LA CERTOSA DI PADULA, STRAORDINARIO ATTRATTORE CULTURALE; CONTENITORE PRESTIGIOSO DI STORIA ED ARTE. UNA PAGINA D’EUROPA

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LA CERTOSA DI PADULA, STRAORDINARIO ATTRATTORE CULTURALE; CONTENITORE PRESTIGIOSO DI STORIA ED ARTE. UNA PAGINA D’EUROPA DEL TERRITORIO SALERNITANO

 

E’ la più grande d’Italia. Fu dichiarata  “patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1998  E’ una gloria tutta nostra, del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, che ne va legittimamente orgoglioso nei convegni nazionali  d internazionali  . E ne espone gigantografie negli stand delle fiere del turismo  più importanti dell’Europa e del mondo. Io ci sono stato diverse volte nel corso degli anni  L’ultima volta risale ad un paio di mesi fa, quando partecipai  alla celebrazione del  130° anniversario della Fondazione del   Circolo Sociale “Carlo Aberto” di Padula, su invito dell’amabile Presidente, avv. Feliice TIERNO.Ne ho un gran bel ricordo per la calda ospitalità e per la compagnia di dotti amici di vecchia data. Però, come ricordai  anche in quella occasione, mi è ben vivida nella memoria un’altra visita che risale a due o tre decenni fa fa o giù di lì  Fu in una limpida  giornata nella gloria  del sole di un maggio nello scialo delle  campagne in fiore. Salivo da Sapri  lungo le stradi del Cilento interno in compagnia di un colto studioso tedesco che vantava e vanta discendenze familiari dal grandissimo Teodoro MOMSEN Eravamo, entrambi,in  pellegrinaggio di amore e di cultura nel Basso Cilento sulle orme di Pisacane.Ci fermammo sul ciglio di  strada  davanti al  cippo di pietra che ricorda l’eccidio  “ del bel capitano dagli occhi azzurri e dai capelli d’oro” e dei suoi compagni /eroi, là dove, sotto  Sanza, mani pietose avevano lasciato un mazzetto di fiori di campo. Intorno c’era il coro assordante di grilli e cicale, che riecheggiava e si perdeva nella vallata. La commozione fu intensa. Quella stessa che provammo più tardi davanti al monumento sepolcrale che conserva le ossa di Pisacane e dei compagni di eroismo lassù sullo spalto panoramico di Padula, che si apre agli slarghi del  Vallo  di  Diano ed alla contemplazione di quel prestigioso rettangolo di storia religiosa e civile della Certosa, appunto, eremo fecondo di monaci nobili e colti. L’amico tedesco subì il fascino del paesaggio ma  sottolineò la poca cura del monumento/ ossario e quasi mi mortificò, a mò di rimprovero, citando con tono solenne il  ben noto comandamento delle Dodici Tavole “deorun manium iura sncta sunto”. Ma mi sentii   rinfrancato ed orgoglioso  quando nella passeggiata a passi lenti all’interno della Certosa:  sgranava gli occhi con ripetuti  oh! oh! di meraviglia,sottolineava  i  tesori  d’arte  e di cultura del  noto e prestigioso convento. Impiegammo  tre ore e passa a dialogare e confrontarci in una bella e vivace gara di cultura, a sottolineare memorie storiche e testimonianze artistiche ed architettoniche.  Fu . la Certosa, fondata da Tommaso Sanseverino, conte di  Marsico nel 1306 e per i successivi  450 anni fu punto di riferimento di storia religiosa ma anche  civile di un territorio vastissimo. Quel che colpisce e stupisce subito è la dimensione e la maestosità dell’architettura. Queste le cifre: 51500 metri quadrati   , 350 stanze.Il  chiostro interno di 12.000 metri quadrati è il più grande del mondo contenuto e delimitato da 84 colonne e comprende anche una scala a chiocciola ellissoidale, che porta alla biblioteca ed offre , la scala,un  panorama a tutto tondo.Il grandioso complesso  monastico, di stile barocco  ha forma di graticola, a ricordare la morte di  San Lorenzo,di cui porta il nome, che  come si sa, mori arso vivo su di una graticola arroventata.In ottemperanza alla regola certosina la vita monastica si svolgeva tra lavoro e contemplazione/meditazione. E’ stupefacente l’organizzazione  degli spazi architettonici, che si articolano in  “casa bassa”, più a contatto con  il mondo esterno,dove si svolgevano le attività di sostentamento della  comunità certosina:spezieria,stalle,granai, depositi,ubicati  nella parte esterna, e “casa alta” con gli spazi della vita comunitaria dei monaci :chiesa,cucina, refettorio, sala del tesoro e del capitolo e gli ambienti di stretta  clausura organizzata intorno al chiostro grande, celle dei monaci e giardini, appartamento del  Priore, biblioteca.. Una menzione speciale con visita a se stante merita la chiesa, con coro ligneo rigidamente suddiviso  fra quello dei monaci, che hanno preso i voti e  conversi in attesa di prenderli. La cucina è enorme  e fu testimone di una “frittata” di mille uova in occasione della visita di Carlo V. Immensa la biblioteca, dove si ammira, tra l’altro, un bellissimo e colorato pavimento di mattonelle di Vietri sul Mare Colpisce per  dimensione e fasto l’appartamento del  Priore, che comprende appartamento vero e proprio con  giardino personale, chiesa/cappella. L’interno artisticamente arabescato e l’esterno con ampi spazi ben distribuiti  ed organizzati. Ogni spazio meriterebbe una visita a se stante. La  merita senz’altro il Museo Acheologico della Lucania Occidentale, ricco di arredi tombali con vasellame di bronzo e ceramiche di chiaro stampo greco.La visita consente di ripercorre belle pagine  di storia dell’intero territorio,ma di caratura europea ed internazionale,  dalle quali si evince che Padula deriva dal termine palude a dimostrare il lago  paludoso di origine vulcanica, che fu  l’antico Vallo, che lì vi era una città dal nome Cosilinun, l’antica Sala Consilina,  che fu sede della prima comunità cristiana del territorio e ne fu anche sede vescovile. La città si schierò con Pirro, prima, e con Annibale , dopo, contro Roma, che vendicò l’affronto. La zona occupava una postazione strategica per i collegamenti da Roma verso il Sud e per questo vi fu costruita una funzionale strada, la Via Popilia e la l’Appia/Traiana che la collegavano a Paestum e Velia. Oh le scoperte che consente una colta lettura dell’archeologia! lL amico tedesco  ed io discutemmo a lungo e confrontammo le diverse, anche  se spesso, convergenti, letture sulla evoluzione della storia dei secoli  romani, prima, e cristiani, dopo, mentre a passi lenti  visitavamo gli ampi possedimento esterni della Certosa, ettari di campagna, coltivati a grano, vigneti, ortofrutta, per il sostentamento dei monaci,ma anche per  animare un ricco commercio per le popolazioni del territorio. Continuammo il discorso interessante ed appassionato al tavolo di un accogliente trattoria di Prato Perillo, all’ombra  di un castagneto,là dove la pianura trasmigra verso la collina che si fa montagna al Passo del Corticato. Pranzo  squisito  a base di antipasto di affettati di montagna(latticini di Sassano e salumi di Teggiano), fussilli con sugo di castrato, arrosto di capretto con contorno di croccanti “sciuscioloni” e poi via a scavalco della Sella del Corticato attraverso i ridenti paesi della Valle del Calore, con destinazione la pianura,che esalta la storia prestigiosa di Poseidonia/Paestum città di approdi  e partenze sulle rotte del Mediterraneo dei miti e della Grande Storia. Il Viaggio  rivissuto sull’onda del ricordo di una interessante esperienza in compagnia di un colto studioso tedesco avrei desiderio di ripercorrerlo  . dal vero, per riscoprire testimonianze e pagine di storia, non solo quella antica, ma anche e soprattutto, quella  di respiro europeo, quanto mai  attuali  in  un periodo in cui l’Europa, intesa come UE, attraversa un periodo di crisi. E in viaggio che consiglio a politici, amministratori, operatori, intellettuali e, soprattutto, giovani di casa nostra, pe riscoprire ed  esaltare, tutti  insieme, da “dove veniamo” e l’Europa che è in noi, quella scritta da e nel nostro territorio. Io personalmente  intendo  rifarlo e lo rifarò in queste vacanze per rileggere testimonianze lasciate  in sospeso ed anche, perché, ho una voglia matta  di un pranzo all’ombra dei castagneti di Prato Perillo a base di  affettati  di montagna, fusilli fatti in casa, arrosto di capretto con croccanti  “sciuscioloni”   per “sfizio” di contorno, E’ una esperienza che, comunque consiglio ai lettori ora che l’estate consente   scampagnate fuori porta, nell’ariosità  della gloria del sole, ma che e assicura ombre amiche  dei castagneti  che  dai pianori di Prato Perillo trasmigrano verso lil Passo del  Corticato.

Giuseppe Liuccio

liucciogiuseppe@gmail.com

                

LA CERTOSA DI PADULA, STRAORDINARIO ATTRATTORE CULTURALE; CONTENITORE PRESTIGIOSO DI STORIA ED ARTE. UNA PAGINA D’EUROPA DEL TERRITORIO SALERNITANO

 

E’ la più grande d’Italia. Fu dichiarata  “patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1998  E’ una gloria tutta nostra, del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, che ne va legittimamente orgoglioso nei convegni nazionali  d internazionali  . E ne espone gigantografie negli stand delle fiere del turismo  più importanti dell’Europa e del mondo. Io ci sono stato diverse volte nel corso degli anni  L’ultima volta risale ad un paio di mesi fa, quando partecipai  alla celebrazione del  130° anniversario della Fondazione del   Circolo Sociale “Carlo Aberto” di Padula, su invito dell’amabile Presidente, avv. Feliice TIERNO.Ne ho un gran bel ricordo per la calda ospitalità e per la compagnia di dotti amici di vecchia data. Però, come ricordai  anche in quella occasione, mi è ben vivida nella memoria un’altra visita che risale a due o tre decenni fa fa o giù di lì  Fu in una limpida  giornata nella gloria  del sole di un maggio nello scialo delle  campagne in fiore. Salivo da Sapri  lungo le stradi del Cilento interno in compagnia di un colto studioso tedesco che vantava e vanta discendenze familiari dal grandissimo Teodoro MOMSEN Eravamo, entrambi,in  pellegrinaggio di amore e di cultura nel Basso Cilento sulle orme di Pisacane.Ci fermammo sul ciglio di  strada  davanti al  cippo di pietra che ricorda l’eccidio  “ del bel capitano dagli occhi azzurri e dai capelli d’oro” e dei suoi compagni /eroi, là dove, sotto  Sanza, mani pietose avevano lasciato un mazzetto di fiori di campo. Intorno c’era il coro assordante di grilli e cicale, che riecheggiava e si perdeva nella vallata. La commozione fu intensa. Quella stessa che provammo più tardi davanti al monumento sepolcrale che conserva le ossa di Pisacane e dei compagni di eroismo lassù sullo spalto panoramico di Padula, che si apre agli slarghi del  Vallo  di  Diano ed alla contemplazione di quel prestigioso rettangolo di storia religiosa e civile della Certosa, appunto, eremo fecondo di monaci nobili e colti. L’amico tedesco subì il fascino del paesaggio ma  sottolineò la poca cura del monumento/ ossario e quasi mi mortificò, a mò di rimprovero, citando con tono solenne il  ben noto comandamento delle Dodici Tavole “deorun manium iura sncta sunto”. Ma mi sentii   rinfrancato ed orgoglioso  quando nella passeggiata a passi lenti all’interno della Certosa:  sgranava gli occhi con ripetuti  oh! oh! di meraviglia,sottolineava  i  tesori  d’arte  e di cultura del  noto e prestigioso convento. Impiegammo  tre ore e passa a dialogare e confrontarci in una bella e vivace gara di cultura, a sottolineare memorie storiche e testimonianze artistiche ed architettoniche.  Fu . la Certosa, fondata da Tommaso Sanseverino, conte di  Marsico nel 1306 e per i successivi  450 anni fu punto di riferimento di storia religiosa ma anche  civile di un territorio vastissimo. Quel che colpisce e stupisce subito è la dimensione e la maestosità dell’architettura. Queste le cifre: 51500 metri quadrati   , 350 stanze.Il  chiostro interno di 12.000 metri quadrati è il più grande del mondo contenuto e delimitato da 84 colonne e comprende anche una scala a chiocciola ellissoidale, che porta alla biblioteca ed offre , la scala,un  panorama a tutto tondo.Il grandioso complesso  monastico, di stile barocco  ha forma di graticola, a ricordare la morte di  San Lorenzo,di cui porta il nome, che  come si sa, mori arso vivo su di una graticola arroventata.In ottemperanza alla regola certosina la vita monastica si svolgeva tra lavoro e contemplazione/meditazione. E’ stupefacente l’organizzazione  degli spazi architettonici, che si articolano in  “casa bassa”, più a contatto con  il mondo esterno,dove si svolgevano le attività di sostentamento della  comunità certosina:spezieria,stalle,granai, depositi,ubicati  nella parte esterna, e “casa alta” con gli spazi della vita comunitaria dei monaci :chiesa,cucina, refettorio, sala del tesoro e del capitolo e gli ambienti di stretta  clausura organizzata intorno al chiostro grande, celle dei monaci e giardini, appartamento del  Priore, biblioteca.. Una menzione speciale con visita a se stante merita la chiesa, con coro ligneo rigidamente suddiviso  fra quello dei monaci, che hanno preso i voti e  conversi in attesa di prenderli. La cucina è enorme  e fu testimone di una “frittata” di mille uova in occasione della visita di Carlo V. Immensa la biblioteca, dove si ammira, tra l’altro, un bellissimo e colorato pavimento di mattonelle di Vietri sul Mare Colpisce per  dimensione e fasto l’appartamento del  Priore, che comprende appartamento vero e proprio con  giardino personale, chiesa/cappella. L’interno artisticamente arabescato e l’esterno con ampi spazi ben distribuiti  ed organizzati. Ogni spazio meriterebbe una visita a se stante. La  merita senz’altro il Museo Acheologico della Lucania Occidentale, ricco di arredi tombali con vasellame di bronzo e ceramiche di chiaro stampo greco.La visita consente di ripercorre belle pagine  di storia dell’intero territorio,ma di caratura europea ed internazionale,  dalle quali si evince che Padula deriva dal termine palude a dimostrare il lago  paludoso di origine vulcanica, che fu  l’antico Vallo, che lì vi era una città dal nome Cosilinun, l’antica Sala Consilina,  che fu sede della prima comunità cristiana del territorio e ne fu anche sede vescovile. La città si schierò con Pirro, prima, e con Annibale , dopo, contro Roma, che vendicò l’affronto. La zona occupava una postazione strategica per i collegamenti da Roma verso il Sud e per questo vi fu costruita una funzionale strada, la Via Popilia e la l’Appia/Traiana che la collegavano a Paestum e Velia. Oh le scoperte che consente una colta lettura dell’archeologia! lL amico tedesco  ed io discutemmo a lungo e confrontammo le diverse, anche  se spesso, convergenti, letture sulla evoluzione della storia dei secoli  romani, prima, e cristiani, dopo, mentre a passi lenti  visitavamo gli ampi possedimento esterni della Certosa, ettari di campagna, coltivati a grano, vigneti, ortofrutta, per il sostentamento dei monaci,ma anche per  animare un ricco commercio per le popolazioni del territorio. Continuammo il discorso interessante ed appassionato al tavolo di un accogliente trattoria di Prato Perillo, all’ombra  di un castagneto,là dove la pianura trasmigra verso la collina che si fa montagna al Passo del Corticato. Pranzo  squisito  a base di antipasto di affettati di montagna(latticini di Sassano e salumi di Teggiano), fussilli con sugo di castrato, arrosto di capretto con contorno di croccanti “sciuscioloni” e poi via a scavalco della Sella del Corticato attraverso i ridenti paesi della Valle del Calore, con destinazione la pianura,che esalta la storia prestigiosa di Poseidonia/Paestum città di approdi  e partenze sulle rotte del Mediterraneo dei miti e della Grande Storia. Il Viaggio  rivissuto sull’onda del ricordo di una interessante esperienza in compagnia di un colto studioso tedesco avrei desiderio di ripercorrerlo  . dal vero, per riscoprire testimonianze e pagine di storia, non solo quella antica, ma anche e soprattutto, quella  di respiro europeo, quanto mai  attuali  in  un periodo in cui l’Europa, intesa come UE, attraversa un periodo di crisi. E in viaggio che consiglio a politici, amministratori, operatori, intellettuali e, soprattutto, giovani di casa nostra, pe riscoprire ed  esaltare, tutti  insieme, da “dove veniamo” e l’Europa che è in noi, quella scritta da e nel nostro territorio. Io personalmente  intendo  rifarlo e lo rifarò in queste vacanze per rileggere testimonianze lasciate  in sospeso ed anche, perché, ho una voglia matta  di un pranzo all’ombra dei castagneti di Prato Perillo a base di  affettati  di montagna, fusilli fatti in casa, arrosto di capretto con croccanti  “sciuscioloni”   per “sfizio” di contorno, E’ una esperienza che, comunque consiglio ai lettori ora che l’estate consente   scampagnate fuori porta, nell’ariosità  della gloria del sole, ma che e assicura ombre amiche  dei castagneti  che  dai pianori di Prato Perillo trasmigrano verso lil Passo del  Corticato.

Giuseppe Liuccio

liucciogiuseppe@gmail.com