Mazzette al Ruggi di Salerno: danno da 500mila euro

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SALERNO. Quatto inviti a dedurre sono stati notificati dalla Corte dei Conti della Campania, attraverso i carabinieri del Reparto operativo del comando provinciale di Salerno, ai medici dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona.I medici indagati avrebbero incassato mazzette per superare le liste d’attesa, operando pazienti dai quali si facevano pagare l’intervento che poi anche veniva inserito in quelli del nosocomio a carico del Servizio sanitario nazionale. Un comportamento, per i pm contabili, che avrebbe provocato un danno erariale di oltre mezzo milione, stimato anche sulla base di un danno all’immagine. L’indagine contabile scaturisce da una inchiesta della procura che ad aprile ha chiesto ed ottenuto dal gip misure cautelari e che, grazie ad accertamenti bancari, ha messo in luce il sistema usato dai medici con la complicità di personale infermieristico. Luciano Brigante , Gaetano Liberti , Renato Saponiero e Anna Rita Iannicelli hanno ricevuto l’avviso della magistratura contabile. I fatti. «Pagavano fino a ventimila euro per saltare la lista d’attesa e lo facevano perchè costretti davanti alla malattia. Questo ha provocato oltre che un danno economico alla struttura sanitaria e quindi a tutti i cittadini, anche un danno all’immagine e al decoro». Sessanta pagine in un invito a dedurre per tre medici e una caposala che secondo l’accusa «hanno estorto soldi a pazienti in gravi condizioni di salute». Le.firma il pm della Corte di Conti della Campania, elencando casi come quello di un malato della Sardegna, morto dopo l’intervento, il quale aveva un tumore al cervello e che aveva sborsato 15mila euro per essere operato dall’equipe composta dal primario del reparto di Neurochirurgia, Luciano Brigante, dal luminare Takanori Fukushima, indagato dalla Procura di Salerno ma non dalla Corte dei Conti, e dal chirurgo pisano Gaetano Liberti. «Entravano e uscivano dalla sala operatoria come se fosse di loro proprietà», sostengono i magistrati contabili nell’invito a dedurre. L’indagine partì con una annotazione della Dia di Salerno alla Procura che avviò l’inchiesta che il 30 marzo scorso ha portato all’emissione di tre ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e una di divieto di esercizio della professione. «La prestazione non solo era irregolare – scrive il pm della Corte dei Conti – ovvero al di fuori del regime intramoenia, ma anche indebita, perchè si costringeva psicologicamente persone afflitte da gravi malattie a contrarre un impegno non liberamente accettato». Sceglievano in pratica di poter sopravvivere o attendere lo scorrimento della lista d’attesa e quindi un tempo molto più lungo e indefinito, «per farsi operare da uno dei chirurghi del reparto, percependo quest’ultima opzione come una perdita di vitale opportunita». Tutti e quattro gli indagati hanno adesso trenta giorni di tempo per poter essere ascoltati dai magistrati contabili o depositare memorie difensive. Il danno erariale contestato ai sanitari (due medici dirigenti del Ruggi, uno di una clinica di San Rossore e la caposala del nosocomio salernitano) è di 566mila euro nella forma di danno patrimoniale da tangente e da disservizio e per aver leso il decoro e l’onore del Servizio sanitario nazionale, mentre al primario del reparto del Ruggi d’Aragona viene contestato un ulteriore danno erariale per la violazione delle norme sulla esclusività quantificato in 36.727,40 euro.

 FONTE LA CITTA 

SALERNO. Quatto inviti a dedurre sono stati notificati dalla Corte dei Conti della Campania, attraverso i carabinieri del Reparto operativo del comando provinciale di Salerno, ai medici dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona.I medici indagati avrebbero incassato mazzette per superare le liste d’attesa, operando pazienti dai quali si facevano pagare l’intervento che poi anche veniva inserito in quelli del nosocomio a carico del Servizio sanitario nazionale. Un comportamento, per i pm contabili, che avrebbe provocato un danno erariale di oltre mezzo milione, stimato anche sulla base di un danno all’immagine. L’indagine contabile scaturisce da una inchiesta della procura che ad aprile ha chiesto ed ottenuto dal gip misure cautelari e che, grazie ad accertamenti bancari, ha messo in luce il sistema usato dai medici con la complicità di personale infermieristico. Luciano Brigante , Gaetano Liberti , Renato Saponiero e Anna Rita Iannicelli hanno ricevuto l’avviso della magistratura contabile. I fatti. «Pagavano fino a ventimila euro per saltare la lista d’attesa e lo facevano perchè costretti davanti alla malattia. Questo ha provocato oltre che un danno economico alla struttura sanitaria e quindi a tutti i cittadini, anche un danno all’immagine e al decoro». Sessanta pagine in un invito a dedurre per tre medici e una caposala che secondo l’accusa «hanno estorto soldi a pazienti in gravi condizioni di salute». Le.firma il pm della Corte di Conti della Campania, elencando casi come quello di un malato della Sardegna, morto dopo l’intervento, il quale aveva un tumore al cervello e che aveva sborsato 15mila euro per essere operato dall’equipe composta dal primario del reparto di Neurochirurgia, Luciano Brigante, dal luminare Takanori Fukushima, indagato dalla Procura di Salerno ma non dalla Corte dei Conti, e dal chirurgo pisano Gaetano Liberti. «Entravano e uscivano dalla sala operatoria come se fosse di loro proprietà», sostengono i magistrati contabili nell’invito a dedurre. L’indagine partì con una annotazione della Dia di Salerno alla Procura che avviò l’inchiesta che il 30 marzo scorso ha portato all’emissione di tre ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e una di divieto di esercizio della professione. «La prestazione non solo era irregolare – scrive il pm della Corte dei Conti – ovvero al di fuori del regime intramoenia, ma anche indebita, perchè si costringeva psicologicamente persone afflitte da gravi malattie a contrarre un impegno non liberamente accettato». Sceglievano in pratica di poter sopravvivere o attendere lo scorrimento della lista d’attesa e quindi un tempo molto più lungo e indefinito, «per farsi operare da uno dei chirurghi del reparto, percependo quest’ultima opzione come una perdita di vitale opportunita». Tutti e quattro gli indagati hanno adesso trenta giorni di tempo per poter essere ascoltati dai magistrati contabili o depositare memorie difensive. Il danno erariale contestato ai sanitari (due medici dirigenti del Ruggi, uno di una clinica di San Rossore e la caposala del nosocomio salernitano) è di 566mila euro nella forma di danno patrimoniale da tangente e da disservizio e per aver leso il decoro e l’onore del Servizio sanitario nazionale, mentre al primario del reparto del Ruggi d’Aragona viene contestato un ulteriore danno erariale per la violazione delle norme sulla esclusività quantificato in 36.727,40 euro.

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