Pensioni anticipate, crolla il numero dei beneficiari. Per la prima volta età media oltre i 60 anni

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Il passaggio può apparire simbolico, ma ha la sua importanza e indica essenzialmente come le riforme delle pensioni (e in particolare quella del 2011) stiano producendo effetti. Nel primo semestre del 2016, per la prima volta, l’età media alla decorrenza delle pensioni anticipate supera i 60 anni nella gestione lavoratori dipendenti. Per la precisione, si è passati dai 59,8 dei primi sei mesi 2015 (e dal 59,9 dell’intero anno) a 60,4 anni. Stabile invece a 65,1 anni l’età media di uscita per chi va in pensione di vecchiaia, in leggerissima crescita a 52,7 quella relativa all’invalidità, mentre è aumentata da 74,4 a 74,9 quella relativa ai superstiti. Nel complesso, sempre per le gestioni lavoratori dipendenti, l’età media è cresciuta sensibilmente a 67,4 anni (era a 66 nel periodo che va da gennaio a giugno dello scorso anno). I dati provengono dal monitoraggio dei flussi di pensionamento realizzato dall’Inps e aggiornato allo scorso 2 luglio. Tra i lavoratori dipendenti la soglia dei 60 anni non è stata ancora superata in media dalle donne, passate da un valore di 59,2 del primo semestre 2015 ai 59,5 di quest’anno, mentre gli uomini sono oggi a 60,9 ed erano a 60,3 lo scorso anno. Sono leggermente più elevate le età di uscita dei lavoratori di altre gestioni: nel caso degli artigiani 66,1 anni per la vecchiaia e 60,9 per l’anticipata, per i commercianti rispettivamente 66,5 e 61,4 anni. Sulle uscite ha pesato il nuovo inasprimento dei requisiti scattato a inizio anno: 4 mesi in più come adeguamento alla maggiore aspettativa di vita. L’età per la pensione di vecchiaia è cresciuta a 66 anni e 7 mesi, gli anni di contributi richiesti per quella anticipata sono passati 42 e 10 mesi (41 e 10 mesi per le donne). Inoltre per le lavoratrici dipendenti c’è stato un ulteriore scatto di 18 mesi previsto a suo tempo dalla riforma Fornero (un anno per le autonome). Il risultato è che nel complesso delle gestioni previdenziali le nuove pensioni liquidate nel semestre sono state 189.851 contro le 287.826 dello stesso periodo del 2015. Nell’intero anno passato i nuovi trattamenti liquidati erano stati 561.992. L’importo medio mensile è sceso complessivamente da 990 a 896 euro, essenzialmente a causa della maggiore incidenza delle pensioni ai superstiti, che sono più basse. Mentre infatti la stretta sui requisiti ha ridotto il numero di trattamenti di vecchiaia o anticipati, quelli di reversibilità sono rimasti sostanzialmente stabili. E quindi, anche se in generale gli importi medi non sono cambiati per le varie tipologie, la media è scesa. Naturalmente il lento avanzamento dell’età media non elimina del tutto i casi di pensionamento precoce: tra i lavoratori dipendenti sono stati 150 coloro che – per motivi particolari – hanno lasciato il lavoro con una pensione di vecchiaia o anticipata entro i 54 anni. I neopensionati di età compresa tra i 55 e i 59 anni erano invece circa 11.700. Dopo la riforma Fornero che ha sostanzialmente cancellato la pensione di anzianità il principale canale di uscita prima dell’età della vecchiaia è la cosiddetta pensione anticipata: coloro che hanno iniziato a lavorare molto presto ed hanno avuto la fortuna di non avere “buchi” nella propria carriera lavorativa si possono trovare a usufruirne dopo 42-43 anni anche prima dei 60 anni di età. (Luca Cifoni – Il Mattino)

Il passaggio può apparire simbolico, ma ha la sua importanza e indica essenzialmente come le riforme delle pensioni (e in particolare quella del 2011) stiano producendo effetti. Nel primo semestre del 2016, per la prima volta, l’età media alla decorrenza delle pensioni anticipate supera i 60 anni nella gestione lavoratori dipendenti. Per la precisione, si è passati dai 59,8 dei primi sei mesi 2015 (e dal 59,9 dell’intero anno) a 60,4 anni. Stabile invece a 65,1 anni l’età media di uscita per chi va in pensione di vecchiaia, in leggerissima crescita a 52,7 quella relativa all’invalidità, mentre è aumentata da 74,4 a 74,9 quella relativa ai superstiti. Nel complesso, sempre per le gestioni lavoratori dipendenti, l’età media è cresciuta sensibilmente a 67,4 anni (era a 66 nel periodo che va da gennaio a giugno dello scorso anno). I dati provengono dal monitoraggio dei flussi di pensionamento realizzato dall’Inps e aggiornato allo scorso 2 luglio. Tra i lavoratori dipendenti la soglia dei 60 anni non è stata ancora superata in media dalle donne, passate da un valore di 59,2 del primo semestre 2015 ai 59,5 di quest’anno, mentre gli uomini sono oggi a 60,9 ed erano a 60,3 lo scorso anno. Sono leggermente più elevate le età di uscita dei lavoratori di altre gestioni: nel caso degli artigiani 66,1 anni per la vecchiaia e 60,9 per l’anticipata, per i commercianti rispettivamente 66,5 e 61,4 anni. Sulle uscite ha pesato il nuovo inasprimento dei requisiti scattato a inizio anno: 4 mesi in più come adeguamento alla maggiore aspettativa di vita. L’età per la pensione di vecchiaia è cresciuta a 66 anni e 7 mesi, gli anni di contributi richiesti per quella anticipata sono passati 42 e 10 mesi (41 e 10 mesi per le donne). Inoltre per le lavoratrici dipendenti c’è stato un ulteriore scatto di 18 mesi previsto a suo tempo dalla riforma Fornero (un anno per le autonome). Il risultato è che nel complesso delle gestioni previdenziali le nuove pensioni liquidate nel semestre sono state 189.851 contro le 287.826 dello stesso periodo del 2015. Nell’intero anno passato i nuovi trattamenti liquidati erano stati 561.992. L’importo medio mensile è sceso complessivamente da 990 a 896 euro, essenzialmente a causa della maggiore incidenza delle pensioni ai superstiti, che sono più basse. Mentre infatti la stretta sui requisiti ha ridotto il numero di trattamenti di vecchiaia o anticipati, quelli di reversibilità sono rimasti sostanzialmente stabili. E quindi, anche se in generale gli importi medi non sono cambiati per le varie tipologie, la media è scesa. Naturalmente il lento avanzamento dell’età media non elimina del tutto i casi di pensionamento precoce: tra i lavoratori dipendenti sono stati 150 coloro che – per motivi particolari – hanno lasciato il lavoro con una pensione di vecchiaia o anticipata entro i 54 anni. I neopensionati di età compresa tra i 55 e i 59 anni erano invece circa 11.700. Dopo la riforma Fornero che ha sostanzialmente cancellato la pensione di anzianità il principale canale di uscita prima dell’età della vecchiaia è la cosiddetta pensione anticipata: coloro che hanno iniziato a lavorare molto presto ed hanno avuto la fortuna di non avere “buchi” nella propria carriera lavorativa si possono trovare a usufruirne dopo 42-43 anni anche prima dei 60 anni di età. (Luca Cifoni – Il Mattino)