Pompei sfiduciato il sindaco anti hub Iuliano si torna al voto “Indagate sui motivi occulti”

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Pompei. Terremoto politico in Comune. Da ieri mattina, la città è senza sindaco e priva di amministrazione. La notte scorsa dieci consiglieri comunali, su 16 che siedono a Palazzo De Fusco, hanno infatti firmato le loro dimissioni, sfiduciando davanti a un notaio il primo cittadino Ferdinando Uliano: sindaco di centrosinistra – targato liste civiche in un governo locale composto da Pd, Udc e civiche – che sarà ricordato soprattutto come sindaco del «no Hub», bastian contrario di quel progetto che prevede, fra il resto, la nuova stazione della linea ad alta velocità per portare in 90 minuti turisti e pellegrini da Roma alla città degli scavi e del culto mariano, meta ogni anno di milioni di visitatori da tutto il mondo. Un vero e proprio fulmine a ciel sereno, che porterà la città di nuovo al voto nel maggio del prossimo anno; ma intanto, il prefetto nominerà già nella giornata di oggi il commissario prefettizio per l’ordinaria amministrazione di Pompei.Protagonisti del colpo di scena che ha assestato il fatidico fendente finale ad una giunta che Uliano ha faticato a mantenere stabile, a due anni dalla sua elezione, due consiglieri della maggioranza e otto dell’opposizione. I loro nomi: Maria Padulosi, Franco Gallo, Bartolo Martire, Carmine Cirillo, Salvatore Perillo, Lello De Gennaro, Marika Sabini e Angelo Calabrese per la minoranza; con loro, anche Stefano De Martino e Luigi Ametrano, ossia i due uomini della squadra di Uliano che – inizialmente passati tra le fila dell’opposizione lo scorso settembre, erano stati infine recuperati proprio a luglio nella maggioranza – gli avevano giurato fedeltà. Ma come si è consumata questa vistosa frattura? Per qualcuno il sindaco, togliendo le deleghe all’assessore del Pd, Santa Cascone, ha spinto i tre consiglieri di maggioranza – De Gennaro, Sabini e Calabrese – tra le braccia dell’opposizione. «Uliano non solo non ha mantentuto i programmi elettorali», hanno spiegato i consiglieri del Pd, «ma ci ha anche snobbato». Per Stefano De Martino, invece, il suo altalenare tra maggioranza, opposizione e di nuovo maggioranza è stato un «bluff», un modo insomma per «confondere le idee agli ex alleati. La maggioranza non ha mai avuto il mio sostegno». Ma per Ferdinando Uliano, il sindaco rimandato a casa, la defenestrazione è un «inaspettato tradimento». L’ex sindaco afferma infatti che non si aspettava questo voltafaccia, e si difende così: «Sono un sindaco perbene che non ha ceduto ai ricatti dei consiglieri comunali, dei poteri forti e del malaffare. Non lascerò mai la città in mano ai farabutti e ai malfattori: i cittadini hanno già scelto una volta per il cambiamento nel giugno 2014 e lo rifaranno. Invito le forze dell’ordine e la magistratura a fare chiarezza sulle motivazioni occulte di questa defenestrazione con metodo tribale». Uliano adombra così le sue battaglie-denuncia sullo scandalo dei biglietti omaggio agli spettacoli nel Teatro Grande degli scavi nel settembre 2014, o la lotta per l’acqua pubblica, o quando sollecitò al premier Renzi una «legge speciale» per traferire melle casse comunali un euro per ogni bigiletto d’ingresso al sito archeologico. Di certo, nelle ore che hanno preceduto le dimissioni non vi erano stati segnali politici che allertassero il primo cittadino sulle intenzioni liquidatorie dei suoi consiglieri, che peraltro ripropongono così una situazione politica già vissuta nei primi sei mesi del 2014, quando alla guida del municipio venne insediato pro tempore il prefetto Aldo Aldi. Ma rumors e malcontenti in seno al Pd (e non solo) lasciano trapelare scenari di mugugni e divisioni, contrapposizioni e veleni ben oltre i (tutto sommato fisiologici) «valzer» della giunta: Uliano, più volte soggetto ad attacchi per le sue prese di posizione minoritarie a favore ad esempio degli ambulanti, e di una sedicente economia locale da tutelare a spada tratta anche contro il Grande Progetto Pompei (peraltro benedetto dal Vaticano e dalla curia locale), si è ritagliato un ruolo infine contraddittorio e soprattutto isolato, anche rispetto alla sua stessa maggioranza. Probabilmente, non sono andate giù certe sortite di Uliano, come l’ennesima contrapposizione al Grande Progetto Pompei ribadita di recente, con una raccolta firme, anche a un tavolo operativo istituzionale a Palazzo Chigi, né il suo apparentamento ideale con sindaci «indipendenti» come l’ex magistrato napoletano Luigi De Magistris – che ieri gli ha espresso solidarietà elogiandone «la libertà di pensiero» che «evidentemente gli è stata fatale» – o il blogger Josi Della Ragione di Bacoli, non a caso anch’egli sfiduciato dai suoi consiglieri, proprio come il sindaco magistrato di Portici, Nicola Marrone: tutti nomi di una sorta di «annus horribilis» dei sindaci che hanno cavalcato la tigre del «cambiamento». Intanto, telefonate di solidarietà sono giunte ad Uliano dall’arcivescovo Tommaso Caputo e dal direttore generale della soprintendenza Massimo Osanna. E al «dispiacere» espresso da De Magistris, con l’augurio «di rialzarsi presto», si è opposto il messaggio di Assunta Tartaglione, segretario regionale del Pd, che commenta: «La fine anticipata di un’esperienza amministrativa è sempre una notizia triste – sottolinea Tartaglione – perché si interrompe la continuità del lavoro avviato e si creano condizioni di instabilità che ricadono sulle spalle dei cittadini. Riteniamo fondamentale in questa fase – aggiunge la dirigente Pd – dare continuità al Grande progetto Pompei e agli interventi previsti per il rilancio delle aree esterne agli scavi». Susy Malafronte  Il Mattino

Pompei. Terremoto politico in Comune. Da ieri mattina, la città è senza sindaco e priva di amministrazione. La notte scorsa dieci consiglieri comunali, su 16 che siedono a Palazzo De Fusco, hanno infatti firmato le loro dimissioni, sfiduciando davanti a un notaio il primo cittadino Ferdinando Uliano: sindaco di centrosinistra – targato liste civiche in un governo locale composto da Pd, Udc e civiche – che sarà ricordato soprattutto come sindaco del «no Hub», bastian contrario di quel progetto che prevede, fra il resto, la nuova stazione della linea ad alta velocità per portare in 90 minuti turisti e pellegrini da Roma alla città degli scavi e del culto mariano, meta ogni anno di milioni di visitatori da tutto il mondo. Un vero e proprio fulmine a ciel sereno, che porterà la città di nuovo al voto nel maggio del prossimo anno; ma intanto, il prefetto nominerà già nella giornata di oggi il commissario prefettizio per l'ordinaria amministrazione di Pompei.Protagonisti del colpo di scena che ha assestato il fatidico fendente finale ad una giunta che Uliano ha faticato a mantenere stabile, a due anni dalla sua elezione, due consiglieri della maggioranza e otto dell'opposizione. I loro nomi: Maria Padulosi, Franco Gallo, Bartolo Martire, Carmine Cirillo, Salvatore Perillo, Lello De Gennaro, Marika Sabini e Angelo Calabrese per la minoranza; con loro, anche Stefano De Martino e Luigi Ametrano, ossia i due uomini della squadra di Uliano che – inizialmente passati tra le fila dell'opposizione lo scorso settembre, erano stati infine recuperati proprio a luglio nella maggioranza – gli avevano giurato fedeltà. Ma come si è consumata questa vistosa frattura? Per qualcuno il sindaco, togliendo le deleghe all'assessore del Pd, Santa Cascone, ha spinto i tre consiglieri di maggioranza – De Gennaro, Sabini e Calabrese – tra le braccia dell'opposizione. «Uliano non solo non ha mantentuto i programmi elettorali», hanno spiegato i consiglieri del Pd, «ma ci ha anche snobbato». Per Stefano De Martino, invece, il suo altalenare tra maggioranza, opposizione e di nuovo maggioranza è stato un «bluff», un modo insomma per «confondere le idee agli ex alleati. La maggioranza non ha mai avuto il mio sostegno». Ma per Ferdinando Uliano, il sindaco rimandato a casa, la defenestrazione è un «inaspettato tradimento». L'ex sindaco afferma infatti che non si aspettava questo voltafaccia, e si difende così: «Sono un sindaco perbene che non ha ceduto ai ricatti dei consiglieri comunali, dei poteri forti e del malaffare. Non lascerò mai la città in mano ai farabutti e ai malfattori: i cittadini hanno già scelto una volta per il cambiamento nel giugno 2014 e lo rifaranno. Invito le forze dell'ordine e la magistratura a fare chiarezza sulle motivazioni occulte di questa defenestrazione con metodo tribale». Uliano adombra così le sue battaglie-denuncia sullo scandalo dei biglietti omaggio agli spettacoli nel Teatro Grande degli scavi nel settembre 2014, o la lotta per l'acqua pubblica, o quando sollecitò al premier Renzi una «legge speciale» per traferire melle casse comunali un euro per ogni bigiletto d'ingresso al sito archeologico. Di certo, nelle ore che hanno preceduto le dimissioni non vi erano stati segnali politici che allertassero il primo cittadino sulle intenzioni liquidatorie dei suoi consiglieri, che peraltro ripropongono così una situazione politica già vissuta nei primi sei mesi del 2014, quando alla guida del municipio venne insediato pro tempore il prefetto Aldo Aldi. Ma rumors e malcontenti in seno al Pd (e non solo) lasciano trapelare scenari di mugugni e divisioni, contrapposizioni e veleni ben oltre i (tutto sommato fisiologici) «valzer» della giunta: Uliano, più volte soggetto ad attacchi per le sue prese di posizione minoritarie a favore ad esempio degli ambulanti, e di una sedicente economia locale da tutelare a spada tratta anche contro il Grande Progetto Pompei (peraltro benedetto dal Vaticano e dalla curia locale), si è ritagliato un ruolo infine contraddittorio e soprattutto isolato, anche rispetto alla sua stessa maggioranza. Probabilmente, non sono andate giù certe sortite di Uliano, come l'ennesima contrapposizione al Grande Progetto Pompei ribadita di recente, con una raccolta firme, anche a un tavolo operativo istituzionale a Palazzo Chigi, né il suo apparentamento ideale con sindaci «indipendenti» come l'ex magistrato napoletano Luigi De Magistris – che ieri gli ha espresso solidarietà elogiandone «la libertà di pensiero» che «evidentemente gli è stata fatale» – o il blogger Josi Della Ragione di Bacoli, non a caso anch'egli sfiduciato dai suoi consiglieri, proprio come il sindaco magistrato di Portici, Nicola Marrone: tutti nomi di una sorta di «annus horribilis» dei sindaci che hanno cavalcato la tigre del «cambiamento». Intanto, telefonate di solidarietà sono giunte ad Uliano dall'arcivescovo Tommaso Caputo e dal direttore generale della soprintendenza Massimo Osanna. E al «dispiacere» espresso da De Magistris, con l'augurio «di rialzarsi presto», si è opposto il messaggio di Assunta Tartaglione, segretario regionale del Pd, che commenta: «La fine anticipata di un'esperienza amministrativa è sempre una notizia triste – sottolinea Tartaglione – perché si interrompe la continuità del lavoro avviato e si creano condizioni di instabilità che ricadono sulle spalle dei cittadini. Riteniamo fondamentale in questa fase – aggiunge la dirigente Pd – dare continuità al Grande progetto Pompei e agli interventi previsti per il rilancio delle aree esterne agli scavi». Susy Malafronte  Il Mattino