Positano . riflessioni e interrogativi sulla pianificazione urbanistica dal generale al particolare dopo Amatrice

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Spiace quasi irrompere su Positano News in piena stagione estiva con un articolo del genere, ma credo sia doveroso parlarne per ricordarci di chi soffre, di chi non e’ piu’ tra noi, di chi non ha piu’ la casa a causa del terremoto che ha colpito la nostra meravigliosa Italia Centrale. La vita e la morte fanno parte del nostro vivere quotidiano e tutti noi sappiamo bene che il paese dei balocchi non esiste. All’indomani del terremoto che ha colpito i piccoli comuni di Amatrice, Accumoli ed Arquata, nel bel mezzo della catena appenninica, vorrei porre all’attenzione dei lettori di Positano news alcune mie riflessioni e punti interrogativi. In queste ore siamo bombardati da un incessante tam tam mediatico, non potrebbe essere altrimenti, dal quale apprendiamo informazioni sullo status quo del modo di costruire in Italia, sull’attenzione al territorio e alle sue caratteristiche geologiche, vocazioni, stato dell’arte della presenza dello stato e soprattutto vediamo la macchina emergenziale che e’ partita benissimo, meno male, ed ha tratto insegnamento dalle precedenti esperienze e diventa sempre piu’ collaudata ed efficiente. Dall’ultimo aggiornamento della Protezione Civile apprendiamo che i morti sono 250! Un bilancio ancora parziale ma terribile per il nostro paese!
Si piangono i morti, si sta in ansia, si spera che ancora qualcuno possa essere estratto vivo dalle macerie. Si seguono attentamente tutte le operazioni emergenziali, i provvedimenti del governo che ha ben pensato di rimpinguare in modo adeguato il capitolo di spesa per fronteggiare le emergenze e ….poi quando l’attenzione mediatica calera’, come e’ successo fino adesso per tutte le altre situazioni analoghe, cosa succedera’? Quello che e’ successo in passato e cioe’spenti i riflettori si continuera’ con il solito italiano modus operandi? Spero che questa sia la volta buona per l’Italia che attraverso l’introduzione della pianificazione del territorio che scaturisca dalla sua profonda conoscenza, dall’introduzione obbligatoria del fascicolo del fabbricato che il nostro presidente dell’Ordine dei Geologi Nazionale ha paragonato al libretto pediatrico dei bambini, possa diventare realta’. Il fascicolo del fabbricato fornirebbe al cittadino la sua storia con tutti gli interventi realizzati dalla realizzazione e non sarebbe male l’introduzione del coefficiente di sicurezza sismico che informerebbe sulla sue capacita’ di resistere ai terremoti. Ulteriore batosta al mercato immobiliare gia’ in crisi? Secondo me potrebbe ripartire alla grande mettendo sul mercato abitazioni antisismiche, sarebbe un impulso enorme e forse anche la soluzione alla crisi economica. Va bene rimpinguare il fondo per le emergenze, ma perche’ non investire in prevenzione in tempi tranquilli? Il prezzo pagato per gestire le emergenze e’ enorme e non e’ quantizzabile se si pensa alla perdita di identita’ di un paese. Pensate alla bellissima citta’ dell’Aquila dove dopo sette anni da un terremoto che ebbe un tragico bilancio di vite umane, ancora e’ un cantiere aperto e gli abitanti sono andati via per sempre.
E noi nella nostra Divina Costiera come stiamo messi? I comuni hanno il Piano di Protezione Civile? La risposta e’ si. La gente sa che cosa fare in caso di bisogno? La risposta e’ no.
I nostri edifici strategici sono sicuri? I nostri figli li mandiamo a scuola in fabbricati sicuri?
Nella pianificazione del territorio a che punto siamo? Geologo Concetta BuonocoreSpiace quasi irrompere su Positano News in piena stagione estiva con un articolo del genere, ma credo sia doveroso parlarne per ricordarci di chi soffre, di chi non e’ piu’ tra noi, di chi non ha piu’ la casa a causa del terremoto che ha colpito la nostra meravigliosa Italia Centrale. La vita e la morte fanno parte del nostro vivere quotidiano e tutti noi sappiamo bene che il paese dei balocchi non esiste. All’indomani del terremoto che ha colpito i piccoli comuni di Amatrice, Accumoli ed Arquata, nel bel mezzo della catena appenninica, vorrei porre all’attenzione dei lettori di Positano news alcune mie riflessioni e punti interrogativi. In queste ore siamo bombardati da un incessante tam tam mediatico, non potrebbe essere altrimenti, dal quale apprendiamo informazioni sullo status quo del modo di costruire in Italia, sull’attenzione al territorio e alle sue caratteristiche geologiche, vocazioni, stato dell’arte della presenza dello stato e soprattutto vediamo la macchina emergenziale che e’ partita benissimo, meno male, ed ha tratto insegnamento dalle precedenti esperienze e diventa sempre piu’ collaudata ed efficiente. Dall’ultimo aggiornamento della Protezione Civile apprendiamo che i morti sono 250! Un bilancio ancora parziale ma terribile per il nostro paese!
Si piangono i morti, si sta in ansia, si spera che ancora qualcuno possa essere estratto vivo dalle macerie. Si seguono attentamente tutte le operazioni emergenziali, i provvedimenti del governo che ha ben pensato di rimpinguare in modo adeguato il capitolo di spesa per fronteggiare le emergenze e ….poi quando l’attenzione mediatica calera’, come e’ successo fino adesso per tutte le altre situazioni analoghe, cosa succedera’? Quello che e’ successo in passato e cioe’spenti i riflettori si continuera’ con il solito italiano modus operandi? Spero che questa sia la volta buona per l’Italia che attraverso l’introduzione della pianificazione del territorio che scaturisca dalla sua profonda conoscenza, dall’introduzione obbligatoria del fascicolo del fabbricato che il nostro presidente dell’Ordine dei Geologi Nazionale ha paragonato al libretto pediatrico dei bambini, possa diventare realta’. Il fascicolo del fabbricato fornirebbe al cittadino la sua storia con tutti gli interventi realizzati dalla realizzazione e non sarebbe male l’introduzione del coefficiente di sicurezza sismico che informerebbe sulla sue capacita’ di resistere ai terremoti. Ulteriore batosta al mercato immobiliare gia’ in crisi? Secondo me potrebbe ripartire alla grande mettendo sul mercato abitazioni antisismiche, sarebbe un impulso enorme e forse anche la soluzione alla crisi economica. Va bene rimpinguare il fondo per le emergenze, ma perche’ non investire in prevenzione in tempi tranquilli? Il prezzo pagato per gestire le emergenze e’ enorme e non e’ quantizzabile se si pensa alla perdita di identita’ di un paese. Pensate alla bellissima citta’ dell’Aquila dove dopo sette anni da un terremoto che ebbe un tragico bilancio di vite umane, ancora e’ un cantiere aperto e gli abitanti sono andati via per sempre.
E noi nella nostra Divina Costiera come stiamo messi? I comuni hanno il Piano di Protezione Civile? La risposta e’ si. La gente sa che cosa fare in caso di bisogno? La risposta e’ no.
I nostri edifici strategici sono sicuri? I nostri figli li mandiamo a scuola in fabbricati sicuri?
Nella pianificazione del territorio a che punto siamo? Geologo Concetta Buonocore