Pimonte – Gragnano – Vico Equense ragazzina violentata in casa famiglia, gli 11 mostri interrogati

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Pimonte – Gragnano – Vico Equense ragazzina violentata in casa famiglia, gli 11 mostri interrogati, ragazzi, tutti minorenni, dei comuni dei Monti Lattari e della Penisola Sorrentina.  La ragazzina violentata a quindici anni dal branco è in una casa famiglia, aiutata da chi può tenerle la mano mentre esce fuori dal tunnel. Fuori dal buco nero nella quale è finita con l’accettare quella prova d’amore chiesta dal suo fidanzatino. Quel rapporto sessuale nella capanna, dove a Pimonte fanno il presepe, da cui è cominciato tutto. Con il video che a sua insaputa la riprendeva con il suo ragazzo, usato poi come arma di ricatto. La minaccia di pubblicare su Facebook quelle immagini intime rubate per costringerla a tornare nella capanna, tre o quattro volte in due mesi. La meta dei suoi appuntamenti d’amore trasformata nella stanza dell’orrore, lì immobilizzata, costretta a fare sesso con gli amici del fidanzatino nipote di un boss dei Monti Lattari. Amici di chi le aveva promesso amore eterno, in due o tre alla volta, arrivati anche da Gragnano per partecipare al gioco perverso di cui lei era l’unica vittima. Due mesi di orrore interrotti dai genitori, che per scoprire il suo segreto l’hanno pedinata fino alla capanna dove era costretta a rispettare gli appuntamenti. Ma lei non sapeva che quel ricatto aveva un’arma spuntata, i video hard di quei rapporti estorti già giravano nelle chat di ragazzi attraverso una perversa catena di sant’Antonio. Anche sui cellulari di chi non sapeva delle violenze che c’erano dietro quelle immagini rimbalzate anche a Castellammare. Potenza dei social. Per uscirne dopo che ha denunciato, facendo richiudere i ragazzi del branco, adesso la giovanissima vittima di violenze sessuali e ricatti ha bisogno di aiuto. Di stare lontano da quei luoghi in cui tutti conoscono tutti e in molti sapevano anche prima che i carabinieri arrivassero a prenderli i giovani del branco, quelli che sui loro cellulari conservavano ancora quei video proibiti come fossero figurine da scambiare. Per cancellare tutto questo orrore esperti in questi giorni stanno aiutandola a riscrivere la storia mettendo dalla parte giusta i colpevoli, spiegando a lei prima che agli altri quel obbediente silenzio da cui non riusciva ad uscire. Lei che è in una casa famiglia, come i suoi aggressori su cui deciderà il gip del Tribunale dei minorenni dopo gli interrogatori avvenuti oggi. Per gli undici dei dodici componenti del branco tra i 14 e i 16 anni è stato disposto il fermo, tranne che per uno troppo piccolo persino per una casa famiglia e affidato ai genitori. Ma che comunque a soli dodici anni è tra gli aguzzini di una ragazza che avrebbe potuto essere una sua compagna di giochi. 

Pimonte – Gragnano – Vico Equense ragazzina violentata in casa famiglia, gli 11 mostri interrogati, ragazzi, tutti minorenni, dei comuni dei Monti Lattari e della Penisola Sorrentina.  La ragazzina violentata a quindici anni dal branco è in una casa famiglia, aiutata da chi può tenerle la mano mentre esce fuori dal tunnel. Fuori dal buco nero nella quale è finita con l’accettare quella prova d’amore chiesta dal suo fidanzatino. Quel rapporto sessuale nella capanna, dove a Pimonte fanno il presepe, da cui è cominciato tutto. Con il video che a sua insaputa la riprendeva con il suo ragazzo, usato poi come arma di ricatto. La minaccia di pubblicare su Facebook quelle immagini intime rubate per costringerla a tornare nella capanna, tre o quattro volte in due mesi. La meta dei suoi appuntamenti d’amore trasformata nella stanza dell’orrore, lì immobilizzata, costretta a fare sesso con gli amici del fidanzatino nipote di un boss dei Monti Lattari. Amici di chi le aveva promesso amore eterno, in due o tre alla volta, arrivati anche da Gragnano per partecipare al gioco perverso di cui lei era l’unica vittima. Due mesi di orrore interrotti dai genitori, che per scoprire il suo segreto l’hanno pedinata fino alla capanna dove era costretta a rispettare gli appuntamenti. Ma lei non sapeva che quel ricatto aveva un’arma spuntata, i video hard di quei rapporti estorti già giravano nelle chat di ragazzi attraverso una perversa catena di sant’Antonio. Anche sui cellulari di chi non sapeva delle violenze che c’erano dietro quelle immagini rimbalzate anche a Castellammare. Potenza dei social. Per uscirne dopo che ha denunciato, facendo richiudere i ragazzi del branco, adesso la giovanissima vittima di violenze sessuali e ricatti ha bisogno di aiuto. Di stare lontano da quei luoghi in cui tutti conoscono tutti e in molti sapevano anche prima che i carabinieri arrivassero a prenderli i giovani del branco, quelli che sui loro cellulari conservavano ancora quei video proibiti come fossero figurine da scambiare. Per cancellare tutto questo orrore esperti in questi giorni stanno aiutandola a riscrivere la storia mettendo dalla parte giusta i colpevoli, spiegando a lei prima che agli altri quel obbediente silenzio da cui non riusciva ad uscire. Lei che è in una casa famiglia, come i suoi aggressori su cui deciderà il gip del Tribunale dei minorenni dopo gli interrogatori avvenuti oggi. Per gli undici dei dodici componenti del branco tra i 14 e i 16 anni è stato disposto il fermo, tranne che per uno troppo piccolo persino per una casa famiglia e affidato ai genitori. Ma che comunque a soli dodici anni è tra gli aguzzini di una ragazza che avrebbe potuto essere una sua compagna di giochi.