Ravello Andrea Mansi 73 anni fa una morte di un martire di guerra delle quattro giornate e della Costiera amalfitana

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La sua storia ci ha sempre colpito nel cuore da quando ci siamo occupati di Ravello, lo sentivamo, lo sentiamo, come uno di noi, un giovane innocente che viveva la sua vita tranquilla a Ravello in Costiera amalfitana, nella pace più assoluta, di qualla costa d’ Amalfi bucolica, piena di sacrifici, ma semplice , buona e serena, che ci raccontano i nostri nonni. Da quando 11 anni fa abbiamo aperto una pagina su Ravello lo ricordiamo sempre con una sorta di grande tristezza nell’animoAndrea Manzi, nato nel 1919, è stato un martire, un’eroe, un giovane onesto e serio che tornava a compiere il suo dovere di ritorno dalla licenza, nonostante molti lo sconsigliassero, trucidato senza pietà e senza motivo sugli scaloni dell’Università al Rettifilo il 12 settembre 1943, a soli 24 anni. “fatemi tornare da mamma mia..”, pare avrebbe detto, ed esalndo l’ultimo respiro “Oj ma’, nun aggio fatto niente!”. La mamma, Angelina Rispoli, la aveva vista l’ultima volta al Lacco la frazione di Ravello, dove vi è una piazza a lui dedicata. Da qui si era partito inerpicandosi sui monti a piedi fino a Gragnano e da li poi arrivare alla stazione di Castellammare di Stabia con il treno incontro alla morte. Qui è stato un protagonista inconsapevole, vittima sacrificale, testimonianza dell’efferatezza della guerra, forse motivo scatenante delle Quattro Giornate di Napoli, forse l’episodio migliore della Guerra in Campania .I tedeschi lo individuarono mentre girava per Napoli tranquillamente in cerca dei compagni marinai ignaro del pericolo, non sapendo dell’armistizio, e al momento lo accusarono ingiustamente di aver attentato a un militare e decisero di giustiziarlo, ordinando ai passanti, fra i quali Antonio Ghirelli poi giornalista de Il Mattino, di inghinocchiarsi applaudire all’efferato gesto. Siamo stati sulla sua tomba con Alberto Del Grosso nostra prestigiosa firma, studioso e giornalista di Napoli . Pregare è stato il nostro atto spontaneo. 

La sua storia ci ha sempre colpito nel cuore da quando ci siamo occupati di Ravello, lo sentivamo, lo sentiamo, come uno di noi, un giovane innocente che viveva la sua vita tranquilla a Ravello in Costiera amalfitana, nella pace più assoluta, di qualla costa d' Amalfi bucolica, piena di sacrifici, ma semplice , buona e serena, che ci raccontano i nostri nonni. Da quando 11 anni fa abbiamo aperto una pagina su Ravello lo ricordiamo sempre con una sorta di grande tristezza nell'animoAndrea Manzi, nato nel 1919, è stato un martire, un'eroe, un giovane onesto e serio che tornava a compiere il suo dovere di ritorno dalla licenza, nonostante molti lo sconsigliassero, trucidato senza pietà e senza motivo sugli scaloni dell'Università al Rettifilo il 12 settembre 1943, a soli 24 anni. "fatemi tornare da mamma mia..", pare avrebbe detto, ed esalndo l'ultimo respiro “Oj ma’, nun aggio fatto niente!”. La mamma, Angelina Rispoli, la aveva vista l'ultima volta al Lacco la frazione di Ravello, dove vi è una piazza a lui dedicata. Da qui si era partito inerpicandosi sui monti a piedi fino a Gragnano e da li poi arrivare alla stazione di Castellammare di Stabia con il treno incontro alla morte. Qui è stato un protagonista inconsapevole, vittima sacrificale, testimonianza dell'efferatezza della guerra, forse motivo scatenante delle Quattro Giornate di Napoli, forse l'episodio migliore della Guerra in Campania .I tedeschi lo individuarono mentre girava per Napoli tranquillamente in cerca dei compagni marinai ignaro del pericolo, non sapendo dell'armistizio, e al momento lo accusarono ingiustamente di aver attentato a un militare e decisero di giustiziarlo, ordinando ai passanti, fra i quali Antonio Ghirelli poi giornalista de Il Mattino, di inghinocchiarsi applaudire all'efferato gesto. Siamo stati sulla sua tomba con Alberto Del Grosso nostra prestigiosa firma, studioso e giornalista di Napoli . Pregare è stato il nostro atto spontaneo.