Salerno by night pestaggio a promoter di discoteche per convincerli a lavorare solo con loro

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Pestaggio ai promoter per gestire le serate ne parla Clemy De Maio su La Città di Salerno  Lo scenario tratteggiato dalla Procura è quello di una guerra senza esclusione di colpi per accaparrarsi i clienti con cui affollare i locali notturni della movida. Uno scenario che lo scorso 29 dicembre avrebbe condotto al pestaggio di due promoter, prelevati dinanzi a un bar, spinti in un’auto e portati in luogo appartato per “convincerli”, con pugni e minacce, a procacciare clientele soltanto per due discoteche. Con questa accusa i carabinieri del nucleo investigativo provinciale hanno portato in carcere il 45enne salernitano Alessandro Boccia, residente a Pontecagnano, e notificato un provvedimento di arresti domiciliari al 39enne Cosimo Cataldo di Battipaglia. Sono accusati di sequestro di persona e tentata estorsione, ma oltre a loro il sostituto procuratore Elena Guarino aveva chiesto che fosse arrestato anche il salernitano Armando Mirra, indagato con l’accusa di illecita concorrenza per aver cercato di avvantaggiare illegalmente l’attività delle discoteche Sea Garden e Dolce Vita. Secondo gli inquirenti nella gestione dei due locali lavorerebbe fianco a fianco con Alessandro Boccia (anche lui accusato di illecita concorrenza), ma entrambi smentiscono e il gip Renata Sessa, che ha firmato l’ordinanza cautelare, ritiene che non vi siano comunque elementi per collegare gli avvertimenti di Mirra ad alcuni pr con i comportamenti attribuiti a Boccia. Nei suoi confronti la richiesta cautelare è stata quindi respinta per mancanza di indizi sufficienti. Il pestaggio. Per Boccia e Cataldo la disamina degli inquirenti si avvale di testimonianze e di filmati delle telecamere della videosorveglianza. Ne emerge che mezz’ora dopo la mezzanotte del 29 dicembre l’auto guidata dal buttafuori Cataldo si fermò dinanzi al bar “In centro” di lungomare Trieste e Boccia ne scese per prelevare due pr che da un paio d’anni avevano smesso di collaborare con lui e stavano organizzando serate per altri locali, tra cui il Prince nella zona orientale e il “Rocce rosse” al di sotto dell’hotel Baia. Le indagini dei carabinieri coordinati dal maggiore Alessandro De Vico hanno ricostruito che i due promoter furono spinti in auto con la forza, che le chiusure della sicurezza furono abbassate e che già nell’abitacolo Boccia si sarebbe scagliato contro di loro prima con un pugno e poi spingendo la testa di uno dei due contro un finestrino. Il resto è avvenuto nello slargo sottostante piazza della Concordia: negli atti dell’inchiesta si parla di pugni e di teste sbattute contro superfici metalliche, un pestaggio che non si sarebbe placato nemmeno quando una delle due vittime si è messa in ginocchio. Cataldo non avrebbe partecipato, limitandosi a presenziare alla scena, mentre Boccia avrebbe accompagnato l’aggressione con minacce di conseguenze ben più gravi, tali da indurre le vittime a subire senza nemmeno accennare una reazione. Non si erano neanche fatti refertare in ospedale ed è stato solo dopo la denuncia del titolare di un altro locale (a cui avevano riferito le minacce) che hanno confermato i fatti. La lotta per le serate. L’ultimo motivo di scontro sarebbe stata l’organizzazione dell’aperitivo di Capodanno al bar “In centro”, che il gruppo “La nuit” rivendicava per sé e il titolare dell’esercizio stava invece per affidare al sodalizio del “Cult clubbing”. Mirra se n’era lamentato al telefono, ma gli attriti erano iniziati già nei mesi scorsi perché riteneva che i suoi vecchi pr stessero operando in maniera scorretta, contattando i suoi “agenti” per organizzare serate in locali concorrenti. Boccia è accusato di essere già intervenuto con schiaffi e minacce, millantando rapporti con persone “di strada” per convincere i due aggrediti a lavorare per lui. Le difese. È una tesi che i difensori Carlo Maresca e Fabio Sorà cercheranno di smontare già nell’interrogatorio di garanzia, portando testi e filmati secondo cui le presunte vittime entrarono in auto volontariamente e Boccia si sarebbe limitato a un paio di schiaffi, infastidito dai tentativi di interferenza con le sue attività. I legali di Mirra, Michele Tedesco e Simone Labonia, valuteranno invece nei prossimi giorni se farlo ascoltare dagli inquirenti

Pestaggio ai promoter per gestire le serate ne parla Clemy De Maio su La Città di Salerno  Lo scenario tratteggiato dalla Procura è quello di una guerra senza esclusione di colpi per accaparrarsi i clienti con cui affollare i locali notturni della movida. Uno scenario che lo scorso 29 dicembre avrebbe condotto al pestaggio di due promoter, prelevati dinanzi a un bar, spinti in un’auto e portati in luogo appartato per “convincerli”, con pugni e minacce, a procacciare clientele soltanto per due discoteche. Con questa accusa i carabinieri del nucleo investigativo provinciale hanno portato in carcere il 45enne salernitano Alessandro Boccia, residente a Pontecagnano, e notificato un provvedimento di arresti domiciliari al 39enne Cosimo Cataldo di Battipaglia. Sono accusati di sequestro di persona e tentata estorsione, ma oltre a loro il sostituto procuratore Elena Guarino aveva chiesto che fosse arrestato anche il salernitano Armando Mirra, indagato con l’accusa di illecita concorrenza per aver cercato di avvantaggiare illegalmente l’attività delle discoteche Sea Garden e Dolce Vita. Secondo gli inquirenti nella gestione dei due locali lavorerebbe fianco a fianco con Alessandro Boccia (anche lui accusato di illecita concorrenza), ma entrambi smentiscono e il gip Renata Sessa, che ha firmato l’ordinanza cautelare, ritiene che non vi siano comunque elementi per collegare gli avvertimenti di Mirra ad alcuni pr con i comportamenti attribuiti a Boccia. Nei suoi confronti la richiesta cautelare è stata quindi respinta per mancanza di indizi sufficienti. Il pestaggio. Per Boccia e Cataldo la disamina degli inquirenti si avvale di testimonianze e di filmati delle telecamere della videosorveglianza. Ne emerge che mezz’ora dopo la mezzanotte del 29 dicembre l’auto guidata dal buttafuori Cataldo si fermò dinanzi al bar “In centro” di lungomare Trieste e Boccia ne scese per prelevare due pr che da un paio d’anni avevano smesso di collaborare con lui e stavano organizzando serate per altri locali, tra cui il Prince nella zona orientale e il “Rocce rosse” al di sotto dell’hotel Baia. Le indagini dei carabinieri coordinati dal maggiore Alessandro De Vico hanno ricostruito che i due promoter furono spinti in auto con la forza, che le chiusure della sicurezza furono abbassate e che già nell’abitacolo Boccia si sarebbe scagliato contro di loro prima con un pugno e poi spingendo la testa di uno dei due contro un finestrino. Il resto è avvenuto nello slargo sottostante piazza della Concordia: negli atti dell’inchiesta si parla di pugni e di teste sbattute contro superfici metalliche, un pestaggio che non si sarebbe placato nemmeno quando una delle due vittime si è messa in ginocchio. Cataldo non avrebbe partecipato, limitandosi a presenziare alla scena, mentre Boccia avrebbe accompagnato l’aggressione con minacce di conseguenze ben più gravi, tali da indurre le vittime a subire senza nemmeno accennare una reazione. Non si erano neanche fatti refertare in ospedale ed è stato solo dopo la denuncia del titolare di un altro locale (a cui avevano riferito le minacce) che hanno confermato i fatti. La lotta per le serate. L’ultimo motivo di scontro sarebbe stata l’organizzazione dell’aperitivo di Capodanno al bar “In centro”, che il gruppo “La nuit” rivendicava per sé e il titolare dell’esercizio stava invece per affidare al sodalizio del “Cult clubbing”. Mirra se n’era lamentato al telefono, ma gli attriti erano iniziati già nei mesi scorsi perché riteneva che i suoi vecchi pr stessero operando in maniera scorretta, contattando i suoi “agenti” per organizzare serate in locali concorrenti. Boccia è accusato di essere già intervenuto con schiaffi e minacce, millantando rapporti con persone “di strada” per convincere i due aggrediti a lavorare per lui. Le difese. È una tesi che i difensori Carlo Maresca e Fabio Sorà cercheranno di smontare già nell’interrogatorio di garanzia, portando testi e filmati secondo cui le presunte vittime entrarono in auto volontariamente e Boccia si sarebbe limitato a un paio di schiaffi, infastidito dai tentativi di interferenza con le sue attività. I legali di Mirra, Michele Tedesco e Simone Labonia, valuteranno invece nei prossimi giorni se farlo ascoltare dagli inquirenti

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