Monumenti coperti da pubblicità a Napoli, anti corruzione indaga

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Paolo Barbuto , Il Mattino di Napoli .  All’inizio fu Belen, raffigurata in lingerie su un manifesto alto quanto un palazzo a due piani, che copriva la colonna spezzata all’inizio di via Partenope. E subito si scatenò la tempesta delle polemiche: che ci fa quella pubblicità al centro del lungomare più bello del mondo? Giusto sulla prospettiva del Castel dell’Ovo? Era un’estate fa, luglio 2015. Il Comune si affrettò a spiegare che proprio grazie a quel manifesto pubblicitario erano arrivati i soldi per restaurare il monumento ai caduti del mare. Napoli scopriva il progetto «Monumentando» inventato da Palazzo San Giacomo. E ancora oggi quel progetto non trova pace. Dopo le polemiche e le proteste di cittadini e commercianti, è arrivata anche una nota ufficiale da parte dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, la struttura presieduta da Raffaele Cantone: in una lettera inviata al Comune di Napoli, L’autorità chiede formalmente di ottenere informazioni circa l’uso pubblicitario dei ponteggi e delle recinzioni di cantiere. La richiesta dell’Anticorruzione è giunta venti giorni fa, alla fine di luglio, ed è stata generata da una segnalazione dell’associazione culturale Mario Brancaccio. L’associazione, per tramite del presidente, l’avvocato Gaetano Brancaccio, da tempo si batte per chiedere chiarezza sul progetto del Comune ed ha denunciato formalmente presunte irregolarità, nel corso di una conferenza stampa convocata tre mesi fa. Il progetto «Monumentando» è stato lanciato dal Comune di Napoli nel 2013 e prevede l’affidamento del restauro dei monumenti cittadini (che Palazzo San Giacomo non riuscirebbe ad effettuare a proprie spese) ad aziende private che, in cambio, possono utilizzare le impalcature per affiggere messaggi pubblicitari. Quel progetto ha preso la forma di un bando aperto a tutti gli interessati: sul tavolo un pacchetto di ventisette monumenti bisognosi di restauro, divisi in undici lotti differenti per un valore totale che sfiora i quattro milioni di euro. Per capire bene come funziona questo progetto è meglio essere chiari fino alla banalità: chi si aggiudica un lotto si impegna a pagare fino all’ultimo euro il restauro dell’opera ma, in cambio, ha la possibilità di utilizzare le impalcature che coprono il monumento durante i lavori, per affiggere manifesti pubblicitari. Ovviamente tutti i progetti di restauro, gli addetti che lavoreranno e i materiali utilizzati devono superare il vaglio della Soprintendenza e del Comune, così come tutte le affissioni pubblicitarie che pure devono superare il doppio placet. Quando viene pubblicato il bando per gli undici lotti non c’è ressa, anzi, si presenta una sola azienda, la «Uno Outdoor» che ottiene l’intero pacchetto di restauri, tutti e ventisette i monumenti. Dalla fase burocratica si passa a quella operativa e arriva subito il «caso Belen» seminuda al centro del lungomare era prevista una esposizione pubblicitaria della durata di 120 giorni. E invece l’argentina in lingerie venne rimossa dopo soli sessanta giorni perché i lavori terminarono in anticipo. Nel frattempo le attività erano state tante, dalla «Fontana del Carciofo», rimessa in sesto e presentata ufficialmente alla città con 21 giorni di ritardo rispetto al programma (ma solo per colpa di interventi imprevisti e certificati come necessari e urgenti) alla «Fontana delle Maruzze» a Portosalvo per la quale i lavori sono stati conclusi con quaranta giorni di anticipo e così pure la pubblicità è andata via prima. Anche la fontana Spina-Corona (più nota come la fontana delle «zizze») è stata restaurata ed è tornata al suo splendore però lì (in una stradina un po’ nascosta) nessuno ha voluto piazzare la pubblicità sicché non c’è stata esposizione di cartelloni. Nel frattempo sono state restaurate pure le fontane obelisco di Piazza Mercato, sono partiti gli interventi al ponte di Chiaia e sono iniziati i lavori alle Torri Aragonesi su via Marina. Proprio quest’ultimo intervento è quello che, sul fronte dell’esposizione pubblicitaria, si sta rivelando maggiormente redditizio. I lavori di ripulitura dell’area e di restauro sono molto onerosi e i problemi (presunto furto di acqua) sono tanti: però i cartelloni pubblicitari piazzati al centro di via Marina sono estremamente visibili e rappresentano una miniera d’oro per chi vende quello spazio, cioè l’azienda che si occupa dei restauri, la «Uno Outdoor». Ovviamente gli interventi di maggior interesse per gli investitori sono quelli previsti sulla facciata del Maschio Angioino: il restauro dell’arco trionfale prevede la possibilità di piazzare una pubblicità di 200 metri quadri giusto al centro del monumento più importante della città, occasione ghiottissima per chi vuol trasmettere un messaggio pubblicitario e difatti quello spazio viene valutato a una base di 200mila euro al mese Iva esclusa. Ci sono, però, alcuni dettagli di non secondaria importanza. Il primo riguarda i tempi di lavoro che devono essere rispettati senza nessuna possibilità d’errore: se il restauro occupa un giorno in più del previsto, il messaggio pubblicitario deve essere rimosso e sostituito con un telone bianco fino al termine dei lavori. Questo dettaglio è stato inserito per evitare ritardi «voluti» per ottenere maggiori introiti dalla vendita degli spazi pubblicitari. C’è poi anche la questione che riguarda il pagamento del canone per l’esposizione della pubblicità: l’azienda che si è aggiudicata il bando non è esonerata dal pagamento anche se ottiene un consistente sconto del 50% sulla tariffa ordinaria. Inoltre ci sono una serie infinita di percorsi burocratici da affrontare. La progettazione va eseguita rispettando le indicazioni imposte dal Servizio Programma Unesco che, una volta acquisita e valutata la documentazione la passa alla Soprintendenza per una ulteriore verifica e per un placet senza il quale nessun intervento può essere autorizzato. Entro sessanta giorni dall’ultimazione dei lavori è lo stesso sponsor a doversi occupare del collaudo e sempre lo sponsor ha l’obbligo di organizzare una cerimonia di inaugurazione pubblica del monumento restaurato. Infine chi si aggiudica il bando per il restauro dei monumenti si lega ad essi per un tempo lunghissimo, cioè per dodici anni. In questi anni lo sponsor che si è accollato l’onere del restauro iniziale si impegna ad eseguire tutti gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria che saranno necessari. Questo significa che, oltre alle abituali operazioni di «mantenimento» della pulizia del monumento, lo sponsor è chiamato a intervenire anche se un teppista macchia con la pittura spray il monumento o se un pazzo prende a martellate il marmo antico: qualunque operazione sia richiesta per mantenere la bellezza della struttura, per dodici anni successivi al restauro resta a carico dei restauratori. La «Uno Outdoor» che si è aggiudicata il bando, giura che nonostante i vincoli e le immense spese, l’operazione è vincente e redditizia.

Paolo Barbuto , Il Mattino di Napoli .  All'inizio fu Belen, raffigurata in lingerie su un manifesto alto quanto un palazzo a due piani, che copriva la colonna spezzata all'inizio di via Partenope. E subito si scatenò la tempesta delle polemiche: che ci fa quella pubblicità al centro del lungomare più bello del mondo? Giusto sulla prospettiva del Castel dell'Ovo? Era un'estate fa, luglio 2015. Il Comune si affrettò a spiegare che proprio grazie a quel manifesto pubblicitario erano arrivati i soldi per restaurare il monumento ai caduti del mare. Napoli scopriva il progetto «Monumentando» inventato da Palazzo San Giacomo. E ancora oggi quel progetto non trova pace. Dopo le polemiche e le proteste di cittadini e commercianti, è arrivata anche una nota ufficiale da parte dell'Autorità Nazionale Anticorruzione, la struttura presieduta da Raffaele Cantone: in una lettera inviata al Comune di Napoli, L'autorità chiede formalmente di ottenere informazioni circa l'uso pubblicitario dei ponteggi e delle recinzioni di cantiere. La richiesta dell'Anticorruzione è giunta venti giorni fa, alla fine di luglio, ed è stata generata da una segnalazione dell'associazione culturale Mario Brancaccio. L'associazione, per tramite del presidente, l'avvocato Gaetano Brancaccio, da tempo si batte per chiedere chiarezza sul progetto del Comune ed ha denunciato formalmente presunte irregolarità, nel corso di una conferenza stampa convocata tre mesi fa. Il progetto «Monumentando» è stato lanciato dal Comune di Napoli nel 2013 e prevede l'affidamento del restauro dei monumenti cittadini (che Palazzo San Giacomo non riuscirebbe ad effettuare a proprie spese) ad aziende private che, in cambio, possono utilizzare le impalcature per affiggere messaggi pubblicitari. Quel progetto ha preso la forma di un bando aperto a tutti gli interessati: sul tavolo un pacchetto di ventisette monumenti bisognosi di restauro, divisi in undici lotti differenti per un valore totale che sfiora i quattro milioni di euro. Per capire bene come funziona questo progetto è meglio essere chiari fino alla banalità: chi si aggiudica un lotto si impegna a pagare fino all'ultimo euro il restauro dell'opera ma, in cambio, ha la possibilità di utilizzare le impalcature che coprono il monumento durante i lavori, per affiggere manifesti pubblicitari. Ovviamente tutti i progetti di restauro, gli addetti che lavoreranno e i materiali utilizzati devono superare il vaglio della Soprintendenza e del Comune, così come tutte le affissioni pubblicitarie che pure devono superare il doppio placet. Quando viene pubblicato il bando per gli undici lotti non c'è ressa, anzi, si presenta una sola azienda, la «Uno Outdoor» che ottiene l'intero pacchetto di restauri, tutti e ventisette i monumenti. Dalla fase burocratica si passa a quella operativa e arriva subito il «caso Belen» seminuda al centro del lungomare era prevista una esposizione pubblicitaria della durata di 120 giorni. E invece l'argentina in lingerie venne rimossa dopo soli sessanta giorni perché i lavori terminarono in anticipo. Nel frattempo le attività erano state tante, dalla «Fontana del Carciofo», rimessa in sesto e presentata ufficialmente alla città con 21 giorni di ritardo rispetto al programma (ma solo per colpa di interventi imprevisti e certificati come necessari e urgenti) alla «Fontana delle Maruzze» a Portosalvo per la quale i lavori sono stati conclusi con quaranta giorni di anticipo e così pure la pubblicità è andata via prima. Anche la fontana Spina-Corona (più nota come la fontana delle «zizze») è stata restaurata ed è tornata al suo splendore però lì (in una stradina un po' nascosta) nessuno ha voluto piazzare la pubblicità sicché non c'è stata esposizione di cartelloni. Nel frattempo sono state restaurate pure le fontane obelisco di Piazza Mercato, sono partiti gli interventi al ponte di Chiaia e sono iniziati i lavori alle Torri Aragonesi su via Marina. Proprio quest'ultimo intervento è quello che, sul fronte dell'esposizione pubblicitaria, si sta rivelando maggiormente redditizio. I lavori di ripulitura dell'area e di restauro sono molto onerosi e i problemi (presunto furto di acqua) sono tanti: però i cartelloni pubblicitari piazzati al centro di via Marina sono estremamente visibili e rappresentano una miniera d'oro per chi vende quello spazio, cioè l'azienda che si occupa dei restauri, la «Uno Outdoor». Ovviamente gli interventi di maggior interesse per gli investitori sono quelli previsti sulla facciata del Maschio Angioino: il restauro dell'arco trionfale prevede la possibilità di piazzare una pubblicità di 200 metri quadri giusto al centro del monumento più importante della città, occasione ghiottissima per chi vuol trasmettere un messaggio pubblicitario e difatti quello spazio viene valutato a una base di 200mila euro al mese Iva esclusa. Ci sono, però, alcuni dettagli di non secondaria importanza. Il primo riguarda i tempi di lavoro che devono essere rispettati senza nessuna possibilità d'errore: se il restauro occupa un giorno in più del previsto, il messaggio pubblicitario deve essere rimosso e sostituito con un telone bianco fino al termine dei lavori. Questo dettaglio è stato inserito per evitare ritardi «voluti» per ottenere maggiori introiti dalla vendita degli spazi pubblicitari. C'è poi anche la questione che riguarda il pagamento del canone per l'esposizione della pubblicità: l'azienda che si è aggiudicata il bando non è esonerata dal pagamento anche se ottiene un consistente sconto del 50% sulla tariffa ordinaria. Inoltre ci sono una serie infinita di percorsi burocratici da affrontare. La progettazione va eseguita rispettando le indicazioni imposte dal Servizio Programma Unesco che, una volta acquisita e valutata la documentazione la passa alla Soprintendenza per una ulteriore verifica e per un placet senza il quale nessun intervento può essere autorizzato. Entro sessanta giorni dall'ultimazione dei lavori è lo stesso sponsor a doversi occupare del collaudo e sempre lo sponsor ha l'obbligo di organizzare una cerimonia di inaugurazione pubblica del monumento restaurato. Infine chi si aggiudica il bando per il restauro dei monumenti si lega ad essi per un tempo lunghissimo, cioè per dodici anni. In questi anni lo sponsor che si è accollato l'onere del restauro iniziale si impegna ad eseguire tutti gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria che saranno necessari. Questo significa che, oltre alle abituali operazioni di «mantenimento» della pulizia del monumento, lo sponsor è chiamato a intervenire anche se un teppista macchia con la pittura spray il monumento o se un pazzo prende a martellate il marmo antico: qualunque operazione sia richiesta per mantenere la bellezza della struttura, per dodici anni successivi al restauro resta a carico dei restauratori. La «Uno Outdoor» che si è aggiudicata il bando, giura che nonostante i vincoli e le immense spese, l'operazione è vincente e redditizia.