MINORI (COSTA D’AMALFI) – GRANDE SUCCESSO PER LA NOTTE IN WHITE

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Grande successo la notte scorsa a Minori per la disputa della gara, prossimamente disciplina olimpica, della notte in bianco, anzi “in white”, in ossequio all’internazionalità dell’evento. Dopo anni di preparazione soprattutto psicologica, questa volta ho deciso di prendere parte anche io alla competizione, anche perché dal mio giaciglio situato nella piazza centrale, godo di un’ottima posizione per ben figurare all’appuntamento agonistico.
Prima di iniziare la prova mi ero recato in prossimità del campo di gara per cercare i giusti stimoli, che comunque erano già altissimi grazie ad una missiva ricevuta qualche giorno fa di grande effetto motivazionale.
Il palcoscenico si mostrava in ottime condizioni, la pioggia del pomeriggio non aveva compromesso il terreno di gioco, la scenografia era meravigliosa ed imponente, l’illuminazione di grande effetto. Intorno al campo erano in movimento grosse quantità di adolescenti selfie-muniti, generazioni di post adolescenti dotati di birra da 66 cl (consentita dal regolamento) ed infine, ma a quell’ora solo per compassate perlustrazioni, adulti attempati anche finto giovani, in missione genitoriale oppure liberi, anzi free. Nutrita la pattuglia degli stranieri, in particolare spagnoli e tedeschi ma anche inglesi che per la prima volta partecipavano nella categoria “extracomunitari”.
Pervaso da sospinto spirito olimpico ho raggiunto la mia abitazione intorno alla mezzanotte. Ho ben serrato gli infissi doppiovetro e chiuso le persiane. Infine ho iniziato la competizione indossando la mia divisa di gara che consisteva in un bermuda molto leggero ed una t-shirt bianca, anzi white. La fase eliminatoria, ovvero la prima ora di gara, l’ho affrontata con grande sicurezza e una certa dose di spavalderia; ho persino affrontato la lettura di qualche decina di pagine di un romanzo svedese notoriamente di grande impatto narcotizzante. D’altronde l’abitazione in piazza, specie d’estate, offre la possibilità di esercitarsi grazie alla figura dello schiamazzante da tavolino di bar che circa il rumore notturno costituisce gratuitamente un valido allenamento, anzi un training. Alle una avevo superato le batterie eliminatorie e mi accingevo ad affrontare la durissima fase delle semifinali. Ho sciolto un po’ la muscolatura del corpo con facili esercizi di allungamento, anzi streching. Quindi mi sono disteso a letto.
La semifinale si è dimostrata subito molto dura. Oltre al basso incessante è entrato in scena un avversario di grande levatura tattica ovvero l’urlatore, anzi il vocalist. Inoltre per chiarire che il livello della contesa si inacidiva, veniva alzato il volume degli altoparlanti in modo da dare anche ai competitori dei paesi attigui la possibilità di gareggiare.
La semifinale è durata circa due ore, il vocal, instancabile, picchiava ripetutamente sull’udito dei concorrenti, contando non solo sul dolore fisico ma anche psicologico in quanto utilizzava, senza soluzione di continuità, espressioni quali “Siamo al centro del mondo”, “fatemi vedere le mani”, “voglio vedervi tutti con le braccia su”, ma anche ponendo questioni decisive per le sorti dell’universo quali: “non possiamo cambiare il mondo ma possiamo cambiare noi stessi”, che finivano per destabilizzarmi dal punto di vista psichico.
Alle 3.20 mi sentivo quasi certo di aver passato le forche caudine delle semifinali e con coraggio affrontavo la fase finale ad eliminazione diretta. Per l’occasione mi dotavo di ovatta (il regolamento me lo consentiva) da inserire nei padiglioni auricolari, escamotage che tuttavia sarebbe risultato del tutto inefficace. Prima della fase finale i gareggianti venivano sottoposti a qualche dozzina di minuti di finta pausa con effetti new age, il vocal dj veniva sostituito da un nuovo campione mondiale della disciplina, evidentemente più originale del precedente, ma anche con un più variegato repertorio di massime taumaturgiche sui destini della terra. Anzi “of the earth”
Proprio quando ero certo di poter sostenere l’ultima ora di competizione e piazzarmi quindi in una posizione dignitosa, ecco che ho cominciato a denunciare i primi sintomi di cedimento. In particolare il mio sistema cardiaco è andato in difficoltà accusando inspiegabili extrasistole ripetute, inoltre palesavo disturbi gastroenterici di dubbia natura. Ho ancora lottato per qualche minuto. ma alle 3.45 sono andato in crisi definitiva e ho abbandonato il campo di gara allontanandomi oltre un raggio di 800 metri dal campo di gara sufficiente per recuperare un discreto stato fisico e mentale.
In mattinata ho saputo che, ancora una volta, la gara è stata vinta dai concorrenti del lungomare che non hanno, logisticamente, la possibilità di allontanarsi dal campo delle operazioni e che comunque sono anni che gareggiano con ferrea volontà e grande passione.
L’oro è andato ad un settantacinquenne locale che ha già di suo problemi di insonnia, il che lo avvantaggia certamente ma non oltre il regolamento. Argento un anziano turista americano locatario di appartamento a 240 euro a notte, arrivato sfinito al traguardo delle cinque e un quarto, ma felicissimo, tanto manifestare più volte l’intenzione di scendere in strada per congratularsi con l’organizzazione.
Terzi classificati, pari merito, una coppia di giovani coniugi di un paese vicino che dovendosi svegliare alle sei per lavoro, hanno molto gradito l’accompagnamento notturno, tanto da evitare di puntare la sveglia ed un non residente che però è stato sottoposto all’esame antidoping perché aveva fatto uso eccessivo di caffeina in forma di cappuccino e gelato fino alle ore 22, pratica non prevista dalle norme. D’altronde è risaputo che molti in queste occasioni barano utilizzando grandi quantitativi di alcoolici, oppure cannabinoidi facilmente rintracciabili con il più semplice dei controlli antidoping.
Grande è l’orgoglio della popolazione locale e il vanto delle istituzioni, d’altronde in pochissimi altri paesi del mondo si ha la possibilità di partecipare ad una competizione di così alto spessore sociale, giustamente difesa e non a rischio estinzione, al contrario di altre manifestazioni di nessun interesse che sono state messe al bando.
E l’anno prossimo si replica, sarà ancora più bella e dura, dunque coraggio: alleniamoci.

Christian De Iuliis – christiandeiuliis.it

FOLLOW ME ON TWITTER: @chrideiuliisGrande successo la notte scorsa a Minori per la disputa della gara, prossimamente disciplina olimpica, della notte in bianco, anzi “in white”, in ossequio all’internazionalità dell’evento. Dopo anni di preparazione soprattutto psicologica, questa volta ho deciso di prendere parte anche io alla competizione, anche perché dal mio giaciglio situato nella piazza centrale, godo di un’ottima posizione per ben figurare all’appuntamento agonistico.
Prima di iniziare la prova mi ero recato in prossimità del campo di gara per cercare i giusti stimoli, che comunque erano già altissimi grazie ad una missiva ricevuta qualche giorno fa di grande effetto motivazionale.
Il palcoscenico si mostrava in ottime condizioni, la pioggia del pomeriggio non aveva compromesso il terreno di gioco, la scenografia era meravigliosa ed imponente, l’illuminazione di grande effetto. Intorno al campo erano in movimento grosse quantità di adolescenti selfie-muniti, generazioni di post adolescenti dotati di birra da 66 cl (consentita dal regolamento) ed infine, ma a quell’ora solo per compassate perlustrazioni, adulti attempati anche finto giovani, in missione genitoriale oppure liberi, anzi free. Nutrita la pattuglia degli stranieri, in particolare spagnoli e tedeschi ma anche inglesi che per la prima volta partecipavano nella categoria “extracomunitari”.
Pervaso da sospinto spirito olimpico ho raggiunto la mia abitazione intorno alla mezzanotte. Ho ben serrato gli infissi doppiovetro e chiuso le persiane. Infine ho iniziato la competizione indossando la mia divisa di gara che consisteva in un bermuda molto leggero ed una t-shirt bianca, anzi white. La fase eliminatoria, ovvero la prima ora di gara, l’ho affrontata con grande sicurezza e una certa dose di spavalderia; ho persino affrontato la lettura di qualche decina di pagine di un romanzo svedese notoriamente di grande impatto narcotizzante. D’altronde l’abitazione in piazza, specie d’estate, offre la possibilità di esercitarsi grazie alla figura dello schiamazzante da tavolino di bar che circa il rumore notturno costituisce gratuitamente un valido allenamento, anzi un training. Alle una avevo superato le batterie eliminatorie e mi accingevo ad affrontare la durissima fase delle semifinali. Ho sciolto un po’ la muscolatura del corpo con facili esercizi di allungamento, anzi streching. Quindi mi sono disteso a letto.
La semifinale si è dimostrata subito molto dura. Oltre al basso incessante è entrato in scena un avversario di grande levatura tattica ovvero l’urlatore, anzi il vocalist. Inoltre per chiarire che il livello della contesa si inacidiva, veniva alzato il volume degli altoparlanti in modo da dare anche ai competitori dei paesi attigui la possibilità di gareggiare.
La semifinale è durata circa due ore, il vocal, instancabile, picchiava ripetutamente sull’udito dei concorrenti, contando non solo sul dolore fisico ma anche psicologico in quanto utilizzava, senza soluzione di continuità, espressioni quali “Siamo al centro del mondo”, “fatemi vedere le mani”, “voglio vedervi tutti con le braccia su”, ma anche ponendo questioni decisive per le sorti dell’universo quali: “non possiamo cambiare il mondo ma possiamo cambiare noi stessi”, che finivano per destabilizzarmi dal punto di vista psichico.
Alle 3.20 mi sentivo quasi certo di aver passato le forche caudine delle semifinali e con coraggio affrontavo la fase finale ad eliminazione diretta. Per l’occasione mi dotavo di ovatta (il regolamento me lo consentiva) da inserire nei padiglioni auricolari, escamotage che tuttavia sarebbe risultato del tutto inefficace. Prima della fase finale i gareggianti venivano sottoposti a qualche dozzina di minuti di finta pausa con effetti new age, il vocal dj veniva sostituito da un nuovo campione mondiale della disciplina, evidentemente più originale del precedente, ma anche con un più variegato repertorio di massime taumaturgiche sui destini della terra. Anzi “of the earth”
Proprio quando ero certo di poter sostenere l’ultima ora di competizione e piazzarmi quindi in una posizione dignitosa, ecco che ho cominciato a denunciare i primi sintomi di cedimento. In particolare il mio sistema cardiaco è andato in difficoltà accusando inspiegabili extrasistole ripetute, inoltre palesavo disturbi gastroenterici di dubbia natura. Ho ancora lottato per qualche minuto. ma alle 3.45 sono andato in crisi definitiva e ho abbandonato il campo di gara allontanandomi oltre un raggio di 800 metri dal campo di gara sufficiente per recuperare un discreto stato fisico e mentale.
In mattinata ho saputo che, ancora una volta, la gara è stata vinta dai concorrenti del lungomare che non hanno, logisticamente, la possibilità di allontanarsi dal campo delle operazioni e che comunque sono anni che gareggiano con ferrea volontà e grande passione.
L’oro è andato ad un settantacinquenne locale che ha già di suo problemi di insonnia, il che lo avvantaggia certamente ma non oltre il regolamento. Argento un anziano turista americano locatario di appartamento a 240 euro a notte, arrivato sfinito al traguardo delle cinque e un quarto, ma felicissimo, tanto manifestare più volte l’intenzione di scendere in strada per congratularsi con l’organizzazione.
Terzi classificati, pari merito, una coppia di giovani coniugi di un paese vicino che dovendosi svegliare alle sei per lavoro, hanno molto gradito l’accompagnamento notturno, tanto da evitare di puntare la sveglia ed un non residente che però è stato sottoposto all’esame antidoping perché aveva fatto uso eccessivo di caffeina in forma di cappuccino e gelato fino alle ore 22, pratica non prevista dalle norme. D’altronde è risaputo che molti in queste occasioni barano utilizzando grandi quantitativi di alcoolici, oppure cannabinoidi facilmente rintracciabili con il più semplice dei controlli antidoping.
Grande è l’orgoglio della popolazione locale e il vanto delle istituzioni, d’altronde in pochissimi altri paesi del mondo si ha la possibilità di partecipare ad una competizione di così alto spessore sociale, giustamente difesa e non a rischio estinzione, al contrario di altre manifestazioni di nessun interesse che sono state messe al bando.
E l’anno prossimo si replica, sarà ancora più bella e dura, dunque coraggio: alleniamoci.

Christian De Iuliis – christiandeiuliis.it

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