Piano Sarri per restare al primo posto: tre vittorie fino alla sosta, punta e nuovi in campo, intenso lavoro atletico

0

Ci sono partite che valgono come il primo dente o il primo giorno di scuola: segnalano una crescita. Napoli-Bologna, secondo Sarri, ha annunciato ufficialmente che la creatura azzurra sta diventando grande. Al di là dell’errore di Reina, quando il Napoli ha lasciato il pallino agli altri e ha tirato il fiato non ha mai commesso un errore di schieramento difensivo. Nei video preparati ieri dai tattici che collaborano con il tecnico partenopeo non c’è traccia di piazzamenti errati o di uscite forsennate dei difensori. Ecco, dopo 4 partite è presto per l’incenso, per le sentenze e per celebrare il lavoro di Sarri ma c’è grande soddisfazione nel clan azzurro. L’allenatore di Figline dice che neppure sa quando si gioca Juve-Napoli (il 29 ottobre) perché l’unico avversario che conosce è il Genoa. In parte è vero. Da ieri pomeriggio ha ripreso la preparazione in vista di queste due settimane che precedono lo stop per le nazionali.E ieri alla ripresa dopo la domenica di relax ha ricordato a tutti che lo scorso anno, dopo aver battuto l’Inter ed essere balzati al comando della serie A, la gara dopo arrivò la figuraccia di Bologna. Tradotto: ragazzi, mantenete i piedi per terra. Lui si è fissato quattro obiettivi: uno, vincere tutte e quattro le gare, tra campionato e Champions, che lo separano dalla sosta. Secondo: far tornare il sorriso a Manolo Gabbiadini. Terzo: trovare la partita giusta per far esordire Maksimovic e Diawara e procedere così nel processo di ampliamento della rosa e inserimento dei nuovi acquisti. Quarto: approfittare della sosta per un richiamo soprattutto atletico con quelli che resteranno a Castel Volturno. Il calendario. Ecco, da qui all’undicesima giornata il Napoli ha una serie di salite impegnative, ma nessun Alpe d’Huez. C’è la Roma proprio alla ripresa, ma è al San Paolo dove il Napoli difficilmente tradisce le attese. È evidente che il vero problema può essere rappresentato da alcuni campi-trappola come quello di Marassi domani o gli Azzurri d’Italia di Bergamo tra dieci giorni. Ma non c’è alcuna partita da pallino rosso. Poi a ottobre gli azzurri hanno in calendario solo la trasferta di Crotone, dove inaugurano lo stadio, prima dello Juventus Stadium. La squadra di Allegri ha invece un altro ostacolo: deve tornare a San Siro, il 22 ottobre, con il Milan. Sei giorni prima del big match di Torino. Nel mezzo, occhio anche alla Champions. Con il Napoli che affronta in casa prima il Benfica e poi il Besiktas mentre la Juve ha due trasferte: a Zagabria e poi a Lione. Traduzione: i grattacapi per Allegri, in questo mese e mezzo, saranno maggiori di quelli di Sarri che in trasferta giocherà solo tre delle prossime otto partite (due in Champions) mentre la Juve ne giocherà ben cinque. Gli equilibri. Non lo dirà neppure sotto tortura, ma Sarri ha ormai in mente la sua formazione titolare ed è il Napoli dello scorso anno più Milik. E con Mertens piuttosto che con Insigne. Insomma, quello che ha giocato, in poche parole, a Kiev. E le rotazioni che comunque ci saranno abbondanti partono da questo assioma: con le geometrie di Jorginho, le idee verticali di Allan, la solidità di Albiol e Koulibaly e l’interpretazione atletica del ruolo di attaccante di Callejon, Sarri ha costruito la personalità del suo Napoli. Questo il capolavoro, qui sta vincendo. Ma le opzioni sono numerose come per esempio la staffetta eterna tra Mertens e Insigne, con il belga che ha scavalcato nelle gerarchie il fantasista di Frattamaggiore. Almeno in questa fase della stagione. Il regista. Jorginho è uno degli intoccabili, ma Sarri deve trovare la gara giusta per dare spazio a Diawara. Nella gara col Bologna, quando l’italo-brasiliano è uscito dal campo malconcio, è stato Hamsik a prendere il posto in regia, con Allan a sinistra e Zielinski a destra. E non Diawara. Domani col Genoa Sarri potrebbe puntare proprio su questo terzetto, mettendo a riposo Jorginho, non proprio al top per la botta rimediata al San Paolo sabato. Di sicuro, o domani o sabato col Chievo l’ex Hellas Verona dovrà tirare il fiato perché è impensabile che non si fermi mai fino al Benfica. Il sorriso di Gabbiadini. Il Napoli ha bisogno di Manolo. E allora Sarri domani si affiderà quasi certamente a lui, proprio per ribadirgli la sua fiducia. Il duello con la Juve non può prescindere dal suo recupero sia atletico che psicologico: a Marassi Gabbiadini tornerà in campo dal primo minuto, anche se è chiaro che il titolare adesso è proprio Milik. Al polacco è bastato meno di un mese per spiegare in modo spietato che cosa ha portato in dote: gioco, gol, ma anche personalità perché la qualità dà autostima. Forze fresche. Il richiamo atletico di ottobre servirà a caricare i giocatori che resteranno: altri tredici raggiungeranno le proprie nazionali senza tirare il fiato. Ma anche la Juve ha lo stesso contrattempo, se non peggio. In più, con Higuain e Dybala che dovranno volare in Sudamerica. La Champions può dare energie invece che toglierle, se le cose con il Benfica si dovessero mettere bene. E allora, quelli della seconda pausa stagionale saranno i giorni giusti per recuperare Tonelli e Chiriches e per verificare anche le condizioni di Giaccherini, sicuramente recuperato ma in grave ritardo atletico. E se Maksimovic sarà ancora escluso dalle convocazioni della Serbia, saranno i giorni migliori per completarne il suo inserimento. Di sicuro Maksimovic potrebbe essere schierato già in casa con il Chievo: solo che a Sarri non piace correre rischi e il difensore ex Torino giocherà solo quando avrà capito al cento per cento il concetto di linea che ossessiona Sarri. L’ambiente. Anche Bonucci ha dovuto ammettere che giocare allo Juventus Stadium non è cosa semplice semplice: si è lamentato per qualche mormorio di troppo dagli spalti per lo 0-0 con il Siviglia. Al San Paolo i fischi a De Laurentiis di una parte delle curve non influenzano il rendimento della squadra. Anche se c’è amarezza per un clima che potrebbe essere assai migliore visto il passo spedito della squadra di Sarri. (Pino Taormina – Il Mattino)

Ci sono partite che valgono come il primo dente o il primo giorno di scuola: segnalano una crescita. Napoli-Bologna, secondo Sarri, ha annunciato ufficialmente che la creatura azzurra sta diventando grande. Al di là dell’errore di Reina, quando il Napoli ha lasciato il pallino agli altri e ha tirato il fiato non ha mai commesso un errore di schieramento difensivo. Nei video preparati ieri dai tattici che collaborano con il tecnico partenopeo non c’è traccia di piazzamenti errati o di uscite forsennate dei difensori. Ecco, dopo 4 partite è presto per l’incenso, per le sentenze e per celebrare il lavoro di Sarri ma c’è grande soddisfazione nel clan azzurro. L’allenatore di Figline dice che neppure sa quando si gioca Juve-Napoli (il 29 ottobre) perché l’unico avversario che conosce è il Genoa. In parte è vero. Da ieri pomeriggio ha ripreso la preparazione in vista di queste due settimane che precedono lo stop per le nazionali.E ieri alla ripresa dopo la domenica di relax ha ricordato a tutti che lo scorso anno, dopo aver battuto l’Inter ed essere balzati al comando della serie A, la gara dopo arrivò la figuraccia di Bologna. Tradotto: ragazzi, mantenete i piedi per terra. Lui si è fissato quattro obiettivi: uno, vincere tutte e quattro le gare, tra campionato e Champions, che lo separano dalla sosta. Secondo: far tornare il sorriso a Manolo Gabbiadini. Terzo: trovare la partita giusta per far esordire Maksimovic e Diawara e procedere così nel processo di ampliamento della rosa e inserimento dei nuovi acquisti. Quarto: approfittare della sosta per un richiamo soprattutto atletico con quelli che resteranno a Castel Volturno. Il calendario. Ecco, da qui all’undicesima giornata il Napoli ha una serie di salite impegnative, ma nessun Alpe d’Huez. C’è la Roma proprio alla ripresa, ma è al San Paolo dove il Napoli difficilmente tradisce le attese. È evidente che il vero problema può essere rappresentato da alcuni campi-trappola come quello di Marassi domani o gli Azzurri d’Italia di Bergamo tra dieci giorni. Ma non c’è alcuna partita da pallino rosso. Poi a ottobre gli azzurri hanno in calendario solo la trasferta di Crotone, dove inaugurano lo stadio, prima dello Juventus Stadium. La squadra di Allegri ha invece un altro ostacolo: deve tornare a San Siro, il 22 ottobre, con il Milan. Sei giorni prima del big match di Torino. Nel mezzo, occhio anche alla Champions. Con il Napoli che affronta in casa prima il Benfica e poi il Besiktas mentre la Juve ha due trasferte: a Zagabria e poi a Lione. Traduzione: i grattacapi per Allegri, in questo mese e mezzo, saranno maggiori di quelli di Sarri che in trasferta giocherà solo tre delle prossime otto partite (due in Champions) mentre la Juve ne giocherà ben cinque. Gli equilibri. Non lo dirà neppure sotto tortura, ma Sarri ha ormai in mente la sua formazione titolare ed è il Napoli dello scorso anno più Milik. E con Mertens piuttosto che con Insigne. Insomma, quello che ha giocato, in poche parole, a Kiev. E le rotazioni che comunque ci saranno abbondanti partono da questo assioma: con le geometrie di Jorginho, le idee verticali di Allan, la solidità di Albiol e Koulibaly e l’interpretazione atletica del ruolo di attaccante di Callejon, Sarri ha costruito la personalità del suo Napoli. Questo il capolavoro, qui sta vincendo. Ma le opzioni sono numerose come per esempio la staffetta eterna tra Mertens e Insigne, con il belga che ha scavalcato nelle gerarchie il fantasista di Frattamaggiore. Almeno in questa fase della stagione. Il regista. Jorginho è uno degli intoccabili, ma Sarri deve trovare la gara giusta per dare spazio a Diawara. Nella gara col Bologna, quando l’italo-brasiliano è uscito dal campo malconcio, è stato Hamsik a prendere il posto in regia, con Allan a sinistra e Zielinski a destra. E non Diawara. Domani col Genoa Sarri potrebbe puntare proprio su questo terzetto, mettendo a riposo Jorginho, non proprio al top per la botta rimediata al San Paolo sabato. Di sicuro, o domani o sabato col Chievo l’ex Hellas Verona dovrà tirare il fiato perché è impensabile che non si fermi mai fino al Benfica. Il sorriso di Gabbiadini. Il Napoli ha bisogno di Manolo. E allora Sarri domani si affiderà quasi certamente a lui, proprio per ribadirgli la sua fiducia. Il duello con la Juve non può prescindere dal suo recupero sia atletico che psicologico: a Marassi Gabbiadini tornerà in campo dal primo minuto, anche se è chiaro che il titolare adesso è proprio Milik. Al polacco è bastato meno di un mese per spiegare in modo spietato che cosa ha portato in dote: gioco, gol, ma anche personalità perché la qualità dà autostima. Forze fresche. Il richiamo atletico di ottobre servirà a caricare i giocatori che resteranno: altri tredici raggiungeranno le proprie nazionali senza tirare il fiato. Ma anche la Juve ha lo stesso contrattempo, se non peggio. In più, con Higuain e Dybala che dovranno volare in Sudamerica. La Champions può dare energie invece che toglierle, se le cose con il Benfica si dovessero mettere bene. E allora, quelli della seconda pausa stagionale saranno i giorni giusti per recuperare Tonelli e Chiriches e per verificare anche le condizioni di Giaccherini, sicuramente recuperato ma in grave ritardo atletico. E se Maksimovic sarà ancora escluso dalle convocazioni della Serbia, saranno i giorni migliori per completarne il suo inserimento. Di sicuro Maksimovic potrebbe essere schierato già in casa con il Chievo: solo che a Sarri non piace correre rischi e il difensore ex Torino giocherà solo quando avrà capito al cento per cento il concetto di linea che ossessiona Sarri. L’ambiente. Anche Bonucci ha dovuto ammettere che giocare allo Juventus Stadium non è cosa semplice semplice: si è lamentato per qualche mormorio di troppo dagli spalti per lo 0-0 con il Siviglia. Al San Paolo i fischi a De Laurentiis di una parte delle curve non influenzano il rendimento della squadra. Anche se c’è amarezza per un clima che potrebbe essere assai migliore visto il passo spedito della squadra di Sarri. (Pino Taormina – Il Mattino)