Vico Equense Ticciano regina delle feste e sagre rurali “La festa dei sapori contadini” con Antonino Cannavacciuolo

0

E’ periodo di feste rurali, fra sagre, manifestazioni, o semplicemente “feste”, l’estate , sopratutto in Penisola Sorrentina e Costiera amalfitana, sulla zona dei Monti della costa di Sorrento e Amalfi, si esalta non solo il mare, ma i valori contadini, oggi rivalorizzati, giustamente, anche se speriamo non solo a parole. Fra queste la regina in questi giorni sta a Vico Equense  “La festa dei sapori contadini “, che già da anni sta facendo un percorso di crescita cultural enogastronomica (con la scoperta fra l’altro dell’uva di sabato, un clone dell’aglianico locale, la specialità della carne di capre etc percorsi che Positanonews sta seguendo da svariati anni), con  un ospite d’eccezione, il ticcianese Antonino Cannavacciulo  , una sagra che dura tre giorni dal 10 al 13 agosto. Tanti piatti come la capra alla ticcianese, piatto della salute con pomodori cuore di bue e provolone del monaco e tante altre bontà a km zero, rigorosamente ispirate alla tradizione contadina del posto, accompagnate da vino e musica dal vivo. Lo chef più amato d’Italia Antonino Cannavacciuolo, originario della frazione di Ticciano, parteciperà alla serata dal 10 Agosto. “Dimenticare Ticciano, – si legge sul nuovo sito dello chef – la piccola frazione di Vico Equense in cui sono nato, sarebbe dimenticare chi sono.” Cannavacciuolo, dopo aver creato con la moglie il ristorante stellato Villa Crespi sul Lago d’Orta, è diventato popolarissimo grazie alle trasmissioni tv Cucine da incubo e Masterchef 5. Così popolare da aver portato allo stadio Olimpico di Roma uno show formativo a cui sono accorsi centinaia di fan e ragazzi che vorrebbero seguirne le orme e che si accostano a lui come fosse una star. Tra i ricordi dello chef, oltre alle giornate al mare, le gite spensierate in motorino fino a Castellammare con gli amici e la pesca subacquea con il padre, ciò che gli manca di più è la sagra di Ticciano

Cannavacciuolo è stato intervistato da Gimmo Cuomo sul Corriere del Mezzogiorno di ieri  La «Festa dei sapori contadini», da anni un appuntamento fisso a Ticciano, frazione collinare di Vico Equense, avrà un ospite d’onore d’eccezione. Anzi più che un ospite un padrone di casa visto che Antonino Cannavacciuolo, lo chef più popolare d’Italia, ha trascorso lì gran parte della sua giovinezza, prima di “espatriare” al Nord. Cannavacciuolo sarà presente il primo giorno, domani 10 agosto, mentre la manifestazione proseguirà fino a sabato 13. Chef, è cambiato il suo rapporto con Vico Equense da quando ha raggiunto il successo mediatico? «Sinceramente no. Quando sono a Vico torno con i piedi per terra, ridivento il Tonino andato via 20 anni fa. Qui mi rilasso, sto con gli amici. Oggi (ieri, ndr), per esempio, ci siamo divertiti a cucinare con Giorgio (Scarselli, ndr) al Bikini. Quando sono qui sembra che 20 anni non siano mai passati». Chi è stato il pioniere della Vico gourmet? «Gabriele Cuomo, anche la famiglia Della Mura della Pizza a Metro. Poi anche persone come mio padre Andrea e Giosuè Maresca, suo collega e mio professore all’alberghiero. A Vico la gente ha il culto del mangiare. Va a cercare il meglio. Il supermercato è una bestemmia». Le piacerebbe un giorno aprire un ristorante nel suo paese d’origine? «Diciamo più in generale a Napoli e al Sud. Per ora non riuscirei a reggere, perché non riuscirei a garantire una presenza continua. Al Nord, invece, si guarda più al nome, al brand. Comunque, mai dire mai». Lei è il modello di tanti giovani che vogliono intraprendere la professione di chef. Quale errore non devono commettere? «Di pensare solo ai soldi. Io all’inizio ho autofinanziato le mie esperienze». Girano indiscrezioni sul prossimo format televisivo che la vedrà protagonista. Può anticipare qualcosa? «Il primo provino verrà girato a fine mese. Metterò insieme le mie due grandi passioni: la cucina e la pesca». Ticciano, è una delle tredici frazioni di Vico Equense. Cosa ha di originale? «È una grande famiglia, ci conosciamo tutti. Alla fine se hai un mal di testa ci sono 499 che ti danno una mano». La Penisola sorrentina è una fucina di talenti. Chi è un giovane da tenere d’occhio? «Tre nomi: Giulio Coppola, della Galleria di Gragnano, straordinario. Andrea Napolitano di Palazzo Marziale a Sorrento, birichino, ma ha talento; e poi anche se non è giovanissimo Mimmo De Simone del Bikini». È vero che ci sarà anche Joe Bastianich a Ticciano? «Mi verrà a trovare nei prossimi giorni». Il piatto che identifica Vico Equense? «La pasta mista con i legumi e la parmigiana di melanzane». La parmigiana con l’uovo o senza? «Con l’uovo tutta la vita. Ma non le dico come si neutralizza». Suo padre ha insegnato all’alberghiero di Vico. Quanto gli deve? «Mi ha dato molto non tanto come professore ma per la cultura del cibo. Il novanta per cento di quello che mangia lo produce lui». Un grande chef rivela i segreti di un piatto? «Sì» E allora mi dica come si neutralizza l’uovo nella parmigiana. «Bisogna mettere la parmigiana sotto pressione, così perde tutti i suoi liquidi». Un cuore buono sotto una scorza burbera. La definizione la descrive bene? «Un po’ è vero». Il piatto migliore che ha assaggiato in questi giorni? «Gli spaghetti con i limoni di mare». Cosa ricorda della cucina di sua mamma? «Con gli spaghetti al pomodoro ti fai male». Lo sa che con la sua popolarità potrebbe fondare un partito politico? «Non lo farò mai, perché verrei percepito male». Una ricetta facile facile per il pranzo di Ferragosto? «Una bella caponata, ‘uagliò. Mischiate il tarallo inumidito col tonno, condite il pomodoro a parte, con basilico, olive e melanzane sott’olio. E completate il piatto. La caponata deve essere “sporca”».La «Festa dei sapori contadini», da anni un appuntamento fisso a Ticciano, frazione collinare di Vico Equense, avrà un ospite d’onore d’eccezione. Anzi più che un ospite un padrone di casa visto che Antonino Cannavacciuolo, lo chef più popolare d’Italia, ha trascorso lì gran parte della sua giovinezza, prima di “espatriare” al Nord. Cannavacciuolo sarà presente il primo giorno, domani 10 agosto, mentre la manifestazione proseguirà fino a sabato 13. Chef, è cambiato il suo rapporto con Vico Equense da quando ha raggiunto il successo mediatico? «Sinceramente no. Quando sono a Vico torno con i piedi per terra, ridivento il Tonino andato via 20 anni fa. Qui mi rilasso, sto con gli amici. Oggi (ieri, ndr), per esempio, ci siamo divertiti a cucinare con Giorgio (Scarselli, ndr) al Bikini. Quando sono qui sembra che 20 anni non siano mai passati». Chi è stato il pioniere della Vico gourmet? «Gabriele Cuomo, anche la famiglia Della Mura della Pizza a Metro. Poi anche persone come mio padre Andrea e Giosuè Maresca, suo collega e mio professore all’alberghiero. A Vico la gente ha il culto del mangiare. Va a cercare il meglio. Il supermercato è una bestemmia». Le piacerebbe un giorno aprire un ristorante nel suo paese d’origine? «Diciamo più in generale a Napoli e al Sud. Per ora non riuscirei a reggere, perché non riuscirei a garantire una presenza continua. Al Nord, invece, si guarda più al nome, al brand. Comunque, mai dire mai». Lei è il modello di tanti giovani che vogliono intraprendere la professione di chef. Quale errore non devono commettere? «Di pensare solo ai soldi. Io all’inizio ho autofinanziato le mie esperienze». Girano indiscrezioni sul prossimo format televisivo che la vedrà protagonista. Può anticipare qualcosa? «Il primo provino verrà girato a fine mese. Metterò insieme le mie due grandi passioni: la cucina e la pesca». Ticciano, è una delle tredici frazioni di Vico Equense. Cosa ha di originale? «È una grande famiglia, ci conosciamo tutti. Alla fine se hai un mal di testa ci sono 499 che ti danno una mano». La Penisola sorrentina è una fucina di talenti. Chi è un giovane da tenere d’occhio? «Tre nomi: Giulio Coppola, della Galleria di Gragnano, straordinario. Andrea Napolitano di Palazzo Marziale a Sorrento, birichino, ma ha talento; e poi anche se non è giovanissimo Mimmo De Simone del Bikini». È vero che ci sarà anche Joe Bastianich a Ticciano? «Mi verrà a trovare nei prossimi giorni». Il piatto che identifica Vico Equense? «La pasta mista con i legumi e la parmigiana di melanzane». La parmigiana con l’uovo o senza? «Con l’uovo tutta la vita. Ma non le dico come si neutralizza». Suo padre ha insegnato all’alberghiero di Vico. Quanto gli deve? «Mi ha dato molto non tanto come professore ma per la cultura del cibo. Il novanta per cento di quello che mangia lo produce lui». Un grande chef rivela i segreti di un piatto? «Sì» E allora mi dica come si neutralizza l’uovo nella parmigiana. «Bisogna mettere la parmigiana sotto pressione, così perde tutti i suoi liquidi». Un cuore buono sotto una scorza burbera. La definizione la descrive bene? «Un po’ è vero». Il piatto migliore che ha assaggiato in questi giorni? «Gli spaghetti con i limoni di mare». Cosa ricorda della cucina di sua mamma? «Con gli spaghetti al pomodoro ti fai male». Lo sa che con la sua popolarità potrebbe fondare un partito politico? «Non lo farò mai, perché verrei percepito male». Una ricetta facile facile per il pranzo di Ferragosto? «Una bella caponata, ‘uagliò. Mischiate il tarallo inumidito col tonno, condite il pomodoro a parte, con basilico, olive e melanzane sott’olio. E completate il piatto. La caponata deve essere “sporca”».

Sul Mattino Ilenia De Rosa Estate per Antonino Cannavacciuolo significa costiera sorrentina. Il maestro dei fornelli che ha conquistato il pubblico italiano attraverso le trasmissioni televisive «Cucine da incubo» e «MasterChef» non ammette altra vacanza, se non quella nella sua terra d’origine. E proprio per questo lo chef ogni anno passa i suoi dieci giorni di ferie a Vico Equense, insieme alla famiglia e agli amici di sempre. Che ruolo ha l’estate nella sua vita? «Rappresenta il ritorno alle origini. È l’unico periodo dell’anno in cui ho l’opportunità di stare nei luoghi della mia adolescenza. Aspetto questo momento come i bambini attendono il Natale. Vivo in Piemonte da 23 anni ma conservo un forte legame con la costiera e con Napoli». Cosa ricorda in particolare delle estati da ragazzo? «Le giornate trascorse in spiaggia a Tordigliano, una zona che si trova poco prima di Positano. Con famiglia e amici andavamo sempre in questo luogo per l’acqua cristallina e l’atmosfera tranquilla. In uno spazio di 500 metri stavano dieci famiglie al massimo e anche le barche in mare non erano molte. Cucinavamo in spiaggia: tutto era semplice e bellissimo. Spesso raggiungevamo questo angolo di paradiso la sera prima, dormivamo accampati sotto la roccia, all’alba ci buttavamo in acqua per pescare, poi mangiavamo quel che avevamo preso». Come facevate a cucinare al mare? «A inizio estate portavamo pentole, attrezzature e le lasciavamo lì. Per evitare, infatti, il via vai giornaliero con fornellini e tegami, nascondevamo tutto dietro alcune rocce, nella montagna. Quindi ogni giorno lo stesso rituale: prendere l’occorrente dal nascondiglio, montare la cucina, preparare spaghetti con i frutti di mare o altro, a seconda del pescato. Alcune volte abbiamo portato anche la carne da casa. Ricordo che un giorno facemmo addirittura il pollo alla brace». Chi era l’addetto alla cucina? «Lavoravamo tutti. Ognuno dava il suo contributo. Mi è sempre piaciuta la pesca subacquea; io e i miei amici ci immergevamo per prendere polpi, frutti di mare e altro. Ricordo che chi non riusciva a pescare nulla veniva preso in giro per l’intera giornata. Poi il tutto andava a finire sul banchetto allestito insieme alle famiglie». Come trascorreva le serate estive? «Mi piaceva partecipare alle sagre e organizzare falò sulla spiaggia. Adoravo la festa della pannocchia a Santa Maria del Castello, a Vico Equense, un evento che durava cinque giorni, che oggi non esiste più, dove andavo insieme agli amici. Aspettavo con ansia questa manifestazione e cercavo di arrivare sempre per primo. Non ho mai amato, invece, andare a ballare in discoteca. Ho sempre preferito gli eventi gastronomici o le passeggiate in riva al mare piuttosto che recarmi in un locale con musica assordante». E i falò? «Li organizzavamo nelle spiagge di Seiano e Meta, sempre in costiera sorrentina. Ovviamente non mancava mai la grigliata di pesce o di carne, il cocomero, il vino. Come non facevamo mai a meno della musica e dei fuochi d’artificio. Mia moglie dice sempre: A Napoli c’è sempre un motivo per sparare i fuochi o per mangiare. E ha ragione». Ha una canzone che le ricorda l’estate? «Quelle di Pino Daniele. Mi fanno venire in mente i momenti estivi e non solo. Quando sono a Novara mi piace ascoltare Napul’è, mi ricorda la mia terra. Credo che la musica sia importante, nella vita e nel lavoro. Noi, al nostro ristorante, in cucina mettiamo un sottofondo musicale soprattutto nella fase di preparazione: chi ascolta musica è felice, chi è felice lavora meglio». Il caldo influisce sul suo modo di cucinare? «Certo, in questi periodi mi oriento sulle pietanze fredde, crude, tiepide, sui prodotti acidi. Scelgo pomodori, limoni, cetrioli; cerco la parte agro abbinandola a latticini oppure a una frutta. Uso prodotti di stagione. Mi diverto nell’inventare accostamenti come, ad esempio, crostacei con cocomero». Il piatto estivo per eccellenza? «Spaghetti al sapore di mare». Quando va in vacanza chi cucina? «Vorrei lasciare gli altri vicino ai fornelli ma alla fine ci metto sempre io le mani. Non ce la faccio a stare fermo. Ieri ho fatto una caponatina e uno spaghetto veloce. Quando vedo gli ingredienti mi sento un bambino che vede un giocattolo». Al mare porta mai il panino? «Assolutamente no, o almeno non deve essere già pronto. Se decido di portare il pane, magari taglio al momento pomodori e mozzarella e preparo qualcosa di fresco». Il viaggio più bello, che vorrebbe ripetere? «Un luogo dove tornerei sempre volentieri è il Giappone. Ho toccato molti continenti ma lì hanno un’eccezionale cultura del cibo e della tradizione. È una terra bella da vedere e da assaporare. In Giappone hanno, ad esempio, ottime carni, oltre al pesce, ma nessuno ne parla». La sua estate oggi? «Insieme con mia moglie e i miei figli Andrea, di 3 anni, ed Enrica, di 9. Cerco di far vivere anche a loro l’estate con lo stesso spirito con cui la passavo io da ragazzo: giochi, pesca, divertimento. Mi rattrista vedere che sulle spiagge oggi gran parte delle persone sono sotto al loro ombrellone con cellulari o tablet. Al mare si va per divertirsi». Anche i suoi figli amano la cucina? «Andrea, anche se ancora molto piccolo, ha detto che vuole fare il cuoco. Enrica ancora non si è pronunciata. Lei ha una grande passione per l’ambiente e, in particolare, per gli animali. Potrebbe addirittura accarezzare un serpente senza aver paura». Qual è l’appuntamento estivo a cui non potrebbe mai mancare? «La sagra dei sapori contadini di Ticciano, frazione di Vico Equense in cui sono cresciuto. Da bambino la vivevo con ammirazione: vedere tante persone che arrivavano nel mio piccolo borgo mi riempiva di gioia. Oggi rappresenta un momento per incontrare amici storici con cui scherzare e cucinare».

E' periodo di feste rurali, fra sagre, manifestazioni, o semplicemente "feste", l'estate , sopratutto in Penisola Sorrentina e Costiera amalfitana, sulla zona dei Monti della costa di Sorrento e Amalfi, si esalta non solo il mare, ma i valori contadini, oggi rivalorizzati, giustamente, anche se speriamo non solo a parole. Fra queste la regina in questi giorni sta a Vico Equense  "La festa dei sapori contadini ", che già da anni sta facendo un percorso di crescita cultural enogastronomica (con la scoperta fra l'altro dell'uva di sabato, un clone dell'aglianico locale, la specialità della carne di capre etc percorsi che Positanonews sta seguendo da svariati anni), con  un ospite d'eccezione, il ticcianese Antonino Cannavacciulo  , una sagra che dura tre giorni dal 10 al 13 agosto. Tanti piatti come la capra alla ticcianese, piatto della salute con pomodori cuore di bue e provolone del monaco e tante altre bontà a km zero, rigorosamente ispirate alla tradizione contadina del posto, accompagnate da vino e musica dal vivo. Lo chef più amato d’Italia Antonino Cannavacciuolo, originario della frazione di Ticciano, parteciperà alla serata dal 10 Agosto. “Dimenticare Ticciano, – si legge sul nuovo sito dello chef – la piccola frazione di Vico Equense in cui sono nato, sarebbe dimenticare chi sono.” Cannavacciuolo, dopo aver creato con la moglie il ristorante stellato Villa Crespi sul Lago d’Orta, è diventato popolarissimo grazie alle trasmissioni tv Cucine da incubo e Masterchef 5. Così popolare da aver portato allo stadio Olimpico di Roma uno show formativo a cui sono accorsi centinaia di fan e ragazzi che vorrebbero seguirne le orme e che si accostano a lui come fosse una star. Tra i ricordi dello chef, oltre alle giornate al mare, le gite spensierate in motorino fino a Castellammare con gli amici e la pesca subacquea con il padre, ciò che gli manca di più è la sagra di Ticciano

Cannavacciuolo è stato intervistato da Gimmo Cuomo sul Corriere del Mezzogiorno di ieri  La «Festa dei sapori contadini», da anni un appuntamento fisso a Ticciano, frazione collinare di Vico Equense, avrà un ospite d’onore d’eccezione. Anzi più che un ospite un padrone di casa visto che Antonino Cannavacciuolo, lo chef più popolare d’Italia, ha trascorso lì gran parte della sua giovinezza, prima di “espatriare” al Nord. Cannavacciuolo sarà presente il primo giorno, domani 10 agosto, mentre la manifestazione proseguirà fino a sabato 13. Chef, è cambiato il suo rapporto con Vico Equense da quando ha raggiunto il successo mediatico? «Sinceramente no. Quando sono a Vico torno con i piedi per terra, ridivento il Tonino andato via 20 anni fa. Qui mi rilasso, sto con gli amici. Oggi (ieri, ndr), per esempio, ci siamo divertiti a cucinare con Giorgio (Scarselli, ndr) al Bikini. Quando sono qui sembra che 20 anni non siano mai passati». Chi è stato il pioniere della Vico gourmet? «Gabriele Cuomo, anche la famiglia Della Mura della Pizza a Metro. Poi anche persone come mio padre Andrea e Giosuè Maresca, suo collega e mio professore all’alberghiero. A Vico la gente ha il culto del mangiare. Va a cercare il meglio. Il supermercato è una bestemmia». Le piacerebbe un giorno aprire un ristorante nel suo paese d’origine? «Diciamo più in generale a Napoli e al Sud. Per ora non riuscirei a reggere, perché non riuscirei a garantire una presenza continua. Al Nord, invece, si guarda più al nome, al brand. Comunque, mai dire mai». Lei è il modello di tanti giovani che vogliono intraprendere la professione di chef. Quale errore non devono commettere? «Di pensare solo ai soldi. Io all’inizio ho autofinanziato le mie esperienze». Girano indiscrezioni sul prossimo format televisivo che la vedrà protagonista. Può anticipare qualcosa? «Il primo provino verrà girato a fine mese. Metterò insieme le mie due grandi passioni: la cucina e la pesca». Ticciano, è una delle tredici frazioni di Vico Equense. Cosa ha di originale? «È una grande famiglia, ci conosciamo tutti. Alla fine se hai un mal di testa ci sono 499 che ti danno una mano». La Penisola sorrentina è una fucina di talenti. Chi è un giovane da tenere d’occhio? «Tre nomi: Giulio Coppola, della Galleria di Gragnano, straordinario. Andrea Napolitano di Palazzo Marziale a Sorrento, birichino, ma ha talento; e poi anche se non è giovanissimo Mimmo De Simone del Bikini». È vero che ci sarà anche Joe Bastianich a Ticciano? «Mi verrà a trovare nei prossimi giorni». Il piatto che identifica Vico Equense? «La pasta mista con i legumi e la parmigiana di melanzane». La parmigiana con l’uovo o senza? «Con l’uovo tutta la vita. Ma non le dico come si neutralizza». Suo padre ha insegnato all’alberghiero di Vico. Quanto gli deve? «Mi ha dato molto non tanto come professore ma per la cultura del cibo. Il novanta per cento di quello che mangia lo produce lui». Un grande chef rivela i segreti di un piatto? «Sì» E allora mi dica come si neutralizza l’uovo nella parmigiana. «Bisogna mettere la parmigiana sotto pressione, così perde tutti i suoi liquidi». Un cuore buono sotto una scorza burbera. La definizione la descrive bene? «Un po’ è vero». Il piatto migliore che ha assaggiato in questi giorni? «Gli spaghetti con i limoni di mare». Cosa ricorda della cucina di sua mamma? «Con gli spaghetti al pomodoro ti fai male». Lo sa che con la sua popolarità potrebbe fondare un partito politico? «Non lo farò mai, perché verrei percepito male». Una ricetta facile facile per il pranzo di Ferragosto? «Una bella caponata, ‘uagliò. Mischiate il tarallo inumidito col tonno, condite il pomodoro a parte, con basilico, olive e melanzane sott’olio. E completate il piatto. La caponata deve essere “sporca”».La «Festa dei sapori contadini», da anni un appuntamento fisso a Ticciano, frazione collinare di Vico Equense, avrà un ospite d’onore d’eccezione. Anzi più che un ospite un padrone di casa visto che Antonino Cannavacciuolo, lo chef più popolare d’Italia, ha trascorso lì gran parte della sua giovinezza, prima di “espatriare” al Nord. Cannavacciuolo sarà presente il primo giorno, domani 10 agosto, mentre la manifestazione proseguirà fino a sabato 13. Chef, è cambiato il suo rapporto con Vico Equense da quando ha raggiunto il successo mediatico? «Sinceramente no. Quando sono a Vico torno con i piedi per terra, ridivento il Tonino andato via 20 anni fa. Qui mi rilasso, sto con gli amici. Oggi (ieri, ndr), per esempio, ci siamo divertiti a cucinare con Giorgio (Scarselli, ndr) al Bikini. Quando sono qui sembra che 20 anni non siano mai passati». Chi è stato il pioniere della Vico gourmet? «Gabriele Cuomo, anche la famiglia Della Mura della Pizza a Metro. Poi anche persone come mio padre Andrea e Giosuè Maresca, suo collega e mio professore all’alberghiero. A Vico la gente ha il culto del mangiare. Va a cercare il meglio. Il supermercato è una bestemmia». Le piacerebbe un giorno aprire un ristorante nel suo paese d’origine? «Diciamo più in generale a Napoli e al Sud. Per ora non riuscirei a reggere, perché non riuscirei a garantire una presenza continua. Al Nord, invece, si guarda più al nome, al brand. Comunque, mai dire mai». Lei è il modello di tanti giovani che vogliono intraprendere la professione di chef. Quale errore non devono commettere? «Di pensare solo ai soldi. Io all’inizio ho autofinanziato le mie esperienze». Girano indiscrezioni sul prossimo format televisivo che la vedrà protagonista. Può anticipare qualcosa? «Il primo provino verrà girato a fine mese. Metterò insieme le mie due grandi passioni: la cucina e la pesca». Ticciano, è una delle tredici frazioni di Vico Equense. Cosa ha di originale? «È una grande famiglia, ci conosciamo tutti. Alla fine se hai un mal di testa ci sono 499 che ti danno una mano». La Penisola sorrentina è una fucina di talenti. Chi è un giovane da tenere d’occhio? «Tre nomi: Giulio Coppola, della Galleria di Gragnano, straordinario. Andrea Napolitano di Palazzo Marziale a Sorrento, birichino, ma ha talento; e poi anche se non è giovanissimo Mimmo De Simone del Bikini». È vero che ci sarà anche Joe Bastianich a Ticciano? «Mi verrà a trovare nei prossimi giorni». Il piatto che identifica Vico Equense? «La pasta mista con i legumi e la parmigiana di melanzane». La parmigiana con l’uovo o senza? «Con l’uovo tutta la vita. Ma non le dico come si neutralizza». Suo padre ha insegnato all’alberghiero di Vico. Quanto gli deve? «Mi ha dato molto non tanto come professore ma per la cultura del cibo. Il novanta per cento di quello che mangia lo produce lui». Un grande chef rivela i segreti di un piatto? «Sì» E allora mi dica come si neutralizza l’uovo nella parmigiana. «Bisogna mettere la parmigiana sotto pressione, così perde tutti i suoi liquidi». Un cuore buono sotto una scorza burbera. La definizione la descrive bene? «Un po’ è vero». Il piatto migliore che ha assaggiato in questi giorni? «Gli spaghetti con i limoni di mare». Cosa ricorda della cucina di sua mamma? «Con gli spaghetti al pomodoro ti fai male». Lo sa che con la sua popolarità potrebbe fondare un partito politico? «Non lo farò mai, perché verrei percepito male». Una ricetta facile facile per il pranzo di Ferragosto? «Una bella caponata, ‘uagliò. Mischiate il tarallo inumidito col tonno, condite il pomodoro a parte, con basilico, olive e melanzane sott’olio. E completate il piatto. La caponata deve essere “sporca”».

Sul Mattino Ilenia De Rosa Estate per Antonino Cannavacciuolo significa costiera sorrentina. Il maestro dei fornelli che ha conquistato il pubblico italiano attraverso le trasmissioni televisive «Cucine da incubo» e «MasterChef» non ammette altra vacanza, se non quella nella sua terra d'origine. E proprio per questo lo chef ogni anno passa i suoi dieci giorni di ferie a Vico Equense, insieme alla famiglia e agli amici di sempre. Che ruolo ha l'estate nella sua vita? «Rappresenta il ritorno alle origini. È l'unico periodo dell'anno in cui ho l'opportunità di stare nei luoghi della mia adolescenza. Aspetto questo momento come i bambini attendono il Natale. Vivo in Piemonte da 23 anni ma conservo un forte legame con la costiera e con Napoli». Cosa ricorda in particolare delle estati da ragazzo? «Le giornate trascorse in spiaggia a Tordigliano, una zona che si trova poco prima di Positano. Con famiglia e amici andavamo sempre in questo luogo per l'acqua cristallina e l'atmosfera tranquilla. In uno spazio di 500 metri stavano dieci famiglie al massimo e anche le barche in mare non erano molte. Cucinavamo in spiaggia: tutto era semplice e bellissimo. Spesso raggiungevamo questo angolo di paradiso la sera prima, dormivamo accampati sotto la roccia, all'alba ci buttavamo in acqua per pescare, poi mangiavamo quel che avevamo preso». Come facevate a cucinare al mare? «A inizio estate portavamo pentole, attrezzature e le lasciavamo lì. Per evitare, infatti, il via vai giornaliero con fornellini e tegami, nascondevamo tutto dietro alcune rocce, nella montagna. Quindi ogni giorno lo stesso rituale: prendere l'occorrente dal nascondiglio, montare la cucina, preparare spaghetti con i frutti di mare o altro, a seconda del pescato. Alcune volte abbiamo portato anche la carne da casa. Ricordo che un giorno facemmo addirittura il pollo alla brace». Chi era l'addetto alla cucina? «Lavoravamo tutti. Ognuno dava il suo contributo. Mi è sempre piaciuta la pesca subacquea; io e i miei amici ci immergevamo per prendere polpi, frutti di mare e altro. Ricordo che chi non riusciva a pescare nulla veniva preso in giro per l'intera giornata. Poi il tutto andava a finire sul banchetto allestito insieme alle famiglie». Come trascorreva le serate estive? «Mi piaceva partecipare alle sagre e organizzare falò sulla spiaggia. Adoravo la festa della pannocchia a Santa Maria del Castello, a Vico Equense, un evento che durava cinque giorni, che oggi non esiste più, dove andavo insieme agli amici. Aspettavo con ansia questa manifestazione e cercavo di arrivare sempre per primo. Non ho mai amato, invece, andare a ballare in discoteca. Ho sempre preferito gli eventi gastronomici o le passeggiate in riva al mare piuttosto che recarmi in un locale con musica assordante». E i falò? «Li organizzavamo nelle spiagge di Seiano e Meta, sempre in costiera sorrentina. Ovviamente non mancava mai la grigliata di pesce o di carne, il cocomero, il vino. Come non facevamo mai a meno della musica e dei fuochi d'artificio. Mia moglie dice sempre: A Napoli c'è sempre un motivo per sparare i fuochi o per mangiare. E ha ragione». Ha una canzone che le ricorda l'estate? «Quelle di Pino Daniele. Mi fanno venire in mente i momenti estivi e non solo. Quando sono a Novara mi piace ascoltare Napul'è, mi ricorda la mia terra. Credo che la musica sia importante, nella vita e nel lavoro. Noi, al nostro ristorante, in cucina mettiamo un sottofondo musicale soprattutto nella fase di preparazione: chi ascolta musica è felice, chi è felice lavora meglio». Il caldo influisce sul suo modo di cucinare? «Certo, in questi periodi mi oriento sulle pietanze fredde, crude, tiepide, sui prodotti acidi. Scelgo pomodori, limoni, cetrioli; cerco la parte agro abbinandola a latticini oppure a una frutta. Uso prodotti di stagione. Mi diverto nell'inventare accostamenti come, ad esempio, crostacei con cocomero». Il piatto estivo per eccellenza? «Spaghetti al sapore di mare». Quando va in vacanza chi cucina? «Vorrei lasciare gli altri vicino ai fornelli ma alla fine ci metto sempre io le mani. Non ce la faccio a stare fermo. Ieri ho fatto una caponatina e uno spaghetto veloce. Quando vedo gli ingredienti mi sento un bambino che vede un giocattolo». Al mare porta mai il panino? «Assolutamente no, o almeno non deve essere già pronto. Se decido di portare il pane, magari taglio al momento pomodori e mozzarella e preparo qualcosa di fresco». Il viaggio più bello, che vorrebbe ripetere? «Un luogo dove tornerei sempre volentieri è il Giappone. Ho toccato molti continenti ma lì hanno un'eccezionale cultura del cibo e della tradizione. È una terra bella da vedere e da assaporare. In Giappone hanno, ad esempio, ottime carni, oltre al pesce, ma nessuno ne parla». La sua estate oggi? «Insieme con mia moglie e i miei figli Andrea, di 3 anni, ed Enrica, di 9. Cerco di far vivere anche a loro l'estate con lo stesso spirito con cui la passavo io da ragazzo: giochi, pesca, divertimento. Mi rattrista vedere che sulle spiagge oggi gran parte delle persone sono sotto al loro ombrellone con cellulari o tablet. Al mare si va per divertirsi». Anche i suoi figli amano la cucina? «Andrea, anche se ancora molto piccolo, ha detto che vuole fare il cuoco. Enrica ancora non si è pronunciata. Lei ha una grande passione per l'ambiente e, in particolare, per gli animali. Potrebbe addirittura accarezzare un serpente senza aver paura». Qual è l'appuntamento estivo a cui non potrebbe mai mancare? «La sagra dei sapori contadini di Ticciano, frazione di Vico Equense in cui sono cresciuto. Da bambino la vivevo con ammirazione: vedere tante persone che arrivavano nel mio piccolo borgo mi riempiva di gioia. Oggi rappresenta un momento per incontrare amici storici con cui scherzare e cucinare».