COSTIERA: ISOLE O ARCIPELAGO? GLI ESEMPI DI AMALFI E, SOPRATTUTTO, RAVELLO

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Nel maggio scorso, il 15 per l’esattezza, scrissi questo articolo che, però, non pubblicai, per non entrare nel vivo della campagna elettorale, da “estraneo”. Mi sembrò inopportuno, poteva apparire una “scorretta” invasione di campo. E per rispetto dei legittimi giocatori in campo me ne astenni. A distanza di tempo, l’ho recuperato dalla memoria del mio computer e lo ripropongo, nella speranza/ambizione di dare un contributo di idee ad amministratori locali vecchi e nuovi come a tutta la più vasta società civile per un dibattito sereno, pacato, responsabile per il presente e, soprattutto, per il futuro dell’intero territorio della Costa d’Amalfi.

 

Il 5 giugno votano per rinnovare le proprie amministrazioni quattro centri della Costa d’Amalfi: Cetara, Ravello, Conca dei Marini e Praiano. Ho già scritto sul tema due articoli, uno di introduzione sull’Altra Costiera, quella delle zone alte, che qualche anno fa ribattezzai “montiera”, focalizzando l’attenzione sulle frazioni alte di Vietri del Mare, proponendo nella città  “porta d’ingresso della Costiera” la creazione di un infopoint attrezzato  in grado di rendere un servizio puntuale ed efficiente per tutti i turisti italiani e stranieri, che  arrivano in quella che è considerata una delle coste più belle del mondo. Il secondo l’ho dedicato a Cetara che è impegnata nella campagna elettorale in atto, suggerendo ai candidati la creazione di un “Museo della Memoria”, che recuperi, con ogni mezzo espressivo, storia e tradizioni della cittadina e, soprattutto, la necessità della stipula di una convenzione condivisa con il Comune di Maiori per la valorizzazione di quel gioiello, che è Erchie, facendone “il Borgo delle arti” in grado di vivacizzarlo e rivitalizzarlo lungo tutto l’arco dell’anno con una serie di  iniziative  di altissimo livello per una offerta di un turismo di qualità, nel segno della cultura, in un contenitore “magico”, che tutto il mondo ci invidia.

Oggi il mio viaggio fa tappa a Ravello che tra i comuni impegnati nella prossima tornata elettorale di giugno è, fuori dubbio, il più importante.

E vorrei cominciare con un riferimento ad uno dei più grandi meridionalisti della nostra storia recente, Gaetano Salvemini, che mi è familiare per sintonia ideologica e per motivata passione di studi.

Già un secolo fa sosteneva, il grande intellettuale pugliese, con lucida previggenza, l’importanza di puntare su classi dirigenti meridionali direttamente responsabili delle loro comunità e non semplici intermediarie del potere romano, dando la spinta ad un meridionalismo attivo, della responsabilità, della volontà e della ragione e condannando quello lagnoso, bravo a litaniare giaculatorie nell’attesa messianica degli interventi dall’alto. Mi piacerebbe se a questo tipo di meridionalismo si ispirassero i tre candidati sindaci a governare una delle perle della nostra Costa, Ravello, appunto, che l’Italia ed il mondo intero ci invidia , e. soprattutto,  che i suoi problemi, che pure esistono, non fossero banalizzati e, mi si consenta il termine, addirittura volgarmente incattiviti, dalla sola voglia di rivincita, senza lo spessore di una disanima seria, responsabile affidabile e coinvolgente nella proposta, che è l’unica a fare la differenza in un dibattito degno di questo nome, anziché immiserita da polemiche, che sanno di rissa, nella personalizzazione rancorosa da strapaese. Abbiamo il diritto di chiedere, da spettatori che amano da sempre la città (e chi scrive ha dato prova di questo amore nel corso dei decenni) che il tono si elevi, come il ruolo di una città/mondo, e Ravello lo è, consiglia, consente ed esige. Mi piacerebbe, tanto per cominciare, che sindaci in carica e quelli che saranno eletti nelle Amministrative di giugno,  dell’intera Costiera operassero per accorpare le amministrazioni di tutto il territorio, almeno nelle funzioni primarie e nei servizi, ipotizzando una qualche forma di organismo sovracomunale che abbia una visione comprensoriale dello sviluppo. Ne ho scritto e parlato altre volte, ma ritorno sul tema, che ritengo attuale e non più procrastinabile. Un’analisi serena della situazione attuale suggerisce di affermare, mutuando  il linguaggio marinaresco in linea con il territorio, che i paesi della Costiera sono isole, belle e qualche volta felici, ma chiuse in se stesse con scarsa voglia e nessuno entusiasmo di dialogare tra loro, paghe e, spesso, orgogliose, della loro autosufficienza. Mi sia consentito affermare che questa è una visione miope ed asfittica, senza prospettiva di futuro. Occorre un guizzo di fantasia, uno scatto di orgoglio e trasformare le isole in arcipelago con un fecondo rapporto di interconnessione e dialogo, per promuovere una progettualità d’insieme, che esalti il meglio di ogni singola comunità e la metta in sinergia virtuosa con le specificità delle altre.

Questa ipotesi di lavoro la debbono verificare e realizzare soprattutto Ravello ed Amalfi, che hanno la necessità di  trasformare in arcipelago di sviluppo armonico ed equilibrato innanzitutto il proprio territorio comunale spesso parcellizzato e coriandolizzato in frazioni, che vivono ai margini della storia dei rispettivi capoluoghi e ne raccolgono, quando le raccolgono, soltanto le briciole dello sviluppo. Lo impongono ragioni di giustizia  sociale, oltre che obiettive leggi di mercato che consigliano e consentono di espandere al massimo le potenzialità del territorio. La campagna elettorale offre a Ravello l’opportunità di farlo in un dibattito acceso, forte, determinato, in grado di coinvolgere il popolo a scegliere il candidato sindaco e i candidati consiglieri che gli diano più fiducia ed affidabilità, ma rispettoso degli avversari concorrenti. E, continuando sul tema ed entrando nello specifico, reclamano giustizia distributiva e più che giustificata voglia di protagonismo Castiglione, Marmorada, S.Cosma, Torello, Monte e, soprattutto, Sambuco, a Ravello, come, d’altronde, Pastena, Lone, Vettica, Pogerola e, soprattutto, Tovere e Madonna del Rosario, ad Amalfi. Risolvere prima le difficoltà di comunicazione e interconnessione economica, sociale e di sviluppo armonico ed equilibrato interno e poi puntare alla comunicazione ed alla interconnessione esterna, per fare sistema. Forse in questa visione sovracomunale dello sviluppo, in cui le singole comunità della Costa si sentano una parte del tutto, anche i problemi di Ravello e di Amalfi subiranno un’accelerazione. Ravello risolverà celermente e definitivamente, e con la nuova governance secondo me, forse siamo sulla strada giusta, le non facili questioni della Fondazione, dell’Auditorium, di  Villa Episcopio e della loro gestione, se tutta la Costiera le sentirà come patrimonio comune e si batterà con convinta determinazione per difenderlo, riscoprirlo, esaltarlo e rilanciarlo nella sua feconda funzione di offerta dell’intero  territorio. Ma su questi temi mi riprometto di fare un discorso ampio, approfondito  ed articolato, essendo parte in causa, nella mia qualità di Consigliere di Indirizzo della Fondazione, di cui ho vissuto tutta la inquieta e  tormentata vita dell’ultimo anno e passa. Oggi mi preme articolare le problematiche più ad ampio raggio e di respiro comprensoriale, di cui la Fondazione è uno dei più importanti, ma non certo l’unico. E a mio modesto avviso, fanno un discorso riduttivo i candidati che concentrano tutto il dibattito elettorale sulla sola Fondazione, che il più delle volte è assunta come pretesto di facile polemica, strumentale e forse di presa di polemica “elettoralistica”, ma non sempre utile per un dibattito “elettorale” di spessore per costruire il futuro di tutta la collettività ravellese e dell’intera Costa D’Amalfi. E se invece accendessimo i riflettori sulla frana della strada di collegamento Valico di Chiunzi-Ravello e, con un dibattito serio e risolutivo, ci confrontassimo con sindaco, consiglieri, operatori e  cittadini di Tramonti, in tutta la ricca articolazione dei suoi villaggi e con sindaco, consiglieri, imprenditori e cittadini di Scala per evitare che da decenni la mancata soluzione di un problema vitale penalizzi, isoli, a volte, per mesi la parte alta della Costa  per una frana? Con buona pace del Patrimonio Unesco e la retorica di cui siamo soliti riempirci la bocca !? E, se tanto per continuare sul tema delle proposte/aspirazioni/desideri secolari, o quasi, ci sedessimo ad un tavolo per un altro confronto serio e serrato con sindaco, consiglieri, operatori e cittadini di Minori per dare sostanza di operatività e di  soluzione al una funivia o“vettore meccanico”, come si ama dire oggi  per un collegamento mare/collina/montagna che doterebbe  la Costa di un strumento di osmosi e di interscambio per l’offerta di un turismo con servizi di qualità, che recuperi ed esalti le potenzialità inespresse delle zone a mezza costa, Riola, Sambuco e Torello? E, a proposito, di questi due ultimi villaggi/frazioni, se facessimo un confronto con i cittadini abbandonati a se stessi, come se fossero di serie B, e riprendessimo le vecchie tradizioni della festa dell’uva e della sagra del fagiolo, a cui i contadini sono legati , arricchendole con manifestazioni di spessore culturale (concerti di musica, di poesie,  di folclore nobile), e chiedendo loro, altro esempio, che ne pensano di simili iniziative e del  restauro del Cristo Pantocratore, iniziando, così, un processo di democratizzazione dell’arte e della cultura? Io queste cose le ho vissute in prima persona insieme al Maestro Schiavo, il papà di Paolo e con l’amico Oliviero, consigliere comunale e papà di Paolo Vuillemier, perché negli anni della mia giovinezza ci credevamo sul serio alla sostanza vera della democrazia ed operavamo di conseguenza? E che dire se, in occasione dell’incendio di Torello, subito prima o subito dopo, facessimo un convegno su quel gioiello di borgo sull’assalto/occupazione/ incendio dei Pisani e lo chiudessimo con un concerto sul  sagrato della bellissima chiesa spalancata sul’infinito del tripudio di bellezza di, cielo e mare, a dimostrazione che tutto il territorio di Ravello è deputato ad essere palcoscenico di concerti di musica come di arte in generale? E mi fermo qui con l’impegno di scrivere a breve un altro articolo su questo ultimo tema. Termino con la speranza di aver dato spunti e stimoli  per un dibattito, al limite aspro non sulla polemica speciosa e personalistica. ma su temi seri e costruttivi per il futuro di Ravello e della Costa d’Amalfi, di cui la città della musica è  leader sul piano della cultura e dello spettacolo.

Giuseppe Liuccio

liucciogiuseppe@gmail.com

Nel maggio scorso, il 15 per l’esattezza, scrissi questo articolo che, però, non pubblicai, per non entrare nel vivo della campagna elettorale, da “estraneo”. Mi sembrò inopportuno, poteva apparire una “scorretta” invasione di campo. E per rispetto dei legittimi giocatori in campo me ne astenni. A distanza di tempo, l’ho recuperato dalla memoria del mio computer e lo ripropongo, nella speranza/ambizione di dare un contributo di idee ad amministratori locali vecchi e nuovi come a tutta la più vasta società civile per un dibattito sereno, pacato, responsabile per il presente e, soprattutto, per il futuro dell’intero territorio della Costa d’Amalfi.

 

Il 5 giugno votano per rinnovare le proprie amministrazioni quattro centri della Costa d’Amalfi: Cetara, Ravello, Conca dei Marini e Praiano. Ho già scritto sul tema due articoli, uno di introduzione sull’Altra Costiera, quella delle zone alte, che qualche anno fa ribattezzai “montiera”, focalizzando l’attenzione sulle frazioni alte di Vietri del Mare, proponendo nella città  “porta d’ingresso della Costiera” la creazione di un infopoint attrezzato  in grado di rendere un servizio puntuale ed efficiente per tutti i turisti italiani e stranieri, che  arrivano in quella che è considerata una delle coste più belle del mondo. Il secondo l’ho dedicato a Cetara che è impegnata nella campagna elettorale in atto, suggerendo ai candidati la creazione di un “Museo della Memoria”, che recuperi, con ogni mezzo espressivo, storia e tradizioni della cittadina e, soprattutto, la necessità della stipula di una convenzione condivisa con il Comune di Maiori per la valorizzazione di quel gioiello, che è Erchie, facendone “il Borgo delle arti” in grado di vivacizzarlo e rivitalizzarlo lungo tutto l’arco dell’anno con una serie di  iniziative  di altissimo livello per una offerta di un turismo di qualità, nel segno della cultura, in un contenitore “magico”, che tutto il mondo ci invidia.

Oggi il mio viaggio fa tappa a Ravello che tra i comuni impegnati nella prossima tornata elettorale di giugno è, fuori dubbio, il più importante.

E vorrei cominciare con un riferimento ad uno dei più grandi meridionalisti della nostra storia recente, Gaetano Salvemini, che mi è familiare per sintonia ideologica e per motivata passione di studi.

Già un secolo fa sosteneva, il grande intellettuale pugliese, con lucida previggenza, l'importanza di puntare su classi dirigenti meridionali direttamente responsabili delle loro comunità e non semplici intermediarie del potere romano, dando la spinta ad un meridionalismo attivo, della responsabilità, della volontà e della ragione e condannando quello lagnoso, bravo a litaniare giaculatorie nell'attesa messianica degli interventi dall'alto. Mi piacerebbe se a questo tipo di meridionalismo si ispirassero i tre candidati sindaci a governare una delle perle della nostra Costa, Ravello, appunto, che l’Italia ed il mondo intero ci invidia , e. soprattutto,  che i suoi problemi, che pure esistono, non fossero banalizzati e, mi si consenta il termine, addirittura volgarmente incattiviti, dalla sola voglia di rivincita, senza lo spessore di una disanima seria, responsabile affidabile e coinvolgente nella proposta, che è l’unica a fare la differenza in un dibattito degno di questo nome, anziché immiserita da polemiche, che sanno di rissa, nella personalizzazione rancorosa da strapaese. Abbiamo il diritto di chiedere, da spettatori che amano da sempre la città (e chi scrive ha dato prova di questo amore nel corso dei decenni) che il tono si elevi, come il ruolo di una città/mondo, e Ravello lo è, consiglia, consente ed esige. Mi piacerebbe, tanto per cominciare, che sindaci in carica e quelli che saranno eletti nelle Amministrative di giugno,  dell’intera Costiera operassero per accorpare le amministrazioni di tutto il territorio, almeno nelle funzioni primarie e nei servizi, ipotizzando una qualche forma di organismo sovracomunale che abbia una visione comprensoriale dello sviluppo. Ne ho scritto e parlato altre volte, ma ritorno sul tema, che ritengo attuale e non più procrastinabile. Un'analisi serena della situazione attuale suggerisce di affermare, mutuando  il linguaggio marinaresco in linea con il territorio, che i paesi della Costiera sono isole, belle e qualche volta felici, ma chiuse in se stesse con scarsa voglia e nessuno entusiasmo di dialogare tra loro, paghe e, spesso, orgogliose, della loro autosufficienza. Mi sia consentito affermare che questa è una visione miope ed asfittica, senza prospettiva di futuro. Occorre un guizzo di fantasia, uno scatto di orgoglio e trasformare le isole in arcipelago con un fecondo rapporto di interconnessione e dialogo, per promuovere una progettualità d'insieme, che esalti il meglio di ogni singola comunità e la metta in sinergia virtuosa con le specificità delle altre.

Questa ipotesi di lavoro la debbono verificare e realizzare soprattutto Ravello ed Amalfi, che hanno la necessità di  trasformare in arcipelago di sviluppo armonico ed equilibrato innanzitutto il proprio territorio comunale spesso parcellizzato e coriandolizzato in frazioni, che vivono ai margini della storia dei rispettivi capoluoghi e ne raccolgono, quando le raccolgono, soltanto le briciole dello sviluppo. Lo impongono ragioni di giustizia  sociale, oltre che obiettive leggi di mercato che consigliano e consentono di espandere al massimo le potenzialità del territorio. La campagna elettorale offre a Ravello l’opportunità di farlo in un dibattito acceso, forte, determinato, in grado di coinvolgere il popolo a scegliere il candidato sindaco e i candidati consiglieri che gli diano più fiducia ed affidabilità, ma rispettoso degli avversari concorrenti. E, continuando sul tema ed entrando nello specifico, reclamano giustizia distributiva e più che giustificata voglia di protagonismo Castiglione, Marmorada, S.Cosma, Torello, Monte e, soprattutto, Sambuco, a Ravello, come, d’altronde, Pastena, Lone, Vettica, Pogerola e, soprattutto, Tovere e Madonna del Rosario, ad Amalfi. Risolvere prima le difficoltà di comunicazione e interconnessione economica, sociale e di sviluppo armonico ed equilibrato interno e poi puntare alla comunicazione ed alla interconnessione esterna, per fare sistema. Forse in questa visione sovracomunale dello sviluppo, in cui le singole comunità della Costa si sentano una parte del tutto, anche i problemi di Ravello e di Amalfi subiranno un'accelerazione. Ravello risolverà celermente e definitivamente, e con la nuova governance secondo me, forse siamo sulla strada giusta, le non facili questioni della Fondazione, dell'Auditorium, di  Villa Episcopio e della loro gestione, se tutta la Costiera le sentirà come patrimonio comune e si batterà con convinta determinazione per difenderlo, riscoprirlo, esaltarlo e rilanciarlo nella sua feconda funzione di offerta dell'intero  territorio. Ma su questi temi mi riprometto di fare un discorso ampio, approfondito  ed articolato, essendo parte in causa, nella mia qualità di Consigliere di Indirizzo della Fondazione, di cui ho vissuto tutta la inquieta e  tormentata vita dell’ultimo anno e passa. Oggi mi preme articolare le problematiche più ad ampio raggio e di respiro comprensoriale, di cui la Fondazione è uno dei più importanti, ma non certo l’unico. E a mio modesto avviso, fanno un discorso riduttivo i candidati che concentrano tutto il dibattito elettorale sulla sola Fondazione, che il più delle volte è assunta come pretesto di facile polemica, strumentale e forse di presa di polemica “elettoralistica”, ma non sempre utile per un dibattito “elettorale” di spessore per costruire il futuro di tutta la collettività ravellese e dell’intera Costa D’Amalfi. E se invece accendessimo i riflettori sulla frana della strada di collegamento Valico di Chiunzi-Ravello e, con un dibattito serio e risolutivo, ci confrontassimo con sindaco, consiglieri, operatori e  cittadini di Tramonti, in tutta la ricca articolazione dei suoi villaggi e con sindaco, consiglieri, imprenditori e cittadini di Scala per evitare che da decenni la mancata soluzione di un problema vitale penalizzi, isoli, a volte, per mesi la parte alta della Costa  per una frana? Con buona pace del Patrimonio Unesco e la retorica di cui siamo soliti riempirci la bocca !? E, se tanto per continuare sul tema delle proposte/aspirazioni/desideri secolari, o quasi, ci sedessimo ad un tavolo per un altro confronto serio e serrato con sindaco, consiglieri, operatori e cittadini di Minori per dare sostanza di operatività e di  soluzione al una funivia o“vettore meccanico”, come si ama dire oggi  per un collegamento mare/collina/montagna che doterebbe  la Costa di un strumento di osmosi e di interscambio per l’offerta di un turismo con servizi di qualità, che recuperi ed esalti le potenzialità inespresse delle zone a mezza costa, Riola, Sambuco e Torello? E, a proposito, di questi due ultimi villaggi/frazioni, se facessimo un confronto con i cittadini abbandonati a se stessi, come se fossero di serie B, e riprendessimo le vecchie tradizioni della festa dell’uva e della sagra del fagiolo, a cui i contadini sono legati , arricchendole con manifestazioni di spessore culturale (concerti di musica, di poesie,  di folclore nobile), e chiedendo loro, altro esempio, che ne pensano di simili iniziative e del  restauro del Cristo Pantocratore, iniziando, così, un processo di democratizzazione dell’arte e della cultura? Io queste cose le ho vissute in prima persona insieme al Maestro Schiavo, il papà di Paolo e con l’amico Oliviero, consigliere comunale e papà di Paolo Vuillemier, perché negli anni della mia giovinezza ci credevamo sul serio alla sostanza vera della democrazia ed operavamo di conseguenza? E che dire se, in occasione dell’incendio di Torello, subito prima o subito dopo, facessimo un convegno su quel gioiello di borgo sull’assalto/occupazione/ incendio dei Pisani e lo chiudessimo con un concerto sul  sagrato della bellissima chiesa spalancata sul’infinito del tripudio di bellezza di, cielo e mare, a dimostrazione che tutto il territorio di Ravello è deputato ad essere palcoscenico di concerti di musica come di arte in generale? E mi fermo qui con l’impegno di scrivere a breve un altro articolo su questo ultimo tema. Termino con la speranza di aver dato spunti e stimoli  per un dibattito, al limite aspro non sulla polemica speciosa e personalistica. ma su temi seri e costruttivi per il futuro di Ravello e della Costa d’Amalfi, di cui la città della musica è  leader sul piano della cultura e dello spettacolo.

Giuseppe Liuccio

liucciogiuseppe@gmail.com