Emergenza roghi. Presidio militare sul Vesuvio. Prefetto bacchetta i sindaci: spetta ai Comuni tenere puliti i sentieri

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Il tempo delle fiamme ha già duramente colpito. La minaccia però sembra appena cominciata e incombente. Sul fronte del fuoco l’estate costringe alla massima allerta. Ieri il prefetto di Napoli ha convocato i sindaci dei Comuni dell’ente Parco Vesuvio. Gerarda Pantalone è stata molto esplicita. Sei sentieri fossero stati puliti l’incendio della settimana scorsa non sarebbe stato possibile. O almeno non sarebbe stato così devastante. Perciò ha invitato i sindaci del «cratere» a vigilare e partecipare alla tutela di quelle aree da cui è possibile addentrarsi nel vulcano. Non solo: il prefetto ha anche annunciato l’invio di quattro camionette di militari dell’Esercito. L’obiettivo è scongiurare nuovi roghi. E soprattutto che altri rifiuti siano dati alle fiamme. L’altro giorno infatti, con il sequestro dell’ex cava Fiengo nella parte alta di Ercolano – trasformata in discarica e colma di amianto, fusti, rame, zinco, piombo e scarti tessili – è nuovamente spuntato anche l’incubo diossina. L’infernale polverina velenosa sprigionata dalle plastiche in fiamme, che ricade su terreni, abitazioni, alberi, è in agguato in tutta l’area del vulcano. Il prefetto Pantalone non ha fatto nemmeno in tempo a raccomandare la massima vigilanza ai primi cittadini che proprio a Torre del Greco, ieri pomeriggio, è stato domato sul nascere il fuoco lungo i fianchi del Vesuvio. Anche quest’anno, puntuale, è stato appiccato in zona Cappella Bianchini. Alla riunione di ieri in prefettura, con il rappresentante del ministro dell’Interno per il fenomeno dei roghi dei rifiuti, questura, comando provinciale di Carabinieri, Finanza, Forestale, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Polizia Municipale, anche i sindaci di Boscoreale, Boscotrecase, Torre del Greco, Trecase, Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Somma, Terzigno, che ancora ospita la task force allestita il 18 luglio, quando è cominciato l’incendio durato cinque giorni che ha attraversato 200 ettari di vegetazione. «Mi sento più tranquillo – ha detto Francesco Ranieri, sindaco del Comune pesantemente colpito dalle fiamme che più volte ha invocato la presenza dell’Esercito nella zona – Intanto è già passata la delibera di giunta per aggiungere altre telecamere alle 70 recentemente installate. Cercheremo di coprire le zone più isolate, privilegiate per l’incendio di scarti tessili». «Agostino Casillo è presidente dell’ente Parco da pochi mesi. Diamogli il tempo di lavorare», ha detto Luca Casillo, primo cittadino di San Giuseppe Vesuviano e presidente della comunità del Parco. Controlli, prevenzione e un’indagine che procede a grandi passi. Ieri il vertice alla procura di Nola con gli investigatori della Forestale diretta dal generale Angelo Costa. Ipotesi investigative su cui lavorano gli uomini del comandante provinciale Angelo Marciano, il Niab, nucleo investigativo antincendi boschivi e gli esperti della facoltà di Agraria di Portici e del Cda, il coordinamento territoriale per le Aree protette. Oltre che attraverso il Mef, metodo delle evidenze fisiche, gli esperti stanno lavorando al Meg, metodo delle evidenze geometriche: in un software confluiscono informazioni sulla propagazione delle fiamme attraverso un percorso a ritroso. E dalla Regione anche quest’anno è stato emanato il decreto sullo «stato di grave pericolosità fino al 12 settembre». Con una novità: i sindaci devono emanare apposite ordinanze per far rispettare il divieto assoluto di bruciare i residui delle coltivazioni agricole. Un richiamo inequivocabile a tutte le istituzioni e pubbliche amministrazioni della terra del Vesuvio. (Rosa Palomba – Il Mattino)

Il tempo delle fiamme ha già duramente colpito. La minaccia però sembra appena cominciata e incombente. Sul fronte del fuoco l’estate costringe alla massima allerta. Ieri il prefetto di Napoli ha convocato i sindaci dei Comuni dell’ente Parco Vesuvio. Gerarda Pantalone è stata molto esplicita. Sei sentieri fossero stati puliti l’incendio della settimana scorsa non sarebbe stato possibile. O almeno non sarebbe stato così devastante. Perciò ha invitato i sindaci del «cratere» a vigilare e partecipare alla tutela di quelle aree da cui è possibile addentrarsi nel vulcano. Non solo: il prefetto ha anche annunciato l’invio di quattro camionette di militari dell’Esercito. L’obiettivo è scongiurare nuovi roghi. E soprattutto che altri rifiuti siano dati alle fiamme. L’altro giorno infatti, con il sequestro dell’ex cava Fiengo nella parte alta di Ercolano – trasformata in discarica e colma di amianto, fusti, rame, zinco, piombo e scarti tessili – è nuovamente spuntato anche l’incubo diossina. L’infernale polverina velenosa sprigionata dalle plastiche in fiamme, che ricade su terreni, abitazioni, alberi, è in agguato in tutta l’area del vulcano. Il prefetto Pantalone non ha fatto nemmeno in tempo a raccomandare la massima vigilanza ai primi cittadini che proprio a Torre del Greco, ieri pomeriggio, è stato domato sul nascere il fuoco lungo i fianchi del Vesuvio. Anche quest’anno, puntuale, è stato appiccato in zona Cappella Bianchini. Alla riunione di ieri in prefettura, con il rappresentante del ministro dell’Interno per il fenomeno dei roghi dei rifiuti, questura, comando provinciale di Carabinieri, Finanza, Forestale, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Polizia Municipale, anche i sindaci di Boscoreale, Boscotrecase, Torre del Greco, Trecase, Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Somma, Terzigno, che ancora ospita la task force allestita il 18 luglio, quando è cominciato l’incendio durato cinque giorni che ha attraversato 200 ettari di vegetazione. «Mi sento più tranquillo – ha detto Francesco Ranieri, sindaco del Comune pesantemente colpito dalle fiamme che più volte ha invocato la presenza dell’Esercito nella zona – Intanto è già passata la delibera di giunta per aggiungere altre telecamere alle 70 recentemente installate. Cercheremo di coprire le zone più isolate, privilegiate per l’incendio di scarti tessili». «Agostino Casillo è presidente dell’ente Parco da pochi mesi. Diamogli il tempo di lavorare», ha detto Luca Casillo, primo cittadino di San Giuseppe Vesuviano e presidente della comunità del Parco. Controlli, prevenzione e un’indagine che procede a grandi passi. Ieri il vertice alla procura di Nola con gli investigatori della Forestale diretta dal generale Angelo Costa. Ipotesi investigative su cui lavorano gli uomini del comandante provinciale Angelo Marciano, il Niab, nucleo investigativo antincendi boschivi e gli esperti della facoltà di Agraria di Portici e del Cda, il coordinamento territoriale per le Aree protette. Oltre che attraverso il Mef, metodo delle evidenze fisiche, gli esperti stanno lavorando al Meg, metodo delle evidenze geometriche: in un software confluiscono informazioni sulla propagazione delle fiamme attraverso un percorso a ritroso. E dalla Regione anche quest’anno è stato emanato il decreto sullo «stato di grave pericolosità fino al 12 settembre». Con una novità: i sindaci devono emanare apposite ordinanze per far rispettare il divieto assoluto di bruciare i residui delle coltivazioni agricole. Un richiamo inequivocabile a tutte le istituzioni e pubbliche amministrazioni della terra del Vesuvio. (Rosa Palomba – Il Mattino)