Scandalo autisti Sita in nove rinunciano ai permessi della 104

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Non torneranno a lavoro almeno fino all’inizio della terza settimana di agosto, i dieci dipendenti di Sita sospesi dal servizio nelle scorse settimane a causa dell’utilizzo illegittimo dei permessi accordati dalla legge 104 per l’assistenza a familiari con gravi problemi di salute. Tra i dieci infedeli – che ora rischiano seriamente di perdere il posto di lavoro – c’era chi andava al mare, chi era in giro a fare commissioni e perfino chi si dedicava a intense sessioni di paracadutismo. Il tutto mentre l’azienda li sapeva accanto a familiari non autosufficienti, facendo sforzi per coprire turni che saltavano nonostante gli infedeli – che ovviamente non erano a lavoro per cause di forza maggiore – venissero regolarmente retribuiti dall’Inps. La direzione della azienda di trasporto pugliese, applicando le norme contenute nello statuto interno, ha dapprima provveduto a notificare le sospensioni dall’esercizio del servizio, in attesa che maturino i tempi per decidere sul licenziamento che sembra non scongiurabile. A stabilire che queste persone potranno essere licenziate per giusta causa, è una recente sentenza della Corte di Cassazione che si esprime proprio sull’illegittimo utilizzo dei permessi garantiti dalla legge 104. La stessa sentenza stabilisce anche che un’azienda può ricorrere ai servizi di un’agenzia di investigazione per verificare legittimità e correttezza della condotta dei propri dipendenti. Le risultanze di queste indagini interne hanno incastrato con prove documentali e fotografiche ben 10 persone sebbene sotto la lente d’ingrandimento fossero finite altre 24 persone, per le quali però – almeno per il momento – non sarebbero state ravvisate scorrettezze. Da qui la sospensione dal lavoro fino a nuovo ordine. Dal prossimo 16 agosto, l’azienda inizierà il ciclo di audizioni dei lavoratori coinvolti nello scandalo che ha scosso molte altre aziende, pronte a prendere l’esempio di Sita per stanare lavoratori furbetti. Sono stati gli stessi lavoratori a chiedere di essere ascoltati, così come lo statuto interno prevede, per provare a fornire giustificazioni sul loro comportamento. Pare però che l’azienda sia decisa a tenere la linea dura non concedendo sconti agli infedeli. Difficile, stando ad alcune indiscrezioni, che i dieci dipendenti possano fornire prove che riescano a far recedere Sita dal proposito di licenziarli. Una vicenda, quella del distaccamento salernitano di Sita Sud, che è arrivata anche a Roma. Pare infatti che il Ministero abbia palesato apprezzamento per questa iniziativa e che molte altre aziende italiane abbiano adottato il “metodo Sita” per assicurarsi della correttezza dei propri dipendenti. Gli effetti dello scandalo sull’illegittimità di utilizzo dei permessi 104 si sono fatti sentire anche all’interno dell’azienda. Sono infatti nove i dipendenti, dei 34 che facevano ricorso alla legge 104 per poter assistere familiari non autosufficienti, che hanno formalizzato la rinuncia al trattamento agevolato che gli viene garantito. Non solo nei fatti hanno dichiarato che non si serviranno più dei permessi ma hanno anche rinunciato a quelli già “prenotati” per il mese d’agosto. Un segnale che ha senza dubbio una sua importanza sebbene non testimoni necessariamente che i dipendenti in questione fossero poco corretti verso Sita. Ora non resta che attendere e capire se i dieci licenziamenti saranno avviati o meno. Indipendentemente da questo però i lavoratori se la vedranno con l’Inps in merito a un presunto danno erariale provocato.

CARMEN INCISIVO IL MATTINO

Non torneranno a lavoro almeno fino all’inizio della terza settimana di agosto, i dieci dipendenti di Sita sospesi dal servizio nelle scorse settimane a causa dell’utilizzo illegittimo dei permessi accordati dalla legge 104 per l’assistenza a familiari con gravi problemi di salute. Tra i dieci infedeli – che ora rischiano seriamente di perdere il posto di lavoro – c’era chi andava al mare, chi era in giro a fare commissioni e perfino chi si dedicava a intense sessioni di paracadutismo. Il tutto mentre l’azienda li sapeva accanto a familiari non autosufficienti, facendo sforzi per coprire turni che saltavano nonostante gli infedeli – che ovviamente non erano a lavoro per cause di forza maggiore – venissero regolarmente retribuiti dall’Inps. La direzione della azienda di trasporto pugliese, applicando le norme contenute nello statuto interno, ha dapprima provveduto a notificare le sospensioni dall’esercizio del servizio, in attesa che maturino i tempi per decidere sul licenziamento che sembra non scongiurabile. A stabilire che queste persone potranno essere licenziate per giusta causa, è una recente sentenza della Corte di Cassazione che si esprime proprio sull’illegittimo utilizzo dei permessi garantiti dalla legge 104. La stessa sentenza stabilisce anche che un’azienda può ricorrere ai servizi di un’agenzia di investigazione per verificare legittimità e correttezza della condotta dei propri dipendenti. Le risultanze di queste indagini interne hanno incastrato con prove documentali e fotografiche ben 10 persone sebbene sotto la lente d’ingrandimento fossero finite altre 24 persone, per le quali però – almeno per il momento – non sarebbero state ravvisate scorrettezze. Da qui la sospensione dal lavoro fino a nuovo ordine. Dal prossimo 16 agosto, l’azienda inizierà il ciclo di audizioni dei lavoratori coinvolti nello scandalo che ha scosso molte altre aziende, pronte a prendere l’esempio di Sita per stanare lavoratori furbetti. Sono stati gli stessi lavoratori a chiedere di essere ascoltati, così come lo statuto interno prevede, per provare a fornire giustificazioni sul loro comportamento. Pare però che l’azienda sia decisa a tenere la linea dura non concedendo sconti agli infedeli. Difficile, stando ad alcune indiscrezioni, che i dieci dipendenti possano fornire prove che riescano a far recedere Sita dal proposito di licenziarli. Una vicenda, quella del distaccamento salernitano di Sita Sud, che è arrivata anche a Roma. Pare infatti che il Ministero abbia palesato apprezzamento per questa iniziativa e che molte altre aziende italiane abbiano adottato il “metodo Sita” per assicurarsi della correttezza dei propri dipendenti. Gli effetti dello scandalo sull’illegittimità di utilizzo dei permessi 104 si sono fatti sentire anche all’interno dell’azienda. Sono infatti nove i dipendenti, dei 34 che facevano ricorso alla legge 104 per poter assistere familiari non autosufficienti, che hanno formalizzato la rinuncia al trattamento agevolato che gli viene garantito. Non solo nei fatti hanno dichiarato che non si serviranno più dei permessi ma hanno anche rinunciato a quelli già “prenotati” per il mese d’agosto. Un segnale che ha senza dubbio una sua importanza sebbene non testimoni necessariamente che i dipendenti in questione fossero poco corretti verso Sita. Ora non resta che attendere e capire se i dieci licenziamenti saranno avviati o meno. Indipendentemente da questo però i lavoratori se la vedranno con l’Inps in merito a un presunto danno erariale provocato.

CARMEN INCISIVO IL MATTINO