L’ex mediano della Nazionale Di Gennaro: «Contro la Dinamo non sarà facile. È l’esame per capire il futuro azzurro»

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«Non credo che sarà molto differente da quella volta qui col Dnipro: le squadre ucraine si somigliano tutte». Antonio Di Gennaro a Kiev c’è già stato per la semifinale del Napoli di Benitez. E avverte: «Non sarà per nulla facile, proprio per nulla». Stasera commenta la gara in diretta tv su Canale 5 dall’Olimpico. Di Gennaro, quali le insidie? «Tutte le formazioni ucraine non amano imporre il gioco: preferiscono attendere e poi ripartire. La Dinamo, nonostante i proclami di Rebrov, alla fine starà lì ad attendere il Napoli e a provare a ripartire. Esattamente come è avvenuto nella semifinale di Europa League». Un ricordo non proprio bello. «Yarmolenko somiglia a Kalinic che all’epoca guidava l’attaco del Dnipro: la fisicità è l’arma da temere della Dinamo. E poi la capacità di chiudersi. Senza dimenticare l’aspetto ambientale: si gioca contro un popolo intero, ancora ferito per le sorti della guerra. Qui non fanno altro che parlarne». Cosa dovrà fare il Napoli? «In una fase a gironi quello che conta in trasferta è non perdere. Ma io fatico a pensare a un Sarri che snaturi il suo Napoli per accontentarsi di un pareggio. È una partita intrigante anche per capire la personalità degli azzurri: in queste prime giornate di campionato non si è ben capito il livello di maturità raggiunto dalla squadra. E la Champions è un banco di prova importante». Perché? «Il livello tecnico di squadre come la Dinamo Kiev è superiore alla media della nostra serie A. E quindi vedere come Callejon e gli altri affronteranno la gara sarà una prima risposta per capire dove può arrivare il Napoli anche in campionato». E dove può arrivare, secondo lei? «In alto, molto in alto. Zielinski e Rog non hanno rivali, sono due giovani già pronti al grande palcoscenico. E là davanti la partenza di Higuain ha caricato di responsabilità tutti gli altri». E in Champions? «Ogni anno c’è sempre una sorpresa, penso allo Schalke 04 o allo stesso Atletico Madrid. Quello che conta in Europa è non farsi abbattere dalla serata storta, che può sempre capitare in una competizione di questo livello». L’eredità di Higuain è stata raccolta da Milik? «Ho visto Gonzalo sabato: è solo al 60 per cento. Nessuno potrà avvicinarsi ai suoi 36 gol realizzati lo scorso anno, ma Milik è polivalente, magari non si muove ancora bene negli schemi di Sarri ma si vede che ha delle qualità importanti». E Gabbiadini? «Ha un compito più semplice questa volta: non ha davanti Higuain. Ma credo che debba dimostrare sul campo il suo valore perché in Italia in pochi sono abili con la palla come lui». Quali sono le sue favorite per la vittoria finale in Champions? «Il Bayern del mio amico Ancelotti: è l’uomo giusto per riportare la coppa in Baviera. Poi il solito Barcellona se non si rovina la vita da solo come ha fatto nel finale della scorsa stagione, il Real Madrid e la Juventus». I bianconeri potrebbero trascurare il campionato per la Champions? «No, il Napoli non si illuda che la coppa possa aiutarlo nella lotta per il titolo: se vuole vincere lo scudetto deve andare oltre i propri limiti». (Pino Taormina – Il Mattino) 

«Non credo che sarà molto differente da quella volta qui col Dnipro: le squadre ucraine si somigliano tutte». Antonio Di Gennaro a Kiev c’è già stato per la semifinale del Napoli di Benitez. E avverte: «Non sarà per nulla facile, proprio per nulla». Stasera commenta la gara in diretta tv su Canale 5 dall’Olimpico. Di Gennaro, quali le insidie? «Tutte le formazioni ucraine non amano imporre il gioco: preferiscono attendere e poi ripartire. La Dinamo, nonostante i proclami di Rebrov, alla fine starà lì ad attendere il Napoli e a provare a ripartire. Esattamente come è avvenuto nella semifinale di Europa League». Un ricordo non proprio bello. «Yarmolenko somiglia a Kalinic che all’epoca guidava l’attaco del Dnipro: la fisicità è l’arma da temere della Dinamo. E poi la capacità di chiudersi. Senza dimenticare l’aspetto ambientale: si gioca contro un popolo intero, ancora ferito per le sorti della guerra. Qui non fanno altro che parlarne». Cosa dovrà fare il Napoli? «In una fase a gironi quello che conta in trasferta è non perdere. Ma io fatico a pensare a un Sarri che snaturi il suo Napoli per accontentarsi di un pareggio. È una partita intrigante anche per capire la personalità degli azzurri: in queste prime giornate di campionato non si è ben capito il livello di maturità raggiunto dalla squadra. E la Champions è un banco di prova importante». Perché? «Il livello tecnico di squadre come la Dinamo Kiev è superiore alla media della nostra serie A. E quindi vedere come Callejon e gli altri affronteranno la gara sarà una prima risposta per capire dove può arrivare il Napoli anche in campionato». E dove può arrivare, secondo lei? «In alto, molto in alto. Zielinski e Rog non hanno rivali, sono due giovani già pronti al grande palcoscenico. E là davanti la partenza di Higuain ha caricato di responsabilità tutti gli altri». E in Champions? «Ogni anno c’è sempre una sorpresa, penso allo Schalke 04 o allo stesso Atletico Madrid. Quello che conta in Europa è non farsi abbattere dalla serata storta, che può sempre capitare in una competizione di questo livello». L’eredità di Higuain è stata raccolta da Milik? «Ho visto Gonzalo sabato: è solo al 60 per cento. Nessuno potrà avvicinarsi ai suoi 36 gol realizzati lo scorso anno, ma Milik è polivalente, magari non si muove ancora bene negli schemi di Sarri ma si vede che ha delle qualità importanti». E Gabbiadini? «Ha un compito più semplice questa volta: non ha davanti Higuain. Ma credo che debba dimostrare sul campo il suo valore perché in Italia in pochi sono abili con la palla come lui». Quali sono le sue favorite per la vittoria finale in Champions? «Il Bayern del mio amico Ancelotti: è l’uomo giusto per riportare la coppa in Baviera. Poi il solito Barcellona se non si rovina la vita da solo come ha fatto nel finale della scorsa stagione, il Real Madrid e la Juventus». I bianconeri potrebbero trascurare il campionato per la Champions? «No, il Napoli non si illuda che la coppa possa aiutarlo nella lotta per il titolo: se vuole vincere lo scudetto deve andare oltre i propri limiti». (Pino Taormina – Il Mattino)