinieri, la polizia, dicono che non è compito loro. Ditemi cosa devo fare». A premere sui disagi anche la signora Annamaria Contaldo che abita al quarto piano: «Non riesco a salire e scendere perché mi viene l’affanno, ho le gambe operate e da quindici giorni sono in casa. Ho provato a uscire, ma quando arrivo su cado a terra dalla fatica. Noi non abbiamo ricevuto mai nulla. Il fornitore energetico ci doveva avvisare, ha sbagliato a staccare soprattutto perché penalizza quanti di noi siamo ammalati, allettati o in sedia a rotelle». (La Città)  

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