Papa Francesco quella dell’ Isis è guerra, ma non di religione

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. Il Corano c’entra ben poco con quello che è accaduto in Francia. Quella che è in atto è solo una sporca guerra di soldi. «Non è una guerra di religione, avete capito eh?» Per evitare qualsiasi equivoco interpretativo sul fatto che «siamo in guerra», ma sopratutto sul perché lo siamo, Papa Francesco non fa in tempo a finire il breve discorso ai giornalisti che, dopo poco, torna indietro veloce per riprendere in mano il microfono e sgombrare eventuali dubbi esegetici. L’Islam non c’entra. La precisazione, visto il precedente di Ratisbona, non è casuale: fa parte della linea sulla quale si muove Francesco, molto attenta a che non si demonizzi il mondo islamico, né che si possa parlare in termini negativi dei precetti di Maometto. L’Isis, le persecuzioni contro i cristiani, le crudeltà filmate con puntuale diligenza fanno parte del corollario di un conflitto planetario alimentato dai famelici appetiti dei trafficanti di armi, da chi specula sul petrolio o sui diamanti, o da chi agisce per dominare i popoli. Al Papa – Bergoglio lo ha detto in diverse occasioni – non piace chi sulla scena internazionale offre la pace ma poi, dietro le quinte, vende montagne d’armi ai terroristi. Ipocrisie, avidità, cinismo. È questa la terza guerra mondiale a pezzetti che è in atto e di cui ha parlato con la consueta franchezza il pontefice poco prima di arrivare alla Giornata Mondiale della Gioventù in Polonia. «Quando parlo di guerra, ne parlo sul serio, ma non si tratta di un conflitto religioso perché tutte le religioni vogliono la pace. Qui si tratta di guerre fatte per interessi, soldi, risorse, dominio di popoli». Il povero padre Jacques, primo martire in Europa – «un santo sacerdote» – non è che l’ultimo tassello di una sequela. «Pensiamo a quanti cristiani, quanti innocenti, quanti bambini. Pensiamo alla Nigeria per esempio, ma quella è l’Africa. Anche lì c’è questa guerra. Non dobbiamo avere paura a dire questa verità: il mondo è in guerra». La guerra del 1915-1918, poi quella contro i nazisti e ora questa, il conflitto globale foraggiato da chi adora il vitello grasso. L’Islam per Papa Bergoglio non ha alcuna responsabilità diretta. A seminare l’odio, prendendo a pretesto Dio per fare del male, sono le deviazioni religiose. Gli uomini di fede vera sono uomini di pace. Questo è il pensiero di Bergoglio. L’altra sera Francois Hollande lo ha chiamato per fargli le condoglianze per la morte del sacerdote. «Ha voluto collegarsi con me come un fratello. Lo ringrazio». Naturalmente la notizia è stata choccante anche in Polonia: le misure di sicurezza che già prima erano alte, sono state ulteriormente rafforzate. Nonostante l’allegria e la voglia di ballare per strada dei giovani di Cracovia, la gente è consapevole che qualcosa è cambiato anche in Europa. Dal presidente Kaczinsky il Papa è arrivato facendosi un tratto di strada con l’auto scoperta. Niente paura. Il governo polacco si è affidato alla «protezione celeste di Giovanni Paolo II» ha spiegato Beata Kempa, capo di gabinetto del Presidente del Consiglio. «Abbiamo un patto con Lui». San Wojtyla proteggi la Polonia. Il Papa alle autorità ha parlato della paura dilagante verso gli immigrati e del fatto che occorre superarla per «realizzare il miglior bene». La disponibilità ad accogliere «quanti fuggono dalle guerre e dalla fame» non sembra però rientrare nelle priorità del governo, tanto che i vescovi hanno più volte denunciato esagerati controlli alle frontiere. Ieri mattina prima di prendere l’aereo Bergoglio ha voluto salutare a Santa Marta alcuni profughi musulmani ospitati in Vaticano. Un segno. ranca Giansoldati CRACOVIA I tempi delle crociate sono lontani. Lontanissimi. Il Corano c’entra ben poco con quello che è accaduto in Francia. Quella che è in atto è solo una sporca guerra di soldi. «Non è una guerra di religione, avete capito eh?» Per evitare qualsiasi equivoco interpretativo sul fatto che «siamo in guerra», ma sopratutto sul perché lo siamo, Papa Francesco non fa in tempo a finire il breve discorso ai giornalisti che, dopo poco, torna indietro veloce per riprendere in mano il microfono e sgombrare eventuali dubbi esegetici. L’Islam non c’entra. La precisazione, visto il precedente di Ratisbona, non è casuale: fa parte della linea sulla quale si muove Francesco, molto attenta a che non si demonizzi il mondo islamico, né che si possa parlare in termini negativi dei precetti di Maometto. L’Isis, le persecuzioni contro i cristiani, le crudeltà filmate con puntuale diligenza fanno parte del corollario di un conflitto planetario alimentato dai famelici appetiti dei trafficanti di armi, da chi specula sul petrolio o sui diamanti, o da chi agisce per dominare i popoli. Al Papa – Bergoglio lo ha detto in diverse occasioni – non piace chi sulla scena internazionale offre la pace ma poi, dietro le quinte, vende montagne d’armi ai terroristi. Ipocrisie, avidità, cinismo. È questa la terza guerra mondiale a pezzetti che è in atto e di cui ha parlato con la consueta franchezza il pontefice poco prima di arrivare alla Giornata Mondiale della Gioventù in Polonia. «Quando parlo di guerra, ne parlo sul serio, ma non si tratta di un conflitto religioso perché tutte le religioni vogliono la pace. Qui si tratta di guerre fatte per interessi, soldi, risorse, dominio di popoli». Il povero padre Jacques, primo martire in Europa – «un santo sacerdote» – non è che l’ultimo tassello di una sequela. «Pensiamo a quanti cristiani, quanti innocenti, quanti bambini. Pensiamo alla Nigeria per esempio, ma quella è l’Africa. Anche lì c’è questa guerra. Non dobbiamo avere paura a dire questa verità: il mondo è in guerra». La guerra del 1915-1918, poi quella contro i nazisti e ora questa, il conflitto globale foraggiato da chi adora il vitello grasso. L’Islam per Papa Bergoglio non ha alcuna responsabilità diretta. A seminare l’odio, prendendo a pretesto Dio per fare del male, sono le deviazioni religiose. Gli uomini di fede vera sono uomini di pace. Questo è il pensiero di Bergoglio. L’altra sera Francois Hollande lo ha chiamato per fargli le condoglianze per la morte del sacerdote. «Ha voluto collegarsi con me come un fratello. Lo ringrazio». Naturalmente la notizia è stata choccante anche in Polonia: le misure di sicurezza che già prima erano alte, sono state ulteriormente rafforzate. Nonostante l’allegria e la voglia di ballare per strada dei giovani di Cracovia, la gente è consapevole che qualcosa è cambiato anche in Europa. Dal presidente Kaczinsky il Papa è arrivato facendosi un tratto di strada con l’auto scoperta. Niente paura. Il governo polacco si è affidato alla «protezione celeste di Giovanni Paolo II» ha spiegato Beata Kempa, capo di gabinetto del Presidente del Consiglio. «Abbiamo un patto con Lui». San Wojtyla proteggi la Polonia. Il Papa alle autorità ha parlato della paura dilagante verso gli immigrati e del fatto che occorre superarla per «realizzare il miglior bene». La disponibilità ad accogliere «quanti fuggono dalle guerre e dalla fame» non sembra però rientrare nelle priorità del governo, tanto che i vescovi hanno più volte denunciato esagerati controlli alle frontiere. Ieri mattina prima di prendere l’aereo Bergoglio ha voluto salutare a Santa Marta alcuni profughi musulmani ospitati in Vaticano. Un segno.

. Il Corano c'entra ben poco con quello che è accaduto in Francia. Quella che è in atto è solo una sporca guerra di soldi. «Non è una guerra di religione, avete capito eh?» Per evitare qualsiasi equivoco interpretativo sul fatto che «siamo in guerra», ma sopratutto sul perché lo siamo, Papa Francesco non fa in tempo a finire il breve discorso ai giornalisti che, dopo poco, torna indietro veloce per riprendere in mano il microfono e sgombrare eventuali dubbi esegetici. L'Islam non c'entra. La precisazione, visto il precedente di Ratisbona, non è casuale: fa parte della linea sulla quale si muove Francesco, molto attenta a che non si demonizzi il mondo islamico, né che si possa parlare in termini negativi dei precetti di Maometto. L'Isis, le persecuzioni contro i cristiani, le crudeltà filmate con puntuale diligenza fanno parte del corollario di un conflitto planetario alimentato dai famelici appetiti dei trafficanti di armi, da chi specula sul petrolio o sui diamanti, o da chi agisce per dominare i popoli. Al Papa – Bergoglio lo ha detto in diverse occasioni – non piace chi sulla scena internazionale offre la pace ma poi, dietro le quinte, vende montagne d'armi ai terroristi. Ipocrisie, avidità, cinismo. È questa la terza guerra mondiale a pezzetti che è in atto e di cui ha parlato con la consueta franchezza il pontefice poco prima di arrivare alla Giornata Mondiale della Gioventù in Polonia. «Quando parlo di guerra, ne parlo sul serio, ma non si tratta di un conflitto religioso perché tutte le religioni vogliono la pace. Qui si tratta di guerre fatte per interessi, soldi, risorse, dominio di popoli». Il povero padre Jacques, primo martire in Europa – «un santo sacerdote» – non è che l'ultimo tassello di una sequela. «Pensiamo a quanti cristiani, quanti innocenti, quanti bambini. Pensiamo alla Nigeria per esempio, ma quella è l'Africa. Anche lì c'è questa guerra. Non dobbiamo avere paura a dire questa verità: il mondo è in guerra». La guerra del 1915-1918, poi quella contro i nazisti e ora questa, il conflitto globale foraggiato da chi adora il vitello grasso. L'Islam per Papa Bergoglio non ha alcuna responsabilità diretta. A seminare l'odio, prendendo a pretesto Dio per fare del male, sono le deviazioni religiose. Gli uomini di fede vera sono uomini di pace. Questo è il pensiero di Bergoglio. L'altra sera Francois Hollande lo ha chiamato per fargli le condoglianze per la morte del sacerdote. «Ha voluto collegarsi con me come un fratello. Lo ringrazio». Naturalmente la notizia è stata choccante anche in Polonia: le misure di sicurezza che già prima erano alte, sono state ulteriormente rafforzate. Nonostante l'allegria e la voglia di ballare per strada dei giovani di Cracovia, la gente è consapevole che qualcosa è cambiato anche in Europa. Dal presidente Kaczinsky il Papa è arrivato facendosi un tratto di strada con l'auto scoperta. Niente paura. Il governo polacco si è affidato alla «protezione celeste di Giovanni Paolo II» ha spiegato Beata Kempa, capo di gabinetto del Presidente del Consiglio. «Abbiamo un patto con Lui». San Wojtyla proteggi la Polonia. Il Papa alle autorità ha parlato della paura dilagante verso gli immigrati e del fatto che occorre superarla per «realizzare il miglior bene». La disponibilità ad accogliere «quanti fuggono dalle guerre e dalla fame» non sembra però rientrare nelle priorità del governo, tanto che i vescovi hanno più volte denunciato esagerati controlli alle frontiere. Ieri mattina prima di prendere l'aereo Bergoglio ha voluto salutare a Santa Marta alcuni profughi musulmani ospitati in Vaticano. Un segno. ranca Giansoldati CRACOVIA I tempi delle crociate sono lontani. Lontanissimi. Il Corano c'entra ben poco con quello che è accaduto in Francia. Quella che è in atto è solo una sporca guerra di soldi. «Non è una guerra di religione, avete capito eh?» Per evitare qualsiasi equivoco interpretativo sul fatto che «siamo in guerra», ma sopratutto sul perché lo siamo, Papa Francesco non fa in tempo a finire il breve discorso ai giornalisti che, dopo poco, torna indietro veloce per riprendere in mano il microfono e sgombrare eventuali dubbi esegetici. L'Islam non c'entra. La precisazione, visto il precedente di Ratisbona, non è casuale: fa parte della linea sulla quale si muove Francesco, molto attenta a che non si demonizzi il mondo islamico, né che si possa parlare in termini negativi dei precetti di Maometto. L'Isis, le persecuzioni contro i cristiani, le crudeltà filmate con puntuale diligenza fanno parte del corollario di un conflitto planetario alimentato dai famelici appetiti dei trafficanti di armi, da chi specula sul petrolio o sui diamanti, o da chi agisce per dominare i popoli. Al Papa – Bergoglio lo ha detto in diverse occasioni – non piace chi sulla scena internazionale offre la pace ma poi, dietro le quinte, vende montagne d'armi ai terroristi. Ipocrisie, avidità, cinismo. È questa la terza guerra mondiale a pezzetti che è in atto e di cui ha parlato con la consueta franchezza il pontefice poco prima di arrivare alla Giornata Mondiale della Gioventù in Polonia. «Quando parlo di guerra, ne parlo sul serio, ma non si tratta di un conflitto religioso perché tutte le religioni vogliono la pace. Qui si tratta di guerre fatte per interessi, soldi, risorse, dominio di popoli». Il povero padre Jacques, primo martire in Europa – «un santo sacerdote» – non è che l'ultimo tassello di una sequela. «Pensiamo a quanti cristiani, quanti innocenti, quanti bambini. Pensiamo alla Nigeria per esempio, ma quella è l'Africa. Anche lì c'è questa guerra. Non dobbiamo avere paura a dire questa verità: il mondo è in guerra». La guerra del 1915-1918, poi quella contro i nazisti e ora questa, il conflitto globale foraggiato da chi adora il vitello grasso. L'Islam per Papa Bergoglio non ha alcuna responsabilità diretta. A seminare l'odio, prendendo a pretesto Dio per fare del male, sono le deviazioni religiose. Gli uomini di fede vera sono uomini di pace. Questo è il pensiero di Bergoglio. L'altra sera Francois Hollande lo ha chiamato per fargli le condoglianze per la morte del sacerdote. «Ha voluto collegarsi con me come un fratello. Lo ringrazio». Naturalmente la notizia è stata choccante anche in Polonia: le misure di sicurezza che già prima erano alte, sono state ulteriormente rafforzate. Nonostante l'allegria e la voglia di ballare per strada dei giovani di Cracovia, la gente è consapevole che qualcosa è cambiato anche in Europa. Dal presidente Kaczinsky il Papa è arrivato facendosi un tratto di strada con l'auto scoperta. Niente paura. Il governo polacco si è affidato alla «protezione celeste di Giovanni Paolo II» ha spiegato Beata Kempa, capo di gabinetto del Presidente del Consiglio. «Abbiamo un patto con Lui». San Wojtyla proteggi la Polonia. Il Papa alle autorità ha parlato della paura dilagante verso gli immigrati e del fatto che occorre superarla per «realizzare il miglior bene». La disponibilità ad accogliere «quanti fuggono dalle guerre e dalla fame» non sembra però rientrare nelle priorità del governo, tanto che i vescovi hanno più volte denunciato esagerati controlli alle frontiere. Ieri mattina prima di prendere l'aereo Bergoglio ha voluto salutare a Santa Marta alcuni profughi musulmani ospitati in Vaticano. Un segno.