Parole tra i colori: Pittori e Poeti al Chiostro S. M. Delle Grazie con Carlo Alfaro

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Mercoledi 13 luglio, tra i colori della mostra collettiva d’arte contemporanea “Artisti in MoviMente”, che si è svolta dal 26 giugno al 17 luglio, nel suggestivo scenario del Chiostro S.M. delle Grazie, in Piazza S. Antonino a Sorrento, sono fiorite le parole, con l’evento “Parole tra i Colori”, organizzato da Carlo Alfaro, e costituito dalla presentazione del libro “La chiameremo vita”, di Franco De Luca, Tullio Pironti editore, con la relazione della psicologa Maria Grazia Santucci, e la lettura di gemme di poesia di rinomati poeti locali. La trama di La chiameremo Vita si snoda, attraverso sapienti flashback, tra passato e presente, tra la Napoli odierna e Roccaspina, un paesino immaginario nell’entroterra agricolo campano, due generazioni prima. Dunque, due parti, due spazi, due tempi che realizzano due storie in una, o meglio una storia nella storia, incastrate in una struttura narrativa originale e ben orchestrata, in cui il dopo e il prima si intersecano e si inseguono. Il protagonista, Antonio Sodano, professore di lettere, vive la sua vita di trentenne di oggi nella Napoli contemporanea, tra alunni come Prisco, il ragazzo più asino della classe ma dotato di forte intelligenza empatica, la passione per la musica napoletana, il volontariato, l’aspirazione di scrivere un libro, e i sentimenti che lo dibattono tra Serena e Laura, quando grazie ad una zia cui è molto legato, Ester, novella Emily Dickinson nella sua casa senza tempo da cui non esce mai, entra in possesso di un manoscritto redatto dal nonno, che, con un salto nel passato, ci riporta nell’epoca del maresciallo Antonio Attanasio e del suo paesino di provincia, fino ad un finale inaspettato, spettacolare e rivelatore. Protagonisti al pari dei personaggi, i luoghi, descritti con passione ed empatia dall’autore, sia la Napoli di oggi, metropolitana, movimentata, caotica, magica e dolorosa, con la sua musica, le sue passioni e le sue contraddizioni, sia Roccaspina, un paesino nella campagna fertile e agricola, solcata da filari di viti, dell’epoca dei nostri nonni, col suo campanile, che viene dotato di un grande orologio, fonte di discordia e poi crescita di una coscienza sociale. Punto di forza del romanzo, la magia del ritratto intimo e delicato, estremamente curato, che l’autore fa dei personaggi, rendendoli indimenticabili, con una sensibilità e profondità che rendono il racconto corale, vivido e palpitante di emozioni ed accadimenti, sventure e dolori, voglia di vivere e desideri. Tutti i personaggi diventano alla fine coprotagonisti, in quanto approfonditi introspettivamente nelle mille sfaccettature delle pieghe del loro mondo interiore. Come ha detto a Carlo Alfaro durante l’intervista, l’autore è convinto che, vivendo durante gli anni di maturazione del romanzo a stretto contatto coi suoi personaggi, questi gli diventano talmente familiari da acquisire quasi vita propria ed autonoma. Tra tutti, emerge Santo Balzano, il diverso, il matto, lo strano, quello che come animale da compagnia tiene un cinghiale, quello che è l’umico a conservare la bussola in un mondo dove tutti si perdono, e si fa strumento dello svelamento del mistero, come fosse “illuminato”. A fare da sfondo, il seducente mondo del vino, che l’autore conosce molto bene, da esperto sommelier qual è. Si crea un parallelismo tra le vite dei protagonisti, che Franco segue con tenerezza e attenzione, e il percorso della vite, il suo raccolto, il processo di vinificazione. Il romanzo sta entusiasmando critici e lettori, che definiscono la storia tenera e potente, ricca e appassionante, dolce e spietata, avvincente e ben architettata, intensa e profonda, raccontata con verve, ironia, gusto,passione, umorismo, amore e tenerezza per persone e luoghi narrati. La cosa che colpisce maggiormente i lettori è la grande sensibilità che permea tutto il lavoro, e quello che arriva è il messaggio del rispetto di tutti, soprattutto i “diversi”, che possono avere grandi doti e donare importanti insegnamenti. Il ritmo della narrazione è incalzante, serrato e coinvolgente, i contenuti realistici e profondi, capaci di far sorridere e commuovere, la descrizione dei luoghi e delle scene accurata e sapiente, lo stile al contempo appassionato e lirico, introspettivo e palpitante, scorrevole e lineare, colto e fluido, piacevole e raffinato, condito da felici battute e capace di coinvolgere pagina dopo pagina. E’ stato detto che il romanzo si colloca a pieno titolo nella grande tradizione del realismo sociale americano. I critici hanno esaltato la grazia e purezza del racconto, con squarci di altissima letteratura, la profondità di analisi psicologica e l’umanità dello sguardo dell’autore. Ai momenti di discussione del libro, Carlo Alfaro ha scelto opportunamente di alternare l’intervento dei poeti: la poetessa, scrittrice e pittrice Cecilia Coppola che in veste di presidente della Cypraea ha dedicato a lui, suo devoto alunno delle medie, una targa al merito per il suo impegno culturale e sociale e una poesia sulla sua classe degli anni ’70; Anna Bartiromo con una lirica contro gli orrori dell’ISIS; Gianni Terminiello e Salvatore Russo con poesie ispirate ai dipinti in mostra, rispettivamente“L’odore dei limoni” e “A Luggetella” ; Augusto Maresca con il suo brevissimo ma struggente componimento “Il vento”; Maria Fausto in doppia veste di poetessa con la sua fantasmagorica “Ho un nome d’acqua” e lettrice appassionata di altre autrici; Rosanna Ferraiuolo e Paola Cetani in vesti di poetesse oltre che pittrici; le novizie Rossella Di Martino e Teresa Iaccarino; Silvia Verdoliva e Domenico Palumbo, poeti con già all’attivo pubblicazioni di successo; Raffaele Ragone che, non potendo essere presente quest’anno, a differenza dello scorso, ha inviato un suo suggestivo componimento alla voce amica di Maria Carmen Matarazzo; la giovanissima Marianna Arcuro letta da Marianna Scarpato; Nino Casola che ha interpretato con le sue doti attoriali un suo accorato componimento. Gran finale con la recitazione a memoria di una celebre poesia di Salvatore Di Giacomo da parte della vulcanica Anna Esposito. Sentita la presenza dell’Assessore Mario Gargiulo, a sottolineare l’attenzione dell’Amministrazione alla cultura. Tra i flash dei tre fotografi ufficiali della manifestazione, Nino Casola, Michele De Angelis e il giovanissimo Antonino Ruggiero, hanno brillato su tutto i lavori della mostra, resi ancora più splendenti dalla luce della luna e il bagliore delle parole poetiche: i dipinti solari di Anna Esposito, le tele raffinate di Maria Cappuro, il mondo a colori di Nello Carrino, i racconti in colori delle sorelle Maria Rosella e Paola Cetani, i quadri naif di Rosanna Ferraiuolo, i dipinti dall’inconfondibile blu di Pucci Ussano, le rappresentazioni futuristiche di Raffaele Iaccarino, le pregiate incisioni di Antonino Cappiello, i presepi-gioiello di Antonino Colicchio, le sculture in legno di Tony Esposito detto Wolfe , gli incanti in intarsio di Giuseppe Rocco e le meravigliose Madonne stilizzate dell’ultraottantenne maestro Luigi Gargiulo.Mercoledi 13 luglio, tra i colori della mostra collettiva d’arte contemporanea “Artisti in MoviMente”, che si è svolta dal 26 giugno al 17 luglio, nel suggestivo scenario del Chiostro S.M. delle Grazie, in Piazza S. Antonino a Sorrento, sono fiorite le parole, con l’evento “Parole tra i Colori”, organizzato da Carlo Alfaro, e costituito dalla presentazione del libro “La chiameremo vita”, di Franco De Luca, Tullio Pironti editore, con la relazione della psicologa Maria Grazia Santucci, e la lettura di gemme di poesia di rinomati poeti locali. La trama di La chiameremo Vita si snoda, attraverso sapienti flashback, tra passato e presente, tra la Napoli odierna e Roccaspina, un paesino immaginario nell’entroterra agricolo campano, due generazioni prima. Dunque, due parti, due spazi, due tempi che realizzano due storie in una, o meglio una storia nella storia, incastrate in una struttura narrativa originale e ben orchestrata, in cui il dopo e il prima si intersecano e si inseguono. Il protagonista, Antonio Sodano, professore di lettere, vive la sua vita di trentenne di oggi nella Napoli contemporanea, tra alunni come Prisco, il ragazzo più asino della classe ma dotato di forte intelligenza empatica, la passione per la musica napoletana, il volontariato, l’aspirazione di scrivere un libro, e i sentimenti che lo dibattono tra Serena e Laura, quando grazie ad una zia cui è molto legato, Ester, novella Emily Dickinson nella sua casa senza tempo da cui non esce mai, entra in possesso di un manoscritto redatto dal nonno, che, con un salto nel passato, ci riporta nell’epoca del maresciallo Antonio Attanasio e del suo paesino di provincia, fino ad un finale inaspettato, spettacolare e rivelatore. Protagonisti al pari dei personaggi, i luoghi, descritti con passione ed empatia dall’autore, sia la Napoli di oggi, metropolitana, movimentata, caotica, magica e dolorosa, con la sua musica, le sue passioni e le sue contraddizioni, sia Roccaspina, un paesino nella campagna fertile e agricola, solcata da filari di viti, dell’epoca dei nostri nonni, col suo campanile, che viene dotato di un grande orologio, fonte di discordia e poi crescita di una coscienza sociale. Punto di forza del romanzo, la magia del ritratto intimo e delicato, estremamente curato, che l’autore fa dei personaggi, rendendoli indimenticabili, con una sensibilità e profondità che rendono il racconto corale, vivido e palpitante di emozioni ed accadimenti, sventure e dolori, voglia di vivere e desideri. Tutti i personaggi diventano alla fine coprotagonisti, in quanto approfonditi introspettivamente nelle mille sfaccettature delle pieghe del loro mondo interiore. Come ha detto a Carlo Alfaro durante l’intervista, l’autore è convinto che, vivendo durante gli anni di maturazione del romanzo a stretto contatto coi suoi personaggi, questi gli diventano talmente familiari da acquisire quasi vita propria ed autonoma. Tra tutti, emerge Santo Balzano, il diverso, il matto, lo strano, quello che come animale da compagnia tiene un cinghiale, quello che è l’umico a conservare la bussola in un mondo dove tutti si perdono, e si fa strumento dello svelamento del mistero, come fosse “illuminato”. A fare da sfondo, il seducente mondo del vino, che l’autore conosce molto bene, da esperto sommelier qual è. Si crea un parallelismo tra le vite dei protagonisti, che Franco segue con tenerezza e attenzione, e il percorso della vite, il suo raccolto, il processo di vinificazione. Il romanzo sta entusiasmando critici e lettori, che definiscono la storia tenera e potente, ricca e appassionante, dolce e spietata, avvincente e ben architettata, intensa e profonda, raccontata con verve, ironia, gusto,passione, umorismo, amore e tenerezza per persone e luoghi narrati. La cosa che colpisce maggiormente i lettori è la grande sensibilità che permea tutto il lavoro, e quello che arriva è il messaggio del rispetto di tutti, soprattutto i “diversi”, che possono avere grandi doti e donare importanti insegnamenti. Il ritmo della narrazione è incalzante, serrato e coinvolgente, i contenuti realistici e profondi, capaci di far sorridere e commuovere, la descrizione dei luoghi e delle scene accurata e sapiente, lo stile al contempo appassionato e lirico, introspettivo e palpitante, scorrevole e lineare, colto e fluido, piacevole e raffinato, condito da felici battute e capace di coinvolgere pagina dopo pagina. E’ stato detto che il romanzo si colloca a pieno titolo nella grande tradizione del realismo sociale americano. I critici hanno esaltato la grazia e purezza del racconto, con squarci di altissima letteratura, la profondità di analisi psicologica e l’umanità dello sguardo dell’autore. Ai momenti di discussione del libro, Carlo Alfaro ha scelto opportunamente di alternare l’intervento dei poeti: la poetessa, scrittrice e pittrice Cecilia Coppola che in veste di presidente della Cypraea ha dedicato a lui, suo devoto alunno delle medie, una targa al merito per il suo impegno culturale e sociale e una poesia sulla sua classe degli anni ’70; Anna Bartiromo con una lirica contro gli orrori dell’ISIS; Gianni Terminiello e Salvatore Russo con poesie ispirate ai dipinti in mostra, rispettivamente“L’odore dei limoni” e “A Luggetella” ; Augusto Maresca con il suo brevissimo ma struggente componimento “Il vento”; Maria Fausto in doppia veste di poetessa con la sua fantasmagorica “Ho un nome d’acqua” e lettrice appassionata di altre autrici; Rosanna Ferraiuolo e Paola Cetani in vesti di poetesse oltre che pittrici; le novizie Rossella Di Martino e Teresa Iaccarino; Silvia Verdoliva e Domenico Palumbo, poeti con già all’attivo pubblicazioni di successo; Raffaele Ragone che, non potendo essere presente quest’anno, a differenza dello scorso, ha inviato un suo suggestivo componimento alla voce amica di Maria Carmen Matarazzo; la giovanissima Marianna Arcuro letta da Marianna Scarpato; Nino Casola che ha interpretato con le sue doti attoriali un suo accorato componimento. Gran finale con la recitazione a memoria di una celebre poesia di Salvatore Di Giacomo da parte della vulcanica Anna Esposito. Sentita la presenza dell’Assessore Mario Gargiulo, a sottolineare l’attenzione dell’Amministrazione alla cultura. Tra i flash dei tre fotografi ufficiali della manifestazione, Nino Casola, Michele De Angelis e il giovanissimo Antonino Ruggiero, hanno brillato su tutto i lavori della mostra, resi ancora più splendenti dalla luce della luna e il bagliore delle parole poetiche: i dipinti solari di Anna Esposito, le tele raffinate di Maria Cappuro, il mondo a colori di Nello Carrino, i racconti in colori delle sorelle Maria Rosella e Paola Cetani, i quadri naif di Rosanna Ferraiuolo, i dipinti dall’inconfondibile blu di Pucci Ussano, le rappresentazioni futuristiche di Raffaele Iaccarino, le pregiate incisioni di Antonino Cappiello, i presepi-gioiello di Antonino Colicchio, le sculture in legno di Tony Esposito detto Wolfe , gli incanti in intarsio di Giuseppe Rocco e le meravigliose Madonne stilizzate dell’ultraottantenne maestro Luigi Gargiulo.

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