Ravello un paese vicino per l’incidente al figlio . il “Grazie” di Ulisse di Palma

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Ravello, Costiera amalfitana. Si sta concludendo per fortuna il calvario del figlio di Ulisse Di Palma , medico , cardiologo e consigliere comunale, che ha subito un incidente all’estero, dove era per una vacanza premio per il conseguimento della Laurea. Un paese intero gli è stato vicino 

GRAZIE

Le vecchie care maestre delle scuole elementari, ci insegnarono e si sforzarono di farci comprendere il distinguo che esiste tra astratto e concreto, spiegandoci ancor più che mai, una parola, un concetto poteva appartenere all’uno o all’altro caso.

Devo smentire, purtroppo, questo loro insegnamento perché sulla mia pelle ho compreso che la parola solidarietà non è un concetto astratto ma concreta realtà.

E, questo l’ho sperimentato in due momenti tristi della mia vita.

La prima volta quando un male di mia pertinenza professionale all’improvviso mi colpì molti anni fa, la seconda volta quando da genitore ho sofferto e provato un dolore lancinante tanto da squarciarmi il petto per un incidente occorso a mio figlio ed alla sua fidanzata.

Ho toccato con mano, ho sentito sulla mia pelle l’affetto, l’amore di tanti, dalla gente più semplice agli amici che mi hanno testimoniato una solidarietà autenticamente viva e palpitante.

Chi devo allora per prima ringraziare ?

Tanti alla stessa maniera, tanti con la stessa gratitudine atteso che chiunque anche un semplice SMS mi  ha fatto sentire, in questo momento di grande dolore e tristezza, di non essere solo e di poter contare sulle preghiere di chi crede, sulla stretta vigorosa di mano che testimonia, sul silenzio di chi incapace di parlare ti fa comprendere che ti è vicino e ti vuole bene.

Mi sono stati vicino gli uomini delle Istituzioni, i compaesani, i colleghi ( uno in particolar modo Giuseppe Confuorto ), i miei tanti pazienti e tanta gente comune tra l’altro conosciuta  solo in questa triste occasione che si è prodigata per la mia famiglia.

La mia città mi è stata vicina.

Il suo santo protettore mi ha dato la forza e la speranza e per grazia di Dio oggi posso respirare  un po’ di tranquillità.

Sì, San Pantaleone l’ho sentito accanto sin dall’inizio quando arrivando disperato al letto di mio figlio il mio sguardo fu calamitato da un’immagine sacra che lo raffigurava  posta dietro di lui, lasciata forse da qualche paziente che precedentemente lì era stato.

Quello fu per me il segnale forte che non sarei stato solo e che la coincidenza mi lasciava intravedere buona speranza per lo stato di salute di Alessandro e AnnaChiara, come devo ricordare che nella chiesa posta all’ingresso dell’Ospedale dove come padre addolorato mi ero portato il giorno dopo per pregare, alzandomi, gli occhi si posarono su un’icona di San Pantaleone che era posta proprio accanto a me che mi guardava e, in maniera muta m’incoraggiava a non arrendermi perché i ragazzi ce l’avrebbero fatta.

Non so quanto di miracoloso ci sia stato in questi gesti ma, sono i gesti della fede di chi crede e del caso di chi in maniera laica legge questi accadimenti.

Mi auguro che Alessandro e AnnaChiara possano avere una pronta guarigione per realizzare presto i loro sogni ma, io avverto come ho avvertito la necessità di dire a tutti GRAZIE, di confermare la mia piena disponibilità professionale ed umana per quanti ne dovranno avere bisogno.

Mi aiuta il pensiero che come recitavano gli antichi bisogna fare sempre del bene e dimenticare di averlo fatto ed ancora di più che il bene in questa o in un’altra vita ci ricompenserà.

Una cosa è certa: continuerò a donarmi, indistintamente,  a chiunque avrà bisogno di me perché è nel bisogno che io ho trovato solidarietà ed affetto, perché è nel bisogno che devi saper stendere la mano, senza neanche sentirsi dire grazie.

Io voglio gridare forte GRAZIE a tutti perché in questi giorni di dolore ho ricevuto amore e dall’amore non può che nascere la linfa vitale per farci vivere e crescere bene e in armonia con il creato.

Ravello lì, 12 agosto 2016

Cav. Dott. Salvatore Ulisse di Palma

Ravello, Costiera amalfitana. Si sta concludendo per fortuna il calvario del figlio di Ulisse Di Palma , medico , cardiologo e consigliere comunale, che ha subito un incidente all'estero, dove era per una vacanza premio per il conseguimento della Laurea. Un paese intero gli è stato vicino 

GRAZIE

Le vecchie care maestre delle scuole elementari, ci insegnarono e si sforzarono di farci comprendere il distinguo che esiste tra astratto e concreto, spiegandoci ancor più che mai, una parola, un concetto poteva appartenere all’uno o all’altro caso.

Devo smentire, purtroppo, questo loro insegnamento perché sulla mia pelle ho compreso che la parola solidarietà non è un concetto astratto ma concreta realtà.

E, questo l’ho sperimentato in due momenti tristi della mia vita.

La prima volta quando un male di mia pertinenza professionale all’improvviso mi colpì molti anni fa, la seconda volta quando da genitore ho sofferto e provato un dolore lancinante tanto da squarciarmi il petto per un incidente occorso a mio figlio ed alla sua fidanzata.

Ho toccato con mano, ho sentito sulla mia pelle l’affetto, l’amore di tanti, dalla gente più semplice agli amici che mi hanno testimoniato una solidarietà autenticamente viva e palpitante.

Chi devo allora per prima ringraziare ?

Tanti alla stessa maniera, tanti con la stessa gratitudine atteso che chiunque anche un semplice SMS mi  ha fatto sentire, in questo momento di grande dolore e tristezza, di non essere solo e di poter contare sulle preghiere di chi crede, sulla stretta vigorosa di mano che testimonia, sul silenzio di chi incapace di parlare ti fa comprendere che ti è vicino e ti vuole bene.

Mi sono stati vicino gli uomini delle Istituzioni, i compaesani, i colleghi ( uno in particolar modo Giuseppe Confuorto ), i miei tanti pazienti e tanta gente comune tra l’altro conosciuta  solo in questa triste occasione che si è prodigata per la mia famiglia.

La mia città mi è stata vicina.

Il suo santo protettore mi ha dato la forza e la speranza e per grazia di Dio oggi posso respirare  un po’ di tranquillità.

Sì, San Pantaleone l’ho sentito accanto sin dall’inizio quando arrivando disperato al letto di mio figlio il mio sguardo fu calamitato da un’immagine sacra che lo raffigurava  posta dietro di lui, lasciata forse da qualche paziente che precedentemente lì era stato.

Quello fu per me il segnale forte che non sarei stato solo e che la coincidenza mi lasciava intravedere buona speranza per lo stato di salute di Alessandro e AnnaChiara, come devo ricordare che nella chiesa posta all’ingresso dell’Ospedale dove come padre addolorato mi ero portato il giorno dopo per pregare, alzandomi, gli occhi si posarono su un’icona di San Pantaleone che era posta proprio accanto a me che mi guardava e, in maniera muta m’incoraggiava a non arrendermi perché i ragazzi ce l’avrebbero fatta.

Non so quanto di miracoloso ci sia stato in questi gesti ma, sono i gesti della fede di chi crede e del caso di chi in maniera laica legge questi accadimenti.

Mi auguro che Alessandro e AnnaChiara possano avere una pronta guarigione per realizzare presto i loro sogni ma, io avverto come ho avvertito la necessità di dire a tutti GRAZIE, di confermare la mia piena disponibilità professionale ed umana per quanti ne dovranno avere bisogno.

Mi aiuta il pensiero che come recitavano gli antichi bisogna fare sempre del bene e dimenticare di averlo fatto ed ancora di più che il bene in questa o in un'altra vita ci ricompenserà.

Una cosa è certa: continuerò a donarmi, indistintamente,  a chiunque avrà bisogno di me perché è nel bisogno che io ho trovato solidarietà ed affetto, perché è nel bisogno che devi saper stendere la mano, senza neanche sentirsi dire grazie.

Io voglio gridare forte GRAZIE a tutti perché in questi giorni di dolore ho ricevuto amore e dall’amore non può che nascere la linfa vitale per farci vivere e crescere bene e in armonia con il creato.

Ravello lì, 12 agosto 2016

Cav. Dott. Salvatore Ulisse di Palma