DON ADOLFO L’ARCO Salesiano sacerdote

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Stasera alle 20.00  tutti a Pacognano per la Messa presieduta dal nostro Vescovo per il sesto anniversario della morte di don L’Arco, grande amico e grande salesiano.

Morto il 25 luglio 2010 a Vico Equense (NA), a 94 anni.

Don L’Arco è stato per tutti il “salesiano del sorriso”! Una descrizione dell’uomo e del sacerdote che potrebbe sembrare riduttiva e incompleta perché di don L’Arco si potrebbero scrivere tre biografie: una biografia intellettuale per la sua vivacità, una biografia spirituale per il suo cuore amabile e sensibile e una biografia educativa per la sua volontà docile allo Spirito santo.

Le radici della sua capacità di sorridere e di aiutare a sorridere le troviamo nelle sue caratteristiche umane e spirituali: un uomo bonario, studioso, spirituale, salesiano doc, prete innamorato di Cristo e di Maria, maestro di vita.

Una personalità coinvolgente: “Una vita lunga la sua. Un incendio divampato sulla terra. Al solo suo apparire, il calore di un ambiente cambiava: un vero termostato dello Spirito. Era pertanto ricco di empatia, come vivere dentro l’interiorità degli altri. Era ricco altresì di amorevolezza di don Bosco, intesa come amare l’altro, a partire dall’altro, facendogli percepire amore”.

Le colonne portanti della sua esperienza, che resero il suo sorriso come quello di Dio, le ritroviamo nelle sue opere: scrisse oltre 60 libri! Ne ricordiamo alcuni che per molti salesiani e giovani sono stati un vero e proprio Itinerario alla gioia (1954): Le mani che sollevano il mondo (1954), Il Cristo in cui spero (2007), La leva del mondo: la preghiera (2007) e Sorgenti di gioia(1983) quasi “un testamento spirituale, redatto per gli amici che, grazie a Dio, sono molti ed eccellenti” .

Un beniamino della Madonna

Adolfo L’arco nacque il 24 maggio 1916 a Fontanelle di Teano, in provincia di Caserta. Don L’Arco amava raccontare che era nato nel giorno della festa di Maria Ausiliatrice. Si sentiva un predestinato, un “beniamino della Madonna”, come affettuosamente chiamava i fedeli all’inizio delle sue prediche.

Aveva già intrapreso gli studi in seminario, quando avendo conosciuto don Bosco chiese con insistenza e ottenne di diventare salesiano.

è stato insegnante di filosofia e storia nei licei di Caserta e Napoli Vomero. A Caserta fu anche assistente degli universitari cattolici della F.U.C.I.

Successivamente si è dedicato con passione all’insegnamento di filosofia e teologia ai giovani chierici salesiani a Torre Annunziata, Castellammare di Stabia, Salerno.

è stato inoltre a Cisternino e per molti anni a Pacognano di Vico Equense (Napoli) dove le sue doti di predicatore e di scrittore hanno creato un vasto movimento intorno all’opera salesiana.

Si dedicò con entusiasmo per quasi un ventennio alle missioni mariane del Santuario della Madonna del Rosario di Pompei.

Era sempre disponibile per la predicazione, ma soprattutto per accogliere e sostenere con la sua parola tutte le persone che si rivolgevano a lui da ogni parte d’Italia.

Il contatto umano era fondamentale al punto tale che, invitato a tenere la rubrica religiosa del sabato sera su RAI 1 “Tempo dello spirito” (1973), pose come unica condizione la registrazione con la presenza del pubblico nello studio televisivo.

Una presenza sempre gioiosa e sorridente, serena e vicina a tutti i confratelli.

Una presenza che diventava irradiazione dello spirito di don Bosco attraverso la predicazione e la scrittura, come recita il titolo di uno dei suoi scritti: “Don Bosco sorridendo entra in casa vostra”.

In occasione del suo 60esimo anniversario di sacerdozio, il 17 marzo 2005, il Rettore Maggiore e nono successore di don Bosco, don Pascual Chávez Villanueva, gli inviò un messaggio personale nel quale diceva tra l’altro: “La Congregazione salesiana è orgogliosa di avere un figlio come lei e chiede al Signore altre vocazioni come la sua”.

“Un tipo di prete così solo a Napoli poteva crescere e svilupparsi. Spesso pensavo che mi sarebbe piaciuto che don Bosco fosse nato a Napoli e in tal caso pensavo che sarebbe stato un tipo alla don L’Arco” afferma un exallievo.

Don L’Arco diceva: “La felicità non è fuori di noi, come un mucchio d’oro, ma è in noi come armonia. L’armonia delle forme genera la bellezza, l’armonia delle funzioni genera la salute; l’armonia dei sentimenti genera la saggezza, l’armonia della bontà genera la santità”.

Non so se qualcuno di voi possa riferire che don L’Arco abbia compiuto qualche miracolo, ma io posso affermare che ha fatto un grande miracolo: ha fatto sorridere le persone! Nel volto e nell’animo! (Don Antonio Martinelli)

Stasera alle 20.00  tutti a Pacognano per la Messa presieduta dal nostro Vescovo per il sesto anniversario della morte di don L'Arco, grande amico e grande salesiano.

Morto il 25 luglio 2010 a Vico Equense (NA), a 94 anni.

Don L’Arco è stato per tutti il “salesiano del sorriso”! Una descrizione dell’uomo e del sacerdote che potrebbe sembrare riduttiva e incompleta perché di don L’Arco si potrebbero scrivere tre biografie: una biografia intellettuale per la sua vivacità, una biografia spirituale per il suo cuore amabile e sensibile e una biografia educativa per la sua volontà docile allo Spirito santo.

Le radici della sua capacità di sorridere e di aiutare a sorridere le troviamo nelle sue caratteristiche umane e spirituali: un uomo bonario, studioso, spirituale, salesiano doc, prete innamorato di Cristo e di Maria, maestro di vita.

Una personalità coinvolgente: “Una vita lunga la sua. Un incendio divampato sulla terra. Al solo suo apparire, il calore di un ambiente cambiava: un vero termostato dello Spirito. Era pertanto ricco di empatia, come vivere dentro l’interiorità degli altri. Era ricco altresì di amorevolezza di don Bosco, intesa come amare l’altro, a partire dall’altro, facendogli percepire amore”.

Le colonne portanti della sua esperienza, che resero il suo sorriso come quello di Dio, le ritroviamo nelle sue opere: scrisse oltre 60 libri! Ne ricordiamo alcuni che per molti salesiani e giovani sono stati un vero e proprio Itinerario alla gioia (1954): Le mani che sollevano il mondo (1954), Il Cristo in cui spero (2007), La leva del mondo: la preghiera (2007) e Sorgenti di gioia(1983) quasi un testamento spirituale, redatto per gli amici che, grazie a Dio, sono molti ed eccellenti” .

Un beniamino della Madonna

Adolfo L’arco nacque il 24 maggio 1916 a Fontanelle di Teano, in provincia di Caserta. Don L’Arco amava raccontare che era nato nel giorno della festa di Maria Ausiliatrice. Si sentiva un predestinato, un “beniamino della Madonna”, come affettuosamente chiamava i fedeli all’inizio delle sue prediche.

Aveva già intrapreso gli studi in seminario, quando avendo conosciuto don Bosco chiese con insistenza e ottenne di diventare salesiano.

è stato insegnante di filosofia e storia nei licei di Caserta e Napoli Vomero. A Caserta fu anche assistente degli universitari cattolici della F.U.C.I.

Successivamente si è dedicato con passione all’insegnamento di filosofia e teologia ai giovani chierici salesiani a Torre Annunziata, Castellammare di Stabia, Salerno.

è stato inoltre a Cisternino e per molti anni a Pacognano di Vico Equense (Napoli) dove le sue doti di predicatore e di scrittore hanno creato un vasto movimento intorno all’opera salesiana.

Si dedicò con entusiasmo per quasi un ventennio alle missioni mariane del Santuario della Madonna del Rosario di Pompei.

Era sempre disponibile per la predicazione, ma soprattutto per accogliere e sostenere con la sua parola tutte le persone che si rivolgevano a lui da ogni parte d’Italia.

Il contatto umano era fondamentale al punto tale che, invitato a tenere la rubrica religiosa del sabato sera su RAI 1 “Tempo dello spirito” (1973), pose come unica condizione la registrazione con la presenza del pubblico nello studio televisivo.

Una presenza sempre gioiosa e sorridente, serena e vicina a tutti i confratelli.

Una presenza che diventava irradiazione dello spirito di don Bosco attraverso la predicazione e la scrittura, come recita il titolo di uno dei suoi scritti: “Don Bosco sorridendo entra in casa vostra”.

In occasione del suo 60esimo anniversario di sacerdozio, il 17 marzo 2005, il Rettore Maggiore e nono successore di don Bosco, don Pascual Chávez Villanueva, gli inviò un messaggio personale nel quale diceva tra l’altro: “La Congregazione salesiana è orgogliosa di avere un figlio come lei e chiede al Signore altre vocazioni come la sua”.

“Un tipo di prete così solo a Napoli poteva crescere e svilupparsi. Spesso pensavo che mi sarebbe piaciuto che don Bosco fosse nato a Napoli e in tal caso pensavo che sarebbe stato un tipo alla don L’Arco” afferma un exallievo.

Don L’Arco diceva: “La felicità non è fuori di noi, come un mucchio d’oro, ma è in noi come armonia. L’armonia delle forme genera la bellezza, l’armonia delle funzioni genera la salute; l’armonia dei sentimenti genera la saggezza, l’armonia della bontà genera la santità”.

Non so se qualcuno di voi possa riferire che don L’Arco abbia compiuto qualche miracolo, ma io posso affermare che ha fatto un grande miracolo: ha fatto sorridere le persone! Nel volto e nell’animo! (Don Antonio Martinelli)