Sorrento Rosario Fiorentino ricorda Borsellino suggerendo “L’altra storia”

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Riportiamo questo bell’intervento di Rosario Fiorentino consigliere comunale di opposizione al Comune di Sorrento . Quest’anno intendo ricordare il 24° anniversario della morte del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, avvenuta in quel tragico attentato del 19 luglio 1992 in Via D’Amelio, non attraverso un discorso che dopo 24 anni rischia di cadere nella retorica, ma attraverso il suggerimento di un libro. L’altra storia di Laura Anello edito dalla Sperling and Kupfer, una pubblicazione di qualche anno fa che si discosta dalle solite pubblicazioni in materia. Tutti ricordiamo le vittime più illustri di quei due attentati, sappiamo che con loro morirono anche gli uomini della scorta, ma non sappiamo altro, non sappiamo l’altra storia. R. Fiorentino con Procuratore De Raho R. Fiorentino con Procuratore De Raho Ogni capitolo ci fa conoscere una vittima, la sua famiglia, le sue speranze, le sue passioni, i suoi amori, le sue paure: in una sola parola la sua vita. Attraverso la rappresentazione struggente della cruda realtà l’autrice fa rivivere le parole, il dolore, la rabbia, lo sconcerto e la rassegnazione dei parenti delle vittime: figli che si ritrovano da un giorno all’altro senza un padre, donne rimaste senza il loro compagno, genitori “orfani” dei loro figli… VIDEO Laura Anello Laura Anello “Storie di persone umanamente ricche e professionalmente capaci che sono state distrutte… Persone che non sono state cancellate. Sono state umiliate, offese, ferite, però gli assassini non hanno potuto distruggere la loro opera, il loro impegno, il loro ricordo. Perchè il diritto delle vittime, insieme con quello di ottenere riparazione e giustizia, è proprio di essere ricordate. Nella loro unicità e individualità. Nel loro lavoro e nei risultati ottenuti. Nella loro quotidiana umanità. E, prima ancora, nel loro nome. Ma sarebbe terribile e ingiusto se, accanto ai nomi che determinate circostanze, in vita e in morte, hanno reso famosi, non venissero ricordati allo stesso modo quelli che, per altre e diverse circostanze, non sono altrettanto noti. Tutti loro, nessuno escluso, che siano più o meno conosciuti, debbono essere ri-conosciuti dalle istituzioni e da tutti i cittadini come eroi civili, come vittime proprie, come caduti ai quali vanno tributati ricordo e conoscenza. Sempre, ogni giorno”. E’ il racconto del dopo dalla voce dei famigliari Falcone, Borsellino e le vite spezzate a Capaci e in via D’ Amelia. Non quella raccontata dai mafiosi che spinsero il bottone a Capaci e imbottirono di tritolo l’auto di via D’Amelio né quella dei processi. C’è il sopravvissuto Angelo Corbo, l’agente sulla terza macchina di scorta a Capaci che raccoglie l’ultimo sguardo di Falcone sull’autostrada sventrata dal tritolo. Don Luigi Ciotti Don Luigi Ciotti C’è Maria Falcone, che ricostruisce la parte privata del fratello giudice, ormai piegato, senza mai arrendersi, dalle calunnie e dalle amarezze. C’è Alfredo Morvillo, il fratello di Francesca, che descrive il clima di isolamento e di invidie al Tribunale di Palermo che precedette la strage del 23 maggio. C’è Manfredi Borsellino, che parla della vita del padre, dall’incrollabile ottimismo all’ultima telefonata tempestosa con il capo della procura, poche ore prima di andare incontro a una morte annunciata. E poi le mogli, i figli, le sorelle e i fratelli dei ragazzi che vent’anni fa morirono in Sicilia per lo Stato. Quello Stato di cui rappresentavano “il volto più vero e alto”, come scrive Luigi Ciotti nella prefazione. Queste e tante altre storie. Dimenticate o semplicemente sconosciute perché non agganciate o intercettate dalle voci della retorica. Credo che questo testo sia un ottimo modo per ricordare il Giudice Borsellino ed in generale le vittime di mafia perché leggendolo volgiamo l’attenzione al “dopo”. È importante il dopo. E’ importante capire ciò che resta, com’è cambiata la vita delle persone, quali conseguenze questi eventi hanno portato nella vita di familiari, amici dei diretti interessati ed indirettamente di tutti noi. Cosa cammina oggi sulle gambe degli altri. Oggi che sappiamo che la mafia è cambiata, non è più quella del tritolo ma dei grandi affari cosi come ci viene raccontata dagli atti del procuratore capo di Reggio Calabria dott. Federico Cafiero de Raho simbolo ed esempio attuale ed autentico erede insieme ad altri di quella esperienza. Gli atti processuali ci parlano di implicazioni e commistione politica e mafia che non ha precedenti nella storia d’Italia oggi che le esplosioni non avvengono più in casa nostra ma la nostra attenzione e quella dello Stato è rivolta alle frontiere ed in particolare all’Europa la mafia ha carta bianca, fuori dall’attenzione ha la massima libertà di muoversi indolentemente nel settore dei grandi affari e nei Palazzi delle istituzioni. Oggi sembra sempre più difficile trovare esempi del genere : di un atto eroico come quello posto in essere dai giudici Falcone e Borsellino con la loro perseveranza ,tenacia perché sull’altro piatto della bilancia l’altro valore dello Stato in cui giudici credevano è quasi assente ai nostro occhi. Eppure anche un solo grammo dell’eroismo che hanno avuto i due giudici, portato nelle nostre vite, potrebbe migliorare le vite di tutti e dare pace alle vittime. Quindi credo che il miglior tributo che si possa dare a tutte queste vittime, ovunque esse siano è ricordare loro e i loro cari, leggere la storia di quelle persone a cui i Giudici hanno tentato di dare un mondo migliore. * Il referente regionale Associazione i cittadini contro le mafie e la corruzione

Riportiamo questo bell'intervento di Rosario Fiorentino consigliere comunale di opposizione al Comune di Sorrento . Quest’anno intendo ricordare il 24° anniversario della morte del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, avvenuta in quel tragico attentato del 19 luglio 1992 in Via D’Amelio, non attraverso un discorso che dopo 24 anni rischia di cadere nella retorica, ma attraverso il suggerimento di un libro. L’altra storia di Laura Anello edito dalla Sperling and Kupfer, una pubblicazione di qualche anno fa che si discosta dalle solite pubblicazioni in materia. Tutti ricordiamo le vittime più illustri di quei due attentati, sappiamo che con loro morirono anche gli uomini della scorta, ma non sappiamo altro, non sappiamo l’altra storia. R. Fiorentino con Procuratore De Raho R. Fiorentino con Procuratore De Raho Ogni capitolo ci fa conoscere una vittima, la sua famiglia, le sue speranze, le sue passioni, i suoi amori, le sue paure: in una sola parola la sua vita. Attraverso la rappresentazione struggente della cruda realtà l’autrice fa rivivere le parole, il dolore, la rabbia, lo sconcerto e la rassegnazione dei parenti delle vittime: figli che si ritrovano da un giorno all’altro senza un padre, donne rimaste senza il loro compagno, genitori “orfani” dei loro figli… VIDEO Laura Anello Laura Anello “Storie di persone umanamente ricche e professionalmente capaci che sono state distrutte… Persone che non sono state cancellate. Sono state umiliate, offese, ferite, però gli assassini non hanno potuto distruggere la loro opera, il loro impegno, il loro ricordo. Perchè il diritto delle vittime, insieme con quello di ottenere riparazione e giustizia, è proprio di essere ricordate. Nella loro unicità e individualità. Nel loro lavoro e nei risultati ottenuti. Nella loro quotidiana umanità. E, prima ancora, nel loro nome. Ma sarebbe terribile e ingiusto se, accanto ai nomi che determinate circostanze, in vita e in morte, hanno reso famosi, non venissero ricordati allo stesso modo quelli che, per altre e diverse circostanze, non sono altrettanto noti. Tutti loro, nessuno escluso, che siano più o meno conosciuti, debbono essere ri-conosciuti dalle istituzioni e da tutti i cittadini come eroi civili, come vittime proprie, come caduti ai quali vanno tributati ricordo e conoscenza. Sempre, ogni giorno”. E’ il racconto del dopo dalla voce dei famigliari Falcone, Borsellino e le vite spezzate a Capaci e in via D’ Amelia. Non quella raccontata dai mafiosi che spinsero il bottone a Capaci e imbottirono di tritolo l’auto di via D’Amelio né quella dei processi. C’è il sopravvissuto Angelo Corbo, l’agente sulla terza macchina di scorta a Capaci che raccoglie l’ultimo sguardo di Falcone sull’autostrada sventrata dal tritolo. Don Luigi Ciotti Don Luigi Ciotti C’è Maria Falcone, che ricostruisce la parte privata del fratello giudice, ormai piegato, senza mai arrendersi, dalle calunnie e dalle amarezze. C’è Alfredo Morvillo, il fratello di Francesca, che descrive il clima di isolamento e di invidie al Tribunale di Palermo che precedette la strage del 23 maggio. C’è Manfredi Borsellino, che parla della vita del padre, dall’incrollabile ottimismo all’ultima telefonata tempestosa con il capo della procura, poche ore prima di andare incontro a una morte annunciata. E poi le mogli, i figli, le sorelle e i fratelli dei ragazzi che vent’anni fa morirono in Sicilia per lo Stato. Quello Stato di cui rappresentavano “il volto più vero e alto”, come scrive Luigi Ciotti nella prefazione. Queste e tante altre storie. Dimenticate o semplicemente sconosciute perché non agganciate o intercettate dalle voci della retorica. Credo che questo testo sia un ottimo modo per ricordare il Giudice Borsellino ed in generale le vittime di mafia perché leggendolo volgiamo l’attenzione al “dopo”. È importante il dopo. E’ importante capire ciò che resta, com’è cambiata la vita delle persone, quali conseguenze questi eventi hanno portato nella vita di familiari, amici dei diretti interessati ed indirettamente di tutti noi. Cosa cammina oggi sulle gambe degli altri. Oggi che sappiamo che la mafia è cambiata, non è più quella del tritolo ma dei grandi affari cosi come ci viene raccontata dagli atti del procuratore capo di Reggio Calabria dott. Federico Cafiero de Raho simbolo ed esempio attuale ed autentico erede insieme ad altri di quella esperienza. Gli atti processuali ci parlano di implicazioni e commistione politica e mafia che non ha precedenti nella storia d’Italia oggi che le esplosioni non avvengono più in casa nostra ma la nostra attenzione e quella dello Stato è rivolta alle frontiere ed in particolare all’Europa la mafia ha carta bianca, fuori dall’attenzione ha la massima libertà di muoversi indolentemente nel settore dei grandi affari e nei Palazzi delle istituzioni. Oggi sembra sempre più difficile trovare esempi del genere : di un atto eroico come quello posto in essere dai giudici Falcone e Borsellino con la loro perseveranza ,tenacia perché sull’altro piatto della bilancia l’altro valore dello Stato in cui giudici credevano è quasi assente ai nostro occhi. Eppure anche un solo grammo dell’eroismo che hanno avuto i due giudici, portato nelle nostre vite, potrebbe migliorare le vite di tutti e dare pace alle vittime. Quindi credo che il miglior tributo che si possa dare a tutte queste vittime, ovunque esse siano è ricordare loro e i loro cari, leggere la storia di quelle persone a cui i Giudici hanno tentato di dare un mondo migliore. * Il referente regionale Associazione i cittadini contro le mafie e la corruzione