Scavi di Pompei. Attese record di ore per vedere gli affreschi erotici del «Lupanare»

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Immagini e racconti a luci rosse: la Pompei proibita registra il sold out. In fila per ore sotto il solleone pur di visitare gli affreschi erotici del «Lupanare», uno dei 25 bordelli individuati nella città archeologica. Il 90% dei 16.000 turisti che ieri hanno affollato le antiche vestigia della città sepolta hanno chiesto alle guide di includere nel tour l’edificio a luci rosse vietato ai minori. I gruppi con bambini hanno fatto a turno per entrare nel «Lupanare», per non lasciare da soli i piccoli e pur di non perdesi le immagini di sesso di duemila anni fa. Le prostitute nell’antica Roma erano chiamate «lupae», da cui il termine «lupanar» per identificare gli edifici costruiti all’unico scopo della prostituzione, come quello rinvenuto nella Regio VII, composto da 10 piccoli ambienti con letti in muratura ricoperti da materassi. Cinque erano al pianoterra e cinque al piano superiore al quale si accedeva tramite una stretta scaletta di legno. Lungo il corridoio del piano inferiore sono state rinvenute alcune decorazioni murali erotiche, una sorta di catalogo che indicava le prestazioni possibili in quel luogo. In questo stesso bordello sono stati ritrovati numerosi graffiti ricchi di commenti e nomi che hanno reso possibile l’identificazione di almeno 80 prostitute e clienti. Erano indicate anche le preferenze o, in taluni casi, le malattie da contagio diffuse. Si utilizzavano anche metodi antifecondativi, come spalmature di oli abbinate all’introduzione di lana imbevuta di succo di limone. La clientela era per lo più di bassa estrazione sociale: plebei, mercanti e marinai stranieri di passaggio. Le prostitute erano tutte schiave ed i loro guadagni venivano interamente incassati dal proprietario detto «Lenone». Il prezzo medio era di 2 assi, il costo di una bevuta di vino. Tutti questi minuziosi particolari descrittivi incuriosiscono i turisti che, molte volte, visitano il sito archeologico patrimonio Unesco esclusivamente per ammirare il «Lupanare» e scoprire i segreti proibiti dei pompeiani di duemila anni fa. (Susy Malafronte – Il Mattino)

Immagini e racconti a luci rosse: la Pompei proibita registra il sold out. In fila per ore sotto il solleone pur di visitare gli affreschi erotici del «Lupanare», uno dei 25 bordelli individuati nella città archeologica. Il 90% dei 16.000 turisti che ieri hanno affollato le antiche vestigia della città sepolta hanno chiesto alle guide di includere nel tour l’edificio a luci rosse vietato ai minori. I gruppi con bambini hanno fatto a turno per entrare nel «Lupanare», per non lasciare da soli i piccoli e pur di non perdesi le immagini di sesso di duemila anni fa. Le prostitute nell’antica Roma erano chiamate «lupae», da cui il termine «lupanar» per identificare gli edifici costruiti all’unico scopo della prostituzione, come quello rinvenuto nella Regio VII, composto da 10 piccoli ambienti con letti in muratura ricoperti da materassi. Cinque erano al pianoterra e cinque al piano superiore al quale si accedeva tramite una stretta scaletta di legno. Lungo il corridoio del piano inferiore sono state rinvenute alcune decorazioni murali erotiche, una sorta di catalogo che indicava le prestazioni possibili in quel luogo. In questo stesso bordello sono stati ritrovati numerosi graffiti ricchi di commenti e nomi che hanno reso possibile l’identificazione di almeno 80 prostitute e clienti. Erano indicate anche le preferenze o, in taluni casi, le malattie da contagio diffuse. Si utilizzavano anche metodi antifecondativi, come spalmature di oli abbinate all’introduzione di lana imbevuta di succo di limone. La clientela era per lo più di bassa estrazione sociale: plebei, mercanti e marinai stranieri di passaggio. Le prostitute erano tutte schiave ed i loro guadagni venivano interamente incassati dal proprietario detto «Lenone». Il prezzo medio era di 2 assi, il costo di una bevuta di vino. Tutti questi minuziosi particolari descrittivi incuriosiscono i turisti che, molte volte, visitano il sito archeologico patrimonio Unesco esclusivamente per ammirare il «Lupanare» e scoprire i segreti proibiti dei pompeiani di duemila anni fa. (Susy Malafronte – Il Mattino)