Tra Pastena e Mercatello spiaggia libera trasformata in discarica, bagnanti tra bustoni e cumuli di immondizia

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«Si prega di mantenere pulita la spiaggia». Il messaggio a stampatello, affidato a un foglio A4 infilato in una cartellina trasparente, è un appello che cade nel vuoto. Proprio davanti al blocco di cemento dove qualcuno lo ha attaccato con lo scotch, una piramide di bottiglie e bustoni di immondizia forma una delle microdiscariche che punteggiano l’arenile. Siamo al confine tra Pastena e Mercatello, sulla spiaggetta libera tra il Polo nautico e le cabine bianche e rosse di uno stabilimento balneare. Dal bagnasciuga si allunga il molo realizzato per proteggerla dall’erosione, mentre il confine con la strada è segnato da una recinzione in calcestruzzo e metallo che dovrebbe costituire un divieto di accesso. Non basta a bloccare i bagnanti, che si infilano dal parcheggio adiacente e piazzano in prossimità della riva ombrelloni e sedie a sdraio. Ma soprattutto non ferma gli incivili, che di quel morso di spiaggia hanno fatto uno sversatoio a cielo aperto, un pezzo di terzo mondo nel bel mezzo di uno dei quartieri più popolosi della città. Stavolta non si parla di solo di cartacce o singole bottiglie abbandonate qua e là, che pure basterebbero come paradigma dell’inciviltà di chi le lascia e della noncuranza di chi dovrebbe provvedere a rimuoverle. Stavolta quella che si presenta allo sguardo di chi supera la barriera di reti e new jersey è una discarica in piena regola dove, accatastato in più cumuli, si trova di tutto. Uno accanto all’altro ci sono bustoni rigonfi di bicchieri di plastica e altri con rifiuti organici e materiale indifferenziato, scatoloni di cartone ricolmi di spazzatura accanto a coperte, sedie sgangherate e carcasse arrugginite che forse sono state un elettrodomestico. Una quantità e qualità tale da non poter essere considerata lascito dei bagnati ma che più di qualcuno, residente o commerciante, deve avere portato sull’arenile facendone una sorta di sito di stoccaggio. Chi deve intervenire? La pulizia delle spiagge pubbliche è affidata dal Comune alla municipalizzata Salerno Pulita, ma quel fazzoletto di sabbia entra a pieno titolo nel novero delle terre di nessuno. L’accesso al bagnasciuga sarebbe interdetto, perché quel tratto di litorale è ancora area di cantiere, utilizzata per collocare a mare le barriere soffolte che devono proteggere dall’erosione costiera. I lavori però sono fermi, a dispetto della pala meccanica parcheggiata in un angolo, e la recinzione non fa da argine né agli incivili né ai forzati della tintarella. Proprio alla base dei new jersey in calcestruzzo che dovrebbero segnare il punto di off limits, si estende un tappeto ininterrotto di bottiglie, vetri e rifiuti di ogni genere, una linea continua che verso il centro della spiaggia si apre invece alternando cumuli di spazzatura a corridoi liberi che quantomeno garantiscono il passaggio. Lo scenario che ne viene fuori è un’istantanea raccapricciante, con famigliole che si fanno strada tra le microdiscariche per piantare a riva i loro ombrelloni e frotte di adolescenti con infradito ai piedi che schivano a fatica cocci di vetro e sporcizia. Dai balconi dei palazzi di fronte la vista mare ne risulta deformata da un affaccio sul degrado. «Abito proprio qua, è un letamaio – lamenta uno dei residenti – e non mi capacito di come si possa venire a prendere il sole in mezzo all’immondizia». Secondo le segnalazioni i cumuli di spazzatura aumentano di volume di giorno in giorno, in un circolo vizioso in cui degrado chiama degrado. E senza che nessuno si preoccupi di intervenire per porre riparo allo scempio. (Clemy De Maio – La Città) 

«Si prega di mantenere pulita la spiaggia». Il messaggio a stampatello, affidato a un foglio A4 infilato in una cartellina trasparente, è un appello che cade nel vuoto. Proprio davanti al blocco di cemento dove qualcuno lo ha attaccato con lo scotch, una piramide di bottiglie e bustoni di immondizia forma una delle microdiscariche che punteggiano l’arenile. Siamo al confine tra Pastena e Mercatello, sulla spiaggetta libera tra il Polo nautico e le cabine bianche e rosse di uno stabilimento balneare. Dal bagnasciuga si allunga il molo realizzato per proteggerla dall’erosione, mentre il confine con la strada è segnato da una recinzione in calcestruzzo e metallo che dovrebbe costituire un divieto di accesso. Non basta a bloccare i bagnanti, che si infilano dal parcheggio adiacente e piazzano in prossimità della riva ombrelloni e sedie a sdraio. Ma soprattutto non ferma gli incivili, che di quel morso di spiaggia hanno fatto uno sversatoio a cielo aperto, un pezzo di terzo mondo nel bel mezzo di uno dei quartieri più popolosi della città. Stavolta non si parla di solo di cartacce o singole bottiglie abbandonate qua e là, che pure basterebbero come paradigma dell’inciviltà di chi le lascia e della noncuranza di chi dovrebbe provvedere a rimuoverle. Stavolta quella che si presenta allo sguardo di chi supera la barriera di reti e new jersey è una discarica in piena regola dove, accatastato in più cumuli, si trova di tutto. Uno accanto all’altro ci sono bustoni rigonfi di bicchieri di plastica e altri con rifiuti organici e materiale indifferenziato, scatoloni di cartone ricolmi di spazzatura accanto a coperte, sedie sgangherate e carcasse arrugginite che forse sono state un elettrodomestico. Una quantità e qualità tale da non poter essere considerata lascito dei bagnati ma che più di qualcuno, residente o commerciante, deve avere portato sull’arenile facendone una sorta di sito di stoccaggio. Chi deve intervenire? La pulizia delle spiagge pubbliche è affidata dal Comune alla municipalizzata Salerno Pulita, ma quel fazzoletto di sabbia entra a pieno titolo nel novero delle terre di nessuno. L’accesso al bagnasciuga sarebbe interdetto, perché quel tratto di litorale è ancora area di cantiere, utilizzata per collocare a mare le barriere soffolte che devono proteggere dall’erosione costiera. I lavori però sono fermi, a dispetto della pala meccanica parcheggiata in un angolo, e la recinzione non fa da argine né agli incivili né ai forzati della tintarella. Proprio alla base dei new jersey in calcestruzzo che dovrebbero segnare il punto di off limits, si estende un tappeto ininterrotto di bottiglie, vetri e rifiuti di ogni genere, una linea continua che verso il centro della spiaggia si apre invece alternando cumuli di spazzatura a corridoi liberi che quantomeno garantiscono il passaggio. Lo scenario che ne viene fuori è un’istantanea raccapricciante, con famigliole che si fanno strada tra le microdiscariche per piantare a riva i loro ombrelloni e frotte di adolescenti con infradito ai piedi che schivano a fatica cocci di vetro e sporcizia. Dai balconi dei palazzi di fronte la vista mare ne risulta deformata da un affaccio sul degrado. «Abito proprio qua, è un letamaio – lamenta uno dei residenti – e non mi capacito di come si possa venire a prendere il sole in mezzo all’immondizia». Secondo le segnalazioni i cumuli di spazzatura aumentano di volume di giorno in giorno, in un circolo vizioso in cui degrado chiama degrado. E senza che nessuno si preoccupi di intervenire per porre riparo allo scempio. (Clemy De Maio – La Città)