OLIMPIADI DI RIO , RAGGIUNTA QUOTA 8 ORO . TANTI I GIOVANI

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INVIATO RIO DE JANEIRO. Raggiunta quota 8. Otto medaglie d’oro, come a Pechino e Londra, però allora l’obiettivo venne centrato nell’ultimo giorno nel 2008 (Roberto Cammarelle nella boxe) e nel penultimo nel 2012 (Carlo Molfetta nel taekwondo). A Rio ci sono ancora chance, perché la pallavolo maschile e la pallanuoto, con entrambe le formazioni aspirano a salire sul punto più alto del podio. Il record di primi posti italiani risale alle Olimpiadi del 1984 a Los Angeles: 14 gli ori. La cifra si è ridotta con il passare del tempo, però l’Italia è riuscita a restare tra le prime dieci nel medagliere e lunedì, dopo la vittoria di Viviani nel ciclismo, era temporaneamente riuscita a piazzarsi addirittura quinta, mettendo alle spalle la Germania. Certo, nelle classifica degli ori pesa l’assenza della Russia nell’atletica: sicuri medagliati sono rimasti a Mosca su decisione del Cio. L’Inno di Mameli si sarebbe potuto ascoltare almeno altre due volte se Federica Pellegrini e Jessica Rossi, regine dei 200 a Pechino e dello skeet a Londra, non fossero venute meno nelle finali. Niccolò Campriani ha fatto il mattatore, vincendo due ori nel poligono del Deodoro e aggiungendoli a quelli conquistati a Londra. Li ha dedicati alla fidanzata Petra Zublasing, rimasta invece a secco, e ai suoi compagni, da vero capitano: «Eravamo in cinque e abbiamo vinto tutti». Si sta avvicinando il numero di medaglie pronosticato da Malagò per celebrare il suo debutto olimpico. Il presidente del Coni era stato concreto, ne aveva indicate 25, un po’ in meno di quante ne erano state vinte a Londra (28) e Pechino (27), le ultime due tappe della gestione Petrucci. L’analisi dei podi evidenzia un dato confortante per lo sport azzurro e ne sottolinea la capacità di autorigenerarsi. Tredici medagliati hanno un’età inferiore ai 25 anni, dunque saranno protagonisti a Tokio 2020 se manterranno tempi e risultati nel prossimo quadriennio. Sono una garanzia anche per il futuro gli schermitori Fiamingo (vincitrice di uno storico argento nella spada femminile), Daniele Garozzo, Fichera e Santarelli; i nuotatori Paltrinieri e Detti, arrivati all’oro e al bronzo nei 1500, riproponendo l’accoppiata Fioravanti-Rummolo di Sydney 2000; il tiratore Rossetti, figlio d’arte dello skeet; gli judoka Basile (suo lo storico oro numero 200 dell’Italia) e Giuffrida; la ciclista Borghini e i canottieri Lodo, Abagnale e Vicino, questi ultimi due bravi con il sacrificio e la tecnica a rinnovare la tradizione remiera napoletana – dello Stabia e dell’Italia in particolare – vincendo il bronzo nel 2 senza e nel 4 senza. Senza dimenticare chi non è riuscito a salire sul podio, ma ha assolute qualità per andare avanti nel tempo e conquistare più in là la medaglia. È il caso di Irma Testa, la Farfalla di Torre Annunziata, che si è fermata al secondo match dei Giochi. Il suo coach, Emanuele Renzini, l’ha caricata così negli spogliatoi del Rio Centro mentre singhiozzava: «Vincerai le prossime tre o quattro Olimpiadi». Quasi tutte le medaglie appartengono anche ai corpi militari, che danno la certezza di un posto e di uno stipendio ad atleti che possono arricchirsi soltanto vincendo una medaglia e percependo i premi fissati per i Giochi (quest’anno 150mila per l’oro, 75mila per l’argento e 50mila per il bronzo). La collaborazione con questi gruppi è proficua così come interessanti sono i risultati del progetto avviato anni fa dal Coni, «Talenti 2020». L’accordo con nove federazioni e la Provincia di Trento consente ad allenatori, preparatori e medici di seguire presso centri sportivi i migliori giovani atleti di tutta Italia con monitoraggi tecnici e scientifici. Il supervisore è Elio Locatelli, personaggio di spicco dell’atletica azzurra, consulente per l’area della preparazione olimpica. Prima dei Giochi sono stati effettuati 3100 test su 382 atleti che potrebbero aspirare a partecipare ai prossimi Giochi.

INVIATO RIO DE JANEIRO. Raggiunta quota 8. Otto medaglie d'oro, come a Pechino e Londra, però allora l'obiettivo venne centrato nell'ultimo giorno nel 2008 (Roberto Cammarelle nella boxe) e nel penultimo nel 2012 (Carlo Molfetta nel taekwondo). A Rio ci sono ancora chance, perché la pallavolo maschile e la pallanuoto, con entrambe le formazioni aspirano a salire sul punto più alto del podio. Il record di primi posti italiani risale alle Olimpiadi del 1984 a Los Angeles: 14 gli ori. La cifra si è ridotta con il passare del tempo, però l'Italia è riuscita a restare tra le prime dieci nel medagliere e lunedì, dopo la vittoria di Viviani nel ciclismo, era temporaneamente riuscita a piazzarsi addirittura quinta, mettendo alle spalle la Germania. Certo, nelle classifica degli ori pesa l'assenza della Russia nell'atletica: sicuri medagliati sono rimasti a Mosca su decisione del Cio. L'Inno di Mameli si sarebbe potuto ascoltare almeno altre due volte se Federica Pellegrini e Jessica Rossi, regine dei 200 a Pechino e dello skeet a Londra, non fossero venute meno nelle finali. Niccolò Campriani ha fatto il mattatore, vincendo due ori nel poligono del Deodoro e aggiungendoli a quelli conquistati a Londra. Li ha dedicati alla fidanzata Petra Zublasing, rimasta invece a secco, e ai suoi compagni, da vero capitano: «Eravamo in cinque e abbiamo vinto tutti». Si sta avvicinando il numero di medaglie pronosticato da Malagò per celebrare il suo debutto olimpico. Il presidente del Coni era stato concreto, ne aveva indicate 25, un po' in meno di quante ne erano state vinte a Londra (28) e Pechino (27), le ultime due tappe della gestione Petrucci. L'analisi dei podi evidenzia un dato confortante per lo sport azzurro e ne sottolinea la capacità di autorigenerarsi. Tredici medagliati hanno un'età inferiore ai 25 anni, dunque saranno protagonisti a Tokio 2020 se manterranno tempi e risultati nel prossimo quadriennio. Sono una garanzia anche per il futuro gli schermitori Fiamingo (vincitrice di uno storico argento nella spada femminile), Daniele Garozzo, Fichera e Santarelli; i nuotatori Paltrinieri e Detti, arrivati all'oro e al bronzo nei 1500, riproponendo l'accoppiata Fioravanti-Rummolo di Sydney 2000; il tiratore Rossetti, figlio d'arte dello skeet; gli judoka Basile (suo lo storico oro numero 200 dell'Italia) e Giuffrida; la ciclista Borghini e i canottieri Lodo, Abagnale e Vicino, questi ultimi due bravi con il sacrificio e la tecnica a rinnovare la tradizione remiera napoletana – dello Stabia e dell'Italia in particolare – vincendo il bronzo nel 2 senza e nel 4 senza. Senza dimenticare chi non è riuscito a salire sul podio, ma ha assolute qualità per andare avanti nel tempo e conquistare più in là la medaglia. È il caso di Irma Testa, la Farfalla di Torre Annunziata, che si è fermata al secondo match dei Giochi. Il suo coach, Emanuele Renzini, l'ha caricata così negli spogliatoi del Rio Centro mentre singhiozzava: «Vincerai le prossime tre o quattro Olimpiadi». Quasi tutte le medaglie appartengono anche ai corpi militari, che danno la certezza di un posto e di uno stipendio ad atleti che possono arricchirsi soltanto vincendo una medaglia e percependo i premi fissati per i Giochi (quest'anno 150mila per l'oro, 75mila per l'argento e 50mila per il bronzo). La collaborazione con questi gruppi è proficua così come interessanti sono i risultati del progetto avviato anni fa dal Coni, «Talenti 2020». L'accordo con nove federazioni e la Provincia di Trento consente ad allenatori, preparatori e medici di seguire presso centri sportivi i migliori giovani atleti di tutta Italia con monitoraggi tecnici e scientifici. Il supervisore è Elio Locatelli, personaggio di spicco dell'atletica azzurra, consulente per l'area della preparazione olimpica. Prima dei Giochi sono stati effettuati 3100 test su 382 atleti che potrebbero aspirare a partecipare ai prossimi Giochi.