Fonderie Pisano “Delocalizziamo via da Salerno”

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Giovanna Di Giorgio Il Mattino  Il suolo c’è. Così annuncia Mario Pisano, presidente delle omonime fonderie. Che, tuttavia, tace sul nome del Comune su cui l’acquisto sarebbe stato effettuato e verso il quale lo stabilimento potrebbe essere presto delocalizzato. Nessun accenno al luogo, se non che si tratti di un terreno «in area industriale in provincia di Salerno». Poi, silenzio. Eppure, qualche indiscrezione c’è, e porta nella zona Sud di Salerno, a ridosso dell’area del Cratere. Del resto, neppure il primo cittadino del paese interessato sarebbe al corrente della stipula del rogito. O, almeno, è quanto si lascia intendere nella nota diramata dagli imprenditori di Fratte. «Nei giorni scorsi la proprietà delle Fonderie Pisano ha definito l’atto di compravendita di un suolo in area industriale in provincia di Salerno si legge – In considerazione dell’acquisto del suolo, nei prossimi giorni la proprietà dell’azienda inoltrerà formale richiesta di incontro ai rappresentanti delle istituzioni: sindaco del Comune sul cui territorio insiste l’area acquisita; presidente della Regione Campania e assessori interessati per deleghe afferenti; presidente della Provincia, sindaco di Salerno». L’acquisto del suolo, in effetti, è una condizione essenziale per avviare, come emerso nell’incontro svoltosi al Ministero dello Sviluppo economico, il percorso di delocalizzazione. Ma non la sola: «Il reperimento in proprietà del suolo si configura come il passaggio fondamentale per delineare con chiarezza il destino delle fonderie, ma è del tutto evidente che diventa ora necessaria la collaborazione istituzionale – di cui, peraltro, non vi è motivo di dubitare – al fine di cogliere l’obiettivo, nel più breve tempo possibile, di salvaguardare l’attività produttiva e, naturalmente, i posti di lavoro». Già, perché l’altra condizione necessaria per dare alle fonderie una possibilità è la continuità lavorativa. Solo così non perderebbero le commesse e potrebbero mantenersi in vita. «Per la sopravvivenza dell’azienda è da ritenersi sostanziale la continuità del ciclo produttivo: solo con queste modalità sarà possibile conservare il portafoglio clienti con relative commesse e mantenere i livelli occupazionali», dichiara Pisano. Che si dice pronto «alla piena collaborazione con le autorità inquirenti al fine di realizzare un ciclo di monitoraggio delle emissioni». Quindi, la richiesta: «Rivolgiamo un appello alle istituzioni e a tutte le forze sociali al fine di essere accompagnati e sostenuti nei prossimi giorni nel percorso che ci accingiamo ad attivare afferma il presidente – sottolineando che l’impianto produttivo che intendiamo realizzare nell’area acquistata fornisce tutte le garanzie dal punto di vista dell’impatto ambientale con prioritario riferimento alla salvaguardia della salute della popolazione». Le tecnologie individuate, sostengono i proprietari, consentirebbero di tenere ogni emissione «ampiamente al di sotto dei parametri indicati dalla normativa europea e italiana vigente». Ma verso dove sarà diretto l’impianto? Il riserbo intorno al nome del territorio interessato è massimo. Eppure, stando a delle indiscrezioni, potrebbe trattarsi del Comune di Campagna, nell’area immediatamente vicino all’uscita dell’autostrada A3. O una zona a ridosso dell’area del Cratere, comprendente i Comuni di Contursi Terme, Oliveto Citra, Buccino e Palomonte. I cui sindaci, peraltro, avevano già fatto le barricate contro l’ipotesi avanzata da Vincenzo De Luca. Era stato il governatore della Campania, infatti, a escludere categoricamente l’area dei Picentini bollando quella ipotesi intorno alla quale si discuteva e si polemizzava come «sciocchezze» – e a sostenere che lo stabilimento potesse e dovesse trovare collocazione in «aree industriali dismesse lontane dai centri abitati». Diversi i modi di accogliere la notizia. Per i sindacati si tratta di «un importante passo avanti dice Francesca D’Elia della Fiom – ed è un’ottima cosa che si tratti di un suolo in area industriale: il procedimento di delocalizzazione può essere più veloce e, con un progetto esecutivo si potrebbe anche avviare la cassa integrazione». Tutt’altra la reazione del comitato Salute e vita: «Speriamo di sbagliarci, ma ci sembra un’altra presa in giro nei confronti di lavoratori e cittadini afferma Lorenzo Forte (nella foto con Ciro Pisano) – A noi sembra solo l’ennesimo tentativo di mischiare le carte, un modo per influenzare i magistrati il sei settembre, giorno del Riesame. Non crediamo alle promesse da marinaio della famiglia Pisano, che già in più occasioni ha detto una cosa e ne ha fatto un’altra. Vogliamo vedere l’atto notarile di acquisto, dopo dieci anni di ritardo ci sembra il minimo, e invece la proprietà non rivela neppure il nome del Comune presso cui avrebbe acquistato l’area».

Giovanna Di Giorgio Il Mattino  Il suolo c'è. Così annuncia Mario Pisano, presidente delle omonime fonderie. Che, tuttavia, tace sul nome del Comune su cui l'acquisto sarebbe stato effettuato e verso il quale lo stabilimento potrebbe essere presto delocalizzato. Nessun accenno al luogo, se non che si tratti di un terreno «in area industriale in provincia di Salerno». Poi, silenzio. Eppure, qualche indiscrezione c'è, e porta nella zona Sud di Salerno, a ridosso dell'area del Cratere. Del resto, neppure il primo cittadino del paese interessato sarebbe al corrente della stipula del rogito. O, almeno, è quanto si lascia intendere nella nota diramata dagli imprenditori di Fratte. «Nei giorni scorsi la proprietà delle Fonderie Pisano ha definito l'atto di compravendita di un suolo in area industriale in provincia di Salerno si legge – In considerazione dell'acquisto del suolo, nei prossimi giorni la proprietà dell'azienda inoltrerà formale richiesta di incontro ai rappresentanti delle istituzioni: sindaco del Comune sul cui territorio insiste l'area acquisita; presidente della Regione Campania e assessori interessati per deleghe afferenti; presidente della Provincia, sindaco di Salerno». L'acquisto del suolo, in effetti, è una condizione essenziale per avviare, come emerso nell'incontro svoltosi al Ministero dello Sviluppo economico, il percorso di delocalizzazione. Ma non la sola: «Il reperimento in proprietà del suolo si configura come il passaggio fondamentale per delineare con chiarezza il destino delle fonderie, ma è del tutto evidente che diventa ora necessaria la collaborazione istituzionale – di cui, peraltro, non vi è motivo di dubitare – al fine di cogliere l'obiettivo, nel più breve tempo possibile, di salvaguardare l'attività produttiva e, naturalmente, i posti di lavoro». Già, perché l'altra condizione necessaria per dare alle fonderie una possibilità è la continuità lavorativa. Solo così non perderebbero le commesse e potrebbero mantenersi in vita. «Per la sopravvivenza dell'azienda è da ritenersi sostanziale la continuità del ciclo produttivo: solo con queste modalità sarà possibile conservare il portafoglio clienti con relative commesse e mantenere i livelli occupazionali», dichiara Pisano. Che si dice pronto «alla piena collaborazione con le autorità inquirenti al fine di realizzare un ciclo di monitoraggio delle emissioni». Quindi, la richiesta: «Rivolgiamo un appello alle istituzioni e a tutte le forze sociali al fine di essere accompagnati e sostenuti nei prossimi giorni nel percorso che ci accingiamo ad attivare afferma il presidente – sottolineando che l'impianto produttivo che intendiamo realizzare nell'area acquistata fornisce tutte le garanzie dal punto di vista dell'impatto ambientale con prioritario riferimento alla salvaguardia della salute della popolazione». Le tecnologie individuate, sostengono i proprietari, consentirebbero di tenere ogni emissione «ampiamente al di sotto dei parametri indicati dalla normativa europea e italiana vigente». Ma verso dove sarà diretto l'impianto? Il riserbo intorno al nome del territorio interessato è massimo. Eppure, stando a delle indiscrezioni, potrebbe trattarsi del Comune di Campagna, nell'area immediatamente vicino all'uscita dell'autostrada A3. O una zona a ridosso dell'area del Cratere, comprendente i Comuni di Contursi Terme, Oliveto Citra, Buccino e Palomonte. I cui sindaci, peraltro, avevano già fatto le barricate contro l'ipotesi avanzata da Vincenzo De Luca. Era stato il governatore della Campania, infatti, a escludere categoricamente l'area dei Picentini bollando quella ipotesi intorno alla quale si discuteva e si polemizzava come «sciocchezze» – e a sostenere che lo stabilimento potesse e dovesse trovare collocazione in «aree industriali dismesse lontane dai centri abitati». Diversi i modi di accogliere la notizia. Per i sindacati si tratta di «un importante passo avanti dice Francesca D'Elia della Fiom – ed è un'ottima cosa che si tratti di un suolo in area industriale: il procedimento di delocalizzazione può essere più veloce e, con un progetto esecutivo si potrebbe anche avviare la cassa integrazione». Tutt'altra la reazione del comitato Salute e vita: «Speriamo di sbagliarci, ma ci sembra un'altra presa in giro nei confronti di lavoratori e cittadini afferma Lorenzo Forte (nella foto con Ciro Pisano) – A noi sembra solo l'ennesimo tentativo di mischiare le carte, un modo per influenzare i magistrati il sei settembre, giorno del Riesame. Non crediamo alle promesse da marinaio della famiglia Pisano, che già in più occasioni ha detto una cosa e ne ha fatto un'altra. Vogliamo vedere l'atto notarile di acquisto, dopo dieci anni di ritardo ci sembra il minimo, e invece la proprietà non rivela neppure il nome del Comune presso cui avrebbe acquistato l'area».