Ladri in azione alla Reggia di Caserta, è flop sicurezza. Rubati 6.000 euro e due bici. Giallo sul sistema di allarme

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Un colpo in casa che sa di beffa. Non solo per il bottino, comunque consistente, ma per l’alto valore simbolico. Ad essere presa di mira dai ladri è stata stavolta la Reggia di Caserta, sito Unesco che è anche uno degli obiettivi ritenuti sensibili nell’ambito del piano sicurezza contro il terrorismo predisposto dal comitato provinciale per l’ordine pubblico. Eppure due ignoti sono facilmente riusciti a entrare e a razziare l’incasso della buvette, l’unico punto di ristoro con bar e tavola calda per i turisti. E poi hanno anche portato via due biciclette del servizio di noleggio di Palazzo Reale, in sella alle quali sono fuggiti. Un furto avvenuto di notte, quando il monumento è più sguarnito, anche se esiste un servizio di vigilanza 24 ore su 24 da parte dei custodi. Tutti increduli ieri mattina alla riapertura al pubblico. Gli addetti della buvette gestita dalla società «De Luca Picione srl» (l’ex Angelica) hanno notato la cassa forzata e il titolare ha subito presentato la denuncia di furto in questura. Non è stato il solo. Anche il gestore del noleggio bici, Di Girolamo, si è accorto che ne mancavano due all’appello e ha trovato danneggiato il cancelletto del piccolo deposito in cui la sera le custodisce. In base a una prima stima, i danni al bar-ristorante ammontano a circa 6.000 euro, frutto del nuovo boom di visitatori che sta registrando la Reggia proprio in questa settimana di ferragosto: il 15 agosto sono state registrate 4.631 presenze, un aumento del 66 per cento rispetto al 2015. Il direttore Mauro Felicori è in ferie e commenta con amarezza l’episodio, guardando subito avanti: «Appena rientro chiederò una relazione dettagliata sull’intera vicenda, alla luce della quale riesamineremo la questione sicurezza all’interno del monumento», annuncia il manager bolognese. La dinamica del colpo presenta punti ancora oscuri. I due, o forse tre uomini, sarebbero entrati dal parco, da uno degli ingressi laterali rispetto al «cannocchiale» centrale, approfittando del buio ma anche delle impalcature dei lavori di restauro che coprono la facciata interna e rendono «invisibili». Quei cancelli laterali di fatto non vengono mai chiusi completamente, perché da lì entrano anche gli «alloggiati», ovvero le famiglie di custodi che non hanno più diritto a stare lì e sono sotto sfratto. Ma quegli ingressi sono utilizzati anche dagli «alloggiati» dell’aeronautica militare che entro il 2020 dovrà liberare il monumento. Nel condominio-Reggia la sicurezza è difficile insomma da garantire. Una volta entrati, i ladri hanno avuto facile gioco a forzare il portone di legno che segna l’entrata secondaria della buvette. Poi la corsa alla cassa e il «passaggio» al deposito delle bici, nel varco centrale del sito. Proprio lì ci sono le telecamere e le prime immagini sarebbero già state visionate, con buoni risultati: sarebbero stati inquadrati infatti almeno due uomini in sella alle bici lungo il «cannocchiale». Le indagini sono appena all’inizio ma l’allarme sulla sicurezza del complesso vanvitelliano è alto. Il precedente clamoroso risale all’aprile 2013 quando fu rubata la «gabbia di Faraday», il dispositivo contro i fulmini posizionato sul tetto. Senza che nessuno se ne accorgesse furono portati via 700 metri di tondini di rame. Del furto è accusato un dipendente di una ditta di trasporti e l’episodio è finito nell’inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere sugli appalti reali concessi con il sistema delle somme urgenze negli anni scorsi. La sicurezza presenta anche oggi buchi rischiosi. Delle circa 120 telecamere esistenti, ben due su tre non mandano più segnali al cervellone della sala regia e sono di fatto fuori uso, sebbene tecnicamente funzionanti. Si trovano in gran parte negli appartamenti storici, che restano pertanto non protetti. Stesso discorso per il sistema antincendio e antifurto: l’impianto c’è, sul posto suona, ma l’allarme non arriva a chi deve occuparsi dell’emergenza. Il motivo? La mancanza di manutenzione della centrale operativa. È lì il buco del sistema. Eppure la Reggia è stata inserita dal ministero dei Beni culturali tra i 20 principali siti da proteggere con il Piano nazionale sicurezza da 300 milioni annunciato a marzo. Si lavora alle contromisure. L’obiettivo è di garantire già da settembre una protezione adeguata alle ambizioni di rilancio di Palazzo Reale. (Lorenzo Iuliano – Il Mattino)

Un colpo in casa che sa di beffa. Non solo per il bottino, comunque consistente, ma per l’alto valore simbolico. Ad essere presa di mira dai ladri è stata stavolta la Reggia di Caserta, sito Unesco che è anche uno degli obiettivi ritenuti sensibili nell’ambito del piano sicurezza contro il terrorismo predisposto dal comitato provinciale per l’ordine pubblico. Eppure due ignoti sono facilmente riusciti a entrare e a razziare l’incasso della buvette, l’unico punto di ristoro con bar e tavola calda per i turisti. E poi hanno anche portato via due biciclette del servizio di noleggio di Palazzo Reale, in sella alle quali sono fuggiti. Un furto avvenuto di notte, quando il monumento è più sguarnito, anche se esiste un servizio di vigilanza 24 ore su 24 da parte dei custodi. Tutti increduli ieri mattina alla riapertura al pubblico. Gli addetti della buvette gestita dalla società «De Luca Picione srl» (l’ex Angelica) hanno notato la cassa forzata e il titolare ha subito presentato la denuncia di furto in questura. Non è stato il solo. Anche il gestore del noleggio bici, Di Girolamo, si è accorto che ne mancavano due all’appello e ha trovato danneggiato il cancelletto del piccolo deposito in cui la sera le custodisce. In base a una prima stima, i danni al bar-ristorante ammontano a circa 6.000 euro, frutto del nuovo boom di visitatori che sta registrando la Reggia proprio in questa settimana di ferragosto: il 15 agosto sono state registrate 4.631 presenze, un aumento del 66 per cento rispetto al 2015. Il direttore Mauro Felicori è in ferie e commenta con amarezza l’episodio, guardando subito avanti: «Appena rientro chiederò una relazione dettagliata sull’intera vicenda, alla luce della quale riesamineremo la questione sicurezza all’interno del monumento», annuncia il manager bolognese. La dinamica del colpo presenta punti ancora oscuri. I due, o forse tre uomini, sarebbero entrati dal parco, da uno degli ingressi laterali rispetto al «cannocchiale» centrale, approfittando del buio ma anche delle impalcature dei lavori di restauro che coprono la facciata interna e rendono «invisibili». Quei cancelli laterali di fatto non vengono mai chiusi completamente, perché da lì entrano anche gli «alloggiati», ovvero le famiglie di custodi che non hanno più diritto a stare lì e sono sotto sfratto. Ma quegli ingressi sono utilizzati anche dagli «alloggiati» dell’aeronautica militare che entro il 2020 dovrà liberare il monumento. Nel condominio-Reggia la sicurezza è difficile insomma da garantire. Una volta entrati, i ladri hanno avuto facile gioco a forzare il portone di legno che segna l’entrata secondaria della buvette. Poi la corsa alla cassa e il «passaggio» al deposito delle bici, nel varco centrale del sito. Proprio lì ci sono le telecamere e le prime immagini sarebbero già state visionate, con buoni risultati: sarebbero stati inquadrati infatti almeno due uomini in sella alle bici lungo il «cannocchiale». Le indagini sono appena all’inizio ma l’allarme sulla sicurezza del complesso vanvitelliano è alto. Il precedente clamoroso risale all’aprile 2013 quando fu rubata la «gabbia di Faraday», il dispositivo contro i fulmini posizionato sul tetto. Senza che nessuno se ne accorgesse furono portati via 700 metri di tondini di rame. Del furto è accusato un dipendente di una ditta di trasporti e l’episodio è finito nell’inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere sugli appalti reali concessi con il sistema delle somme urgenze negli anni scorsi. La sicurezza presenta anche oggi buchi rischiosi. Delle circa 120 telecamere esistenti, ben due su tre non mandano più segnali al cervellone della sala regia e sono di fatto fuori uso, sebbene tecnicamente funzionanti. Si trovano in gran parte negli appartamenti storici, che restano pertanto non protetti. Stesso discorso per il sistema antincendio e antifurto: l’impianto c’è, sul posto suona, ma l’allarme non arriva a chi deve occuparsi dell’emergenza. Il motivo? La mancanza di manutenzione della centrale operativa. È lì il buco del sistema. Eppure la Reggia è stata inserita dal ministero dei Beni culturali tra i 20 principali siti da proteggere con il Piano nazionale sicurezza da 300 milioni annunciato a marzo. Si lavora alle contromisure. L’obiettivo è di garantire già da settembre una protezione adeguata alle ambizioni di rilancio di Palazzo Reale. (Lorenzo Iuliano – Il Mattino)