Lazio -Pescara 3-0 Inzaghi: Siamo stati bravi a cambiare sistema di gioco

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Due amici in panchina, la bellezza del calcio, una mela spaccata a metà, perché al risultato si può arrivare in diversi modi. Ha vinto Inzaghi, vero stratega, complimenti sinceri: sfrutta il suo talento e pianifica la formazione calcolando la forza del Pescara come aveva cercato di contenere il Chievo. Non è paura, ma solo intelligenza, la teoria del pragmatismo. Tipo Allegri, per dirla tutta. Prima vittoria all’Olimpico per la Lazio. Complimenti anche a Massimo Oddo, che pure torna a casa con tre gol e non ha visto il vero Pescara, per come tengono il campo i suoi giocatori. Organizzazione tattica e movimenti da squadra vera. Peccato davanti non abbia più Lapadula, mancava Bahebeck e così sarà complicato salvarsi solo con l’entusiasmo, perché tanta fatica si dovrebbe tradurre in gol. Il rimpianto è legato al rigore fallito da Memushaj, su cui poteva girare in altro modo la partita. Alla distanza, però, era impossibile resistere alla forza della Lazio, sorretta da una linea difensiva da urlo. Anche la Juve ha fatto fatica a sfondare e se Inzaghi troverà l’equilibrio giusto ci sarà da divertirsi. Per adesso sta ruotando e cambiando alla ricerca della formula migliore. Ieri l’ha vinta con le sue mosse e poi nella ripresa con i gol di testa di Milinkovic e Radu prima del tris di Immobile, a segno davanti ai suoi vecchi tifosi (in duemila in un Olimpico ancora con pochi laziali), liberato da un’azione travolgente di Keita, sganciato a mezz’ora dalla fine. Simone sapeva, perché questa era stata la storia delle prime tre giornate, che il Pescara si sarebbe sgonfiato dopo sessanta minuti a ritmo altissimo. Ma la Lazio ha creato una decina di palle-gol e avrebbe potuto segnare già nel primo tempo. La supremazia è stata netta, schiacciante, anche se il Pescara era insidioso nel fraseggio. Zero, però, negli ultimi trenta metri.  

 
DUELLI. Inzaghi ha scelto il 3-5-2 perché voleva aggiungere il peso di Djordjevic e Milinkovic a ridosso di Immobile e pareggiare i cinque a centrocampo del Pescara. Oddo è votato agli inserimenti senza punte di ruolo. Caprari finto centravanti, Verre e Benali in appoggio e abili a costruire le linee di passaggio per Brugman, Memushaj e Cristante. La Lazio in avvio ha faticato a manovrare, tanto che Inzaghi ha spostato Milinkovic più avanti nella zona di Brugman, ruotando Cataldi su Cristante e Parolo su Memushaj. Duelli individuali.

 
 
GIOCO AEREO. Inzaghi voleva sfruttare i centimetri. Non è un caso che le prime palle gol della Lazio siano arrivate su palla inattiva. Milinkovic e Parolo (doppio colpo di testa) si sono divorati un gol fatto su angolo, Bizzarri ha toccato sul palo il sinistro di Immobile a cui in precedenza era stato annullato un gol per fuorigioco. La Lazio è solida e dietro possiede una linea a tre mostruosa con Bastos, De Vrij e Radu. Per 35 minuti il Pescara ha giocato bene senza mai avvicinarsi all’area. Alla prima occasione in cui Felipe non ha ripiegato e Caprari lo ha puntato palla al piede, Bastos è intervenuto con troppa energia. Contatto dubbio e rigore divorato da Memushaj.  
 
TRIPLETTA. La Lazio a volte sembrava lunga, ma restava incollata alla partita, era aggressiva. Negli ultimi dieci minuti del primo tempo si è acceso Felipe e quella è stata la svolta. Il movimento di Djordjevic apriva gli spazi per Immobile, sono fioccate due o tre occasioni, ma Bizzarri ha resistito. Il Pescara, però, era alle corde. Dopo l’intervallo la Lazio ha alzato la pressione. Il portiere argentino ha salvato su Djordjevic. Zampano e Biraghi erano senza sostegno. Lulic da una parte e Felipe dall’altra hanno cominciato a martellare. Oddo aveva tolto Benali e inserito Manaj. L’ex interista avrebbe potuto capitalizzare meglio l’unico vero contropiede nella fase decisiva della partita. Si giocava a una sola porta. Al 22′ è crollato il muro del Pescara: cross di Felipe e stacco di Minkovic, palla all’incrocio. Altri cinque minuti ed è arrivato il raddoppio di Radu, ancora di testa, su angolo di Cataldi. Alla mezz’ora il sigillo di Immobile dopo una progressione irresistibile di Keita. 

Inzaghi: Siamo stati bravi a cambiare sistema di gioco

 

– La chiave tattica è nella flessibilità, nello spirito di adattamento, nella capacità di preparare le partite, limitando gli avversari e cercando il modo migliore per sfruttare le caratteristiche dei propri giocatori. Simone Inzaghi è un pragmatico, conosce il calcio perché l’ha giocato ad altissimo livello, ha una sensibilità e una lettura tattica che gli permettono, aiutato dalla disponibilità dello spogliatoio, di indirizzare le partite. Come uno chef capace di indovinare il piatto con ingredienti diversi. Non mancava niente ieri alla Lazio, costruita e rimodellata per la prima volta con il 3-5-2. Simone ha spiegato perché. «Il Pescara è squadra fastidiosa, ben allenata. Napoli e Sassuolo con il 4-3-3 avevano sofferto, non riuscivano a prenderli. Dovevamo cambiare qualcosa. Ho trovato in settimana grande disponibilità dai giocatori. Una squadra deve essere matura per cambiare sistema di gioco. E un allenatore non può essere testardo, ma si deve adeguare ai giocatori. Così ho optato per questa soluzione. Merito della squadra. Ottima Lazio». 
 
DISPONIBILITA’. Inzaghi ha convinto Felipe a sacrificarsi. Terzino, centrocampista e attaccante esterno nella stessa partita. «E’ stato bravissimo, ce l’ha nelle corde, non è abituato a quel ruolo, ma ha dimostrato di poterlo fare, si è sacrificato. Abbiamo rischiato qualcosa con questo assetto, come quinti avevamo Lulic e Felipe, sono due giocatori offensivi, ma da quella parte l’ha aiutato uno esperto come Parolo, qualche rincorsa è stata risparmiata a Felipe. Siamo stati bravi e abbiamo vinto con merito. Sono contento di lui e di tutti gli altri». Ha perso Biglia per infortunio, ha rilanciato Cataldi e Djordjevic, alla prima come titolari. «Due ottime prestazioni. Avevano giocato poco sinora ma sono stati bravissimi. Djordjevic non meritava la panchina, Immobile non poteva stare fuori: aldilà dei moduli conta l’interpretazione e i miei giocatori sono stati bravissimi». I rimpianti sono legati alle occasioni fallite nel primo tempo. «Avremmo dovuto far gol prima, a volte è capitato che Bizzarri si ritrovasse la palla in mano, l’occasione di Parolo è stata incredibile. Sotto porta dovevamo essere più cattivi. Su una disattenzione nostra, eravamo quattro contro uno del Pescara, è arrivato il rigore».  
 
LOTITO. Negli spogliatoi Inzaghi è stato festeggiato e abbracciato dal presidente, che ha salutato il successo sul Pescara con il solito comunicato. «Abbiamo conseguito un successo largo, frutto di una partita giocata con intelligenza e con il giusto spirito… Un ringraziamento va a tutta la squadra, allo staff tecnico, al l’ottimo condottiero Simone Inzaghi e a tutti i tifosi che ci seguono». Pochi per la verità e sarebbe il caso, caro presidente, di contarli e far sapere quanti sono. 
 

 

fonte:corrieredelloassport

 
Due amici in panchina, la bellezza del calcio, una mela spaccata a metà, perché al risultato si può arrivare in diversi modi. Ha vinto Inzaghi, vero stratega, complimenti sinceri: sfrutta il suo talento e pianifica la formazione calcolando la forza del Pescara come aveva cercato di contenere il Chievo. Non è paura, ma solo intelligenza, la teoria del pragmatismo. Tipo Allegri, per dirla tutta. Prima vittoria all’Olimpico per la Lazio. Complimenti anche a Massimo Oddo, che pure torna a casa con tre gol e non ha visto il vero Pescara, per come tengono il campo i suoi giocatori. Organizzazione tattica e movimenti da squadra vera. Peccato davanti non abbia più Lapadula, mancava Bahebeck e così sarà complicato salvarsi solo con l’entusiasmo, perché tanta fatica si dovrebbe tradurre in gol. Il rimpianto è legato al rigore fallito da Memushaj, su cui poteva girare in altro modo la partita. Alla distanza, però, era impossibile resistere alla forza della Lazio, sorretta da una linea difensiva da urlo. Anche la Juve ha fatto fatica a sfondare e se Inzaghi troverà l’equilibrio giusto ci sarà da divertirsi. Per adesso sta ruotando e cambiando alla ricerca della formula migliore. Ieri l’ha vinta con le sue mosse e poi nella ripresa con i gol di testa di Milinkovic e Radu prima del tris di Immobile, a segno davanti ai suoi vecchi tifosi (in duemila in un Olimpico ancora con pochi laziali), liberato da un’azione travolgente di Keita, sganciato a mezz’ora dalla fine. Simone sapeva, perché questa era stata la storia delle prime tre giornate, che il Pescara si sarebbe sgonfiato dopo sessanta minuti a ritmo altissimo. Ma la Lazio ha creato una decina di palle-gol e avrebbe potuto segnare già nel primo tempo. La supremazia è stata netta, schiacciante, anche se il Pescara era insidioso nel fraseggio. Zero, però, negli ultimi trenta metri.  


 
DUELLI. Inzaghi ha scelto il 3-5-2 perché voleva aggiungere il peso di Djordjevic e Milinkovic a ridosso di Immobile e pareggiare i cinque a centrocampo del Pescara. Oddo è votato agli inserimenti senza punte di ruolo. Caprari finto centravanti, Verre e Benali in appoggio e abili a costruire le linee di passaggio per Brugman, Memushaj e Cristante. La Lazio in avvio ha faticato a manovrare, tanto che Inzaghi ha spostato Milinkovic più avanti nella zona di Brugman, ruotando Cataldi su Cristante e Parolo su Memushaj. Duelli individuali.

 
 
GIOCO AEREO. Inzaghi voleva sfruttare i centimetri. Non è un caso che le prime palle gol della Lazio siano arrivate su palla inattiva. Milinkovic e Parolo (doppio colpo di testa) si sono divorati un gol fatto su angolo, Bizzarri ha toccato sul palo il sinistro di Immobile a cui in precedenza era stato annullato un gol per fuorigioco. La Lazio è solida e dietro possiede una linea a tre mostruosa con Bastos, De Vrij e Radu. Per 35 minuti il Pescara ha giocato bene senza mai avvicinarsi all’area. Alla prima occasione in cui Felipe non ha ripiegato e Caprari lo ha puntato palla al piede, Bastos è intervenuto con troppa energia. Contatto dubbio e rigore divorato da Memushaj.  
 
TRIPLETTA. La Lazio a volte sembrava lunga, ma restava incollata alla partita, era aggressiva. Negli ultimi dieci minuti del primo tempo si è acceso Felipe e quella è stata la svolta. Il movimento di Djordjevic apriva gli spazi per Immobile, sono fioccate due o tre occasioni, ma Bizzarri ha resistito. Il Pescara, però, era alle corde. Dopo l’intervallo la Lazio ha alzato la pressione. Il portiere argentino ha salvato su Djordjevic. Zampano e Biraghi erano senza sostegno. Lulic da una parte e Felipe dall’altra hanno cominciato a martellare. Oddo aveva tolto Benali e inserito Manaj. L’ex interista avrebbe potuto capitalizzare meglio l’unico vero contropiede nella fase decisiva della partita. Si giocava a una sola porta. Al 22' è crollato il muro del Pescara: cross di Felipe e stacco di Minkovic, palla all’incrocio. Altri cinque minuti ed è arrivato il raddoppio di Radu, ancora di testa, su angolo di Cataldi. Alla mezz’ora il sigillo di Immobile dopo una progressione irresistibile di Keita. 

Inzaghi: Siamo stati bravi a cambiare sistema di gioco

 

– La chiave tattica è nella flessibilità, nello spirito di adattamento, nella capacità di preparare le partite, limitando gli avversari e cercando il modo migliore per sfruttare le caratteristiche dei propri giocatori. Simone Inzaghi è un pragmatico, conosce il calcio perché l’ha giocato ad altissimo livello, ha una sensibilità e una lettura tattica che gli permettono, aiutato dalla disponibilità dello spogliatoio, di indirizzare le partite. Come uno chef capace di indovinare il piatto con ingredienti diversi. Non mancava niente ieri alla Lazio, costruita e rimodellata per la prima volta con il 3-5-2. Simone ha spiegato perché. «Il Pescara è squadra fastidiosa, ben allenata. Napoli e Sassuolo con il 4-3-3 avevano sofferto, non riuscivano a prenderli. Dovevamo cambiare qualcosa. Ho trovato in settimana grande disponibilità dai giocatori. Una squadra deve essere matura per cambiare sistema di gioco. E un allenatore non può essere testardo, ma si deve adeguare ai giocatori. Così ho optato per questa soluzione. Merito della squadra. Ottima Lazio». 
 
DISPONIBILITA’. Inzaghi ha convinto Felipe a sacrificarsi. Terzino, centrocampista e attaccante esterno nella stessa partita. «E’ stato bravissimo, ce l’ha nelle corde, non è abituato a quel ruolo, ma ha dimostrato di poterlo fare, si è sacrificato. Abbiamo rischiato qualcosa con questo assetto, come quinti avevamo Lulic e Felipe, sono due giocatori offensivi, ma da quella parte l’ha aiutato uno esperto come Parolo, qualche rincorsa è stata risparmiata a Felipe. Siamo stati bravi e abbiamo vinto con merito. Sono contento di lui e di tutti gli altri». Ha perso Biglia per infortunio, ha rilanciato Cataldi e Djordjevic, alla prima come titolari. «Due ottime prestazioni. Avevano giocato poco sinora ma sono stati bravissimi. Djordjevic non meritava la panchina, Immobile non poteva stare fuori: aldilà dei moduli conta l’interpretazione e i miei giocatori sono stati bravissimi». I rimpianti sono legati alle occasioni fallite nel primo tempo. «Avremmo dovuto far gol prima, a volte è capitato che Bizzarri si ritrovasse la palla in mano, l’occasione di Parolo è stata incredibile. Sotto porta dovevamo essere più cattivi. Su una disattenzione nostra, eravamo quattro contro uno del Pescara, è arrivato il rigore».  
 
LOTITO. Negli spogliatoi Inzaghi è stato festeggiato e abbracciato dal presidente, che ha salutato il successo sul Pescara con il solito comunicato. «Abbiamo conseguito un successo largo, frutto di una partita giocata con intelligenza e con il giusto spirito… Un ringraziamento va a tutta la squadra, allo staff tecnico, al l'ottimo condottiero Simone Inzaghi e a tutti i tifosi che ci seguono». Pochi per la verità e sarebbe il caso, caro presidente, di contarli e far sapere quanti sono. 
 

 

fonte:corrieredelloassport

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