Napoli – Discorsi alla città di Napoli, del cardinale Crescenzio

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Dall’inviato di Positanonewstv Luigi Russo foto video e articolo

Ieri mattina a Napoli, nella chiesa Donnaregina Vecchia, si è tenuto il convegno “La passione per Napoli. I discorsi alla città e il ministero pastorale del cardinale Crescenzio Sepe”, promosso dall’Unione Cattolica Stampa Italiana sezione Campania e dalla diocesi di Napoli in occasione dell’onomastico del cardinale Sepe, arcivescovo metropolita di Napoli, e per i suoi dieci anni alla guida dell’Arcidiocesi di Napoli.
Sono intervenuti al dibattito, introdotti da don Tonino Palmese, assistente ecclesiastico dell’Ucsi Campania e vicario episcopale per il settore della Carità, giustizia e pace della diocesi di Napoli, il magistrato Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, e il filosofo professor Aldo Masullo. L’incontro è moderato da Marco Demarco, editorialista del Corriere della Sera.
Nell’introdurre il dibattito, Don Tonino Palmese ha spiegato i motivi del perché la scelta sia caduta, tra i tanti discorsi tenuti dal cardinale Sepe, proprio su quelli di piazza del Gesù, il giorno dell’Immacolata Concezione, che l’UCSI ha ritenuti “programmatici e di affidamento alla Vergine”. 
All’inizio del dibattito, il moderatore Demarco si pone e pone la domanda: “Quale idea della città ci restituiscono gli scritti del cardinale ? L’idea di una città immobile, di una città peggiore o addirittura in declino. “ 
Alla domanda risponde il filosofo prof. Masullo, la sua considerazione è lucida e puntuale: “Bisogna prima di porsi questa domanda, considerare come la società attuale ci spinge continuamente alla lotta (competizione) contro l’avversario e come sia invece necessaria una pausa entro la quale, si riesca ad intravedere con chiarezza qual è l’obiettivo della lotta.”
Masullo ravvisa anche la assoluta mancanza di rapporto e di continuità tra le generazioni, si chiede, cosa imparano i giovani, ma la vera domanda è cosa noi possiamo insegnare loro coll’esempio.
Risponde alla domanda iniziale, anche l’altro relatore, il dottor Roberti, che cita il film “Il processo alla città” di Luigi Zampa del 1952, riferito al processo Cuocolo svoltosi nei primi del ‘900, da lui recentemente presentato, restaurato, alla Mostra di Venezia. 
Afferma Roberti, la magistratura giudica e talvolta condanna, comportamenti che sono espressioni dei mali di questa città; il discorso alla città comincia laddove finisce il processo alla città ed a questo le lettere del cardinale Sepe, ben rispondono alla domanda che io per primo mi posi, quando nel 2007 venne a Napoli la Commissione Antimafia, presieduta dall’on. Rosy Bindi, ricordo che finì la mia relazione con questo interrogativo: “lo Stato potrà mai vincere sulla Camorra ? la risposta che mi diedi fu, SI SE LO VUOLE”.
Le domande che il cardinale Sepe si pone, continua Roberti, è cosa fare contro le crescenti disuguaglianze, sapendo che la Camorra sfrutta la diseguaglianza sociale per fare affari. Ancora oggi è presente sul territorio, lo smaltimento dei rifiuti tossici, dove la malavita fa affari con ricchi imprenditori privi di scrupoli, pescando la propria manovalanza criminale nella disperazione, nella rassegnazione, nella disoccupazione della gente.
Sottolinea anche come un Grande Progetto di Riscatto per Napoli, non sia stato ancora sottoscritto dai soggetti istituzionale pubblici e privati, dalla Chiesa, dalla Cultura, in modo da assicurare alla gente: lavoro, scuola, sanità, istituzioni e servizi che funzionino.
Roberti conclude dicendo: “Diamo una speranza ai giovani, contendiamoli uno per uno alla malavita”.
Il moderatore Demarco, ricorda come Sepe definisca in un suo discorso “Napoli, città anti-uomo”, definizione originale e si chiede: si può sperare una vita intera, qual è il tempo della speranza, quanto lungo può essere il tempo della speranza.
A questi interrogativi, il prof. Masullo risponde affermando che si ha il diritto di sperare se si fa qualcosa affinché ciò in cui si spera possa realizzarsi ed invoca in tal senso un azione politica incisiva e scevra da ogni ideologia o credo che la ispiri.
A questo punto il moderatore, cita l’episodio del san Carlo, dove sul palco reale, Presidente del Consiglio e Sindaco, non si sono rivolti la parola.
Commentando questo episodio, Roberti con ironia si auspica che si parlino in altra sede, per il bene di Napoli; mentre Masullo lo definisce un altro esempio visibilissimo, di come alte cariche istituzionali, citando Giusti, si guardino in cagnesco. Ebbene questo non è il tempo, poiché oltre ad essere tragico, l’episodio esprime la poca serietà dei soggetti e li esorta ad essere coerenti al proprio ruolo, alle proprie idee, alle proprie fedi, senza le quali l’opera politica viene a mancare.
Rivolgendosi al cardinale Sepe, il moderatore ricordando una sua definizione di Maria, “tutta santa”, a cui seguirà nel 2008, la celebre frase “a Maronn v’accumpagna”, gli chiede il senso di questo percorso che va da una definizione teologica di alto profilo ad una di carattere popolare.
Rispondendo ai temi emersi dal dibattito il cardinale Sepe, si interroga sull’essere umano che non spera più, cioè che è disperato e si chiede che senso ha dargli speranza ed ancora se la speranza sia una cosa buona.
La risposta a questi interrogativi è che bisogna costruire la speranza giorno per giorno, dice il cardinale: Se io spero di costruire una casa, debbo iniziare a posare le pietre, altrimenti quella casa non si costruirà mai”.
Afferma ancora il cardinale, che non esiste politica che possa prescindere dal bene comune, aldilà delle convinzioni personali o ideologiche e che bisogna che ognuno superi i propri egoismi.
In ultimo il cardinale Sepe, a chiusura del suo intervento e del dibattito, oltre ad i saluti ed ai ringraziamenti di rito, illustra il senso del suo ormai celebre detto, la Madonna dice, ci deve accompagnare perché la strada di ognuno di noi è dura, difficile, piena di pericoli e se non ci accompagna, se non ci tiene per mano dicendoci: “nun te preoccupà, ti accompagno io”, allora il nostro cammino sarà molto duro.

Speriamo allora, che veramente la Madonna intercedi per noi.

Luigi Russo

 

 

Dall'inviato di Positanonewstv Luigi Russo foto video e articolo

Ieri mattina a Napoli, nella chiesa Donnaregina Vecchia, si è tenuto il convegno “La passione per Napoli. I discorsi alla città e il ministero pastorale del cardinale Crescenzio Sepe”, promosso dall’Unione Cattolica Stampa Italiana sezione Campania e dalla diocesi di Napoli in occasione dell’onomastico del cardinale Sepe, arcivescovo metropolita di Napoli, e per i suoi dieci anni alla guida dell’Arcidiocesi di Napoli.
Sono intervenuti al dibattito, introdotti da don Tonino Palmese, assistente ecclesiastico dell’Ucsi Campania e vicario episcopale per il settore della Carità, giustizia e pace della diocesi di Napoli, il magistrato Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, e il filosofo professor Aldo Masullo. L’incontro è moderato da Marco Demarco, editorialista del Corriere della Sera.
Nell’introdurre il dibattito, Don Tonino Palmese ha spiegato i motivi del perché la scelta sia caduta, tra i tanti discorsi tenuti dal cardinale Sepe, proprio su quelli di piazza del Gesù, il giorno dell’Immacolata Concezione, che l’UCSI ha ritenuti “programmatici e di affidamento alla Vergine”. 
All’inizio del dibattito, il moderatore Demarco si pone e pone la domanda: “Quale idea della città ci restituiscono gli scritti del cardinale ? L’idea di una città immobile, di una città peggiore o addirittura in declino. “ 
Alla domanda risponde il filosofo prof. Masullo, la sua considerazione è lucida e puntuale: “Bisogna prima di porsi questa domanda, considerare come la società attuale ci spinge continuamente alla lotta (competizione) contro l’avversario e come sia invece necessaria una pausa entro la quale, si riesca ad intravedere con chiarezza qual è l’obiettivo della lotta.”
Masullo ravvisa anche la assoluta mancanza di rapporto e di continuità tra le generazioni, si chiede, cosa imparano i giovani, ma la vera domanda è cosa noi possiamo insegnare loro coll’esempio.
Risponde alla domanda iniziale, anche l’altro relatore, il dottor Roberti, che cita il film “Il processo alla città” di Luigi Zampa del 1952, riferito al processo Cuocolo svoltosi nei primi del ‘900, da lui recentemente presentato, restaurato, alla Mostra di Venezia. 
Afferma Roberti, la magistratura giudica e talvolta condanna, comportamenti che sono espressioni dei mali di questa città; il discorso alla città comincia laddove finisce il processo alla città ed a questo le lettere del cardinale Sepe, ben rispondono alla domanda che io per primo mi posi, quando nel 2007 venne a Napoli la Commissione Antimafia, presieduta dall’on. Rosy Bindi, ricordo che finì la mia relazione con questo interrogativo: “lo Stato potrà mai vincere sulla Camorra ? la risposta che mi diedi fu, SI SE LO VUOLE”.
Le domande che il cardinale Sepe si pone, continua Roberti, è cosa fare contro le crescenti disuguaglianze, sapendo che la Camorra sfrutta la diseguaglianza sociale per fare affari. Ancora oggi è presente sul territorio, lo smaltimento dei rifiuti tossici, dove la malavita fa affari con ricchi imprenditori privi di scrupoli, pescando la propria manovalanza criminale nella disperazione, nella rassegnazione, nella disoccupazione della gente.
Sottolinea anche come un Grande Progetto di Riscatto per Napoli, non sia stato ancora sottoscritto dai soggetti istituzionale pubblici e privati, dalla Chiesa, dalla Cultura, in modo da assicurare alla gente: lavoro, scuola, sanità, istituzioni e servizi che funzionino.
Roberti conclude dicendo: “Diamo una speranza ai giovani, contendiamoli uno per uno alla malavita”.
Il moderatore Demarco, ricorda come Sepe definisca in un suo discorso “Napoli, città anti-uomo”, definizione originale e si chiede: si può sperare una vita intera, qual è il tempo della speranza, quanto lungo può essere il tempo della speranza.
A questi interrogativi, il prof. Masullo risponde affermando che si ha il diritto di sperare se si fa qualcosa affinché ciò in cui si spera possa realizzarsi ed invoca in tal senso un azione politica incisiva e scevra da ogni ideologia o credo che la ispiri.
A questo punto il moderatore, cita l’episodio del san Carlo, dove sul palco reale, Presidente del Consiglio e Sindaco, non si sono rivolti la parola.
Commentando questo episodio, Roberti con ironia si auspica che si parlino in altra sede, per il bene di Napoli; mentre Masullo lo definisce un altro esempio visibilissimo, di come alte cariche istituzionali, citando Giusti, si guardino in cagnesco. Ebbene questo non è il tempo, poiché oltre ad essere tragico, l’episodio esprime la poca serietà dei soggetti e li esorta ad essere coerenti al proprio ruolo, alle proprie idee, alle proprie fedi, senza le quali l’opera politica viene a mancare.
Rivolgendosi al cardinale Sepe, il moderatore ricordando una sua definizione di Maria, “tutta santa”, a cui seguirà nel 2008, la celebre frase “a Maronn v’accumpagna”, gli chiede il senso di questo percorso che va da una definizione teologica di alto profilo ad una di carattere popolare.
Rispondendo ai temi emersi dal dibattito il cardinale Sepe, si interroga sull’essere umano che non spera più, cioè che è disperato e si chiede che senso ha dargli speranza ed ancora se la speranza sia una cosa buona.
La risposta a questi interrogativi è che bisogna costruire la speranza giorno per giorno, dice il cardinale: Se io spero di costruire una casa, debbo iniziare a posare le pietre, altrimenti quella casa non si costruirà mai”.
Afferma ancora il cardinale, che non esiste politica che possa prescindere dal bene comune, aldilà delle convinzioni personali o ideologiche e che bisogna che ognuno superi i propri egoismi.
In ultimo il cardinale Sepe, a chiusura del suo intervento e del dibattito, oltre ad i saluti ed ai ringraziamenti di rito, illustra il senso del suo ormai celebre detto, la Madonna dice, ci deve accompagnare perché la strada di ognuno di noi è dura, difficile, piena di pericoli e se non ci accompagna, se non ci tiene per mano dicendoci: “nun te preoccupà, ti accompagno io”, allora il nostro cammino sarà molto duro.

Speriamo allora, che veramente la Madonna intercedi per noi.

Luigi Russo