Napoli,E in ritiro piomba il cardinale

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 Non una scomunica, ma quasi. Il cardinale Crescenzio Sepe quando parla di calcio fa sempre così: scherza e usa un linguaggio semplice e immediato per farsi capire da tutti. Alla messa sul campo di Carciato ci sono almeno mille tifosi ad ascoltare e a pregare. Oltre tutta la rosa azzurra schierata a bordocampo. Lui mischia il sacro e il profano con abilità e goliardia. «Mister, continuate a fare i miracoli per il Napoli, io vi considero quasi un santo: e poi chi se ne importa se è andato via (il riferimento è a Higuain, ndr). Qui tutti sono utili e nessuno è indispensabile. Chi se ne vuole andare, se ne vada pure». È tifoso nelle viscere, Sepe. Non lo nasconde. Non lo ha mai fatto. Perché dovrebbe cominciare adesso? E allora urla quello che urlano tutti. Ha De Laurentiis davanti e gli dice: «Preside’, noi vogliamo vincere lo scudetto». Come sempre, sono tanti i preti che sono con lui: per qualche giorni, saranno ospiti nel santuario di Pietralba. Ci sono don Rosario Accardo, don Enzo Cozzolino, don Maurizio Patriciello. Con loro anche il direttore dell’area tecnica della curia, Carmine Gravino. La celebrazione eucaristica è il segnale che il ritiro azzurro è agli sgoccioli: «Ci manca il primo posto, lo dobbiamo conquistare», dice mentre consegna a De Laurentiis una riproduzione del busto del 600 di San Gennaro custodita nel Duomo di Napoli. Ne ha per tutti, il cardinale. «Hamsik? La cresta è il simbolo di chi vuole vincere. Gliel’ho detto: hai grandi responsabilità, sei il capitano e un grande giocatore». Il calcio ha la funzione di rendere felici i napoletani, dice ancora. Poi un cenno al mercato, a Milik che sta per arrivare. «È robba bbona. Icardi? Lo devo vedere prima qui…», dice con un po’ di scaramanzia. E su Insigne. «Avete visto agli Europei? Ogni volta che entrava in campo, cambiava il gioco. È un napoletano doc». Poi ancora nel corso della sua omelia: «Bisogna avere fiducia nel futuro», dice riferendosi non soltanto alle vicende legate al calcio ma anche alla vita di tutti i giorni. C’è grande entusiamo attorno a lui: Edoardo De Laurentiis, terzogenito del produttore e vicepresidente della società, gli offre come da tradizione la maglia azzurra, sempre la numero 1; poi, durante il pranzo in albergo, ecco la 24 di Insigne consegnata da De Laurentiis padre. L’arcivescovo è stato anche salutato dall’ex sindaco Menghini, ora responsabile dei grandi eventi e dai vertici dell’Apt locale. Applausi per tutti, anche per De Laurentiis. In serata, a sorpresa, durante la festa organizzata dallo speaker Decibel spuntano sul palco quasi tutti i giocatori azzurri. Non è la presentazione che era prevista nel programma ma i tifosi che gremiscono la piazza festeggiano i loro campioni che saltellano e cantano felici sul palco.

fonte:ilmattino

 Non una scomunica, ma quasi. Il cardinale Crescenzio Sepe quando parla di calcio fa sempre così: scherza e usa un linguaggio semplice e immediato per farsi capire da tutti. Alla messa sul campo di Carciato ci sono almeno mille tifosi ad ascoltare e a pregare. Oltre tutta la rosa azzurra schierata a bordocampo. Lui mischia il sacro e il profano con abilità e goliardia. «Mister, continuate a fare i miracoli per il Napoli, io vi considero quasi un santo: e poi chi se ne importa se è andato via (il riferimento è a Higuain, ndr). Qui tutti sono utili e nessuno è indispensabile. Chi se ne vuole andare, se ne vada pure». È tifoso nelle viscere, Sepe. Non lo nasconde. Non lo ha mai fatto. Perché dovrebbe cominciare adesso? E allora urla quello che urlano tutti. Ha De Laurentiis davanti e gli dice: «Preside', noi vogliamo vincere lo scudetto». Come sempre, sono tanti i preti che sono con lui: per qualche giorni, saranno ospiti nel santuario di Pietralba. Ci sono don Rosario Accardo, don Enzo Cozzolino, don Maurizio Patriciello. Con loro anche il direttore dell'area tecnica della curia, Carmine Gravino. La celebrazione eucaristica è il segnale che il ritiro azzurro è agli sgoccioli: «Ci manca il primo posto, lo dobbiamo conquistare», dice mentre consegna a De Laurentiis una riproduzione del busto del 600 di San Gennaro custodita nel Duomo di Napoli. Ne ha per tutti, il cardinale. «Hamsik? La cresta è il simbolo di chi vuole vincere. Gliel'ho detto: hai grandi responsabilità, sei il capitano e un grande giocatore». Il calcio ha la funzione di rendere felici i napoletani, dice ancora. Poi un cenno al mercato, a Milik che sta per arrivare. «È robba bbona. Icardi? Lo devo vedere prima qui…», dice con un po' di scaramanzia. E su Insigne. «Avete visto agli Europei? Ogni volta che entrava in campo, cambiava il gioco. È un napoletano doc». Poi ancora nel corso della sua omelia: «Bisogna avere fiducia nel futuro», dice riferendosi non soltanto alle vicende legate al calcio ma anche alla vita di tutti i giorni. C'è grande entusiamo attorno a lui: Edoardo De Laurentiis, terzogenito del produttore e vicepresidente della società, gli offre come da tradizione la maglia azzurra, sempre la numero 1; poi, durante il pranzo in albergo, ecco la 24 di Insigne consegnata da De Laurentiis padre. L'arcivescovo è stato anche salutato dall'ex sindaco Menghini, ora responsabile dei grandi eventi e dai vertici dell'Apt locale. Applausi per tutti, anche per De Laurentiis. In serata, a sorpresa, durante la festa organizzata dallo speaker Decibel spuntano sul palco quasi tutti i giocatori azzurri. Non è la presentazione che era prevista nel programma ma i tifosi che gremiscono la piazza festeggiano i loro campioni che saltellano e cantano felici sul palco.

fonte:ilmattino