Campi Flegrei e rischio vulcanico, sei mesi per aggiornare i piani. Definita la mappa dei luoghi di destinazione

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Oltre mezzo milione di persone da evacuare, con destinazione regioni lontane anche mille chilometri. Lo prevede il decreto di aggiornamento per la pianificazione d’emergenza dei Campi Flegrei in caso di rischio sismico. Un lavoro, quello redatto a giugno dalla Presidenza del Consiglio, ora finito in Gazzetta Ufficiale. E che prevede diversi step, secondo una precisa tabella di marcia, per stringere accordi con le regioni e le province autonome pronte ad accogliere le popolazioni in fuga. La caldera dei Campi Flegrei, un super vulcano potenzialmente devastante ma al momento «sonnacchioso», in caso di risveglio metterebbe a rischio la vita dei residenti dei Comuni inseriti nella cosiddetta «zona rossa». Che per l’area flegrea sono Pozzuoli, Quarto, Bacoli e Monte di Procida, oltre a parte di Giugliano e Marano. A questi vanno aggiunti interamente i quartieri di Fuorigrotta, Bagnoli, Posillipo, Soccavo, Pianura e parzialmente quelli di Chiaia, Arenella, Vomero, San Ferdinando e Chiaiano. Ad ora, queste le regioni che dovrebbero accogliere i residenti più esposti alle invasioni dei flussi piroclastici: gli oltre 80.000 puteolani in Lombardia, la Toscana accoglierebbe i quartesi, Umbria e Marche per i bacolesi, Abruzzo e Molise per i montesi. Per gli abitanti dei quartieri di Napoli inseriti nella zona rossa, le destinazioni sono al momento: la Sicilia per i residenti di Chiaia e San Ferdinando, la Sardegna per i posillipini, il Veneto per i residenti dell’Arenella, Piemonte e Valle d’Aosta per i vomeresi, Friuli Venezia Giulia per chi risiede a Chiaiano, l’Emilia Romagna peri soccavesi, la Puglia per chi abita a Pianura, Basilicata e Calabria per Bagnoli, il Lazio per i fuorigrottesi, la Liguria per i maranesi rientranti nella zona rossa ed infine le province autonome di Trento e Bolzano per i giugianesi più a rischio. Veri e propri gemellaggi, dunque, tra evacuati e popolazione pronta ad accogliere un’enorme massa di persone in fuga. Gli accordi, però, dovranno passare attraverso successivi protocolli d’intesa assieme alla Protezione Civile, così come prevede il decreto di Palazzo Chigi pubblicato in Gazzetta lo scorso 19 agosto. Un documento che richiama anche la cosiddetta «Zona gialla», nella quale ricadono i Comuni sulla cui superficie potrebbero ricadere ceneri e altro materiale piroclastico fino a ben 30 centimetri, che equivalgono a due quintali di peso per metro quadrato. Specifiche azioni verranno quindi prese in considerazione anche per i residenti di Villaricca, Calvizzano, Casavatore, Melito, Marano (a esclusione della parte ricompresa in «Zona rossa»), Mugnano e le restanti zone di Napoli non inserite tra quelle più esposte. Ovviamente le ceneri non si fermerebbero dinanzi ai confini dei singoli Comuni. In un’area meno a rischio, infatti, rientrano anche grandi centri come Frattamaggiore, Casoria e San Giorgio a Cremano, con «pesi» al di sotto dei due quintali per metro quadrato. Determinanti saranno ora i prossimi sei mesi. È questo, infatti, il lasso di tempo previsto dal decreto per eventuali modifiche e integrazioni al piano di emergenza per i rischio sismico dei Campi Flegrei: «Ciascuna delle componenti e strutture operative destinatarie delle indicazioni fornite dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile, per quanto di competenza e ad integrazione di quanto previsto dalle rispettive procedure, provvede alla redazione, aggiornamento e adeguamento delle rispettive pianificazioni di emergenza per la “Zona rossa” dell’area flegrea». Del tutto simile anche quanto previsto nel decreto per la «Zona gialla». (Alessandro Napolitano – Il Mattino) 

Oltre mezzo milione di persone da evacuare, con destinazione regioni lontane anche mille chilometri. Lo prevede il decreto di aggiornamento per la pianificazione d’emergenza dei Campi Flegrei in caso di rischio sismico. Un lavoro, quello redatto a giugno dalla Presidenza del Consiglio, ora finito in Gazzetta Ufficiale. E che prevede diversi step, secondo una precisa tabella di marcia, per stringere accordi con le regioni e le province autonome pronte ad accogliere le popolazioni in fuga. La caldera dei Campi Flegrei, un super vulcano potenzialmente devastante ma al momento «sonnacchioso», in caso di risveglio metterebbe a rischio la vita dei residenti dei Comuni inseriti nella cosiddetta «zona rossa». Che per l’area flegrea sono Pozzuoli, Quarto, Bacoli e Monte di Procida, oltre a parte di Giugliano e Marano. A questi vanno aggiunti interamente i quartieri di Fuorigrotta, Bagnoli, Posillipo, Soccavo, Pianura e parzialmente quelli di Chiaia, Arenella, Vomero, San Ferdinando e Chiaiano. Ad ora, queste le regioni che dovrebbero accogliere i residenti più esposti alle invasioni dei flussi piroclastici: gli oltre 80.000 puteolani in Lombardia, la Toscana accoglierebbe i quartesi, Umbria e Marche per i bacolesi, Abruzzo e Molise per i montesi. Per gli abitanti dei quartieri di Napoli inseriti nella zona rossa, le destinazioni sono al momento: la Sicilia per i residenti di Chiaia e San Ferdinando, la Sardegna per i posillipini, il Veneto per i residenti dell’Arenella, Piemonte e Valle d’Aosta per i vomeresi, Friuli Venezia Giulia per chi risiede a Chiaiano, l’Emilia Romagna peri soccavesi, la Puglia per chi abita a Pianura, Basilicata e Calabria per Bagnoli, il Lazio per i fuorigrottesi, la Liguria per i maranesi rientranti nella zona rossa ed infine le province autonome di Trento e Bolzano per i giugianesi più a rischio. Veri e propri gemellaggi, dunque, tra evacuati e popolazione pronta ad accogliere un’enorme massa di persone in fuga. Gli accordi, però, dovranno passare attraverso successivi protocolli d’intesa assieme alla Protezione Civile, così come prevede il decreto di Palazzo Chigi pubblicato in Gazzetta lo scorso 19 agosto. Un documento che richiama anche la cosiddetta «Zona gialla», nella quale ricadono i Comuni sulla cui superficie potrebbero ricadere ceneri e altro materiale piroclastico fino a ben 30 centimetri, che equivalgono a due quintali di peso per metro quadrato. Specifiche azioni verranno quindi prese in considerazione anche per i residenti di Villaricca, Calvizzano, Casavatore, Melito, Marano (a esclusione della parte ricompresa in «Zona rossa»), Mugnano e le restanti zone di Napoli non inserite tra quelle più esposte. Ovviamente le ceneri non si fermerebbero dinanzi ai confini dei singoli Comuni. In un’area meno a rischio, infatti, rientrano anche grandi centri come Frattamaggiore, Casoria e San Giorgio a Cremano, con «pesi» al di sotto dei due quintali per metro quadrato. Determinanti saranno ora i prossimi sei mesi. È questo, infatti, il lasso di tempo previsto dal decreto per eventuali modifiche e integrazioni al piano di emergenza per i rischio sismico dei Campi Flegrei: «Ciascuna delle componenti e strutture operative destinatarie delle indicazioni fornite dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile, per quanto di competenza e ad integrazione di quanto previsto dalle rispettive procedure, provvede alla redazione, aggiornamento e adeguamento delle rispettive pianificazioni di emergenza per la “Zona rossa” dell’area flegrea». Del tutto simile anche quanto previsto nel decreto per la «Zona gialla». (Alessandro Napolitano – Il Mattino)